Igiene e pestilenze nel Medioevo

Quarta parte di Medicina nell’Occidente medievale – rubrica interna di Storia della Medicina del Vecchio Mondo – dove si parla di igiene e pestilenze nel Medioevo. Buona lettura!

Igiene e pestilenze nel Medioevo

“Ehi, chiudi quella bocca, per la stirpe di tuo padre! Ci sta dentro un piede del demonio dell’inferno! C’infetti tutti quanti con quel tuo dannato fiato! Puh, fetente porco! Puh, ti venga un accidente! Ah, signori miei, alla larga da questo sporcaccione!”
(Racconti di Canterbury)

A dispetto di tutte le credenze sul Medioevo, le fonti ci dicono che si praticava una certa igiene, sebbene a livelli non paragonabili a quelli odierni.

Anzitutto esistevano delle regole per far sì che le città rimanessero il più possibile pulite. Era stato così anche durante l’età d’oro dei Romani, ma negli ultimi secoli prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente le istituzioni mordevano meno il freno e ci si dedicava molto di più al fai-da-te, usando edifici abbandonati in città come discariche, gettando i rifiuti dalla finestra, sulla strada, oppure scavando delle fosse fuori dalla propria casa per contenere i rifiuti; che è il motivo per cui le città sono cresciute su se stesse facendo la fortuna dell’archeologia.

Durante il Medioevo le istituzioni ritornano su questo problema, dunque: vengono nuovamente nominati dei magistrati per sorvegliare lo smaltimento dell’immondizia, ma ciò evidentemente non bastava; e negli statuti di molte città si cerca di scoraggiare certi comportamenti errati.

“Si vieta di gettare la immondizia nella piazza o in vie publice, et si alcuno o alcuna a tempo di nocte, geptasse acqua da alcuna fenestra, sia tenuto dire, in ante che la gepti, tre volte: – Guarda, guarda! Et decte le decte parole, se getta l’acqua, in nulla pena incurra se ella cadesse addosso a qualcuno, se non fusse già acqua putrida”.

Igiene nel Medioevo: sfatiamo alcuni miti

Le genti di quel tempo non erano affatto allergiche all’acqua come ci si convinse nei secoli successivi. La tradizione di fare il bagno era diffusa, anche a scopo terapeutico, come mostrano i testi della Scuola Medica Salernitana; sappiamo che i crociati, i pellegrini armati che colonizzarono il Medio Oriente, apprezzavano il bagno turco.

C’è un aneddoto sulla vita di Caterina da Siena, mistica vissuta nel ‘300, la cui madre un giorno decise di portarla alle terme, per cercare di distrarla un po’ da quel percorso di penitenza e autoflagellazione che si era imposta.

Dunque nel Medioevo le persone si lavavano, o dentro una tinozza, magari facendosi aiutare da qualcuno, oppure al fiume, al lago, al mare. Ciò accadeva soprattutto nella bella stagione. Per quanto riguarda il sapone, il celebre sapone di Marsiglia conosciuto tutt’oggi ha una storia millenaria, perciò veniva prodotto già in epoca medievale.

Sappiamo inoltre che la società premeva affinché le persone si presentassero con un aspetto pulito e ordinato.

Igiene e pestilenze nel Medioevo
L’igiene nel Medioevo: le persone si lavavano in tinozze oppure in fiumi, laghi o mari.

I consigli per una corretta pulizia

Il medico Taddeo degli Alderotti – maestro di Mondino de’ Liuzzi – consigliava di lavare il viso e le mani appena svegli, poi di pettinarsi, fare dei suffumigi, e usare la corteccia di un albero odorifero per strofinare i denti. In effetti, anche nel Decameron si parla di un’abitudine simile, quella di strofinarsi i denti e le gengive con le foglie di salvia.

Lo scrittore Daniel of Beccles, il quale pare facesse parte del seguito del re inglese Enrico II, scrisse dei consigli per giovani gentiluomini strutturati in 2800 versi, dove parlava della cura dell’aspetto ma anche del comportamento in società.

