Domenico Serafino Sambenedettese

La Sambenedettese rischia di affrontare l’ennesimo fallimento della sua storia recente. Vediamo com’è stato possibile arrivare a questo punto.

Sambenedettese, una storia molto italiana

Nell’ultimo anno abbiamo avuto l’occasione di parlare più volte dei problemi legati alla gestione economica del calcio, soprattutto quello di seconda fascia. Erano stati sollevati dubbi sia nel momento in cui si discuteva sull’eventuale ripartenza dello scorso campionato a seguito del lockdown, sia a proposito della sciagurata gestione del Wigan in Inghilterra. L’argomento è tornato di particolare attualità in queste ultime settimane a seguito delle incredibili vicende societarie della Sambenedettese. Nonostante la squadra militi nella terza divisione calcistica italiana, gli avvenimenti che la riguardano stanno avendo un notevole risalto mediatico nazionale (per una serie di motivi che vedremo nel corso di questo articolo).

Non ci si può limitare al semplice racconto dell’attuale presidenza della Sambenedettese – quella dell’italoargentino Domenico Serafino – ma si deve fare un piccolo excursus storico per capire meglio come i problemi del calcio italiano di seconda-terza fascia siano strutturali. Nella ricostruzione dei turbolenti anni recenti della storia del club rossoblù, mi sono avvalso dell’aiuto di Edoardo Tarullo dell’Associazione Noi Samb, che ci tengo a ringraziare per aver messo la sua memoria storica a mia disposizione; una ricostruzione più dettagliata di alcuni passaggi non sarebbe stata possibile senza di lui.

Le tre peculiarità della Samb

Per chi segue il calcio minore, la Sambenedettese può essere associata principalmente a tre cose. La prima è, senza dubbio, la tifoseria, riconosciuta come una delle più calde d’Italia. In questo senso sono indicative le parole di Daniele De Rossi di pochi anni fa, quando disse che apprezzava vedere gli stadi dove c’è grande tifo allo stadio e, accanto a nomi più blasonati come quello del Boca Juniors, inserì anche il nome della squadra marchigiana.

L’ex romanista e neo-componente dello staff di Mancini in Nazionale non è l’unico ad essere rimasto impressionato da ciò. Al di là di attestati di stima delle altre tifoserie italiane, è sempre bello ricordare come i tifosi del Bayern Monaco rimasero talmente colpiti dal calore dei sambenedettesi da gemellarsi con la tifoseria rossoblù.

Tifosi Sanbenedettese nella partita contro il Bayern Monaco
Tifosi della Sambenedettese nella partita contro il Bayern Monaco.

La seconda cosa che si associa alla Sambenedettese è il Riviera delle Palme, uno stadio che potrebbe tranquillamente ospitare partite di Serie A e che solitamente i tifosi ospiti visitano con piacere.

L’ultima, sfortunatamente, è la tendenza al fallimento societario, ed è da questo punto che è necessario far partire il nostro excursus storico.

L’excursus

Fino agli Anni Ottanta la Sambenedettese ha vissuto i suoi anni migliori, un periodo nel quale è stata una presenza fissa in Serie B, vivendo alcune stagioni tutt’altro che banali, in un’epoca in cui la Serie B aveva uno spessore probabilmente superiore a quello attuale. Dagli Anni Novanta, tuttavia, la Sambenedettese non è mai riuscita a tornare nella serie cadetta, non andando oltre la Serie C. Proprio in questo decennio si verifica il primo di una serie di fallimenti che affliggeranno il club rossoblù (nel ’94, sotto la presidenza di Venturato). Per diverso tempo questo primo fallimento è sembrato essere un caso isolato, dal momento che dopo pochi anni la squadra marchigiana sembrò essere più volte vicina al ritorno in Serie B.

Anche il lettore meno attento alle vicende calcistiche ricorderà Luciano Gaucci, noto anzitutto per essere stato proprietario del Perugia; a questa proprietà affiancò, a cavallo fra i due secoli, anche quelle del Catania e proprio della Sambenedettese (oltre che della Viterbese nell’allora Serie C2). In questo periodo di militanza in Serie C (anche dopo la gestione Gaucci) i rossoblù vedono militare fra le proprie fila giocatori che negli anni a venire avranno una carriera addirittura in Serie A (Delvecchio, Canini, Bogliacino, Leon, Cigarini, Consigli) e anche allenatori che avranno un percorso del medesimo livello (su tutti Colantuono e Ballardini).

