ametista

Settimo capitolo della rubrica sui minerali e le pietre preziose dedicato all’ametista. Buona lettura!

Caratteristiche dell’ametista

L’ametista fa parte della famiglia dei quarzi e ha un colore che va dal viola pallido al viola profondo, a seconda della presenza di tracce di ferro e alluminio al suo interno. Caratterizzato da una lucentezza vitrea, questo cristallo si trova principalmente in Africa, Bolivia, Brasile, Canada, Europa, Messico, Russia e Stati Uniti.

Le varietà di ametista che provengono dai giacimenti africani hanno la particolarità di presentare una tonalità molto scura; il cristallo grezzo possiede comunemente concentrazioni di colore a zone, con la parte più scura sull’estremità.

Questo minerale è stato utilizzato nell’ornamento personale per oltre 2000 anni, ha una durezza di Mohs pari a 7 e non si spezza per scissione. Essendo molto resistente, viene adoperato per realizzare anelli, orecchini, pendenti, bracciali e altri tipi di gioielli, tant’è che nell’antichità la Corona reale britannica, così come la Chiesa cattolica e i Reali egiziani, erano soliti indossare gioielli con questa pietra.

L’origine del nome

Il nome ametista deriva da Amethystos e vuol dire “colui che non si ubriaca”. Tra le leggende più interessanti su questo minerale, la più conosciuta è quella che lo considera capace di bloccare gli effetti dell’alcol impedendo alla persona di ubriacarsi, semplicemente mettendo un piccolo quarzo di ametista nel bicchiere con dentro la bevanda alcolica.

Invece, la mitologia greca narra di una bellissima fanciulla che incrociò nel suo cammino per il Tempio di Diana il dio del vino, Bacco, che, arrabbiato poiché la fanciulla non ricambiava il suo amore, scatenò le due tigri guardiane su di lei.

Mentre le grandi bestie stavano per attaccare la fanciulla, Diana intervenne e, per salvarla, la trasformò in una pietra pura e chiara. Il rimorso si impadronì immediatamente di Bacco che, per espiare le sue azioni, versò il vino sulla pietra, macchiando il cristallo di una profonda tonalità viola. E così, la fanciulla Ametista prestò il suo nome al cristallo.

La pietra è definita anche gemma di San Valentino, in quanto il vescovo era solito indossare un anello con incastonato questo minerale.

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Il rituale

Utilizzata per la meditazione e per il raggiungimento dell’equilibrio, l’ametista ha diversi benefici, tra cui quello di ridurre il mal di testa e l’affaticamento degli occhi, essendo un antidolorifico naturale. Non solo: fin dai tempi antichi, veniva utilizzata per curare l’insonnia e per dissipare gli incubi durante un sonno agitato.

Per la proprietà di non far ubriacare raccontata nella leggenda, gli antichi Romani erano convinti di poter bere tutta la notte restando sobri con un’ametista in bocca o comunque a contatto con la persona.

Articolo pubblicato su Sardegna Live.


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Scritto da:

Alessandra Leo

Mi chiamo Alessandra Leo, sono laureata in Scienze della Comunicazione e pubblicista.
Adoro il mondo beauty, in particolare il make-up e la skincare, ma un'altra mia passione è l'esoterismo e tutto ciò che riguarda streghe e magia.