Storia della sala da bagno - Bagno della Reggia di Caserta

Nell’articolo vi raccontiamo la storia della sala da bagno, dagli Egizi ai nostri giorni. Buona lettura!

In questo periodo molto particolare, abbiamo ripassato, e alcune volte imparato, le nozioni base dell’igiene: non si tossisce o starnutisce in faccia alle persone e molto più banalmente ci si deve lavare le mani!

Già solo questo piccolo gesto ci permette di non prendere una serie d’infezioni batteriche e virali di cui Covid-19 è solo l’ultima e al momento la più pericolosa di una lunga lista.

Questo però non basta. Per vivere felici e in salute in società, è necessario prendersi cura del proprio corpo; ma ciò non è stato sempre facile e agevole. La doccia o il bagno come noi li conosciamo oggi sono un traguardo piuttosto recente e il rapporto con lo “sporco” varia molto nello spazio e nel tempo. Vediamo brevemente, quindi, come la stanza più affollata della casa – la sala da bagno – e le pratiche d’igiene si sono modificate nel tempo!

Storia della sala da bagno: alla corte del Faraone

Nell’antico Egitto le usanze igieniche, almeno quelle delle classi ricche, si avvicinavano in qualche modo a quelle più moderne.
Facilitati dalle condizioni climatiche, gli egizi facevano un bagno giornaliero che aveva la funzione di tenere a bada i parassiti, oltre che rinfrescante. I denti venivano puliti con bicarbonato ed acqua.

Grazie ai geroglifici, sappiamo che solo i faraoni possedevano stanze private, adibite a gabinetto. in cui si trovavano vasi d’oro ricoperti di velluto. Molto igienico!

Mens sana in corpore sano: l’antica Grecia

Spostandoci in Grecia scopriamo che il problema maggiore era quello dei rifiuti di produzione umana.

Si racconta che ad Atene ci fosse una sorta di “assessorato” che dirigeva il lavoro dei coprologi (dal greco kópros, sterco), una sorta di spazzini d’epoca, con il compito di portare i rifiuti ad almeno due chilometri dalla città, liberando il centro urbano dall’accumulo d’immondizia.

Ci si lavava alle terme pubbliche sotto la protezione della dea Igea, dalla quale deriva il termine igiene.
Questi ambienti erano veri e propri luoghi di ritrovo e socializzazione, dove avvenivano anche scambi commerciali. Nel gymnasium, si allenavano nudi (gymnós significa “nudo”) e seguivano attività accademiche e filosofiche i ragazzi maschi a partire, indicativamente. dai 12 anni di età.

Non si parlava, quindi, di un semplice lavarsi ma di una filosofia che prevedeva il benessere globale dell’uomo, corpo e mente.

Oltre al bagno, inteso come immersione in vasca, si ha anche traccia dell’utilizzo di una specie di doccia costituita da un semplice setaccio o da un cesto, attraverso il quale veniva filtrata l’acqua.

Roma caput mundi

A Roma, 2.000 anni fa, 11 acquedotti portavano ogni giorno un miliardo di litri d’acqua corrente e permettevano a più di un milione di persone di bere, lavarsi ed espletare in sicurezza i propri bisogni fisiologici.

I romani si dedicavano all’igiene personale nel balneum pubblico o alle terme pubbliche e spesso erano riscaldate a legna.
La presenza di bagni privati era diffusa nelle case dei patrizi.

Queste sale erano dotate di numerosi comfort: le matrone avevano a loro disposizione catini, specchi di rame, d’argento o di vetro ricoperto di piombo, e potevano disporre di una personale vasca da bagno (lavatio) potendo così fare a meno dei bagni pubblici.

I vespasiani

Per quanto riguarda, invece, l’espletamento dei propri bisogni, l’antica Roma era piena di bagni pubblici.
Una cosa curiosa è che in quell’epoca l’urina era molto ricercata per l’alto contenuto di ammoniaca e veniva usata per sbiancare i tessuti e per pulire i vestiti. Per questo le lavandaie mandavano delle persone nei bagni pubblici a raccogliere l’urina, tanto che l’imperatore Vespasiano decise di tassarla.

