Fichi viola sul tavolo

I fichi, che possiamo assaporare da inizio a fine estate, sono frutti molto gustosi ma altrettanto zuccherini e, perciò, richiedono qualche accorgimento per consumarli correttamente e senza sensi di colpa. Scopriamone di più!

Fichi: l’identikit

Con il termine “fico” s’intende il frutto di Ficus carica, una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, che è in grado di produrre tre diverse varietà di fichi. In base al periodo di maturazione, infatti, si distinguono:

  • fioroni o fichi fioroni, che maturano tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate;
  • fòrniti o pedagnuoli, cioè i classici fichi, che maturano alla fine dell’estate, per questo più carnosi e succosi;
  • cimaruoli, che maturano nel tardo autunno in quelle regioni caratterizzate da estati lunghissime.

Dal punto di vista botanico, inoltre, vi sorprenderà sapere che i fichi sono dei falsi frutti detti siconi. I veri frutti, infatti, sono gli acheni contenuti al loro interno, di colore giallo, verde o nero, a seconda del periodo di maturazione.

Le varietà di Ficus carica, cioè il fico comune. In base al colore, distinguiamo varietà gialle, viola e nere, tutte rappresentate in figura.
Le varietà di fico in base al colore (Ficus carica, Moraceae).

Proprietà e valori nutrizionali

Nonostante siano noti soprattutto per la loro dolcezza, i fichi sono una fonte importante di fibre, potassio e antocianine (antiossidanti che abbondano nelle varietà con la buccia blu e viola) che contribuiscono alle loro proprietà.

Proprietà sazianti

100 grammi di fichi freschi contengono 2,9 g di fibre, che rappresentano circa il 10% della Dose Giornaliera Consigliata (30 g/die). In particolar modo la buccia è ricca di pectine, cioè delle fibre che – nel tratto digerente – formano un gel capace di dare sazietà perché distende le pareti dello stomaco, attivando un riflesso che riduce l’appetito.

Proprietà lassative

Questi effetti sono ascrivibili sia alle pectine sia agli zuccheri, che – trattenendo l’acqua nel lume intestinale – ammorbidiscono le feci, favorendone l’evacuazione.

Proprietà energizzanti

100 grammi di fichi, infatti, contengono la bellezza di 232 mg di potassio, un elemento importante per il corretto funzionamento dei muscoli e per il controllo della pressione. Completano l’opera le vitamine, che regolano il metabolismo energetico, e gli antiossidanti, che neutralizzano i radicali liberi prodotti durante tale processo.

Di seguito, per i più curiosi, riportiamo i valori nutrizionali al completo.

Valori nutrizionali per 100 g di fichi freschi (fonte: USDA).
Valore energetico
74 kcal
Acqua
79,11 g
Proteine
0,75 g
Grassi
0,30 g
Carboidrati
19,18 g di cui:

  • 16,26 g di zuccheri semplici;
  • 2,9 g di fibre.
Vitamine
  • acido ascorbico (C): 2 mg
  • niacina (B3): 0,400 mg
  • piridossina (B6): 0,113 mg
  • provitamina A: 0,085 mg
  • acido folico (B9): 0,006 mg
Sali minerali
  • potassio: 232 mg
  • calcio: 35 mg
  • magnesio: 17 mg
  • fosforo: 14 mg
  • sodio: 1 mg
  • ferro: 0,37 mg
  • zinco: 0,15 mg

I fichi nella dieta

Per i loro effetti sazianti e defaticanti, i fichi possono essere consumati come spuntino di metà mattina o a merenda, insieme a una bevanda come il karkadè, il tè verde o il caffè, rigorosamente senza zucchero. In questo modo, non arriverete troppo affamati ai pasti principali e farete il pieno di energie per il lavoro, lo studio o altre attività.

Se siete stitici, invece, potete consumarli a colazione con l’infuso alla malva, lo yogurt e i cereali integrali, così da ottenere un effetto lassativo combinato. Attenzione, però, a non esagerare con le quantità: a causa dell’elevato contenuto zuccherino, infatti, i fichi possono favorire l’aumento di peso e causare diarrea.

Confettura di fichi

Un altro modo di consumare i fichi è sotto forma di confettura, ottima con le fette biscottate o il pane integrale, nelle crostate e – perché no? – nel tagliere di formaggi, un delizioso antipasto di terra, per accompagnare formaggi stagionati e semi stagionati come il Pecorino sardo DOP.

Ingredienti

Per prepararla occorrono:

  • 1,2 kg di fichi;
  • 500 g di zucchero;
  • 60 g di succo di limone;
  • 15 g di scorza di limone.
Procedimento

Dopo esservi procurati gli ingredienti e i vasetti di vetro sanificati, procedete così:

  • innanzitutto lavate i fichi, sbucciateli e tagliateli a pezzetti;
  • in una pentola unite i pezzi allo zucchero, al succo e alla scorza del limone;
  • mettete la pentola sul fuoco, portate a bollore mescolando di tanto in tanto ed eliminate la schiuma;
  • il composto dovrà bollire per circa 40 minuti, dopodiché mettetene una piccolissima quantità in un piatto inclinato: se non scorre, la confettura è pronta;
  • spegnete il fuoco e versate la confettura ancora calda nei vasetti di vetro precedentemente sanificati, lasciando 1 cm di spazio vuoto;
  • avvitateli e fateli bollire a bagnomaria per 20 minuti per il sottovuoto (quando il tappo non farà più click-clack saranno pronti).
Alcuni consigli:
  • aspettate almeno 2-3 settimane prima di consumare la confettura, così sarà più saporita;
  • una volta aperto il barattolo, conservatelo in frigo e consumatelo in 3-4 giorni al massimo;
  • conservate i barattoli chiusi al riparo dalla luce e dal calore e consumate la confettura ento 3 mesi.
confettura di fichi fatta in casa
Confettura di fichi fatta in casa.

Ho il diabete: posso mangiare i fichi?

Benché non esistano dei divieti assoluti, gli specialisti della nutrizione in genere sconsigliano il consumo dei fichi, così come quello di banane, uva, cachi e datteri, in caso di diabete. Nonostante la presenza di fibre – che rallentano l’assorbimento del glucosio – i fichi, infatti, contengono grandi quantità di zuccheri (16,26 g/100g) ed è per questo che si dovrebbe evitarli.


Per maggiori dettagli, leggete: “Frutta per il diabete: consigliata e sconsigliata“.


Altre controindicazioni

I diabetici non sono gli unici che dovrebbero tenersi a distanza dai fichi; essi, infatti, sono sconsigliati anche nei pazienti:

  • in cura con antibiotici ossazolidinonici come il linezolid, perché possono interferire con l’attività di questi ultimi;
  • con calcoli renali o alla cistifellea, perché i fichi sono ricchi di ossalato di calcio, un sale che ne favorisce la formazione.

E con questo è tutto, cari lettori. Noi ci ritroviamo il 16 settembre, con l’articolo sul Disturbo Depressivo Persistente. Non mancate!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia

Scritto da:

Jessica Zanza

Ex farmacista, oggi giornalista.
Sono una delle fondatrici del sito, di cui curo la parte editoriale.
Per contattarmi, inviate una mail a: j.zanza@inchiostrovirtuale.it