Dipinto di Jeannie Brownscombe, Il primo ringraziamento a Plymouth
Cronaca semi-seria della nascita della festa del Ringraziamento, con buona pace degli Indiani.

Ci siamo da poco lasciati alle spalle Halloween, la festività americana più conosciuta, sbarcata in Europa priva di ogni credenza originaria e sdoganata come carnevale del macabro, dove Biancaneve e le principesse sono sostituite da streghe e fantasmi.
Mentre noi siamo ancora qui raccogliere, negli angoli più remoti di casa, qualche finta ragnatela sfuggita ai precedenti controlli e, soprattutto, impegnati a far sparire dalla vista dei nostri figli i dolci che hanno tirato su in meno di due (in quantità tale che è possibile trovare una spiegazione solo in una sponsorizzazione dell’evento da parte di un’associazione di dentisti), gli Americani sono già passati oltre.
Dopo essersi infervorati per le elezioni di Midterm, si stanno preparando per una delle feste più importanti per la nazione, probabilmente più importante del Natale stesso perché si tratta, di fatto, della vera Festa Americana.

Terra!

Nel 1620 i primi padri pellegrini sbarcarono dalla Mayflower (letteralmente, “fiore di maggio“) sulle coste del Massachusetts e fondarono il primo insediamento colonico in un territorio fino ad allora abitato esclusivamente dai nativi americani.
In ogni caso i 102 coloni Calvinisti, tra cui donne e bambini, giunsero sullo scoglio di Plymouth, dopo aver affrontato la durissima traversata dell’oceano Atlantico, quando ormai era novembre. L’inverno lungo e terribile e le terre aspre e inospitali provocarono la morte di 40 persone a causa degli stenti.

Paese che vai, cibo che trovi

Con l’arrivo della bella stagione, i coloni si disposero a piantare semi di colture che avevano portato dalle terre natie, ma che, malauguratamente, si rivelarono inadatte ai nuovi territori.
Il raccolto fu pessimo ed avrebbero affrontato un altro inverno di stenti con le più gravi conseguenze, se non fossero giunti in loro soccorso i nativi. Mossi a compassione da tanto sconquasso, questi insegnarono loro quali cibi coltivare, quali raccogliere e quali animali catturare.

Il ringraziamento

Nel novembre del 1621, istruiti dai nativi a coltivare il mais ed allevare tacchini, i coloni indissero una festa per ringraziare Dio per l’abbondanza ricevuta ed organizzarono un banchetto a cui invitarono anche coloro a cui dovevano la salvezza.
In quell’occasione si delineò il menù della festa che, a grandi linee, viene riproposto ancor oggi: zucca, pesci, torte di cereali, 5 cervi (portati dai nativi), frutta secca, noccioline ed ovviamente… il tacchino!
A questa prima festa non venne dato alcun nome. I Pellegrini chiamarono festa “del ringraziamento” quella che si svolse nel 1623, in seguito alla notizia dell’arrivo di ulteriori coloni e di provviste.

Gli unici che ovviamente non vennero ringraziati furono i nativi.

Facciamo festa

La festa ebbe alti e bassi e ci vollero ancora diversi anni prima di avere un riconoscimento vero e proprio.
Il Thanksgiving venne proclamato ufficialmente solo nel giugno del 1676, con la motivazione di celebrare la vittoria contro gli “indigeni pagani“, cioè proprio gli stessi nativi americani che li avevano accolti ed avevano condiviso il territorio con i fondatori della colonia di Plymouth (che ironia!).
In seguito la festività si estese alle altre colonie, anche se i primi stati americani non celebravano la festività nello stesso giorno.

Fu solo con George Washington, primo presidente degli Stati Uniti d’America, che il Thanksgiving venne dichiarato festa nazionale e fu stabilito che si celebrasse ogni anno, nel quarto giovedì del mese di novembre.
Ci volle ancora un secolo perché la festa prendesse piede e solo a metà del diciannovesimo secolo la troviamo diffusa nella maggior parte del territorio americano, religiosamente osservata da tutti gli strati sociali, dai più ricchi ai meno abbienti.

Il tacchino

Come dicevamo, grazie a questa festa il tacchino divenne il simbolo del Thanksgiving Day e, poiché in America è tutto più grande, anche i tacchini americani sono noti per la loro stazza. Non li trovate affascinanti?

