Abbronzatura. Foto di StockSnap da Pixabay.

Nella nostra società l’abbronzatura è ancora considerata un simbolo di bellezza e buona salute, malgrado i rischi non indifferenti per la pelle. In questo articolo vi sveleremo i segreti per una tintarella uniforme e duratura presa in modo “sano”, ma andiamo con ordine.

Prima di entrare nel merito della questione, sarebbe opportuno chiarire cosa sia l’abbronzatura da un punto di vista fisiologico. Ebbene, si tratta di uno dei meccanismi con cui la pelle si difende dal sole (gli altri sono l’ispessimento cutaneo e la produzione di acido urocanico, una sostanza presente nel sudore con deboli capacità schermanti). Sotto l’azione dei raggi ultravioletti, infatti, i melanociti (cellule presenti negli strati profondi dell’epidermide) producono la melanina: una miscela di pigmenti che, oltre a conferire un colorito bruno/dorato alla cute, esplica un’azione protettiva attenuando gli UV e i danni da radicali liberi. La melanina, dunque, si comporta come un filtro solare che da un lato assorbe le radiazioni ultraviolette, rendendole meno nocive, e dall’altro le disperde nell’ambiente, conferendo alla pelle un fattore di protezione solare (SPF) naturale fra 2 e 4.1

Ad ogni fototipo la sua abbronzatura

Un fatto che salta subito all’occhio è che le persone non si abbronzano tutte allo stesso modo. Ciò dipende dal fototipo cutaneo, ovvero una classificazione dermatologica che tiene conto della reazione ai raggi UV in funzione del colore base di pelle, occhi e capelli.

Considerando la scala di Fitzpatrick (tuttora la più usata, benché meno precisa di altre) si distinguono sei fototipi cutanei:

  • fototipo I – carnagione lattea, capelli rossi o biondi e occhi chiari, abbronzatura assente;
  • fototipo II – carnagione chiara, capelli rossi o biondi e occhi chiari o nocciola, abbronzatura difficile;
  • fototipo III – carnagione abbastanza chiara, qualsiasi colore di occhi e capelli, abbronzatura graduale;
  • fototipo IV – carnagione abbastanza scura, capelli e occhi scuri, abbronzatura facile;
  • fototipo V – carnagione scura, capelli e occhi scuri, abbronzatura intensa in breve tempo;
  • fototipo VI – carnagione bruna o mora, capelli e occhi molto scuri, abbronzatura intensa fin da subito.

È la melanina che fa la differenza

I sei fototipi si distinguono in base alla quantità e al tipo di melanina nella pelle: infatti quelli scuri (V-VI) ne producono da 3 a 6 volte in più di quelli chiari (I-II),2 con una netta predominanza della eumelanina (pigmento nero/marrone) sulla feomelanina (pigmento giallo/arancio). Ecco perché s’imbruniscono velocemente con un basso rischio di scottature.

Viceversa i fototipi chiari non producono melanina (come nel caso delle persone albine) o ne producono molto poca, perlopiù feomelanina, che possiede un’efficacia schermante inferiore della controparte bruna; pertanto non si scuriscono o si dorano lievemente, con un alto rischio di scottature.

Nei fototipi III e IV, invece, sono presenti buone quantità di melanina e un rapporto tra eumelanina e feomelanina più bilanciato, tale per cui possono assumere una tintarella da dorata a bruna con un moderato rischio di scottature.

Oltre ai fattori succitati, tuttavia, ne è stato ipotizzato un terzo che potrebbe spiegare la maggiore resistenza agli UVB (i principali responsabili di eritemi solari e tumori cutanei) delle pelli scure: la distribuzione della melanina che avviene sotto forma di singoli melanosomi (organuli che immagazzinano il pigmento), anziché in ‘pacchetti’ come nelle pelli chiare, filtrando le radiazioni con maggiore efficacia.

Come abbronzarsi senza causare danni alla pelle

Ora che conosciamo le funzioni fisiologiche dell’abbronzatura e perché la sua intensità varia da un fototipo all’altro, veniamo al nòcciolo della questione: come abbronzarsi in modo uniforme e duraturo limitando i rischi? Ecco alcuni consigli utili.

1) Preparare la pelle al sole

Una dieta ricca di frutta e verdura (almeno 400 grammi al giorno secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità) è fondamentale per la salute, compresa quella cutanea. Il consumo regolare di vegetali gialli, arancioni e rossi, infatti, aiuta a fare scorta di carotenoidi quali carotene, luteina, zeaxantina e licopene, che insieme alla melanina donano colore alla pelle e la aiutano a proteggersi dai radicali liberi, prodotti in maggiori quantità durante l’esposizione solare.

Nei giorni precedenti l’esposizione si può esfoliare l’epidermide con uno scrub, evitando così di abbronzarsi “a chiazze”. Il trattamento si può ripetere ogni due settimane, senza temere di rimuovere la tintarella.