“I tuoi capelli dovrebbero essere tagliati e acconciati con cura, e si dovrebbe spuntare la barba se diventa arruffata. […] Le tue mani dovrebbero essere pulite, le maniche allacciate; non lasciare che le tue unghie siano brutte e i tuoi denti sporchi. […] Non essere uno zotico che si soffia il naso o schiarisce la voce mentre mangia. […] Se accade che i tuoi intestini siano colti da una tempesta, cerca un luogo dove potrai dar loro sollievo in privato.”
(Book of the Civilised Man)

L’igiene dei neonati e delle donne

Per quanto riguarda i neonati, gli autori – o le autrici – della Scuola Salernitana consigliavano di tenere sempre pulito il bambino con unzioni e di asciugare e pulire sempre il muco qualora ne perdessero.

C’è un altro aspetto al quale non si pensa subito, e riguarda l’igiene della ragazza e della donna: il periodo mestruale è quello più critico, in cui bisogna lavarsi spesso, ma le ragazze e le donne del Medioevo non avevano a che fare col mestruo quanto accade oggi. E per varie ragioni: la prima è che il loro compito nella società era quello di fare bambini, quindi erano spesso incinte. La seconda è che quando, invece, non erano incinte allattavano – l’allattamento ritarda il ritorno della mestruazione; in terzo luogo, nelle più povere, il flusso poteva non presentarsi a causa di problemi di malnutrizione.

Nel Medioevo era difficile curare l’igiene

Va detto che nonostante tutti gli accorgimenti e i buoni consigli c’erano dei fattori che pregiudicavano una corretta igiene. Per esempio i vestiti. Questi erano fabbricati – almeno fino all’avvento del fustagno, che comunque era pregiato – in lana, difficili da lavare e un autentico ricettacolo di parassiti, come le pulci e i pidocchi.

La gente semplice dormiva sopra dei pagliericci ed era assai frequente che ci fosse un solo letto per tutta la famiglia. A tavola spesso si pescava il cibo con le mani da un unico contenitore e c’era un solo bicchiere per tutta la famiglia.

Anche negli ospedali c’era una situazione rischiosa: le illustrazioni ci mostrano giacigli che accoglievano due malati insieme e, dato che non si sapeva niente dei microbi, poteva capitare che si preparasse un morto nella stessa stanza dove riposavano i malati.

Purtroppo abbiamo elencato una serie di caratteristiche in grado di favorire l’esplosione di una epidemia, se non di una pandemia, e la sua rapida diffusione.

Ciò accadde in un secolo, il XIV, nel quale si era verificata una coincidenza sfortunata. A partire dal ‘300 cominciò il periodo detto ‘piccola era glaciale‘, destinato a durare secoli, che comportò un brusco abbassamento delle temperature. Gli effetti sui raccolti furono disastrosi, non c’era abbastanza da mangiare.

È in questa cornice che nel 1348 arrivò la Peste Nera, come un fulmine a ciel sereno.

La Peste Nera

“Nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o sotto le ditella certe enfiature, delle quali alcune crescevano come una comunal mela, altre come uno uovo, e alcune più e alcun’altre meno, le quali i volgari nominavan gavoccioli. […] Non solamente pochi ne guarivano, anzi quasi tutti infra ‘l terzo giorno dalla apparizione de’ sopra detti segni, chi più tosto e chi meno e i più senza alcuna febbre o altro accidente, morivano.”
(Decameron)

La Peste arrivò in Europa via mare, a causa di alcune navi, provenienti da Caffa sul Mar Nero, che attraccarono nel porto di Messina nel settembre 1347. Dalla Sicilia si diffuse rapidamente al resto del mondo occidentale. Il batterio che la causava era molto virulento, la caratteristica esemplare della malattia erano i bubboni – i quali altro non erano che linfonodi infiammati; ma la forma più contagiosa e letale era la peste polmonare, ovvero una gravissima polmonite in un mondo dove non esisteva la terapia intensiva.

Igiene e pestilenze nel Medioevo
Due malati di peste bubbonica.

Non ci fu certo un’unica ondata, ma la Morte Nera tornò a più riprese a falciare le vite degli Europei. Il fatto che arrivasse improvvisamente, che fosse così grave e incurabile, ebbe enormi ripercussioni sulla salute psichica dei nostri antenati.

Nei momenti di maggior isteria collettiva si arrivò ad abbandonare i malati a prescindere dalla parentela, a linciare i lebbrosi – già ammazzati come mosche dalla pandemia – ritenuti colpevoli di essere untori insieme agli ebrei, i nemici di sempre.

Che spiegazione si erano date le persone per quel flagello?

Non poteva mancare l’interpretazione in chiave religiosa: nacque così il movimento dei Flagellanti, persone che si autopunivano per muovere a compassione Dio, che sembrava aver voltato loro le spalle.