Una lunga serie di problemi societari

Dopo un primo quinquennio degli Anni Duemila, che lasciava presumere un avvenire vicino a quello degli anni migliori, arriva il primo di una lunga serie di problemi societari: nel campionato 2005/2006 la Sambenedettese deve affrontare la più grave crisi economica da quella del 1994. I giocatori non sono pagati, la società è assente, col presidente Soldini che si defila per sfuggire all’ira dei tifosi (ma non sfuggirà alla giustizia italiana, che lo condannerà a 2 anni per banca fraudolenta aggravata e documentale).

In questo contesto, con un fallimento alle porte, va in scena una delle stagioni più epiche della storia del club e, più in generale, di tutta la città. Senza alcuna risorsa economica, i cittadini sambenedettesi si fanno carico delle spese dei giocatori e della squadra; dal costo delle trasferte a quello della luce dello stadio, passando per l’alloggio dei calciatori o semplicemente per il servizio di lavanderia, la città non fa mancare niente alla squadra. Lo sforzo collettivo è ripagato con la salvezza sul campo al termine di una cavalcata esaltante, che culmina in un play-out a dir poco epico contro il Lumezzane: all’andata i lombardi vincono 3-1 in casa (che all’epoca contava fra le proprie fila Balotelli e Matri), ma al ritorno la Sambenedettese, trascinata dal Riviera, travolge gli avversari con uno storico 4-0.

Qui un racconto più dettagliato di quell’annata, che purtroppo non può essere ulteriormente approfondita in questa sede.

I fallimenti

Il verdetto che però tutti aspettavano riguardava l’esito delle vicende societarie e, col senno del poi, probabilmente è il migliore possibile: il fallimento pilotato (che ci tornerà utile approfondire in un secondo momento) che permette alla Sambenedettese di mantenere comunque la categoria. Il peggio sembrerebbe essere passato, ma l’impressione è a dir poco sbagliata.

Nel giro di pochi anni la Sambenedettese subisce altri due fallimenti ben più sanguinosi, sempre dovuti a gestioni finanziarie sciagurate e/o poco limpide. Il primo dei due (il terzo in quindici anni) arriva nel 2009, con la società che è costretta a ripartire dall’Eccellenza. Probabilmente però è il secondo, quello del 2013 (il quarto in neanche vent’anni), ad essere il più sanguinoso del lotto. La Sambenedettese, sotto la gestione Bartolomei-Pignotti, vince il campionato di Serie D e si conquista sul campo la promozione. Ciononostante non ci sono né soldi né potenziali acquirenti della società, millantati nel corso dei mesi dalla proprietà. Alla fine della fiera, la Sambenedettese fallisce nuovamente ed è costretta per l’ennesima volta a ricominciare la propria risalita dall’Eccellenza. Il caso di una squadra che fallisce dopo aver vinto il proprio campionato, se non è unico, è quantomeno estremamente raro.

Gli ultimi anni

Dal 2013 fino a quest’estate la situazione societaria ed economica del club rossoblù è stata piuttosto tranquilla. Questi anni sono stati contraddistinti dalla proprietà di Franco Fedeli (che rileva la società da Gianni Moneti), personaggio quantomeno umorale e con un ego abbastanza ingombrante, che tuttavia ha garantito una buona stabilità alla Samb, ormai una presenza fissa in Serie C. Dopo il fallimento del 2013, infatti, la squadra aveva avuto la forza di scalare nuovamente le categorie minori.

Per squadre con una storia come quella della Sambenedettese potrebbe sembrare una banalità risalire da campionati come l’Eccellenza, ma non lo è assolutamente. Molte altre “nobili decadute” non riescono ad uscire dal pantano delle serie minori con questa facilità: rimanendo al calcio marchigiano (non in un gran momento) l’Anconitana è ancora ferma al campionato di Eccellenza, mentre la Maceratese è bloccata da un paio di stagioni in Promozione. Un chiaro indice di come arrivare a San Benedetto spesso implichi per il proprietario delle ambizioni più grandi di quella di vivacchiare in serie non professionistiche (e questo voler strafare è uno dei motivi ricorrenti dei diversi fallimenti del club).

