Storia della Sardegna. Episodio otto: Basso Medioevo

Matria. Storia della Sardegna, episodio 8

Lo scorso episodio ha restituito l’immagine di una Sardegna altomedievale curtense. Un piccolo mondo incastonato nel mare fatto di villaggi, un’economia legata alle campagne. La cornice storica era quella del declino del potere bizantino nel Mediterraneo e l’ascesa di una nuova potenza, quella araba.
La pressione esercitata da questo avversario formidabile aveva portato l’isola verso un isolamento progressivo – anche se non totale – e l’obbligo di riorganizzarsi dal punto di vista civile e militare.
In quella congiuntura storica sono nati i Giudicati di Arborea, Torres, Gallura e Cagliari, un’istituzione peculiare del Medioevo sardo, che dopo l’anno 1000 entrò a far parte di un gioco politico fatto di influenze esterne e lotte intestine.

Indice

Basso Medioevo. La Sardegna si riapre al mondo
Giudicati e Repubbliche marinare: Pisa e Genova
Game of Thrones dei Giudicati
La scommessa di Barisone, Re per un anno
La sete di conquista di Guglielmo di Cagliari
Sviluppo urbano nella Sardegna medievale

Giudicati sardi: Castel di Castro, Quartiere di Cagliari.
Veduta del Castello di Cagliari

Basso Medioevo. La Sardegna si riapre al mondo

Passadu algunu tempus venit qui sa insula de Sardingia si populayt de Christianos […] e in custu modu regnaan sos donnos, over segnores, ca sa insula in cussu tempus torravat a sa Corte de Roma.
[Condaghe di San Gavino1]

Un’isola che si popola di cristiani e ritorna alla corte di Roma. È possibile che l’autore del testo si riferisse a due eventi diversi ma non troppo distanti tra loro. Uno è l’abbandono progressivo delle tradizioni della Chiesa greca, portate dalla dominazione bizantina, e il ritorno sotto l’ala della Chiesa latina e perciò del papato.

L’altro è il contatto tra il mondo dei Giudicati e le Repubbliche marinare, delle quali forse conservi ancora un ricordo scolastico. Si trattava di città portuali che godevano di prosperità economica grazie alle loro attività marittime. Per la storia sarda sono importanti solo due di queste repubbliche: Pisa e Genova.

Medioevo: pisani in Sardegna, scultura della Torre dell'elefante
Piccola scultura della Torre dell’Elefante, Cagliari

Nei primi anni dell’XI secolo, le due città furono protagoniste di una serie di imprese navali e militari contro gli arabi, con l’obiettivo di stabilizzare il Mediterraneo occidentale e renderlo più sicuro per la navigazione cristiana. Una di queste spedizioni coinvolse proprio la Sardegna: tra il 1015 e il 1016, i pisani e i genovesi liberarono l’isola dai tentativi di conquista di Mujahid di Denia.

Comincia proprio in quegli anni la penetrazione di Pisa e Genova in Sardegna. Un processo graduale, dai molti volti, che avrà grosse conseguenze sul destino dei Giudicati.

Giudicati e Repubbliche marinare: Pisa e Genova

L’ingresso dei Giudicati nella sfera di influenza pisana e genovese cominciò sotto l’insegna della religione, come ci insegna il già citato Condaghe di San Gavino.

I giudici incentivarono la creazione di monasteri e l’arrivo di monaci, invogliandoli con generose donazioni patrimoniali. All’epoca era infatti risaputo che fondare un monastero, il cosiddetto mulino della preghiera, fosse una faccenda costosa. Così giunsero in Sardegna monaci delle diverse famiglie benedettine, come i monaci Vittorini, ricordati per la loro abilità nel valorizzare le saline del cagliaritano e che contribuirono a far conoscere il sale sardo ai mercanti.