Foto di un esemplare del Tacchino selvatico del Nord America
Tacchino selvatico del Nord America

La tradizione delle grazie

Ogni anno per il Thanksgiving viene fatta “la festa” a circa 47 milioni di tacchini, così, per dimostrare magnanimità, i Presidenti portano avanti la pratica del “perdono”.

La tradizione risale al 1963, quando John Fitzgerald Kennedy scelse di non cucinare il tacchino donatogli regolarmente dalla National Turkey Federation fin dal 1947.

Mentre scrivo quest’articolo ancora non sappiamo i nomi dei fortunati pennuti che si salveranno dal forno quest’anno, ma posso presentarvi Drumstick e Wishbonei, i due tacchini graziati dal presidente Trump l’anno passato, che, oltre ad aver vinto la possibilità di mantenere la testa sul collo, sono stati omaggiati di una fantastica notte in un hotel a 5 stelle!

Trump e il tacchino graziato novembre 2017
Trump e il tacchino graziato a novembre 2017

Se volete vedere il video della Casabianca sui tacchini in hotel cliccate qui!


Tacchino di Tofu

L’avvento delle idee animaliste spinte anche da movimenti come Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) e ALF (Animal liberation front) ha generato aspre critiche contro gli allevamenti intensivi, invocando la salvaguardia dei diritti elementari anche per gli animali e proponendo per il pranzo della festa alternative vegane e vegetariane

FLT: Fronte di Liberazione dei Tacchini

Locandina del film tacchini in fuga
Locandina del film tacchini in fuga

Il concetto che anche il tacchino potesse “festeggiare “ il Ringraziamento, è presentato anche nel divertente film di animazione Free Birds – Tacchini in fuga, diretto da Jimmy Hayward.

Jack è il presidente e membro del Fronte di Liberazione dei Tacchini: associazione segreta che cerca d’impedire che i tacchini vengano mangiati. Ha ricevuto la missione dal grande tacchino, ma per compierla gli servirà l’aiuto di Reggie, il tacchino graziato che vive a Camp David, mangiando pizza e guardando soap opera.

L’unica soluzione per salvare definitivamente migliaia di loro simili è eliminare del tutto il tacchino dal menù, da tutti i menù fin dal primo ringraziamento.
Per fare ciò… eh no! Non vi spoilero niente, perché il film è divertente e godibile, quindi vi consiglio di guardarlo!

Ricetta del tacchino

Se tutte queste vicissitudini sui tacchini vi hanno fatto venire fame, ecco a voi la ricetta originale della pietanza regina del Ringraziamento: il tacchino farcito.

E per festeggiare un Ringraziamento come Dio comanda, accanto al piatto forte, non debbono mancare le salse, i contorni e il dessert.
La preparazione del menù è abbastanza impegnativa, quindi, se volete provare a cimentarvi, vi consiglio di calcolare bene i tempi e magari prendervi mezza giornata di ferie.

Procediamo!

Cominciamo innanzitutto dal tacchino, che dovrebbe essere di almeno 5 kg.
Ci sono due modalità di preparazione, la scelta varia in base ai gusti personali: lasciarlo in salamoia per 24 ore in frigo, con acqua salata e speziata con chiodi di garofano e cannella, o marinarlo con erbe aromatiche.

La parte più importante, però, riguarda la cottura, che deve durare almeno 3 ore con la temperatura del forno a 180°C. Il tacchino va spennellato ogni mezz’ora, con il suo liquido di cottura, garantendo così una doratura perfetta.

Per preparare il ripieno

Serve del pane raffermo, o del riso, che dovrà essere amalgamato insieme ad alcune verdure come sedano, aglio e cipolla, a cui si aggiungeranno anche dei cranberries possibilmente secchi, del bacon, della salsiccia e, a completamento, degli odori come il timo, il rosmarino e la salvia. L’impasto, infine, dovrà essere ammorbidito con brodo di tacchino, burro chiarificato ed olio evo.

Il ripieno può essere inserito nel tacchino prima della cottura, per aumentarne il sapore, oppure lo si può cuocere a parte, per poi introdurlo nel tacchino già cotto. Anche in questo caso la scelta dipende dai gusti.

