Donne in arte Eva Gonzales

Conosciamo le più celebri donne in arte, cioè artiste divenute vere e proprie icone e simboli di emancipazione femminile attraverso la loro arte e la loro vita! Da Artemisia Gentileschi a Frida Khalo, scopriamo vita e opere di queste grandi del passato!

Donne in arte: da muse a vere e proprie icone

La Giornata internazionale delle Donne, nata negli Stati Uniti nel 1909, per poi approdare anche in molte parti d’Europa, è l’annuale occasione in cui si ricordano, o almeno si dovrebbero ricordare, le lotte e le conquiste fatte dal genere femminile fino ad oggi e in virtù di questo, proprio per voler omaggiare le donne, ho deciso di parlarvi quest’oggi di alcune delle artiste più importanti al mondo che hanno, a mio avviso, lasciato un segno nel mondo dell’arte e non solo.

Artemisia Gentileschi

Parlando di donne forti e di lotte per l’emancipazione, non posso che iniziare con l’artista che forse più di tutte è considerata il simbolo del femminismo: Artemisia Gentileschi. Nata nel 1593 e figlia del pittore Orazio, Artemisia, nella sua volontà di diventare una grande artista, ha affrontato non poche difficoltà.

La sua forte personalità e la sua risolutezza fecero di lei un simbolo del femminismo e della lotta delle donne contro la prevaricazione degli uomini, quando nel 1611 testimoniò in tribunale contro l’uomo che l’aveva stuprata. La condanna per lui fu assolutamente irrisoria, ma la volontà ferrea di Artemisia di ottenere giustizia ha fatto sì che lei diventasse un’eroina dei suoi tempi e non solo.

“Susanna e i vecchioni” di Artemia Gentileschi

L’episodio che tanto segnerà la sua vita, lo si può rivedere in uno dei suoi quadri più famosi:Susanna e i vecchioni” che trae spunto da uno degli episodi dell’Antico Testamento in cui Susanna, giovane molto bella, viene costretta da due uomini maturi (i Vecchioni, appunto) a concedersi a loro, minacciando di infamarla se si fosse rifiutata. Il rifiuto di Susanna giunge immediatamente e i due uomini la accusano pubblicamente di adulterio, condannandola quindi a morte certa per lapidazione. Solo l’intervento di Daniele la salverà, svelando l’inganno dei due uomini.

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“Susanna e i Vecchioni”, Artemisia Gentileschi (1610).

È facile intuire come Susanna altri non sia che la proiezione della stessa Artemisia e che i Vecchioni, che la guardano con tanta famelica cupidigia, rappresentino colui che ha abusato di lei (sembra che uno di loro rappresenti proprio fedelmente il suo stupratore, tale Agostino Tassi, amico del padre) ma non solo: Artemisia vuole anche rappresentare gli uomini ingombranti e prevaricatori, primo fra tutti suo padre.


Di questo e di altri episodi di violenza ho parlato nel mio articolo: “Violenza sulle donne: l’arte come mezzo di denuncia“.


“Giuditta decapita Oloferne” di Artemisia Gentileschi

Artemisia, chiaramente, ha regalato al mondo dell’arte moltissimi altri capolavori, come ad esempio “Giuditta decapita Oloferne”, dove viene ritratta l’eroina biblica intenta a uccidere il generale con lo scopo di salvare il suo popolo. Il quadro vi sembra in qualche modo familiare? Vi ricorda forse quello di Caravaggio? Beh, oltre a questo palese omaggio al grande maestro, tutti i quadri di Artemisia per colori, luce e prospettiva si rifanno al grande artista milanese e per tale motivo, spesso, viene per certi versi considerata la sua erede.


Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun e i ritratti di Maria Antonietta

Quasi duecento anni dopo, in Francia, nacque quella che ad oggi è considerata una delle più grandi ritrattiste: Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun, artefice di una delle più importanti conquiste del tempo, essere una delle prime donne ammesse a l’Académie des Beaux Arts, dove affinò la sua tecnica. Elisabeth è famosa per essere diventata l’artista favorita della regina Maria Antonietta che le commissionò molti ritratti, quasi tutti conservati proprio a Versailles.

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Uno dei tanti ritratti di Maria Antonietta ad opera di Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun.

Proprio a causa di questo favoritismo, che divenne in breve una forte amicizia, Elisabeth fu oggetto di molte calunnie che miravano a offuscarne sia reputazione che carriera, ma l’artista non si lasciò mai sopraffare né dalle malelingue, né tanto meno dall’ambiente libertino: si dice infatti che fosse una donna dai saldi principi e che amasse poco la vita di corte.


Per saperne di più sulle sue opere, leggete: “Maria Antonietta: ritratto di una regina“.


Eva Gonzales: l’impressionista allieva di Manet

Notoriamente la Francia è la patria dei grandi artisti ed Eva Gonzales ne è un perfetto esempio. È considerata uno dei massimi esponenti dell’impressionismo (che accoglieva ben poche donne tra le sue fila) nonché allieva favorita di Manet.

