Montisola panoramica

Forse non tutti sanno che in Italia abbiamo dei piccoli “primati” di cui vantarci, anche, e soprattutto, all’estero.

Uno di questi è Montisola, 600 metri sul livello del mare, immersa nel Lago Sebino (meglio conosciuto come Lago d’Iseo). Come chiaramente dice il suo nome, è un’isola montuosa, lacustre, di origine naturale, ed è la più grande non solo in Italia, ma dell’intera Europa centro-meridionale (su, al nord, ci sono Visingsö nel lago svedese di Vättern e l’isola artificiale di Sääminginsalo e beh… quelle sono un’altra storia).

Fino al 18 giugno 2016, bresciani e bergamaschi a parte, credo che pochi altri sapessero della sua esistenza. Per me è stata la meta estiva per eccellenza durante tutta l’infanzia, avendo i nonni residenti ad Iseo ed i loro “dirimpettai di vicolo” che per lavoro traghettavano i turisti da e per l’isola (con me come ospite abusiva appresso).

Diventata famosa in Italia e nel mondo intero per aver ospitato The Floating Piers, che molti, io per prima, hanno visitato solo per il gusto di dire “io c’ero”, cessato il clamore mediatico è tornata ad essere quella di prima: un bel posto tranquillo ed immerso nella natura, tutto da visitare.

Numero 1: prepararsi per bene

Munitevi di scarpe ed abbigliamento comodi: sull’isola non sono ammesse vetture, quindi l’unico modo per visitarla è a piedi, oppure in bicicletta (ma è possibile noleggiarne sul posto, eventualmente) e stiamo parlando di circa 9 chilometri. All’occorrenza c’è un piccolo bus, unico mezzo a motore in circolazione, ma volete davvero perdere l’occasione di una bella e salutare passeggiata?

-Ammettetelo, da quando seguite i miei viaggi non avete più necessità di frequentare la palestra! N.d.A.-

Come si raggiunge Montisola?

Semplice: col traghetto.
Si parte indifferentemente dalla costa bresciana o da quella bergamasca. Il punto di attraversamento più stretto è tra Sulzano (BS) e Peschiera Maraglio (dove è stato installato The Floating Piers, per capirci), mentre quello più distante è tra Lovere (BG) e Carzano.

Montisola dall'alto
Montisola vista dall’alto

Una volta giunti avete l’imbarazzo della scelta: girare verso destra o verso sinistra? In entrambi i casi, percorsi i 9 chilometri del periplo e visitati i 12 centri storici, vi ritrovate al punto di partenza, senza rischio di perdervi. Si è calcolato di recente che l’intera rete di strade attualmente asfaltate sull’isola arrivi ad un totale di 25 chilometri scarsi.

Montisola è un unico comune, suddiviso però in tanti “centri” (e guai a chiamarle “frazioni”): Siviano, sede del comune, della scuola e dell’ufficio postale, poi Carzano, Masse, Cure, Menzino, Novale, Olzano, Peschiera Maraglio, Porto di Siviano, Sensole, Senzano, Sinchignano.

E una volta sbarcati?

Resta ancora da capire cosa visitare.
Partendo per pura comodità da Peschiera Maraglio, a pochi passi dall’imbarcadero si trova il più conosciuto cantiere nautico dell’isola, dove da ben quattro generazioni i maestri d’ascia costruiscono i naét secondo le antiche tradizioni.

Montisola - Costruzione del naét, 1970
Costruzione del naét, foto del 1970

Il naét, o naécc, è un’imbarcazione dalla forma affusolata e fondo piatto, abbastanza simile alla gondola veneziana, utilizzata dai pescatori. Di norma era costruito con essenza di castagno selvatico, resistente e poco danneggiabile dall’acqua, mentre ora si utilizzano mogano e materiali più moderni, tra cui la vetroresina. È lungo circa 7 metri, misura solo 1,3 metri nel punto più largo ed è studiato per la voga in piedi. Solo nel XX secolo è stata modificato con l’aggiunta del motore in coda.

Montisola - Museo della Rete
L’interno del Museo della Rete

Fino agli anni settanta Montisola era uno dei principali produttori mondiali di reti da pesca, mercato in parte rovinato con l’avvento dei fabbricanti industriali giapponesi. Erano le donne che, sedute sugli scagnini (i seggiolini) arrotolavano i barteèi (le nasse), fatti in cotone, canapa e lino. Di questa tradizione rimane, sempre a Peschiera, il Museo della Rete, mentre la produzione di reti si è trasformata in originali borse ed amache realizzate a mano, nonché di reti per porte da calcio.