Variante con castagne

Se volete provare approfondiamo la versione con le castagne. Vediamo l’occorrente:

  • un tacchino da 5kg,
  • 1,5kg di castagne,
  • 800g di pane raffermo senza crosta,
  • 150g di burro,
  • una cipolla,
  • un gambo di sedano,
  • un limone,
  • 2 bicchieri di vino bianco secco,
  • 4 rametti di rosmarino, prezzemolo, maggiorana, timo,
  • olio, sale, pepe.
Tutti in pentola!
  1. Bollite le castagne per circa 45 minuti. Quando saranno cotte, sbucciatele, privatele della pellicola interna e spezzettatele.
  2. Pulite e lavate con cura il tacchino dentro e fuori, asciugatelo con cura e strofinate le carni con 1/2 limone.
  3. Sciogliete il burro in una padella, unitevi la cipolla ed il sedano puliti e finemente tritati, quindi lasciateli insaporire a fuoco medio. Quando saranno morbidi, aggiungetevi 1 bicchiere di vino e lasciatelo evaporare.
  4. Tagliate il pane a dadini e poi versatelo nella padella, unendo anche le castagne spezzettate, il prezzemolo, la maggiorana, il timo, sale e pepe. Mescolate con cura, lasciate sul fuoco per 5 minuti, poi lasciate raffreddare il tutto e farcite il tacchino cucendo, infine, l’apertura con lo spago da cucina.
  5. Sistemate il tacchino in una teglia, salatelo, pepatelo e legatelo guarnendolo con rametti di rosmarino, poi copritelo con una garza da cucina imbevuta d’olio e infornate per un’ora a 180°.
  6. Aggiungete il bicchiere di vino bianco e rimettete in forno per circa due ore e mezza. Di tanto in tanto bagnate il tacchino con il sughetto che si formerà durante la cottura e negli ultimi venti minuti eliminate la garza.
  7. Consiglio di lasciar riposare qualche minuto prima di servire
Le salse
  • Salsa Gravy: si prepara raccogliendo il liquido di cottura del tacchino, che viene filtrata e poi messa sul fuoco con l’aggiunta di farina o fecola per addensare.
    Altre versioni consigliano l’aggiunta delle interiora e delle verdure frullate.
  • La salsa ai “falsi” mirtilli: si ottiene con l’ossicocco e si prepara riscaldando in un tegame alcuni di questi frutti freschi, a cui potete aggiungere, a piacere, una grattugiata di zenzero, una di buccia d’arancia, dello zucchero di canna e, per ammorbidire il tutto, del succo d’arancia. Va servita fredda.
Bacche di ossicocco
Bacche di ossicocco

Ricchi contorni

In tutti i film abbiamo visto accompagnare il tacchino arrosto da vari, e per noi strani ed esotici, contorni. Primo fra tutti il purè di patate dolci.
Noi per praticità useremo le patate normali e le lesseremo come per fare un purè tradizionale, quindi alle patate schiacciate aggiungeremo latte, burro e noce moscata; la variante americana propone l’aggiunta di salvia fritta e per un sapore pù deciso un trito di aglio e scalogno.
Se però il gusto vi sembrasse ancora delicato alla fine della preparazione, è consigliabile aggiungere panna acida e cheddar.

Dolci tipici

Se al termine di questo pranzo vi è rimasto ancora un buchetto e avete una certa voglia di dolce, potrete soddisfare il palato con crostate di mele o la famosa torta di zucca.
Ma di questo parleremo un’altra volta; se, però, siete curiosi di altre ricette a base di zucca, potete sbizzarrirvi provando le ricette di Tempo di zucca della nostra Rosella!

Pranzo del ringraziamento
Pranzo del ringraziamento

Noi e il Ringraziamento

Come dicevamo all’inizio, il ringraziamento (per ovvi motivi) non è una festa sbarcata in Italia; quello che invece abbiamo adottato con entusiasmo è il venerdì successivo al giorno del Ringraziamento: il famoso Black Friday, che negli States apre ufficialmente lo shopping natalizio.
Sconti e promozioni fino al 70% invogliano i consumatori; in Italia sconti online e fisici si rincorrono anche per giorni, fino ad arrivare alla Black week!

In ogni caso, se la cosa vi ha intrigato, siete ancora in tempo quest’anno: la festa del ringraziamento cadrà giovedì 22 novembre e, come credo ormai saprete, il Black Friday è venerdì 23. Buon divertimento!

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