L’arrivo di Domenico Serafino

Proprio con queste ambizioni ben sopra la media sembrava essere arrivato l’attuale presidente della Sambenedettese, un cantante italoargentino di nome Domenico Serafino. Mal abituati come sono, in un primo momento i tifosi sambenedettesi erano piuttosto scettici, anche perché – con un po’ di pregiudizio – il pensiero di affidarsi a un cantautore sudamericano non sembrava una prospettiva esaltante, almeno detta così. Inoltre veniva da chiedersi che ruolo avesse nella società che formalmente ha acquistato la Sambenedettese, la Sudaires.

Inizialmente gira la voce che sia solo un prestanome e che i soldi li metta un socio sudcoreano della Sudaires, vero soggetto forte del sodalizio che ha acquisito i rossoblù. È comunque lo stesso Serafino a confermare l’esistenza di questo socio di minoranza, Kim Dae Jung (omonimo fra l’altro di un ex presidente della Corea del Sud), un imprenditore nel settore di prodotti vegani. Questa collaborazione è così strana che in città nascono leggende incredibili (e tutte assolutamente da verificare) sulle origini di questa alleanza.

Domenico Serafino approda alla Samb, ma deve fare i conti con la diffidenza iniziale dei tifosi.
Domenico Serafino approda alla Samb, ma deve fare i conti con la diffidenza iniziale dei tifosi.
La diffidenza iniziale dei tifosi

Come si capisce, l’ambiente non è particolarmente predisposto ad accogliere questa nebulosa presidenza, eppure con poche (ma piuttosto eclatanti) mosse Serafino è riuscito a vincere questa diffidenza iniziale. Prima di queste, però, c’era già un fatto precedente all’acquisizione della Sambenedettese che aveva iniziato a tranquillizzare i tifosi: dal 2019 Serafino è proprietario di un’altra società calcistica, il Bangor City Football Club.

L’acquisto del club gallese era stato celebrato anche dalla stampa italiana per la forte componente “made in Italy” che aveva contraddistinto questo passaggio di proprietà. La gestione di questo club appariva oculata e andava a recuperare una situazione pregressa di enorme difficoltà societaria (il club sarebbe dovuto retrocedere in terza categoria, evenienza scongiurata in extremis); addirittura, fra le varie iniziative del Bangor City, compariva un sodalizio con l’Inter per il progetto delle Academy nerazzurre sparse nel mondo.

Queste prime notizie erano piuttosto incoraggianti. Poco importa se, in un contatto sui social, i tifosi del Bangor City avevano espresso scarsa simpatia per il loro presidente; anche molti tifosi della Sambenedettese non avrebbero speso parole al miele per il precedente proprietario della squadra, ma non ne avrebbero potuto parlar male quanto alla gestione societaria, priorità per un club che è già fallito quattro volte in vent’anni (tre nel giro di otto anni).

Serafino cerca di ingraziarsi la tifoseria

Come detto, Serafino fa veramente di tutto per entrare nelle grazie dei tifosi del Riviera. Arrivato in estate, quando è ancora in corso il precedente campionato, garantisce il sostegno economico per la partecipazione ai play-off e presenta subito un nuovo accordo di sponsorizzazione con la Nike. È però a cavallo fra la vecchia e la nuova stagione che il cantante italoargentino riesce a spazzare via praticamente qualunque dubbio circa la sua affidabilità.

Anzitutto Serafino riesce a dotare la squadra di un centro sportivo completamente nuovo per allenarsi, il “Samba Village”, una struttura attesa da parecchio tempo. Poi fa cambiare il manto erboso del Riviera delle Palme con un investimento pari addirittura di circa €700.000. Abituati a leggere le cifre che girano in Serie A, alcuni lettori forse non si renderanno conto di quanto questi due impegni siano significativi per un club di Serie C.

Scocca la scintilla!

