
Nonostante i danni causati dal sole siano ormai riconosciuti, tra gli amanti della tintarella continuano a circolare numerosi falsi miti, cioè convinzioni errate che mettono a repentaglio la salute della pelle. Vediamo i più comuni!
Il più duro a morire tra i falsi miti sulla tintarella considera i solari superflui se si è già abbronzati. Niente di più sbagliato, perché – se è vero che la nostra epidermide si scurisce per proteggersi dal sole – è altrettanto vero che questo meccanismo da solo non basta per prevenire ustioni, fotoinvecchiamento e tumori della pelle: infatti, la protezione conferita dalla melanina, cioè la miscela dei pigmenti cutanei, è trascurabile (SPF ≅ 2-4).1
Le pelli scure non hanno bisogno della protezione solare: falso
Neppure i fototipi scuri, cioè le pelli brune o more di base, sono dispensati dall’uso dei solari. Sebbene contengano quantità di melanina da 3 a 6 volte superiori rispetto ai fototipi chiari,2 soprattutto l’eumelanina (melanina bruna, più efficace nel filtrare le radiazioni rispetto alla feomelanina o melanina rossa), ciò non azzera il rischio di scottature e di tumori cutanei, quali melanomi, carcinomi basocellulari e squamocellulari.
Da un certo punto di vista sono anche più svantaggiati, perché la carnagione molto scura tende a mascherare eventuali irritazioni o – peggio ancora – macchie e nei sospetti. L’AAD – American Association of Dermatology riporta, infatti, che i tumori agli stadi iniziali passano facilmente inosservati in questi fototipi, venendo riconosciuti quando ormai è già tardi; tant’è che le statistiche USA (2026-cancer-facts-and-figures) riportano, a 5 anni dalla diagnosi di melanoma, un tasso di sopravvivenza del 70% nei pazienti neri contro il 95% nei pazienti bianchi.
Oltre ai danni da raggi UVB (eritemi solari e tumori, per l’appunto) occorre ricordare anche quelli provocati dagli UVA e dalla luce blu ad alta energia, verso la quale le carnagioni scure sono più sensibili, ovvero iperpigmentazione e melasma.
Se il cielo è coperto la protezione solare non serve: falso
L’80-90% degli ultravioletti filtra attraverso le nuvole, di conseguenza ci si può scottare senza una protezione adeguata. Non si è fuori pericolo neppure sotto l’ombrellone, in acqua o in montagna, dal momento che sabbia, schiuma marina e neve riflettono il 15%, il 25% e l’80% degli UV rispettivamente.
I solari bloccano la produzione di vitamina D: falso
Nelle persone sane il rischio è nullo,3 in quanto una frazione di radiazioni penetra comunque nella pelle (dove la vitamina D viene prodotta a partire dal colesterolo sotto l’azione degli UVB) dal momento che nessun solare ha un’efficacia schermante del 100%. In ogni caso bastano pochi minuti di sole al dì per sintetizzare normalmente questa vitamina.
Falsi miti sulla tintarella artificiale
Abbronzarsi con lampade e lettini UV non equivale ad abbronzarsi al sole, ma espone la pelle a un rischio quasi triplicato di sviluppare il melanoma, in particolare nella fascia 30-40, secondo i risultati di uno studio americano che ha coinvolto 32.000 pazienti.
Le analisi effettuate sul DNA dei melanociti (cellule che producono la melanina) dei donatori hanno infatto rivelato la presenza di un numero di mutazioni più alto del normale nei trentenni che facevano le lampade, tradotto in una maggiore incidenza di melanoma rispetto ai coetanei che preferivano la tintarella naturale (5,1% contro 2,1%).
Gli integratori di β-carotene stimolano l’abbronzatura: falso
Accumulandosi nella pelle, il β-carotene (una sostanza presente nei vegetali gialli, arancioni e rossi) può influenzare il colorito cutaneo,4 ma non è in grado di stimolare la produzione di melanina e di conseguenza l’abbronzatura.
L’assunzione degli integratori può tutt’al più coadiuvare i solari nella fotoprotezione, perché contrastano i danni da radicali liberi (prodotti in maggiori quantità quando ci si espone al sole), ma se ne può fare tranquillamente a meno consumando almeno 400 g di frutta e verdura al giorno come da linee guida.
Consigli di lettura
Se l’articolo vi è piaciuto, leggete anche la guida all’abbronzatura: i segreti per una pelle baciata dal sole in sicurezza.
Riferimenti bibliografici:
- BRENNER, Michaela; HEARING, Vincent J. The protective role of melanin against UV damage in human skin. Photochemistry and photobiology, 2008, 84.3: 539-549;
- Passeron, T., Lim, H.W., Goh, C.-.-L., Kang, H.Y., Ly, F., Morita, A., Ocampo Candiani, J., Puig, S., Schalka, S., Wei, L., Dréno, B. and Krutmann, J. (2021), Photoprotection according to skin phototype and dermatoses: practical recommendations from an expert panel. J Eur Acad Dermatol Venereol, 35: 1460-1469. https://doi.org/10.1111/jdv.17242;
- Passeron, T., Bouillon, R., Callender, V., Cestari, T., Diepgen, T.L., Green, A.C., van der Pols, J.C., Bernard, B.A., Ly, F., Bernerd, F., Marrot, L., Nielsen, M., Verschoore, M., Jablonski, N.G. and Young, A.R. (2019), Sunscreen photoprotection and vitamin D status. Br J Dermatol, 181: 916-931. https://doi.org/10.1111/bjd.17992;
- Darvin ME, Sterry W, Lademann J, Vergou T. The Role of Carotenoids in Human Skin. Molecules. 2011 Dec 16;16(12):10491–506. doi: 10.3390/molecules161210491. PMCID: PMC6264659.
Crediti fotografici
Foto di Terri Cnudde da Pixabay.
L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il rapporto medico-paziente.

Pubblicista, ex collaboratrice de L’Unione Sarda.
Sono cofondatrice e caporedattrice di Inchiostro Virtuale.
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