Basilica di Saccargia nella Sardegna dei Giudicati
Basilica di Saccargia a Codrongianos (Sassari)

E a proposito di mercanti, anche questi ultimi erano coccolati dai giudici, affinché cominciassero a frequentare in maniera stabile la piazza sarda. Ecco allora che i mercanti pisani e genovesi ottenevano dai giudici esenzioni fiscali, privilegi, villaggi o tenute. D’altronde, Pisa e Genova erano in espansione e avevano un gran bisogno di trovare dei nuovi mercati.

Perciò la Sardegna tornò, dopo la regressione dei secoli passati, a essere parte della rete di traffici mediterranea, grazie a merci come sale, cuoio e pellami, corallo e metalli; anche se bisogna far notare che il controllo dei traffici non era in mano ai mercanti sardi, ma a quelli forestieri.

Quando i mercanti erano ricchi e importanti non si limitavano a fare i soldi gestendo i carichi di merci, potevano anche essere coinvolti negli affari interni dei Giudicati, come mostra questo episodio.

Un erede al trono tra i mercanti pisani

Nel 1128, il giudice Costantino I di Torres morì. Suo figlio Gonario, destinato a succedergli, non era ancora maggiorenne e, con i nemici del padre in giro – esponenti delle famiglie Athen e Trabunas -, la sua vita valeva pochissimo. Così, il suo tutore Ithoccor Cambellas decise di condurlo in segreto a Porto Torres dai mercanti pisani, come citato in questa fonte:

[…] Tantu fuit habitadu et pobuladu de mercantes pisanos, homines de bene et ricos.
[Libellus Iudicum Turritanorum]

Venne condotto a Pisa e affidato al nobile Ugo degli Ebriaci, sposandone la figlia, e tornando in Sardegna per diventare il giudice Gonario II di Torres qualche anno dopo. Per dovere di cronaca, e per aggiungere qualche dettaglio in più sul personaggio, qualche decennio dopo il nostro Gonario rinunciò alla carica di giudice per andare a ritirarsi nell’abbazia cistercense di Clairvaux, in Francia.

Questa vicenda mi aiuta a introdurre il terzo volto della penetrazione pisana e genovese, quello politico.

Giudicati sardi: Giudicato di Torres, scultura e stemma
Stemma del Giudicato di Torres, scultura

Game of Thrones dei Giudicati

Nel nostro caso, parlare di politica vuol dire parlare di nobili e dinastie. Si vede che famiglie importanti come i Doria, i Malaspina, i Visconti, i Donoratico della Gherardesca e i Massa riescono gradualmente a entrare nella politica giudicale, in molti casi arrivando addirittura a insediarsi sui troni dei Giudicati, grazie ai matrimoni combinati e, essendo nobili, anche alla forza militare.

Guardando la situazione con occhi esterni, la Sardegna e la politica giudicale appaiono, in un certo senso, come un teatro di battaglia dove le due repubbliche si fronteggiavano per stabilire chi avrebbe avuto la fetta di torta più grossa.

Ma per i nobili sardi era comunque un vantaggio imparentarsi con ricche famiglie continentali, e favorivano gli affari ora di Genova, ora di Pisa, in base al momento storico e al giudice in carica. Il che era molto utile quando lo iudike non si accontentava del proprio Giudicato e voleva espandersi nei territori vicini.

Giudicati sardi: veduta del castello di Goceano
Veduta del castello di Goceano

La scommessa di Barisone, Re per un anno

Ad un certo punto, alla fine del XII secolo per essere precisi, ci fu un giudice che si mise in testa di unificare tutti i Giudicati e diventare Re di Sardegna. Quest’uomo era Barisone I, della dinastia de Lacon – Thori – Serra, e governava i territori di Arborea.

Barisone sapeva bene che per essere preso sul serio avrebbe avuto bisogno di ricevere il titolo regale dall’alto, perciò doveva entrare in contatto con l’imperatore Federico Barbarossa. La sua scommessa di diventare Re di Sardegna si fondava su ingenti aiuti economici genovesi – in quel momento stava conducendo una politica anti-pisana – e perciò puoi intuire il disastro a cui andò incontro il Giudicato di Arborea quando Barisone fallì nel suo progetto.