Infine, a far scoccare la scintilla fra il presidente e la città c’è una campagna acquisti di spessore. Oltre all’acquisto di giocatori di spessore per la categoria (ad esempio quello dell’attaccante Nocciolini), vengono acquistati un paio di nomi di grande rilievo mediatico: il primo è Maxi Lopez, giocatore con tutta una carriera in Serie A e un passato addirittura al Barcellona; il secondo è Ruben Botta, talentuosissimo trequartista argentino che qualcuno ricorderà per una sua parentesi all’Inter nel 2014, che sta dimostrando di c’entrare molto poco con la Serie C. Con questi nomi e con la presenza in panchina (già dalla stagione scorsa) dell’ex Juventus Paolo Montero, la Sambenedettese si garantisce anche una certa visibilità mediatica, che non tutte le compagini della categoria possono vantare.

Nel mosaico della costruzione della rosa, inoltre, si segnala che più di un giocatore ha firmato un contratto pluriennale, segno che la società ha intenzione di creare l’ossatura di una squadra per un progetto che non si dovrebbe esaurire nel giro di una stagione; simbolo di una programmazione che negli anni recenti non si era mai vista.

Maxi Lopez è stato uno degli acquisti di spessore effettuati dalla Samb.
Maxi Lopez è stato uno degli acquisti di spessore effettuati dalla Samb.
L’inizio del campionato

Il campionato inizia con una certa dose di ottimismo. La squadra magari non vincerà il campionato, ma sicuramente lotterà per i play-off, aspettativa che la mantiene pienamente. Magari con qualche ritocco a gennaio (in difesa e sulle fasce soprattutto) si può puntare veramente in alto. Eppure il mercato invernale non è quello che ci si poteva attendere dopo quello estivo, con giocatori che più che aggiungere qualcosa alla rosa arrivano a sostituire alcune partenze anche un po’ inaspettate.

Non basta questo a far alzare le antenne alla maggior parte dei tifosi, anzi. La luna di miele con Serafino continua e raggiunge il suo tragicomico apice a gennaio, quando l’italoargentino viene eletto all’unanimità personaggio dell’anno dall’associazione cittadina Genius Loci, che ogni anno premia un individuo che ha rappresentato la “sambenedettesità” e ha fatto molto per il territorio.

Inizia una nuova fase calante

Raggiunta la vetta nel rapporto con la città, non può che iniziare la discesa. Il primo vero campanello di allarme sono forse le dimissioni dell’allenatore Zironelli (che aveva sostituito Montero in corso d’opera), parzialmente inaspettate per almeno una parte della tifoseria. Il mister lamenta una certa assenza della società e, probabilmente, ha capito come sarebbe andata a finire la stagione dei rossoblù, così abbandona la nave e lascia il timone nuovamente nelle mani di Montero.

Iniziano a circolare delle voci poco rassicuranti a San Benedetto, che prontamente Serafino mette a tacere con un video tanto rassicurante quanto improbabile (che dopo qualche tempo toglie da Facebook, forse per vergogna, forse per pudore).

Il video lo trovate al seguente link: https://fb.watch/4w2GM2Ft0X/. Tutto molto bello, mancava solo “vincere, e vinceremo!”.

La denuncia di Lopez

Il caso esplode però quando Maxi Lopez denuncia via Instagram la situazione della squadra, che ha ricevuto il pagamento degli stipendi dovuti fino al mese di ottobre e poi nulla più. I calciatori sono in estrema difficoltà, anche perché non tutti hanno militato in categorie superiori riuscendo a mettere da parte un bel tesoretto. La denuncia di Maxi Lopez viene condivisa da tutta la squadra tranne che da due giocatori: Simone Lavilla, terzino calabrese che da metà stagione non è più nei radar della squadra (e non si sa neanche se si stia ancora allenando con i compagni), e Francesco Serafino, attaccante nonché figlio del presidente.

Le promesse (non rispettate) di Serafino

È questo il turning point della storia di questa stagione della Sambenedettese. Serafino ormai non può più fare finta di niente e inizia una serie di rassicurazioni e promesse di pagamento non rispettate che ricorda le grandi streak della storia dello sport (come la striscia di imbattibilità di Undertaker a Wrestlemania, per intenderci). Serie che è ancora apertissima, dal momento che – ci arriveremo – Serafino ha promesso che domani (lunedì 29 marzo, ndr) farà vedere i conti in un incontro col Comune, oltre ad aver rassicurato tutti di aver trovato i soldi per pagare le pendenze della società. Pendenze che non sono solamente nei confronti dei giocatori, ma anche dei fornitori.

