musicoterapia per il cuore e la mente

Che la musica possa far bene a corpo e mente è risaputo da sempre. Lo stesso Pitagora ne constatò gli effetti positivi sulla salute – a suo dire ascrivibili alla natura matematica delle melodie – tanto da definirla “medicina musicale”. Oggi la chiamiamo musicoterapia, ma la sostanza non cambia! Nell’articolo, dunque, scopriremo in cosa consiste e per quali disturbi è indicata. Seguiteci!

Cosa è la musicoterapia?

La musicoterapia è luso della musica nella pratica clinica – in associazione ai farmaci e/o alla psicoterapia – secondo un programma stabilito ad hoc dallo specialista. Il musicoterapeuta, infatti, a seconda dei casi può prescrivere la musicoterapia:

  • individuale (rivolta al singolo paziente) o di gruppo (rivolta, invece, a una comunità);
  • attiva (i pazienti cantano, suonano o ballano) o passiva (i pazienti ascoltano la musica);
  • basata sui gusti personali del paziente o scelta dal terapeuta senza consultarlo.
Musicoterapia di gruppo
Musicoterapia di gruppo attiva.

Indicazioni e benefici della musicoterapia

Poiché la musica attiva le aree cerebrali che controllano le funzioni cognitive (memoria), motorie (deambulazione) e sensoriali (dolore), migliorando i sintomi associati a un loro squilibrio, può essere di aiuto nel trattamento dei disturbi neurologici, psichiatrici e del dolore. Approfondiamo la questione!

Effetti della musica sull’agitazione e la demenza

Insieme ad ansia, depressione e allucinazioni, l’agitazione è un sintomo di demenza che si manifesta con gesti ripetitivi, irrequietezza e aggressività verso se stessi o gli altri. Contrastarla è fondamentale per proteggere la psiche del paziente e non comprometterne i rapporti sociali. La musicoterapia, in questo caso, potrebbe offrire un valido supporto ai farmaci.

Secondo una recente ipotesi, infatti, i pazienti si agitano perché non riescono a comunicare col prossimo, a esprimere a voce emozioni e desideri, e ciò li porterebbe a isolarsi dagli altri, favorendo così il declino cognitivo. Ma la musica – che oltre a essere un’arte è anche una forma di comunicazione – aiutando i pazienti a esprimersi sortirebbe un effetto calmante. Ciò vale per tutti i tipi di musicoterapia, come evidenziato da un’analisi statistica dei dati in letteratura.

Gli autori hanno esaminato i dati provenienti da 12 studi, per un totale di 658 pazienti con demenza, diagnosticata in base ai criteri del DSM-IV. Benché non esente da limitazioni, la metanalisi evidenzia un effetto positivo moderato e stabile della musicoterapia, nei confronti di varie forme di demenza, tra cui l’Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy.

Ma non solo: sembra che ascoltare la propria musica preferita – almeno due volte al giorno in compagnia – possa prevenire il declino cognitivo dovuto all’età perché richiama alla mente i ricordi associati a un particolare stato emotivo. È quanto emerge da una revisione di studi che ha esaminato gli effetti della musica sulle funzioni cognitive dei pazienti anziani non affetti da demenza.

Effetti della musica sul Parkinson

Il morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più comune (colpisce 571/100.000 persone solo in Europa) che ha tra i sintomi cardine l’incapacità di camminare e coordinare i movimenti.

I pazienti, infatti:

  • si muovono con difficoltà, se non quando sottoposti a stimoli molto forti;
  • sono lenti e barcollano;
  • camminano a piccoli passi e ogni tanto si bloccano (freezing).

Questi sintomi si manifestano perché la sostanza nera, cioè la struttura nervosa che facilita i movimenti, è danneggiata nel Parkinson, perciò non può attivare il circuito nervoso che fa nascere e proseguire i movimenti volontari.

Nelle fasi iniziali del morbo, tuttavia, i sintomi motori non sono evidenti, perché si attiva un meccanismo che compensa la perdita dei neuroni nella sostanza nera. Ed è proprio rinforzando questo meccanismo che la musica può ripristinare la funzionalità del circuito e migliorare l’andatura del paziente.

In base a quanto emerso da una revisione di studi, infatti, la musicoterapia può:

  • migliorare la simmetria dei passi e la velocità;
  • ampliare la distanza dei passi;
  • ridurre la frequenza del freezing.

