Capo San gemiliano con l'omonima torre

Visita alla torre aragonese e dintorni

Un po’ più a sud di Arbatax, nella costa centrorientale sarda, si trova una delle località più suggestive del territorio tortoliese: San Gemiliano o, come si suol dire in dialetto, “Santu Millanu”. Il toponimo deriva dalla chiesa dedicata al secondo vescovo di Cagliari (Gemiliano, appunto), martirizzato nel II secolo d.C. a Sestu.

Il turista che venga per la prima volta in vacanza a Tortolì-Arbatax non dovrebbe negarsi una visita alle bellezze di questa zona, intaccata dall’uomo solo in minima parte: la torre aragonese, testimone di un passato burrascoso; la chiesa, classico esempio di edilizia religiosa campestre sarda; infine la baia, con la sua sabbia dorata, lambìta da acque cangianti.

Iniziamo il nostro itinerario proprio dal monumento simbolo di questa località: la torre aragonese.

La torre di San Gemiliano

A 42 metri slm, proprio in cima a Capo San Gemiliano, si erge solitaria la torre aragonese, che dal secolo XVII a quello XIX ha contribuito al presidio della costa dalle incursioni corsare. Benché la precisa data di costruzione sia ignota, grazie ai documenti d’archivio sappiamo che nel 1625 esisteva già ed era chiamata “Specula”.1

Realizzata prevalentemente in arenaria calcarea, la torre era classificata come Senzilla: una struttura di medie dimensioni (7 metri alla base per 12 metri di altezza) attrezzata per la difesa leggera oltre che per l’avvistamento.2 Con una visuale di 25 km, permetteva di tenersi in contatto visivo con la torre di Largavista a nord-est (demolita per fare posto al faro nel 1866) e quella di Barisardo a sud.3

La guarnigione, mantenuta dagli Ogliastrini, era formata da un alcaide (comandante) e due soldati torrieri armati di fucili, spingarde e un cannone di medie dimensioni. Alloggiavano al primo piano, al quale si accedeva attraverso una scaletta retrattile in legno: infatti l’ingresso si trovava a 3 metri dal suolo, per ovvie ragioni di sicurezza; una botola collegava l’alloggio con la piazza d’armi, cioè la terrazza, dotata di garitte e troniere.

La torre oggi

Grazie ai lavori di restauro e recupero, che hanno messo in sicurezza la struttura senza tuttavia snaturarla, il rudere della torre aragonese è visitabile dall’interno. Delle scale a pioli in metallo permettono di accedere al primo piano e da qui, attraverso la summenzionata botola, alla terrazza, da cui si gode di un panorama mozzafiato.

Come raggiungere la torre aragonese

Per raggiungere la torre aragonese da Tortolì, dall’incrocio sul ponte di ferro bisogna imboccare via Foddeddu e svoltare a destra, in via San Lussorio, dopo circa 500 metri. Quindi si percorre il rettilineo per poi svoltare a sinistra, in via San Gemiliano, e si prosegue fino al punto panoramico, da cui si può ammirare la baia nel suo splendore. Invece, sul lato sinistro della via, si può osservare Tempo dell’arte di Maria Lai, che fa parte del museo diffuso di arte contemporanea.

Il tempo dell'arte, Maria Lai. L'opera fa parte del museo diffuso di arte contemporanea Su logu de s'iscultura.
Tempo dell’arte, Maria Lai. L’opera fa parte del museo diffuso di arte contemporanea Su logu de s’iscultura.

Dunque, dalla via principale si svolta a destra in un sentiero sterrato percorribile a piedi, in bici o in auto, che s’interrompe dopo 300 metri. A questo punto non rimane che inerpicarsi per arrivare al monumento. L’ingresso alla torre è libero.

La chiesa di San Gemiliano

In una collinetta nei pressi del punto panoramico, a 31 metri slm sorge la chiesa di San Gemiliano: una delle poche chiese campestri situate vicino al mare.4 L’edificio è stato costruito tra gli anni ’40 e ’50 al posto della vecchia chiesa, ormai rudere, la cui esistenza era testimoniata nel XVIII secolo dal Decreto della visita pastorale dell’Arcivescovo Felipe Maria Melano (14 maggio 1786).

La chiesa, con la facciata rivolta verso sud, poggia su un terrapieno sorretto da un muro di cemento e ha il tipico aspetto delle chiese campestri sarde: pianta rettangolare, tetto a capanna, campanile a vela – eccezionalmente in mattoni – a singola campana. L’aula, cui si accede salendo le scale in cotto, si estende per una sola navata e ha il presbiterio rialzato rispetto al pavimento. La parete dietro l’altare è decorata con una lastra in trachite rosa, sulla quale è scolpito il bassorilievo del Santo. Sia gli interni e sia gli esterni sono intonacati con malta di calce.

Una storia tortoliese narra che un tempo, sparati tre colpi di cannone dalla torre, le palle caddero in tre punti dove in seguito furono edificate le chiese campestri di San Gemiliano, San Lussorio e San Salvatore.5

Come raggiungere la chiesa

Da via San Gemiliano, bisogna imboccare la salita qualche metro più in là del Tempo dell’arte. Di lì a breve si arriva alla chiesa, che è aperta solo in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo, a fine agosto.

La baia di San Gemiliano

A sud-est di Capo San Gemiliano, si estende l’omonima baia dominata dalla torre aragonese. L’arenile sabbioso, che si estende per circa 700 metri, è bagnato da acque limpide e poco profonde. In spiaggia sono presenti i contenitori per la raccolta differenziata e le pedane per i diversamente abili.

Nelle immediate vicinanze sono disponibili punti di ristoro, parcheggi, docce con acqua dolce e servizi igienici gratuiti. L’ingresso in spiaggia è libero.

Spiaggia di San Gemiliano.
Spiaggia di San Gemiliano. In lontananza si può scorgere la torre.

Come raggiungere la spiaggia

Presa la via San Gemiliano, basta seguire i cartelli stradali. In alternativa ci si può arrivare con piccoli natanti, che possono raggiungere la riva grazie ai corridoi di lancio.

Consigli di lettura

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Riferimenti bibliografici:
  1. Tonino Loddo, Arbatax. La cultura, la storia, Carlo Delfino editore, ISBN: 9788871385167;
  2. Torri di guardia in Sardegna: la difesa nelle terre d’Ogliastra, di Francesca Pandimiglio (pdf);
  3. Porto e torri costiere di Arbatax, a cura della Dott.ssa Maria Grazia Arru (pdf);
  4. Sardegna Virtual Archaeology, Chiesa di San Gemiliano (scheda);
  5. Paolo Pastonesi, Tortolì celu inferru: la storia, i luoghi, le tradizioni del territorio di Tortolì e Arbatax, Spino D’Adda, Grafica G.M., 1991.

Scritto da:

Jessica Zanza

Blogger e giornalista, ho collaborato con L'Unione Sarda.
Sono cofondatrice e curatrice editoriale di Inchiostro Virtuale.
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