Il “Samba Village” ad oggi non risulta pagato, mentre quanto al manto erboso, dei presunti €700.000 dovuti sembra che sia stata pagata solo una somma a titolo di anticipo. Nel frattempo i giocatori hanno garantito che porteranno a termine la stagione col massimo impegno nonostante le difficoltà economiche di molti di loro. In questo scenario una menzione d’onore va proprio al capitano Maxi Lopez, che sta facendo di tutto per aiutare anche economicamente i compagni che ne hanno più bisogno (così come pare stia facendo anche Botta); una figura che per tanti anni è stata associata principalmente ai peggiori gossip, ma che sta mostrando uno spessore umano non comune.

Viene da chiedersi come si è arrivati a questa situazione

La ricostruzione più attendibile, al momento, tira in ballo, come ulteriore vittima di Domenico Serafino, il suo socio Kim Dae Jung. Secondo quanto è emerso in queste settimane, Serafino e Jung avevano l’accordo di ripartirsi le spese del club; le somme stimate non sono ancora precise, ma la cifra che inizialmente ognuno dei due avrebbe dovuto sborsare per la Sambenedettese sembra essere intorno ai 2,5 milioni di euro. Se, da un lato, Jung ha rispettato il proprio impegno, lo stesso non può dirsi per Serafino, che sembra aver versato una minima parte di quanto pattuito, mentre non è ancora del tutto chiaro come abbia gestito le somme del socio.

In questa situazione, che porterà inevitabilmente a dei punti di penalità alla squadra dopo che la Sambenedettese è stata messa in mora dai giocatori, il futuro appare incerto e non lascia ben sperare. La prima strada che il Comune, l’Associazione Noi Samb e la Curva Nord Massimo Cioffi (interlocutori principali della società in questa faccenda) hanno tentato di battere è stata la via del seitan, vale a dire quella che porta a Jung. Il sudcoreano si era detto disposto a rilevare la maggioranza del club, ma ad oggi le trattative si sono arenate per motivi ancora non chiariti, probabilmente dovuti alla scarsa chiarezza che tuttora permane attorno ai conti del club.

Conclusioni

Ciò che eviterebbe il peggio sarebbe l’effettivo pagamento di quanto promesso da Serafino, ma oggi è difficile credergli dopo tutte le promesse non mantenute. Di fronte alla difficoltà nel reperire nuovi acquirenti per il club, le possibilità che abbia luogo l’ennesimo fallimento della Sambenedettese (il quinto in ventisei anni, il quarto in quindici anni) iniziano ad essere piuttosto elevate. Per non dover ripartire dalle serie inferiori, si dovrebbe sperare nel già menzionato fallimento pilotato; con questa procedura, infatti, è la società stessa che presenta istanza di fallimento, facendo finire all’asta anche il titolo sportivo che, se acquistato, permetterebbe di ripartire dalla categoria in cui milita il club. L’unica controindicazione di questa procedura concorsuale è che la nuova società dovrebbe accollarsi solamente i debiti della gestione sportiva, mentre gli altri creditori rischierebbero di non veder soddisfatto il proprio credito.

La Sambenedettese rispecchia le fragilità del calcio italiano

Quel che è certo è che ancora una volta la Sambenedettese ha mostrato tutta la fragilità del calcio minore italiano. Un campionato come quello di Serie C ha dei costi che difficilmente vengono coperti dai ricavi sportivi, costringendo la proprietà di turno a garantire la copertura economica del club. Basti pensare che, se già in Serie B i diritti sportivi valgono alla squadra una cifra che può oscillare fra i 3 e i 5 milioni di euro a stagione (somme già da sole sufficienti per allestire la squadra), in Serie C difficilmente si va oltre i €30.000 annui. A ciò si aggiunga un controllo economico praticamente inesistente da parte delle autorità preposte. In questo caso, senza la denuncia dei giocatori della Sambenedettese, probabilmente nessuno avrebbe eccepito niente nella gestione della società, fino all’inevitabile implosione del club.

Chissà quante altre volte società come la Sambenedettese dovranno fallire ancora, prima che il sistema sia abbastanza sano da prevenire il crearsi di una situazione del genere.

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Scritto da:

Lorenzo Picardi

Avvocato e pubblicista, non giudicatemi male. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
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