Si tramanda che Tito, il figlio di Vespasiano, criticasse sempre il padre ritenendo che la tassa imposta fosse poco elegante. Ma il padre chiuse il discorso, consegnandogli un sacchetto di monete e rispondendogli con la frase che entrò di diritto nella storia:

Pecunia non olet (i soldi non puzzano).

Fu così che in città i bagni pubblici si cominciarono a chiamare “Vespasiani”, denominazione peraltro ancora attuale. L’espressione giocosa che si rivolgeva agli amici “Vado da Vespasiano” stava a significare “porto il mio contributo economico alla cassa dell’imperatore”!

Vespasiani
I Vespasiani. L’antica Roma era piena di bagni pubblici.

Curiosità

Fra i resti preservati dalle ceneri del Vesuvio, s’incontrano spesso anfore semi-interrate: il viandante del 79 d. C. era invitato a chiare lettere latine a utilizzarle come orinali.


Nel Medioevo

In questo periodo vennero a mancare la cultura e le conoscenze tecniche che permettevano la costruzione di nuovi impianti di scarico e fognature.

L’igiene divenne carente e si diffuse la credenza popolare che l’acqua, penetrando nei pori della pelle, causasse malattie. Ciò portò ad uno scarso uso dell’acqua e al declino dei bagni pubblici che, vedendo diminuire i propri introiti, divennero luoghi promiscui.

Come sempre solo i ricchi potevano permettersi una vera vasca da bagno, anche se la usavano di rado e potevano anche permettersi dei servi per riempirla più volte.

La maggior parte della popolazione, però, non se la poteva permettere per cui utilizzava una botte. Lo sforzo per riempirla con l’acqua del pozzo rendeva il bagno un evento per rare e importanti occasioni. Normalmente ci si curava solo delle parti del corpo in vista, come le mani e la faccia.

I bisogni corporali, invece, si espletavano in un vaso da notte e non si prestava molta attenzione alla privacy. Non c’erano fognature, così il tutto veniva gettato fuori dalla porta nelle strade.

Alcune città avevano dei pozzi neri per l’utilizzo popolare, periodicamente sottoposti a laboriose operazioni di pulitura, e il materiale di risulta veniva convogliato in un corso d’acqua.

Nel Basso Medioevo gli aristocratici iniziarono a contornarsi di raffinati catini ornamentali e brocche in materiali pregiati, accessori che poi si diffusero e divennero, dunque, un motivo di vanto. Sempre in quest’epoca iniziarono a comparire i lavatoria, lavabi in pietra infissi al muro, tendenzialmente alimentati da serbatoi con sistemi di riscaldamento dell’acqua.

La sala da bagno dal Rinascimento in poi

Nei secoli successivi continuò a persistere l’errata convinzione che lavarsi troppo spesso potesse nuocere alla salute.

Fu con il Rinascimento che ci fu una grande sperimentazione in fatto di bagno. È di questi tempi un’importante innovazione, la chaise necessarie o selle: un sedile forato provvisto di contenitore asportabile, in sostituzione delle comuni latrine collocate in ambiente esterno alla casa. Il suo nome e la sua natura estetica puntavano alla mimetizzazione.

Storia della sala da bagno: gabinetto mimetizzato
Storia della sala da bagno: gabinetto mimetizzato.

Il Settecento

Questa mimesi si diffuse in tutta Europa e non era insolito trovare, nell’Inghilterra del XVIII secolo, dei catini posti su elaborati treppiedi, bidè in porcellana con perno su struttura in metallo e particolari mobili detti “abbigliatoi”, che, una volta aperti, rivelavano una serie di compartimenti scorrevoli al cui interno trovavano dimora gli apparecchi sanitari.

Le innovazioni, però, non procedevano di pari passo con il loro utilizzo.

Se avete in mente la corte di Maria Antonietta ricorderete i fasti, i vestiti e le parrucche, ma sotto tutto si poteva trovare di tutto. Solo la regina, infatti, si lavava regolarmente, sana abitudine derivatale dall’infanzia viennese che volle mantenere anche a Parigi.