Questi effetti, rappresentati nell’immagine sottostante, si protraggono anche dopo l’ascolto.

musicoterapia - effetti sull'andatura
Figura 2: gli effetti del ritmo sull’andatura. Credits: Nombela et al. (2013).
I benefici sulla mobilità e l’equilibrio, inoltre, potrebbero aumentare con un bel… tango!

Il contatto col partner, infatti, amplifica i benefici della musica sui sintomi del Parkinson, perciò le linee guida europee raccomandano il ballo di coppia nei pazienti col morbo.

Effetti della musica sulla schizofrenia

La schizofrenia è una forma di psicosi per la quale non esistono cure definitive ma solo farmaci che controllano i sintomi, che possono compromettere seriamente la qualità di vita del paziente.

Sintomi positivi:
  • visione distorta della realtà (“l’AIDS non esiste”);
  • paranoia (“mi perseguitano”);
  • delirio (“sono Napoleone”);
  • allucinazioni uditive (“sento le voci”);
  • disturbi della parola (si pronunciano frasi sconnesse);
  • scatti d’ira improvvisi;
  • dissociazione emozionale (si ride per una disgrazia).
Sintomi negativi:
  • appiattimento emotivo (non si manifestano emozioni);
  • anedonia (non si prova piacere);
  • abulia (non si è in grado di prendere decisioni);
  • alogia (non si parla e ancor meno si risponde);
  • isolamento;
  • deficit di memoria e altri disturbi cognitivi.

Due studi di metanalisi evidenziano che la musicoterapia potrebbe migliorare l’efficacia dei farmaci antipsicotici. Tuttavia, mentre il primo evidenzia un miglioramento dei soli sintomi negativi, il secondo mostra anche una riduzione dei sintomi positivi e, dunque, degli episodi di violenza. Da quest’ultimo studio emerge, inoltre, che gli effetti sono significativi a prescindere dalla durata e dalla frequenza delle sedute.

Terapia palliativa dei tumori

Da una revisione degli studi in letteratura – che ha esaminato i dati dagli anni ’70 al 2012 – è emerso che la musica potrebbe alleviare le sofferenze dei pazienti oncologici sia aumentando la produzione di endorfine, che alleviano il dolore, sia placando l’ansia prima e dopo gli interventi, durante la chemioterapia e la radioterapia. I pazienti, tuttavia, non sembrano gli unici ad averne bisogno.

Anche coloro se ne prendono cura – i caregivers – possono sviluppare ansia e paura, diventando dei pazienti invisibili, perché i loro problemi vengono sottovalutati. Una ricerca evidenzia che – ascoltare 30′ di musica – potrebbe alleviare la tensione emotiva in queste persone. Tali effetti sono di portata maggiore in presenza delle infermiere, che ricreano un’atmosfera piacevole.

E con questo siamo quasi giunti al termine. Prima, però, vi raccontiamo una curiosità!

L’Effetto Mozart: storia di una controversia

Un famosissimo studio pubblicato su Nature sosteneva che ascoltare Mozart rendesse più intelligenti. Gli autori sono arrivati a questa conclusione dopo aver fatto ascoltare l’Allegro con spirito della Sonata in Re, K 488 di Mozart a un gruppo di volontari. Ecco la traccia in questione!

I partecipanti furono sottoposti a delle prove, con lo scopo di valutarne la capacità di ragionamento spazio-temporale, al termine delle quali sembrava che le loro prestazioni fossero migliorate, seppur temporaneamente. Il fenomeno, dunque, fu soprannominato “Effetto Mozart”.

Fu così che, da questo momento, in molti cercarono di replicare i risultati dello studio, ma senza successo. Perciò, un gruppo di ricerca dell’Università di Vienna, decise di studiare le evidenze disponibili per poter finalmente rispondere al quesito:

Ascoltare Mozart rende più intelligenti?

Gli autori esaminarono i dati provenienti da una quarantina di studi, per un totale di 3000 partecipanti. Ebbene, dalla metanalisi, non solo è emerso che il miglioramento delle prestazioni era di piccola entità, ma anche che gli effetti erano simili a quelli generati da altra musica, stimoli non acustici o nessuno stimolo.

Rilassatevi, dunque! Che ascoltiate Mozart, Lady Gaga o i Led Zeppelin, non fa alcuna differenza! 

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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Scritto da:

Jessica Zanza

Una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica. Co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it