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In Italia rappresenta le donne e la loro festa, mentre in Brasile è usata nel culto della jurema: stiamo parlando della mimosa. In questo articolo tratteremo sia della mimosa nostrana, che dal punto di vista botanico è un’Acacia, sia della mimosa vera e propria, la Mimosa tenuiflora. approfondendone le proprietà e i benefici per la pelle. Seguiteci!

Acacia dealbata: la mimosa nostrana

L’Acacia dealbata è un albero originario dell’Australia, che si è diffuso in Europa nel XIX secolo per scopi ornamentali. Con la sua chioma ampia, che a marzo si colora di un bel giallo intenso, rende più vivaci i paesaggi nostrani, soprattutto quelli della riviera ligure, della Toscana e del Meridione.

In Italia questa pianta è molto più di un semplice ornamento: infatti, dal 1946 simboleggia la festa della donna; a deciderlo furono i membri dell’Unione donne italiane – UDI, su proposta di Rita Montagnana (esponente e parlamentare del PCI) e Teresa Mattei (dirigente nazionale dell’UDI).

La mimosa vinse all’unanimità, piazzandosi davanti all’anemone e al garofano. I motivi? Ce ne furono tre:

  • fiorisce tra febbraio e marzo, quindi, giusto in tempo per la festività;
  • è economica, fattore da non sottovalutare;
  • benché appaia fragile, cresce rigogliosa anche in condizioni difficili, rappresentando appieno la natura della donna.

L’Acacia dealbata, infatti, è una pianta pioniera, cioè un vegetale che riesce a insediarsi per primo sui terreni di recente formazione o devastati dagli incendi. Pensate che, adattandosi a suoli poco profondi e poveri in sostanze nutritive, prepara il terreno all’insediamento di specie ben più esigenti!

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Acacia dealbata (Fabaceae).

Olio essenziale di mimosa: principi attivi e proprietà

Dalla mimosa si estrae un olio essenziale molto utilizzato nell’industria profumiera: pensate che rientra nella composizione di circa 80 profumi! In particolare, l’essenza può essere concreta (massa gialla solida estratta dai fiori) o assoluta (liquido viscoso e ambrato estratto dai ramoscelli fioriti); entrambe hanno un profumo caratteristico, legnoso e floreale, quella concreta forse un po’ più dolce.

All’olio essenziale, costituito da lupeone (20%), lupeolo (7,6%) ed eptadecene (6%), vengono attribuite proprietà dermopurificanti, lenitive e rilassanti, non ancora supportate da evidenze scientifiche.

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Dettaglio dell’infiorescenza di Acacia dealbata. I capolini, globosi e di colore giallo limone, si raggruppano nella formazione a racemo.

Mimosa tenuiflora: la mimosa usata dai Maya

La Mimosa tenuiflora, chiamata jurema-preta in Brasile e tepezcohuite in Messico, è un albero originario dell’America centro-meridionale. Pensate che la corteccia viene usata a scopo rituale e curativo dal tempo dei Maya.

Da essa, infatti, si ottiene una bevanda utilizzata nel culto della jurema, un rituale religioso e terapeutico afrobrasiliano. Secondo la tradizione, il vino di jurema permette ai partecipanti di mettersi in contatto con gli antenati e gli dèi, per ricevere aiuto e insegnamenti.

Inutile dire che, il presunto contatto con avi e divinità, non è altro che un’allucinazione provocata dal vino di jurema. La bevanda, infatti, contiene gli alcaloidi N,N-dimetiltriptamina (DTP) yuremamina, che provocano alterazioni della percezione brevi ma molto intense.

La percezione distorta degli stimoli è causata dall’attivazione dei recettori 5-HT2A della serotonina, un neurotrasmettitore; ciò è possibile perché la DTP e la yuremamina le assomigliano, perciò possono attivare i suoi recettori.

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Mimosa tenuiflora (Fabaceae).