Girovagando negli stretti vicoli, obbligatoriamente a piedi, è possibile visitare anche la Chiesetta di San Michele Arcangelo (XVII secolo). Ricostruita sulle rovina della chiesa precedente e consacrata nel 1648, presenta una facciata a due ordini e timpano triangolare liscio, con una croce in metallo, e si trova alla fine di una scalinata in marmo di Sarnico formata da sette gradini a sezione piramidale. La porta in ebano reca due eleganti cornucopie in altorilievo e risale presumibilmente alla vecchia costruzione, dato che non presenta dediche a San Michele.

Sensole

Proseguendo verso sud, una stradina litoranea vi porta a Sensole, il cui nome deriva dal latino sinus olis, che significa “insenatura dell’olio“, ed infatti la vostra passeggiata è accompagnata da piante d’olivo, da cui si produce un buon olio extravergine di oliva Dop. Nel centro abitato, verso la sponda del lago, c’è una Cappelletta del XVII secolo sulla cui facciata a capanna, sopra il portale, c’è un dipinto dedicato alla Madonna.

Montisola: la Rocca degli Oldofredi
la Rocca degli Oldofredi

Per proteggere l’isola, sulla sommità di una parete rocciosa, nel XII secolo gli Oldofredi costruirono una Rocca. Si raggiunge imboccando un sentiero che si trova all’inizio di Menzino e, dopo 250 metri di salita totalmente immersi nella fitta vegetazione, appare il castello. La costruzione si presenta su base quadrata, imperniata attorno ad un’imponente torre a pianta circolare e base scarpata, origine e fulcro del castello, con il lato verso monte adibito a residenza, tutto costruito nel secolo XV tra due torri di spigolo a base tonda.

Per tre lati sopra il cortile c’erano solo tre muri alti due livelli, con un cammino di ronda posto al secondo. Adesso il castello, lasciato per oltre un secolo senza cure, è pericolante, tanto che una “sarneghera” (tipico temporale di zona di forte entità) ha fatto crollare il muro di fronte alla parte abitativa. La struttura non è visitabile sia in quanto di proprietà privata, sia a causa della mancata sicurezza della costruzione.

Dietro il castello è stata predisposta una zona pic-nic attrezzata, dove è possibile sostare, anche con tende da campeggio, immersi nella natura.

Cure
Montisola: Santuario della Ceriola
Santuario della Madonna della Ceriola

Poco più avanti nel periplo, un sentiero conduce al punto più alto di Montisola, 600 metri, a Cure, dove si trova il Santuario della Ceriola. Lungo il percorso che porta al santuario sono presenti 15 cappelle che celebrano i misteri del rosario, realizzate nella seconda metà del Novecento.

La prima chiesa venne costruita presumibilmente sulle rovine di un tempio pagano; l’attuale edificio risale invece al Cinquecento, ma il suo interno venne modificato nel secolo successivo con l’inserimento di un nuovo presbiterio, mentre il campanile invece fu costruito nel 1750. Fu la prima chiesa dedicata alla Madonna ad essere costruita nella zona del lago. All’interno si possono osservare affreschi del XVI secolo e un’icona in legno dorato della Madonna con Bambino, realizzata in legno di cerro (da cui il nome, “Ceriola”) affiancata da S. Faustino e S. Giovita, i santi patroni di Brescia.


Se volete sapere qualcosa di più su San Faustino e San Giovita, ne ho parlato qui.


Porto Siviano e Siviano
Montisola - Torre Martinengo
Torre Martinengo

Tornando sulla riva del lago si raggiunge Porto Siviano, mentre poco più in alto, a 250 metri, esattamente di fronte alla costa bergamasca troviamo Siviano. Tra le vie del paese dal caratteristico stile medioevale, si erge la Torre Martinengo, di forma quadrata e rastremata verso l’alto fino a 20 metri d’altezza, risalente al XIV secolo (probabilmente quanto resta del Castello Martinengo).