2) Esporsi con criterio

Benché spesso si abbia poco tempo per abbronzarsi, non bisogna cedere alla tentazione di prendere molto sole sin da subito perché la pelle è ancora sprovvista della sua protezione naturale (infatti, i melanociti iniziano a produrre la melanina dopo 2-3 giorni di esposizione agli UVB) ed è pertanto più soggetta a ustioni.

Ecco perché bisogna esporsi gradualmente evitando le ore più calde della giornata: l’ideale è la mattina, prima delle 11:00, o in alternativa il pomeriggio, dopo le 16:00. In ogni caso mai senza aver applicato un prodotto solare, anche se il cielo è coperto o se si sta sotto l’ombrellone, perché una parte di radiazioni raggiunge comunque la pelle.

Per quanto riguarda i bambini, mai esporli alla luce diretta nel primo anno di vita e proteggerli con indumenti, cappello e lenti scure, fino ai 3 anni: infatti le ustioni solari rimediate da piccoli aumentano significativamente il rischio di melanoma in età adultasoprattutto se sono gravi e frequenti.

3) Applicare i prodotti per la protezione solare

Dal momento che la protezione fornita dalla melanina è trascurabile (SPF ≅ 2-4), i solari sono fondamentali per proteggersi sia da scottature e tumori (melanomi, carcinomi basocellulari e squamocellulari) sia dall’invecchiamento precoce della pelle (fotoinvecchiamento).

La scelta dovrebbe ricadere sui prodotti ad ampio spettro che filtrano sia i raggi UVA e UVB, sia quelli blu ad alta energia e gli infrarossi (altrettanto nocivi per la pelle secondo recenti studi4), da applicare almeno 20 minuti prima dell’esposizione in quantità abbondanti (per un adulto 45 mL, equivalenti a 9 cucchiaini da tè: 1 per il viso e il collo, 2 per gli arti superiori, 4 per gli arti inferiori, 2 per l’addome, il petto e la schiena5) e da rinnovare ogni 2 ore.

L’uso è raccomandato a chiunque indipendentemente dal fototipo, quindi anche alle pelli scure e molto scure che – pur contenendo più melanina – non sono immuni alle radiazioni; anzi, sono più predisposte a sviluppare melasma e tumori che, passando facilmente inosservati, vengono scoperti quando ormai è tardi: infatti, dalle statistiche USA (2026-cancer-facts-and-figures), si evince un tasso di sopravvivenza del 70% per i pazienti neri a 5 anni dalla diagnosi di melanoma cutaneo, rispetto al 95% per i pazienti bianchi.

Per tali motivi l’AAD – American Association of Dermatology consiglia l’uso di solari con SFP alto o molto alto (≥30) anche nei fototipi V e VI, meglio se colorati per filtrare più efficacemente la luce blu ad alta energia (verso la quale risultano più sensibili rispetto ai fototipi chiari).

Per uniformare il colorito e la texture della pelle, si può completare la skincare routine estiva con i cosmetici antimacchia, gli emollienti-lenitivi come l’Aloe gel e i summenzionati scrub.

Consigli di lettura

Se l’articolo vi è piaciuto, leggete anche “Vacanze in salute, la rubrica per sopravvivere all’estate“.

Riferimenti bibliografici:
  1. BRENNER, Michaela; HEARING, Vincent J. The protective role of melanin against UV damage in human skinPhotochemistry and photobiology, 2008, 84.3: 539-549;
  2. Passeron, T., Lim, H.W., Goh, C.-.-L., Kang, H.Y., Ly, F., Morita, A., Ocampo Candiani, J., Puig, S., Schalka, S., Wei, L., Dréno, B. and Krutmann, J. (2021), Photoprotection according to skin phototype and dermatoses: practical recommendations from an expert panel. J Eur Acad Dermatol Venereol, 35: 1460-1469. https://doi.org/10.1111/jdv.17242;
  3. Darvin ME, Sterry W, Lademann J, Vergou T. The Role of Carotenoids in Human Skin. Molecules. 2011 Dec 16;16(12):10491–506. doi: 10.3390/molecules161210491. PMCID: PMC6264659;
  4. Guan LL, Lim HW, Mohammad TF. Sunscreens and Photoaging: A Review of Current Literature. Am J Clin Dermatol. 2021 Nov;22(6):819-828. DOI: 10.1007/s40257-021-00632-5. Epub 2021 Aug 13. PMID: 34387824; PMCID: PMC8361399;
  5. Osterwalder, Uli. “Teaspoon rule revisited: proper amount of sunscreen application.” Photodermatology, Photoimmunology and Photomedicine (2013).
Crediti fotografici

Foto di StockSnap da Pixabay.

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il rapporto medico-paziente.

Scritto da:

Jessica Zanza

Pubblicista, ex collaboratrice de L'Unione Sarda.
Sono cofondatrice e caporedattrice di Inchiostro Virtuale.
Potete contattarmi scrivendo a j.zanza@inchiostrovirtuale.it