Era stato re solo per un anno, quando l’imperatore si rimangiò la parola e gli tolse il titolo regale. A quel punto rimaneva la questione degli enormi debiti contratti con Genova. Inizialmente, non essendo in grado di pagare, Barisone venne trattenuto come ostaggio nella città ligure, poi presero il suo posto come “ospiti” la moglie, Agalbursa, e il cognato, il catalano Ponc de Bas.

Per ripagare i debiti, Barisone I fu costretto a versare nelle casse di Genova gran parte delle entrate del Giudicato, e non bisogna dimenticare l’applicazione degli interessi sul debito.

In poche parole, il piccolo Giudicato di Arborea era finito in ginocchio. Tanto che quando, nel 1195, il giudice Guglielmo I di Cagliari conquistò i territori di Arborea, i ceti dirigenti forse non furono così dispiaciuti, perché così l’Arborea usciva finalmente dal controllo economico della Repubblica di Genova.

Chiesa di San Pietro dei Pescatori, edificio superstite dell'antica Santa Igia
Chiesa di San Pietro dei Pescatori, edificio superstite dell’antica Santa Igia

La sete di conquista di Guglielmo di Cagliari

Guglielmo I di Lacon-Massa, giudice di Cagliari, fu uno dei protagonisti della storia medievale sarda e tirrenica, anche se all’inizio non era destinato a essere un sovrano.

All’indomani della morte del nonno di Guglielmo, Costantino II, era subentrato al potere Pietro Torchitorio III, figlio di quel Gonario di Torres che abbiamo conosciuto prima. Pietro era diventato giudice di Cagliari, avendo sposato la primogenita di Costantino, e adottò una politica apertamente filogenovese.

Nei fatti concesse alla città ligure il monopolio dei commerci nel Giudicato, ostacolando e scontentando moltissimo i mercanti pisani. In gioco non c’era solo la piazza sarda, ma i traffici nell’intero corridoio tirrenico, che scendeva dalle coste liguri e toscane lungo Corsica e Sardegna e arrivava fino alla Sicilia e al Nordafrica.

Il nostro Guglielmo si alleò con i mercanti pisani, scontenti per finanziare la sua guerra contro lo zio acquisito, e riuscì a strappare il Giudicato di Cagliari dalle mani di Pietro nel 1187.

Una volta diventato giudice, Guglielmo I avviò una politica piuttosto aggressiva verso gli altri Giudicati. Attaccò Torres nel 1194, riuscì a diventare sovrano di Arborea nel 1195 e nel 1200 occupò per un breve periodo il Giudicato di Gallura.

Oltre a usare volentieri la forza militare, Guglielmo cercò d’ingerirsi nella politica dei regni vicini attraverso i matrimoni combinati. Fece sposare le sue figlie con uomini influenti degli altri Giudicati e si rese molto indigesto al papa con i suoi tentativi di condizionare le nozze della giudice Elena di Gallura.

Al netto delle sue ambizioni personali, Guglielmo di Cagliari diede un contributo alla lotta tra Repubbliche marinare per l’egemonia in Sardegna.

Fra Duecento e Trecento, il comune di Pisa riuscì a ottenere il controllo, diretto o indiretto, di gran parte della Sardegna; facevano eccezione i territori di Torres, dove la presenza genovese era molto forte e aveva permesso la creazione di una rete commerciale tra il nord-ovest dell’isola, la Liguria e la Corsica.

Abito di Desulo (Nuoro) particolare
Abito di Desulo (Nuoro) particolare

Sviluppo urbano nella Sardegna dei Giudicati

Dopo l’anno 1000, l’isola andò incontro a una serie di trasformazioni, lente ma inesorabili. Tra queste, l’evoluzione delle forme di insediamento e perciò il passaggio dalla società curtense alle città.

