BED - locandina con parole
In occasione del topic mensile, dedicato alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione, parliamo del disturbo alimentare più diffuso e meno conosciuto allo stesso tempo.

Si tratta del Binge Eating Disorder (BED) – o Disturbo da Alimentazione Incontrollata – descritto per la prima volta da Albert Stunkard nel 1959. Lo psichiatra si era accorto che un gruppo di obesi era solito abbuffarsi, senza poi cercare di eliminare quanto ingerito. L’assenza di comportamenti compensatori quali il vomito, quindi, suggerì a Stunkard che potesse trattarsi di un disturbo diverso dalla bulimia. Lo ribattezzò Night Eating Syndrome, cioè Sindrome da Alimentazione Notturna, dalla quale fu poi separato perché nel BED le abbuffate sono anche diurne.

Nonostante l’intuizione corretta, però, bisogna aspettare il 1994 per vederlo comparire in una sezione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV). Il BED, infatti, inizialmente fu incluso nei Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (DA-NAS), perché di difficile collocazione tra le patologie prettamente psichiatriche e quelle mediche. Fu solo nel 2013 che, finalmente, il BED venne riconosciuto come un disturbo a sé, proprio come anoressia e bulimia, e gli venne riservata una sezione apposita nel DSM-5. Ma come si manifesta il Binge Eating Disorder?

Binge Eating Disorder (BED): i sintomi principali

Come in tutti i disturbi dell’alimentazione, nel BED si attribuisce un’importanza eccessiva al cibo, con forti ripercussioni sulla qualità della vita. Chi ne soffre, infatti, si abbuffa in modo ricorrente fino a scoppiare, perché incapace di autocontrollarsi, e prova vergogna e sofferenza dopo averlo fatto. Ciò favorisce lo sviluppo di patologie psichiatriche, quali disturbi d’ansia e dell’umore, ma anche di obesità e patologie correlate, poiché mancano i comportamenti compensatori tipici della bulimia.

Ma quali sono, dunque, questi sintomi?

Qui di seguito riportiamo i criteri diagnostici del DSM-5, elaborati in base ai dati provenienti dagli studi e dalla pratica clinica. Vediamoli!

Criterio A

Il paziente è soggetto a episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata (abbuffate) caratterizzati da 2 sintomi principali:

  • ingestione di una quantità di cibo abnorme, di gran lunga superiore rispetto a quella che, gran parte delle persone, mangerebbe nello stesso arco di tempo (≤ 2 ore) e in simili circostanze;
  • perdita di controllo, cioè non riuscire a fermarsi o regolare la quantità di cibo ingerita.

Criterio B

Il paziente presenta 3 o più dei seguenti sintomi oltre a quelli principali:

  • mangia più velocemente del normale;
  • si alimenta fino a star male;
  • mangia moltissimo benché non abbia fame;
  • si abbuffa in solitudine a causa della vergogna;
  • prova disgusto verso se stesso, si sente in colpa o si deprime.

Criterio C

Il paziente prova angoscia a causa delle abbuffate incontrollabili.

Criterio D

L’episodio si manifesta almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi o più.

Criterio E

Gli episodi non sono seguiti da comportamenti compensatori (vomito autoindotto, digiuno, esercizio fisico estenuante, uso di diuretici o lassativi).

Per la diagnosi, inoltre, il medico dovrebbe tenere conto anche di eventuali indicatori fisici, psichici e sociali.

Indicatori fisici

  • Obesità: il 43% dei pazienti affetti da BED è anche obeso, a causa delle abbuffate. Il sospetto aumenta se il paziente è riluttante a parlare delle abitudini alimentari o se, nell’anno precedente la diagnosi, il suo peso è aumentato del 5% o più.
  • Sindrome metabolica: uno o più sintomi tra ipertensione, iperglicemia, girovita abbondante, livelli bassi di HDL o elevati di trigliceridi.

Indicatori psichici

  • Disturbi quali ansia, depressione, disturbo bipolare, gioco d’azzardo e uso di sostanze.
  • Disturbi di personalità come quelli borderline e ossessivo-compulsivo.
  • Idee suicide fino al vero e proprio tentativo.
  • Disturbi del sonno prima, durante la gravidanza e fino a 18 mesi dal parto.
  • Esposizione a eventi stressanti (fine di una relazione, abusi sessuali, lutti, incidenti).

Indicatori familiari

  • Obesità infantile e disturbi alimentari in famiglia.
  • Storia familiare di BED indipendente dall’obesità.
  • Genitori con disturbi psichici o dipendenze.
  • Rapporto conflittuale coi genitori.
  • Paura d’ingrassare in gravidanza.

Ora che sappiamo di cosa si tratta e come si manifesta, vediamo il perché!