Storia della sala da bagno
Storia della sala da bagno: il Settecento.

Alla corte di Versailles, dove l’igiene personale era praticamente sconosciuta, per evitare imbarazzi la regina indossava una “camicia da bagno“, ovvero una tunica in flanella lunga fino ai piedi, da tenere addosso per tutto il tempo che restava a mollo.


Scoprite altri dettagli sulla vita di corte di Maria Antonietta cliccando qui.


Età moderna

Soltanto nel XVIII secolo tornò a riaffermarsi l’igiene personale e la rinascita del bagno che, liberandosi dalle frivolezze, acquisì una pratica funzione igienica e si diffuse rapidamente anche tra i ceti.

Le case si adeguarono e non era insolito vedere “vasche mobili” o, ancor più spesso, vasche dalla doppia funzione (vasche-letti, vasche-divani, vasche-tavoli). Anche il linguaggio si adeguò e la parola gabinetto (che indicava un piccolo studio o un salottino) assunse il termine specifico di gabinetto da bagno.

Comparvero di conseguenza i primi arredi dedicati e fissi. La collocazione, inizialmente, fu adiacente alla cucina e poi spostata in prossimità della camera da letto. Venne introdotto il riscaldamento dell’acqua e, con l’approvvigionamento idrico alle città, si potè portare l’acqua corrente anche ai ceti più bassi e nelle periferie.

Con il XX secolo, il bagno modificò la struttura architettonica delle case: dapprima fu relegato in stanzini, in fondo al ballatoio, nelle case popolari. Ma è solo con il secondo dopoguerra che il bagno entrò nuovamente a far parte delle abitazioni private su larga scala.

Storia della sala da bagno - Prototipi di dibet
Storia della sala da bagno: prototipi di bibet. Il primo modello di bidet comparve ai primi del 1700 a casa di Madame De Prie.
Curiosità 

Il primo modello di bidet, ovvero “piccolo cavallo”, comparve ai primi del 1700 a casa di Madame De Prie, l’amante di Luigi-Enrico di Borbone-Condé, Primo ministro di Luigi XV.

Seppur abbastanza diffuso nelle case aristocratiche il bidet non ebbe però grande successo, a causa della scarsissima attenzione per l’igiene dell’epoca, e così finì per trovarsi prevalentemente nei bordelli, usato dalle prostitute.

Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, regina di Napoli, ne fece installare uno nella sua stanza da bagno della Reggia di Caserta, vicino al water, alla vasca e al lavandino, rendendo l’Italia la patria di questo oggetto.

Il portare il bagno in casa ha fatto sì che migliorassero notevolmente le condizioni igieniche, cosa che permise di tenere sotto controllo le epidemie. Vennero perciò redatte delle regole che stabilivano come doveva essere un bagno completo.

Oggi in Italia non è possibile avere l’abitabilità di un immobile se non ha un bagno finestrato composto da almeno un lavandino, un gabinetto, un bidet e vasca o doccia.

Pertanto…

Sono certa che, dopo questo breve excursus sull’evoluzione della sala da bagno nei secoli, apprezzerete maggiormente il vostro, per quanto lo possiate considerare piccolo o poco comodo.

Ah, e ricordatevi di lavarvi bene le mani prima di uscire dal bagno!

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Scritto da:

Cristina Stecchini

Mi chiamo Cristina, sono nata di giovedì e sono un sagittario!
Mi piace chiacchierare, conoscere persone e sono a mio agio anche a una festa in cui non conosco nessuno. Cerco sempre il lato positivo delle cose e il mio motto è "c'è sempre una soluzione"!
Maniaca della programmazione, non posso vivere senza la mia agenda.
Ho studiato linguaggi dei media e da quasi 20 anni mi occupo di comunicazione per una grande azienda di telefonia.
Nel tempo libero mi piaceva leggere, viaggiare, guardare i film, andare a teatro. Ora invece ho due gemelle di 7 anni che, se da una parte assorbono quasi tutte le mie energie, dall'altra mi hanno donato un nuovo e divertente punto di vista.
Per tutti questi motivi vi parlerò di storie e leggende.
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