Autoabbronzanti. Foto di Eren Hizli da Pexels.

Gli autoabbronzanti vengono utilizzati fin dagli Anni ’40 per ottenere un colorito ambrato in poco tempo e senza rischi. Vediamo come funzionano, modalità e precauzioni d’uso.

I cosmetici simulanti la tintarella – meglio noti come autoabbronzanti – rappresentano un’alternativa sicura a lampade e lettini UV per coloro che ricercano l’effetto “pelle baciata dal sole” tutto l’anno, giacché scuriscono l’epidermide senza danneggiarla.

L’imbrunimento è dovuto alle melanoidine: polimeri bruno-rossastri che si formano quando il DHA (diidrossiacetone) presente nei prodotti in questione reagisce con la cheratina, la più abbondante proteina della barriera cutanea.

A dispetto del colore, le melanoidine non hanno nulla a che vedere con la melanina prodotta dalla pelle per difendersi dai raggi ultravioletti, in quanto a differenza di quest’ultima non possiedono capacità schermanti, ma solo pigmentanti e pure temporanee (difatti la colorazione svanisce con il ricambio cellulare nel giro di poche settimane).

Ingredienti e concentrazioni massime ammessi nell’UE

Il DHA, ingrediente funzionale degli autoabbronzanti, è uno zucchero le cui proprietà coloranti sono state scoperte per caso: infatti, negli Anni ’30, fu introdotto come farmaco antidiabetico, ma dal momento che tingeva i denti e le gengive di giallo arancio si pensò di usarlo in dermocosmesi.1 L’idea si rivelò buona, tant’è che nel 1945, in California, nacque la prima lozione autoabbronzante.

Nell’Unione Europea il DHA è ammesso in concentrazioni fino al 10% (sccs_o_234) da solo o in associazione ad altri ingredienti che ne migliorano l’efficacia e la durata degli effetti. Tra questi si annoverano:

  • l’eritrulosio, uno zucchero che rende la colorazione più omogenea e durevole, in quanto si disperde più facilmente nello strato corneo ricco di cheratina;
  • i derivati della tirosina, anch’essi prolunganti la durata della tintarella fittizia;
  • la troxerutina, che a concentrazioni del 3% esplica altresì attività antiossidanti e antinfiammatorie.

Come si usano gli autoabbronzanti? Prodotti e consigli utili

In commercio sono disponibili creme, mousse, spray, oli e salviette, che si prestano molto bene alla tintarella “fai da te“. Nelle prossime righe riportiamo le dritte per una corretta applicazione:

  1. innanzitutto è consigliabile scegliere prodotti a basse concentrazioni di DHA da applicare per più giorni, piuttosto che prodotti ad alte concentrazioni da applicare una volta sola, così da poter modulare l’intensità della colorazione e ottenere risultati più uniformi e duraturi;
  2. esfoliare l’epidermide – soprattutto nelle ginocchia, nei gomiti e nei talloni, dov’è più spessa – per evitare che si formino le chiazze;
  3. indossare i guanti per non macchiare i palmi delle mani;
  4. stendere uniformemente il prodotto con movimenti circolari;
  5. non applicare su palpebre, labbra e mucose;
  6. se si usano gli spray assicurarsi che il locale sia ventilato e indossare occhiali protettivi, tappi per le orecchie e burro cacao, per limitare il contatto con i punti critici;
  7. prima di vestirsi aspettare almeno 10-15 minuti e indossare indumenti larghi.

La colorazione comparirà dopo circa 6 ore e diverrà via via più intensa ripetendo l’applicazione nei giorni successivi. Per farla durare di più si consiglia di non sfregare energicamente la pelle durante la doccia.

Avvertenze e precauzioni

I cosmetici a base di DHA sono sicuri per la pelle, ad eccezione delle palpebre, ma non per le mucose – ragion per cui bisogna adottare le precauzioni di cui sopra. In caso di cute sensibile si dovrebbero evitare le salviette perché contengono alcol.

I prodotti summenzionati non nuocciono al feto, ma possono causare reazioni allergiche nelle gestanti la cui pelle è più sensibile per via degli ormoni; quindi è meglio testarne la tollerabilità in piccole zone nascoste, prima di applicarli su aree più estese e visibili.

Poiché gli autoabbronzanti non proteggono dalle radiazioni, l’uso dei solari è fondamentale quando ci si espone al sole.

Consigli di lettura

Se l’articolo vi è piaciuto, leggete anche la guida all’abbronzatura: i segreti per una pelle baciata dal sole in sicurezza.

Riferimenti bibliografici:
  1. M.C. Martini, Autoabbronzanti e abbronzanti artificiali, EMC – Cosmetologia Medica e Medicina degli Inestetismi Cutanei, Volume 13, Issue 1, 2016, Pages 1-5, ISSN 1776-0313, https://doi.org/10.1016/S1776-0313(15)76314-8.
Crediti fotografici

Photo by Eren Hızlı on Pexels.

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il rapporto medico-paziente.

Scritto da:

Jessica Zanza

Pubblicista, ex collaboratrice de L'Unione Sarda.
Sono cofondatrice e caporedattrice di Inchiostro Virtuale.
Potete contattarmi scrivendo a j.zanza@inchiostrovirtuale.it