Preceduta da una ripida scalinata, si trova invece la Chiesa Parrocchiale dedicata ai Santi Faustino e Giovita, il cui portale d’ingresso, abbellito da un portichetto neoclassico, è realizzato in marmo di Rezzato, così come molti altri dettagli: l’altare maggiore, ad esempio, è in marmo di Ome e marmo rosso di Caprino Veronese, mentre i due architravi laterali del pronao poggiano su di quattro colonne tuscaniche in marmo bianco di Carrara.

Carzano

Il periplo dell’isola termina con Carzano, il cui centro storico ha case antichissime ben conservate. Svetta tra le costruzioni la Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista del XVIII secolo, riconosciuta nel 1580 dal vescovo Carlo Borromeo, a navata unica e con due altari.

Montisola Festa di Santa Croce
Alcuni fiori in carta, realizzati a mano, per la festa di Santa Croce

Qui a Carzano, ogni cinque anni, si tiene la festa di Santa Croce, che ha il suo fulcro il 14 settembre con la processione con la S. Reliquia 
della Croce di Cristo, conservata in un reliquiario d’argento a forma di croce del XVIII secolo. Questa festa ha origini incerte: si dice sia nata nel 1836 per celebrare la fine di un’epidemia di colera, ma secondo altre fonti ebbe origine ancora prima, nel 1632, per festeggiare l’immunità del paese dall’epidemia di peste, portata nella zona franciacortina nel 1629 dai Lanzichenecchi in ritirata, dopo la sconfitta subita a Mantova.

Si inizia un mese e mezzo prima, con la preparazione degli allestimenti delle vie da parte degli abitanti, che per tutti i cinque anni si autotassano mensilmente per organizzare l’evento. Tutto il paese viene addobbato con fiori di carta fatti a mano, rami di pino e luci bianche.
N.d.A. La prossima celebrazione sarà nel 2020, quindi avete tutto il tempo per organizzarvi.

C’è dell’altro a Montisola?
Montisola - Sardine su archetti
Gli “archetti” di Montisola

Un altro buon motivo per visitare Montisola è la tradizione culinaria, la cui portata principale è il pesce di lago: persici, alborelle e agoni. Questi ultimi, chiamati impropriamente sardine, puliti e lavati, vengono lasciati sotto sale per un giorno, poi vengono appesi su intelaiature di legno ad essiccare. Questa tradizione è così radicata da aver dato origine al cognome Archetti, il più diffuso in tutta l’isola.

Nelle frazioni collinari invece (in particolare nelle case di Cure, Masse e Senzano) si produce un salame a grana grossa. I salami vengono ottenuti dal miscuglio di carne esclusivamente di suino, una miscela di spezie e l’aglio schiacciato, il tutto viene fatto poi riposare nel vino.

Salame di Montisola
Il Salame di Montisola

La carne viene tagliata in pezzi grossolani a mano con coltello – sono banditi gli utensili elettrici – dopodiché l’impasto viene mescolato, insaccato e legato. L’antico rituale prevedeva il divieto per la donna mestruata di accedere a tali operazioni ed inoltre era d’obbligo che la luna fosse calante.

Nella seconda fase, quella dell‘affumicatura, il salame viene appeso in una stanza apposita, detta “cà del salam“: una cantina antica con muri di pietra non intonacati, soffitto a volta e un fuoco a camino chiuso in cui si brucia costantemente legna secca di ginepro per mantenere una temperatura costante ed affumicare.


L’acqua del lago d’Iseo è stata dichiarata balneabile per il 2017 con una classificazione di “eccellente” (fonte: www.balneazionelagoiseo.it). Tuttavia è bene ricordare che si tratta di un lago di origine glaciale, pertanto presenta tratti molto profondi e con correnti sotterranee tutt’altro che “docili”. Se cercate acque chete e con temperature medio-alte, questo lago non fa per voi.

Al prossimo viaggio!
Annalisa A.

Postilla: Camminare sulle acque

Montisola The Floating Piers
Christo, The Floating Piers. Collage 2014, 43,2 x 55,9 cm. Matita, pastello a cera, vernice a smalto. Fotografia di Wolfgang Volz, mappa, campione di stoffa e nastro. Foto: André Grossmann © 2014 Christo

Partiamo dalla storia.
Il progetto era nel cassetto fin dal 1970, quando, assieme alla moglie Jeanne-Claude, ebbe l’idea di creare un pontile galleggiante sul delta di Rio della Plata, poi, nel 1995, nella baia di Tokyo. Per entrambi i progetti gli fu negata l’autorizzazione, cosicché, nel 2014, senza Jeanne-Claude, l’artista Christo scelse il panorama del lago d’Iseo per dare alla luce The Floating Piers.

