Mirra. Foto di Barbara da Pixabay.

Si rinnova l’appuntamento con “L’erbario”, la rubrica dedicata al regno vegetale. La protagonista di questo nuovo capitolo è la Commiphora myrrha, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per la sua resina profumata.

Membro delle Burseraceae, la grande famiglia delle piante da incenso, la Commiphora myrrha (sinonimi: Balsamodendron myrrha Nees e C. molmol Engl.) cresce spontaneamente nelle aride colline dell’Arabia e del Corno d’Africa. Si presenta come un arbusto o un alberello alto fino a cinque metri, caratterizzato da un tronco corto e glabro, con lunghi rami spinosi che portano piccole foglie oblunghe. Incidendo la spessa corteccia argentata trasuda un fluido che, a contatto con l’aria, solidifica velocemente formando grumi di colore giallastro o rosso bruno, dal sapore amaro e astringente e l’odore balsamico: le lacrime di mirra.

Chimicamente parlando la mirra è un’oleo-gommo-resina, cioè una sostanza formata da resine (25-40%) e oli essenziali (7-17%) ricchi di terpenoidi, solubili in alcol, e gomme (57-61%) ricche di galattosio, arabinosio e xilosio, solubili in acqua.1 Tra i terpenoidi spiccano per importanza i furano-sesquiterpeni, come il furanoeudesma-1,3-diene, che le conferiscono la caratteristica fragranza nonché proprietà antisettiche, antinfiammatorie e analgesiche.

Altre specie di Commiphora forniscono sostanze simili, ma di minor pregio: tra le più importanti C. wightii, da cui si estrae il bdellio (noto anche come “gugul” o “falsa mirra”) e C. gileadensis, da cui si ricava il balsamo della Mecca.

Commiphora myrrha (stampa botanica).
C. myrrha, stampa botanica. Franz Eugen Köhler, Köhler’s Medizinal-Pflanzen, Public domain, via Wikimedia Commons.

I molteplici usi della mirra, dall’antichità ai giorni nostri

La mirra era già nota agli antichi popoli del Bacino del Mediterraneo, del Medio ed Estremo Oriente, che la impiegavano nei rituali funebri e religiosi, basti pensare all’imbalsamazione dei defunti nell’antico Egitto o alla ben più diffusa pratica di ardere l’incenso (una miscela di resine, spezie ed erbe aromatiche) per ingraziarsi gli dèi e scacciare le entità maligne, nonché in cosmesi e medicina.

In particolare, gli Egizi la usavano per preparare i profumi, ai quali attribuivano una forte valenza spirituale, e persino le pastiglie per l’alito cattivo, portando a bollore la mirra, il franchincenso (la resina della Boswellia) e la cannella nel miele, per poi farli rapprendere in appositi stampi;2 invece i Sumeri la usavano contro il mal di denti e i vermi intestinali, mentre i Greci e i Romani per curare le ferite, l’acne e altri disturbi della pelle.

In Cina l’uso della mirra è documentato nella letteratura medica fin dalla Dinastia Tang (600 d.C.). Le indicazioni nella Medicina tradizionale cinese includono traumi e reumatismi in associazione al franchincenso, lesioni e affezioni cutanee, infezioni come la lebbra e la sifilide.

Medicina e cosmesi europee

Nell’Europa contemporanea l’uso della mirra è approvato sotto forma di tintura (rapporto resina/alcol = 1:5) quale rimedio della Medicina popolare in caso di infiammazioni orali e piccole lesioni cutanee. La monografia riporta le seguenti posologie:

  • per il trattamento della gengivite, mescolare 0,5-5 mL di tintura con 150 mL d’acqua a temperatura ambiente e fare sciacqui 3 volte al dì;
  • se sono presenti afte o altre infiammazioni localizzate, applicare la tintura pura con un cotton fioc 2-3 volte al dì;
  • piccoli tagli, abrasioni e brufoli, possono essere tamponati con la tintura pura 2-3 volte al dì.

Il trattamento non dovrebbe durare più di una settimana (se il problema persiste o peggiora rivolgersi al medico) ed è controindicato nei bambini, in gravidanza e durante l’allattamento. La tintura può causare reazioni di ipersensibilità nei soggetti predisposti.

La mirra è altresì sfruttata a fini cosmetici, rientrando nella formulazione di collutori e dentifrici, nella skincare routine per acne e pelle grassa, nei profumi e nei prodotti da bagno. L’olio essenziale può essere applicato sulla pelle miscelandolo a un olio da massaggio o inalato attraverso i diffusori ambientali per promuovere il rilassamento.

La Commiphora myrrha nella mitologia greco-romana

Nel decimo libro delle Metamorfosi, il poeta latino Ovidio narra la sua versione del mito di Cinira (o Cinyra) e Mirra (o Smyrna). Mirra era una fanciulla dell’isola di Pancaia, al largo delle coste arabe, perdutamente innamorata del padre Cinira. Per porre fine alle sue pene amorose, la giovane decise di suicidarsi; sennonché la nutrice riuscì a distoglierla dal suo intento.

Venuta a conoscenza dei sentimenti incestuosi di Mirra, la balia volle comunque aiutarla a congiungersi col padre. Dunque, sfruttando il voto di castità della moglie Cencreide in occasione dei misteri di Cerere, a Cinira venne fatto credere che una vergine, coetanea della figlia, lo desiderasse ardentemente.

Fu così che Mirra, celando la sua identità col favore del buio, giacque per diverse notti con il padre fino a quando quest’ultimo, incuriosito, non accese un lume che gli rivelò la cruda realtà. Accecato dall’ira Cinira cercò di ucciderla, ma la figlia riuscì a fuggire e, dopo mesi di vagabondaggio, raggiunse la terra di Saba.

Sopraffatta dalla fatica e dal senso di colpa, singhiozzante, la poverina pregò affinché venisse scacciata sia dal regno dei vivi, sia dal regno dei morti. Ciò mosse a pietà gli dèi, che finirono con il tramutarla in un albero dalla cui corteccia sgorgavano lacrime profumate: la Commiphora myrrha.

Consigli di lettura

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Riferimenti bibliografici:
  1. Batiha, G.ES., Wasef, L., Teibo, J.O. et al. Commiphora myrrh: a phytochemical and pharmacological update. Naunyn-Schmiedeberg’s Arch Pharmacol 396, 405–420 (2023). DOI: 10.1007/s00210-022-02325-0;
  2. McMullen, R.L.; Dell’Acqua, G. History of Natural Ingredients in Cosmetics. Cosmetics 202310, 71. DOI: 10.3390/cosmetics10030071.
Crediti fotografici

Foto di Barbara da Pixabay.

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il rapporto medico-paziente.

Scritto da:

Jessica Zanza

Pubblicista, ex collaboratrice de L'Unione Sarda.
Sono cofondatrice e caporedattrice di Inchiostro Virtuale.
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