Epidemiologia, ovvero quanto e perché si manifesta il BED

Come visto in precedenza, il BED è il disturbo alimentare più frequente: negli Stati Uniti, per esempio, la lifetime prevalence è del 2,6%, cioè quasi 3 persone su 100 manifestano il disturbo almeno una volta nella vita. Nonostante ciò le cause sono ancora poco chiare, sebbene alcuni studiosi abbiano ipotizzato, alla base del disturbo, l’alterazione delle aree cerebrali che controllano il comportamento. Ecco le principali!

Corteccia prefrontale (PFC)

La corteccia prefrontale ci permette di riconoscere quando il comportamento è inadeguato, rispetto a un determinato contesto. Inibisce il corpo striato dorsale, responsabile delle pulsioni.

Corpo striato (Str)

Il corpo striato è costituito da una regione dorsale (D Str), che ci rende compulsivi, e una ventrale (V Str), che ci rende appagati. Mentre il dorsale è controllato dalla corteccia prefrontale, che lo inibisce, quello ventrale è controllato dalla VTA, che lo stimola.

Area ventrale tegmentale (VTA)

La VTA aumenta l’appagamento rilasciando la dopamina (un neurotrasmettitore) nello striato ventrale. A questo livello, la dopamina può attivare una via diretta (D1) e una indiretta (D2), che contribuiscono al controllo del comportamento.

Secondo l’ipotesi più accreditata, illustrata nell’immagine sottostante, la transizione da un’alimentazione normale a una incontrollata si ha nel momento in cui prevale lo striato dorsale (compulsione) rispetto a quello ventrale (appagamento o sensibilità alla ricompensa).

Questo squilibrio è riconducibile a tre fattori:

  • la PFC (che frena le pulsioni inibendo lo striato dorsale) funziona di meno;
  • la VTA (che aumenta l’appagamento agendo sullo striato ventrale) funziona di meno;
  • la via diretta (D1) funziona meglio di quella indiretta (D2), riducendo la funzionalità della PFC.
BED - ipotesi dopaminergica
Figura 1: alterazioni alla base del BED. Il disturbo si manifesta perché lo striato dorsale (D Str) prevale su quello ventrale (V Str). Credits: Kessler et al. (2016)

A causa di queste alterazioni, dunque, le persone con BED sono impulsive, compulsive e meno sensibili alla ricompensa; inoltre, come se non bastasse, presentano un aumentato bias attentivo verso il cibo.

Ma cosa significa?

Per spiegare il bias attentivo, è necessario fare una piccola premessa. Immaginiamo di trovarci al pub in comitiva: la sala è gremita, voci e musica si mescolano e fanno da sottofondo alla serata. Gli amici parlano e, nonostante il rumore di fondo, riusciamo a concentrarci sulla conversazione.

Quello appena descritto è un esempio di attenzione selettiva, che ci serve per esaminare solo gli stimoli che reputiamo importanti (la conversazione) rispetto alla mole a cui siamo quotidianamente esposti (musica e voci di altre persone).

Il problema insorge quando si ha a che fare con stimoli emozionali, perché in alcuni individui attirano l’attenzione più velocemente che in altri. Queste persone, infatti, elaborano in maniera distorta gli stimoli e, per questo, ne risultano automaticamente attratte. Ebbene, la distorsione nell’elaborazione degli stimoli è, appunto, il bias attentivo e quello verso il cibo è superiore alla norma nel BED.

Ed ecco spiegato il rapporto morboso di questi pazienti con l’alimentazione. Ma il BED si può curare?

Terapia del Binge Eating Disorder

La complessità del BED, purtroppo, si ripercuote anche sul piano terapeutico. Ad oggi, infatti, esiste un solo farmaco approvato: la lisdexamfetamina dimesilato (Vyvanse®).

La lisdexamfetamina appartiene al gruppo delle amfetamine, farmaci stimolanti. Assunta per via orale viene assorbita nell’intestino e, una volta in circolo, viene attivata nei globuli rossi. Giunta nel cervello, quindi, aumenta i livelli di dopamina – che, come visto in precedenza, è un trasmettitore che controlla il comportamento – e ciò si crede alla base dell’efficacia nel BED.
BED - attivazione lisdexamfetamina dimesilato
Figura 2: attivazione della lisdexamfetamina. Nei globuli rossi, il profarmaco viene scisso in L-lisina (un aminoacido) e destroamfetamina (la forma attiva).

Lisdexamfetamina nel trattamento del BED

Nel 2015, la FDA ha approvato l’uso della lisdexamfetamina nel trattamento del BED moderato e severo.

Ricordiamo che il DSM-5 classifica il BED in quattro gradi di severità, in base al numero di abbuffate settimanali:

  • lieve (1-3);
  • moderato (4-7);
  • severo (8-13);
  • estremo (≥14).

Il farmaco è stato approvato perché riduce le abbuffate settimanali, alle dosi di 50 e 70mg giornalieri, e riduce significativamente il peso corporeo e le ricadute.

Fornaro e colleghi, in particolare, hanno esaminato i dati provenienti da quattro studi:

  • tre valutanti gli effetti in acuto;
  • uno valutante gli effetti nella fase di mantenimento.