La passerella galleggiante è stata realizzata con circa 200.000 cubi di polietilene ad alta densità (prodotti da aziende italiane) e ricoperta da oltre 100.000 metri quadrati di tessuto giallo “dalia” brillante (proveniente da azienda tedesca). Solo per la posa dei cubi sono serviti due mesi di lavoro e 15 giorni per la stesura del telo, ma il progetto è partito tra agosto e settembre 2014 e fin da gennaio 2016 si è lavorato sul fondale del lago per creare gli ancoraggi necessari.

Progetto eco-sostenibile
Montisola The Floating Piers
The Floating Piers: la posa del tessuto

A differenza di quel che si è pensato in un primo momento, tutta l’installazione (inclusa la parte sommersa) è stata completamente rimossa, come da promessa dell’artista stesso:

Rimuoveremo ogni parte di The Floating Piers nel corso di tre mesi e lasceremo il lago d’Iseo come se non fossimo mai stati qui.

A dimostrazione che, volendo, è possibile realizzare opere ad impatto ambientale pari a zero.

Il progetto definitivo ha previsto passerelle galleggianti larghe 16 metri, degradanti ai lati, per una lunghezza complessiva di 3 chilometri. Le pieghe del tessuto non sono state casuali ma volute, studiate per richiamare il movimento dell’acqua, così come il colore, che in un primo momento sembrava una scelta da “pugno nell’occhio“, mal assortita rispetto all’ambiente lacustre, ed invece è stato accuratamente selezionato.

Ho camminato sulle acque!
Montisola The Floating Piers
The Floating Piers: la passerella fino all’isola di San Paolo (proprietà privata della famiglia Beretta)

Forse alcuni fra i miei “quattro” lettori hanno avuto modo di provare, vedere, toccare con mano quest’opera d’arte. Visti i numeri, si parla di oltre un milione e duecento mila visitatori in 16 giorni di apertura, direi che sì, c’è una buona probabilità che abbiate vissuto la mia stessa esperienza.

Parlo di “esperienza vissuta” non a caso, perché la passerella di Christo non sarebbe stata tale se non avesse avuto alcun passeggiatore. Un po’ come una “casa”, ma senza nessuno che ci abiti.

Montisola The Floating Piers
The Floating Piers: io c’ero

Ammetto che mi è stato difficile comprenderne il senso finché non ci ho messo i piedi sopra ed ho visto dal vivo il colore cangiante del tessuto: se bagnato diventava arancione scuro, con un po’ di sole subito giallo brillante, mentre di notte, alla luce della luna, sembrava dorato.

Ho avuto la fortuna di riuscire a visitarlo al tramonto, sperimentando così tutti i cambiamenti portati dalla luce e dal buio (con la luna calante del periodo) e posso dire che la scelta del colore è stata particolarmente azzeccata.

Io c’ero…
Montisola The Floating Piers
The Floating Piers: anche il cigno c’era!

La parte più emozionante è stato l’essere in mezzo al lago e sentire il movimento dell’acqua sotto i piedi, rigorosamente nudi, come consigliato. Qualcosa di simile al rollìo delle barche, ma molto più soft e diretto alle terminazioni nervose. Il fatto stesso che il tessuto fosse leggermente umido dava veramente la sensazione di camminare a pelo dell’acqua (vi assicuro che, una volta toccata nuovamente la terraferma, si cammina per un po’ come ubriachi).

Nel buio quasi completo (alcuni faretti a batteria “da campeggio” erano posizionati a distanze regolari sui lati, per segnalare agli incauti la “fine” del pianale), passeggiare totalmente circondati dall’acqua, con la passerella dorata quale unico punto di riferimento, è stata un’esperienza destabilizzante. La fiducia cieca che, a quel punto, si prova nell’artista che ha realizzato l’opera, te lo fa sentire umanamente vicino.

Ed è stato bellissimo.
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Scritto da:

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente nella precedente ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
Mi potete contattare direttamente scrivendo: a.ardesi@inchiostrovirtuale.it