Glifosato - struttura chimica

Il 27 novembre 2017, il Comitato d’appello dell’UE ha rinnovato l’autorizzazione del glifosato per cinque anni anziché dieci, a causa delle divergenze tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) riguardo al fatto che possa causare i tumori: per la IARC è un probabile cancerogeno, per l’EFSA no; ma partiamo dall’inizio!

Cos’è il glifosato?

Il glifosato è il diserbante brevettato dalla Monsanto Company nel 1974, divenuto di libera produzione dal 2001 (a seguito della scadenza brevettuale) ed estremamente diffuso grazie alla sua elevata efficacia e al costo economico.

In Italia si usa prima della semina per evitare che uccida anche le piante desiderate, oltre a quelle infestanti, mentre in America (dove viene concessa la coltivazione di OGM resistenti, come soia, colza e mais) viene spruzzato senza problemi anche durante la crescita delle colture, affinché si sviluppino in maniera uniforme.

Purtroppo il glifosato persiste nell’ambiente e in piccole quantità anche negli alimenti – emblematico il caso della pasta – e da ciò nasce la necessità di revisionare regolarmente i dati sulla sicurezza, mano a mano che ne escono di nuovi.

Cosa è successo in UE?

Dunque, dopo aver bocciato la richiesta di rinnovo per dieci anni, i 28 Stati membri hanno espresso il voto per rinnovarlo a cinque anni: 18 si sono dichiarati favorevoli, 1 si è astenuto e 9 hanno votato contro. Mantenendo le sue promesse l’Italia era tra questi ultimi, nonostante l’assoluzione quasi unanime del glifosato da parte delle agenzie di controllo (EFSA, ECHA, FAO/OMS e altre agenzie extraeuropee erano a favore).

Benché ne abbia rinnovato l’autorizzazione, l’UE ha tenuto conto anche del parere della IARC (sfavorevole), adottando il principio di precauzione: non ne vieta l’uso per evitare ripercussioni sulla produzione agricola, ma predispone delle misure cautelari in attesa di nuovi dati sulla sicurezza.

In alcuni Paesi queste misure erano già state adottate: ad esempio, l’Italia, dal 22 agosto 2016, ne ha vietato l’uso nelle aree molto frequentate come parchi, giardinetti, campi sportivi, scuole e strutture sanitarie (Decreto del 09/08/2016); inoltre, col Decreto del 06/09/2016, sono stati revocati l’uso e la vendita dei prodotti contenenti il glifosato e l’ammina di sego polietossilata, un’associazione alla quale l’EFSA attribuisce tossicità.

Le polemiche

Come si può immaginare, la decisione dell’UE ha sollevato numerose polemiche, che si sono aggiunte a quelle scatenate dalle inchieste de La Stampa e The Guardian, che hanno accusato l’EFSA di avere copiato le pagine relative agli effetti sulla salute dal dossier di Monsanto; accusa che lascia il tempo che trova, giacché la valutazione e il rinnovo dei pesticidi nell’UE iniziano sempre dal dossier presentato dall’azienda allo Stato membro relatore – in conformità alla normativa comunitaria – che può incorporare il testo nella bozza da sottoporre all’EFSA e agli Stati membri. 

A ciò si aggiunge la polemica legata a un possibile conflitto d’interessi della Germania; infatti, c’è chi sostiene che abbia cambiato il voto da astenuto a favorevole a causa delle trattative di fusione tra Bayer e Monsanto (congelate, nel frattempo, dalla Commissione Europea); fatto che getta un’ombra sull’operato della Germania in quanto Stato membro relatore, visto che è proprio il Paese della Merkel ad aver predisposto la bozza di revisione per il rinnovo.

Quella sul glifosato è una questione di per sé controversa e il fatto che la IARC lo abbia inserito tra i probabili cancerogeni complica la situazione.

Roundup (glifosato) Monsanto cancerogeno

Il glifosato è cancerogeno o no?

Alla luce delle conoscenze attuali, non è possibile stabilire con certezza se il glifosato sia cancerogeno, perché le evidenze sono insufficienti e derivano da alcuni studi epidemiologici che hanno coinvolto gli agricoltori, esposti a dosi massicce di diserbante, ed è impensabile estendere i risultati di queste valutazioni al resto della popolazione.

In quest’ultimo caso, il rischio legato al consumo di alimenti contaminati (come la pasta o la birra) è comunque limitato perché il glifosato è presente in valori di molto inferiori al livello massimo residuo determinato dall’EFSA in base ai dati tossicologici, al contenuto prevedibile negli alimenti e alle abitudini di consumo nell’UE.

Il livello massimo residuo (definito come la più alta percentuale di sostanza ammessa in mangimi e alimenti) viene calcolato tenendo conto della dose acuta di riferimento (DAR), fissata a 0,5 mg di glifosato per kg di peso corporeo. Ciò significa che una persona di 70 kg può assumere fino a 35 mg di glifosato in un breve lasso di tempo (un pasto o un giorno) senza che ciò comporti alcun rischio per la salute.

Il fatto che la IARC abbia inserito il glifosato tra i probabili cancerogeni non dovrebbe destare preoccupazioni (anche le carni rosse e le fritture sono inserite nel medesimo gruppo, il 2A, eppure si continua a mangiarle senza problemi) e il disaccordo con l’EFSA è dovuto a mere differenze procedurali; infatti, mentre la IARC ha esaminato solo le pubblicazioni scientifiche, l’EFSA ha dovuto tenere conto anche del dossier di Monsanto, a cui spetta per legge (Regolamento (CE) 1107/2009) l’onere della prova sulla sicurezza.

Che ci piaccia o no, al momento non si può rinunciare al glifosato, giacché per sostituirlo ci vorrebbero tecniche agricole o prodotti altrettanto efficaci. Si spera che questi cinque anni possano servire a fare luce sulle questioni più controverse.

Bibliografia e sitografia

Scritto da:

Jessica Zanza

Ex farmacista, oggi giornalista.
Sono una delle fondatrici del sito, di cui curo la parte editoriale.
Per contattarmi, inviate una mail a: j.zanza@inchiostrovirtuale.it