Ma vediamo alcuni numeri!

Riduzione delle abbuffate

50-70mg/die hanno ridotto, significativamente rispetto al placebo, il numero di giorni alla settimana di abbuffate.

Percentuale di risposta

È la percentuale di partecipanti, che ha riscontrato dei miglioramenti in seguito alla somministrazione. Ecco le percentuali di risposta nei tre studi in acuto:

  • 89,6% versus 64,5% nel placebo
  • 82,1% versus 47,3% nel placebo
  • 86,2% versus 42,6% nel placebo

In tutti e tre gli studi, quindi, la percentuale dei responders è superiore nel gruppo trattato.

Percentuale di remissione

È la percentuale di partecipanti nei quali è avvenuta la remissione dei sintomi, cioè la cessazione delle abbuffate per quattro settimane. Ecco le percentuali di remissione nei tre studi in acuto:

  • 42,3% versus 21,3% nel placebo
  • 40% versus 14,1% nel placebo
  • 36,2% versus 13,1% nel placebo

Anche in questo caso, la lisdexamfetamina si è dimostrata superiore al placebo in termini di efficacia.

Percentuali di ricaduta

Nella fase di mantenimento, il farmaco ha ridotto le percentuali di ricaduta (il ritorno alle abbuffate) in modo significativo rispetto al placebo.

Sicurezza

La frequenza degli effetti indesiderati, purtroppo, era significativamente più alta nei tre gruppi trattati rispetto al placebo. In particolare:

  • 84,7% versus 58,7% nel placebo
  • 82.3% versus 58.8% nel placebo
  • 77.3% versus 50.8% nel placebo

Ma la lisdexamfetamina è sicura?

Reazioni avverse e controindicazioni della lisdexamfetamina

Come appena visto, purtroppo, l’uso della lisdexamfetamina non è scevro da rischi, perché aumenta i livelli di particolari mediatori (noradrenalina/adrenalina, dopamina e serotonina) sia nel cervello, sia nei tessuti periferici. In tabella riportiamo gli effetti indesiderati più comuni, riscontrati negli studi.

BED - reazioni avverse lisdexamfetamina
Figura 3: reazioni avverse alla lisdexamfetamina. Credits: FDA

Tra i pazienti più a rischio, vi sono:

  • pazienti schizofrenici, perché può accentuarne i sintomi;
  • persone con malattie cardiovascolari, a causa degli effetti su cuore e vasi sanguigni;
  • pazienti che assumono farmaci per il Parkinson o la depressione, per possibili interazioni;
  • minorenni, per la mancanza di studi sulla sicurezza nel BED;
  • donne incinte, perché mancano studi relativi alla sicurezza;
  • donne che allattano, in quanto il farmaco potrebbe ritrovarsi nel latte materno.

Ora che conosciamo la vita, la morte e i miracoli della lisdexamfetamina, vediamo come siamo messi in Europa! Questo farmaco, infatti, ha ricevuto l’approvazione per la cura del BED solo in America. Nell’UE, invece, gli attuali protocolli prevedono l’associazione tra psicoterapia, programmi nutrizionali e farmaci off-label.

Terapia off-label del Binge Eating Disorder

Gli off-label sono farmaci già noti e usati da tempo in terapia, ma con indicazioni diverse rispetto a quelle considerate. Per quanto riguarda il BED, ad esempio, sono off-label:

  • antidepressivi,
  • antiepilettici,
  • antiobesità,
  • anticraving (cioè contro le dipendenze).

Tra quelli elencati tuttavia, i farmaci sui quali esistono maggiori evidenze sull’efficacia nel BED, sono gli antidepressivi. Secondo Kornstein e colleghi, infatti, diversi razionali ne giustificano l’impiego. Vediamoli!

Analogie tra BED e bulimia nervosa (BN)

Come già accennato, il BED e la BN sono accomunati dalle abbuffate, benché nel primo caso manchino i comportamenti compensatori. E dal momento che gli antidepressivi, soprattutto la fluoxetina (Prozac®), sono capaci di ridurre le abbuffate nella BN, allora potrebbero farlo anche nel BED.

Comorbilità con i disturbi d’ansia e dell’umore

Dal momento che il BED potrebbe avere le stesse cause di ansia e depressione, i farmaci antidepressivi potrebbero migliorarne il quadro clinico. Da una revisione di studi, infatti, è emerso che gli antidepressivi sono superiori, rispetto al placebo, nel ridurre le abbuffate (- 40,55% versus – 22,2%) e nel migliorare i sintomi depressivi. I risultati, tuttavia, son ben lungi dall’essere conclusivi: indagini su campioni più estesi e di maggior durata, vista la cronicità del BED, sono necessarie per confermarne l’efficacia.


E con questo è tutto, cari lettori! Se l’articolo vi è piaciuto, e lo reputate interessante, consigliatene pure la lettura. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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Scritto da:

Jessica Zanza

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica. Con Virginia Taddei e Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care: quelle inerenti alla salute e al benessere.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it