I dotti medici cercarono un altro tipo di spiegazione. Per esempio, secondo il chirurgo francese Guy de Chauliac, la causa andava ricercata negli astri.

“La causa agente universale fu la disposizione di una grande congiunzione di Saturno, Giove e Marte verificatasi l’anno 1345, il 24° giorno di marzo nel 14° grado dell’Acquario. Infatti le congiunzioni più gravi corrispondono a eventi sorprendenti, inconsueti, forti e terribili, come cambiamenti di segni, nascita di profeti e grandi morie”.

Le istituzioni cercarono di frenare l’avanzata del contagio?

Certo che sì. Adottarono la quarantena, introdussero rigidi controlli sulle merci importate; istituirono i lazzaretti, destinati a ospitare un gran numero di appestati; vietarono tassativamente la vendita di vestiti e oggetti appartenuti a una persona morta di peste.

Poiché i medici avevano dedotto che a trasmettere la “mortifera pestilenza” fosse l’aria corrotta, compreso il fiato degli appestati, si presero delle misure per la depurazione dell’aria: si accendevano grandi fuochi nei luoghi pubblici e privati, e su questi si bruciavano resine, unguenti, erbe aromatiche; inoltre si adoperavano delle spugne profumate da annusare per proteggersi dai miasmi.

Igiene e pestilenze nel Medioevo - Peste nera
Ai tempi della Peste Nera, i medici indossavano una maschera a forma di becco che conteneva aromi per purificare l’aria inspirata (Hulton Archive/Getty Images).

Ad ogni modo queste persone sono vissute nell’era preantibiotica, e nel complesso la Peste provocò milioni di vittime riducendo la popolazione Europea – a vantaggio, duole dirlo, dei sopravvissuti.

Va detto che la Peste fu un’importantissima causa di morte nel Tardo Medioevo, ma non l’unica. Continuavano a esistere la malaria, il fuoco di Sant’Antonio che muoveva frotte di pellegrini, lo scorbuto da carenza di vitamina C, la tubercolosi, il vaiolo. Sembra ne avessero abbastanza; tuttavia, verso la fine del Medioevo si presentò un altro evento di enorme importanza medica.

La sifilide

“Lascia star pensierosa a me che, dal mal francioso in fuora, non trovo cane che mi abbai…”
(Ragionamento della Nanna e della Antonia)

In questo frammento Antonia parla della sifilide, una malattia venerea altamente contagiosa che cominciò a flagellare l’Europa dalla fine del XV secolo. La prima epidemia di cui si ha notizia scoppiò a Napoli nel 1495; la sua origine è sconosciuta, sebbene una parte degli esperti sia convinta che fosse endemica del Nuovo Mondo e sia stata portata dall’equipaggio di quel gran sognatore di Cristoforo Colombo al ritorno dal suo viaggio. Ma questa è un’altra storia.

Finisce qui il nostro viaggio nella Medicina del Vecchio Mondo. Speriamo abbiate apprezzato la marea di citazioni presentate, era importante che le persone di quei tempi parlassero con la loro voce e le loro idee.

Giada Zanza


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Tutti i capitoli di Storia della Medicina del Vecchio Mondo

Cliccando sui seguenti link potrete leggere tutti i capitoli di questa rubrica:

Bibliografia
  • Giacomo Tasca – Storia della Medicina: dalla Preistoria alla fine dell’Ottocento
  • Alessandro Riva – Lezioni di Storia della Medicina all’Università di Cagliari
  • Monica H. Green – Trotula. Medicina e Cosmesi delle donne nel Medioevo
  • Geoffrey Chaucer – Racconti di Canterbury
  • Giovanni Boccaccio – Decameron
  • Docplayer.it – Biografia di Mondino de’ Liuzzi
  • Medievalist.net – Medieval tips to improve your hygiene and manners
  • Alessandro Barbero – Il sesso nel Medioevo, tra piacere e pregiudizi
  • Andrea Augenti – Immondizie, archeologia di noi stessi
  • Andrea Augenti –  Archeologia dei castelli medievali: Montarrenti
  • Francovich, Milanese – Archeologia Medievale, XVI, 1989
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Scritto da:

Giada Zanza

Perito chimico. Appassionata di neuroscienze, storia ed ecologia.
Ogni soggetto può essere raccontato, se abbiamo la pazienza di conoscerlo a fondo.