Corteccia di Mimosa tenuiflora: principi attivi e proprietà

La corteccia essiccata e polverizzata contiene anche una miscela di sostanze grazie alla quale è soprannominata l’albero della pelle; infatti, contiene il 16% di tannini che le conferiscono proprietà:

  • antisettiche, perciò previene l’infezione delle lesioni;
  • emostatiche e anestetiche, ovvero arresta eventuali emorragie e blocca la percezione del dolore;
  • antiossidanti, perciò neutralizza i radicali liberi prodotti durante l’infiammazione, placandola.

Completano l’azione i flavonoidi, anch’essi antiossidanti e lenitivi, e gli arabinogalattani, che stimolano la riepitelizzazione cutanea.

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Radice di Mimosa tenuiflora.

Mimose a confronto: quando usare l’una o l’altra? 

Sia l’essenza di Acacia, sia la corteccia di Mimosa, possono apportare dei benefici a livello cutaneo, tuttavia cambiano gli impieghi a cui sono destinate. Vediamoli!

Usi dell’essenza di mimosa

L’essenza di mimosa è utile nel trattamento cosmetico delle pelli impure, grazie agli effetti antisettici e lenitivi, e per alleviare lo stress, grazie agli effetti rilassanti. Ecco alcune ricette e consigli utili!

1) Trattamento quotidiano delle pelli impure

Unite 2-3 gocce di essenza a un cucchiaio della vostra crema o, in alternativa, alla cera di jojoba, che libera i pori dall’eccesso di sebo.


A tal proposito, vi consigliamo di leggere l’articolo sulla “Cera di jojoba: proprietà e usi“.


2) Maschera dermopurificante

Miscelate un cucchiaio di argilla ventilata (verde per le pelli molto grasse, bianca per quelle normali) con acqua, quanto basta per ottenere un impasto morbido; poi aggiungete 2-3 gocce di essenza, miscelate e applicate sul volto. Lasciate in posa 10′, risciacquate con acqua tiepida e tamponate la pelle con acqua di rose o amamelide per restringere i pori.

3) Ansia e stress

Per calmare i nervi, aggiungete una goccia di essenza a un fazzoletto di carta e inalatelo all’occorrenza; in alternativa, aggiungete 10 gocce all’acqua del bagno e inspiratene i vapori.

Usi della corteccia di mimosa

L’uso della corteccia a scopo curativo è radicato nella cultura delle popolazioni messicane e brasiliane, dove viene impiegata per favorire la guarigione di ferite e ustioni; infatti, la polvere di corteccia forma uno strato solidale con la pelle, sbarrando l’accesso ai germi e promuovendo la guarigione del tessuto.

Questo rimedio riveste un’importanza particolare in Messico, dove le condizioni di povertà hanno portato la popolazione a ripiegarvi quando è stata colpita da catastrofi sequenziali:

  • 1982 – eruzione del vulcano Chichonal, nel Chiapas;
  • 1984 – potente esplosione di gas a San Juan Ixhuatepec;
  • 1985 – terremoto devastante;
  • 1986 – grave incidente aereo a Città del Messico.
Mimosa tenuiflora per curare le ragadi al seno

Alcuni studi di piccola portata giustificano l’impiego della corteccia in alcune lesioni molto comuni, come le ragadi al seno: piccoli tagli che compaiono nei capezzoli o nell’areola, durante l’allattamento. Se non trattate, possono infettarsi e causare la mastite, cioè l’infiammazione della ghiandola mammaria.

In uno studio clinico che ha coinvolto 65 puerpere, l’applicazione di una pomata a base di mimosa 6-7 volte al dì, ha:

  • arrestato il sanguinamento delle ragadi entro 48-72 ore nel 95,6% dei casi;
  • provocato la completa scomparsa delle ragadi e dell’eritema, rispettivamente nell’89,2% e nel 93,8% dei casi;
  • migliorato l’elasticità cutanea nell’81,5% dei casi.

Solo in 3 casi è stato sospeso l’allattamento, a causa degli effetti avversi. Si tratta di dati incoraggianti, ma che necessitano di conferme da studi più rigorosi.

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia

Scritto da:

Jessica Zanza

Blogger e giornalista, ho collaborato con L'Unione Sarda.
Sono cofondatrice e curatrice editoriale di Inchiostro Virtuale.
Per contattarmi, inviate una mail a: j.zanza@inchiostrovirtuale.it