Eva è ricordata per essere stata una donna tanto riservata quanto talentuosa, che ha sempre ricercato un suo stile, ottenendo molto consenso con le sue opere. I suoi quadri sono il perfetto connubio tra sapiente tecnica e magica delicatezza, come “Risveglio mattutino” (personalmente, uno dei miei quadri preferiti). I colori delicati e le pennellate sapienti restituiscono allo spettatore una sensazione di assoluta calma, oltre che un senso di dolcezza e quasi tenerezza.

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“Risveglio mattutino” (Eva Gonzales, 1876).

I suoi soggetti preferiti sono proprio le donne, ma non le grandi dame, piuttosto donne comuni. La sensualità, spesso messa in mostra in molti quadri, non si ritrova in quelli di Eva, che tendeva sempre a mostrare riserbo e delicatezza in ogni sua scena ritratta. La sua folgorante carriera si interruppe poco dopo i trent’anni, quando morì a causa di complicanze dovute al parto, appena cinque giorni dopo la morte del suo mentore, Manet.


Per conoscere vita e opere di Manet, leggete: “Tra Impressionismo e Realismo: Manet, l’artista della modernità“.


Parlando di artiste di grande fama, ma soprattutto di donne forti e combattive, risulterebbe impossibile non citare Frida Kahlo.

Frida Kahlo: l’artista donna simbolo del Novecento

Pittrice messicana dei primi del Novecento, indipendente e reticente alle convenzioni sociali, Frida è probabilmente una delle donne (non solo nell’arte) simbolo del ventesimo secolo. La sua vita è costellata di momenti poco felici, uno su tutti il terribile incidente in cui rimase coinvolta, appena adolescente, che lasciò segni indelebili sul suo corpo e non solo.

A causa di tale incidente, Frida fu costretta per anni a letto e, anziché spegnersi piano piano, diede sfogo alla sua arte dipingendo tantissimi autoritratti. Suo padre infatti aveva fatto sì che le venisse montato uno specchio proprio sopra il letto così che lei avesse potuto guardarsi senza sforzo alcuno.

“La colonna rotta” di Frida Kahlo

Nei suoi quadri è predominante il surrealismo, che spesso richiama a Salvador Dalì, oltre che il ricordo dell’incidente che le ha stravolto la vita. Uno dei quadri più famosi (e sono davvero tantissimi) è “La colonna rotta” dove Frida ritrae se stessa col petto e il ventre squarciati, attraverso i quali è possibile vedere una colonna rotta appunto, a simboleggiare la sua spina dorsale.

Il suo corpo inoltre, è costellato da chiodi, richiamando le innumerevoli operazioni chirurgiche che non sono comunque servite a darle sollievo. Frida ritrae spesso il suo corpo, così come appare e come lei lo vede e non come oggetto.

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“La colonna rotta” (Frida Khalo, 1944).

Iscritta al partito comunista è stata, insieme ad altre donne, promotrice dell’indipendenza e dell’emancipazione delle donne in Messico. L’attaccamento al suo popolo e al suo Paese è ben visibile nei suoi quadri, intrisi di folklore, contribuendo a renderla una dei massimi esponenti dell’arte messicana nel mondo. A lei sono state dedicate innumerevoli opere, tra cui diversi documentari, e anche un film, Frida, del 2002, che vede protagonista Salma Hayek, che ripercorre abbastanza fedelmente la vita della grande artista.


I film che narrano della vita di artisti come Frida Khalo sono numerosi. Per saperne di più, leggete:
Arte e cinema: storie di artisti sul grande schermo“.


Personalmente, credo si possa comprendere, seppur in parte, la sua personalità grazie alla sua celebre frase: “È in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno. Da bambina, crepitavo. Da adulta, ero fiamma”.

In conclusione, sulle donne in arte…

In ogni ambito, in ogni epoca, credo che sia possibile trovare donne forti, pioniere che hanno a loro modo contribuito a gettare le basi di quell’emancipazione, che spesso diamo per scontata e che, ancora oggi, a volte viene messa in discussione. È facile pensare a Jane Austen con le sue idee progressiste o perché no, ad Amelia Earhart, la prima aviatrice a sorvolare il Pacifico.

Potrei nominarvi chissà quanti altri esempi, ma concludo citando invece Plautilla Bricci che, e forse non tutti lo sanno, è la prima donna architetto della storia. Realizzò infatti, tra il 1663 ed il 1667, la Cappella di San Luigi nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma; purtroppo di lei si sa poco o nulla e quasi mai viene citata, eppure è la donna che più di molte altre, nell’arte, ha rotto le convenzioni perseguendo la sua passione e il suo talento.

Vi invito a dare un’occhiata a questo sito, dove sono riportate alcune delle donne in arte più importanti della storia.

Serena Aiello

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Scritto da:

Serena Aiello

Ex studentessa ormai (e finalmente) laureata, lettrice vorace e scrittrice per diletto. Raramente mi interesso ad un solo argomento, mi piace scoprire nuove cose e mi piace confrontare le mie idee con quelle degli altri, cosa che spero accadrà con i miei articoli.