Sono molte le città sarde nate nel Medioevo che bisogna ricordare:

  • Aristiàne (Oristano), capitale del Giudicato di Arborea (in quanto Tharros era stata da tempo abbandonata);
  • Alghero, nata per volontà della famiglia genovese dei Doria;
  • Tàtari (Sassari), che fu anche capitale del Giudicato di Torres, una città a tratti inquieta e spesso capace di iniziativa politica autonoma;
  • Civita/Terranoa (Olbia), sede del Giudicato di Gallura;
  • Villa di Chiesa (Iglesias), una delle maggiori città sarde nel tempo. Fondata dal conte Ugolino della Gherardesca – che Dante cita nell’Inferno – per trarre profitto dalle miniere piombo-argentifere della Sardegna sud-occidentale;
  • Santa Igia, capitale del Giudicato di Cagliari.
Medioevo, Giudicati: Torre di Mariano, Oristano
Torre di Mariano II, Oristano

Perché Santa Igia?

Ci si aspetterebbe che la capitale del Giudicato di Cagliari fosse Cagliari, anche perché negli scorsi episodi saltava sempre fuori una Caralis tra le città maggiori della Sardegna. In realtà, l’antico sito di Caralis venne abbandonato secoli prima con l’inizio delle scorrerie arabe sulle coste sarde e si sviluppò al suo posto il centro di Santa Igia2.

Il punto di partenza della Cagliari che i sardi di oggi conoscono risale al 1216, con la fondazione di Castel di Castro a opera dei pisani.


Per noi che vediamo queste vicende come una cosa lontana, può sembrare innocuo acquisire un colle per poi trasformarlo in fortezza. Tuttavia, questo era uno dei tanti segni che l’istituzione giudicale, tra Duecento e Trecento, iniziava a mostrare il fianco e a cedere sotto le pressioni esterne, soprattutto pisane.

Quello che i pisani ancora non sapevano è che la Sardegna sarebbe rimasta sotto la loro sfera d’influenza ancora per poco, a causa dell’arrivo di nuovi conquistatori da ovest.

Te ne parlerò nell’episodio 9: “Sardegna medievale: dalla fine dei Giudicati all’arrivo degli Aragonesi“.


1 Il Condaghe di San Gavino è uno dei documenti più antichi del periodo medievale sardo. Alcuni studiosi l’hanno attribuito alla fine del X secolo d.C. Ma l’unica copia esistente è una trascrizione fatta nel XVII secolo; da notare l’uso di segnores, termine castigliano.
2 Purtroppo il sito di Santa Igia, tranne qualche elemento superstite che sopravvive nella Cagliari odierna, non è visitabile o studiabile. È coperto dal cemento.

Fonti

Storia della Sardegna, dalla preistoria ad oggi – A cura di Manlio Brigaglia
Le comunità rurali nella Sardegna medievale (secoli XI-XV)
I rapporti commerciali tra la Sardegna e il Mediterraneo dal XIII al XV secolo. Continuità e mutamenti – Corrado Zedda
L’origine dei Giudicati – Giuseppe Meloni
Barisone I d’Arborea
Guglielmo I di Cagliari
Pietro Torchitorio III
Costantino II
Sulle spedizioni pisano-genovesi

Immagini

Torre dell’elefante, particolare – Cagliari magazine
Basilica di Saccargia – Sardegna turismo
Abito di Désulo – Blog “I giorni difficili”
Torre di Oristano – Sardegna turismo
Stemma del Giudicato di Torres – Wikimedia Commons by Max.oppo
Castello del Goceano – Sardegna turismo
Chiesa di San Pietro dei pescatori – Wikimedia Commons by Giova81

Scritto da:

Giada Zanza

Nella vita di tutti i giorni sono una SEO Copywriter, ma qui su Inchiostro Virtuale mi dedico a qualcosa che amo molto: la storia.
Ogni soggetto può essere raccontato, se hai la pazienza di conoscerlo a fondo.