Medicina dello Stivale e dell'Età Romana

Sesta parte della rubrica “Storia della Medicina del Vecchio Mondo“, dedicata alla Medicina dello Stivale e dell’Età Romana.

Storia della Medicina dello Stivale e dell’Età Romana

“In certi casi il dolore colpisce tutta la testa, a volte il lato destro, a volte il sinistro, o la fronte, o la fontanella; e tali attacchi cambiano localizzazione nel corso della giornata… Non è assolutamente cosa da poco. […] Essa dà luogo a sintomi indecorosi e orribili […] E la vita diviene un fardello. Perché essi fuggono la luce; l’oscurità lenisce il loro male; né tollerano di buon grado di guardare o ascoltare alcunché di piacevole… I pazienti sono stanchi della vita e desiderano morire”.
(Areteo di Cappadocia sull’emicrania)

L’Antica Roma fu una società militarista, con la capacità di saper trarre linfa vitale da tutte le genti assoggettate nel corso della sua lunga Storia, intendendo con linfa vitale il bagaglio culturale e tecnologico dei popoli

La cultura Romana muove i suoi primi passi al centro della penisola appenninica, posizione ideale per cogliere l’eredità di un grande popolo che occupava la Toscana e l’alto Lazio, gli Etruschi

Medicina dello Stivale: gli Etruschi

Virgilio immortalò la figura di Japige, guaritore etrusco che fu medico di Enea. 

“Jàpige bagnò la ferita con quell’acqua miracolosa e in un attimo il sangue si coagulò, liberando il Troiano dal dolore. La freccia uscì dalla carne senza ulteriori sforzi”.
(Eneide)

Medicina dello Stivale e dell'Età Romana
Medicina dello Stivale e dell’Età Romana: Enea curato da Japige (Pompei).

Furono Etruschi anche gli ultimi tre re di Roma (Tarquinio Prisco, Servo Tullio, Tarquinio il Superbo).

L’allievo di Aristotele Teofrasto definì l’Etruria una terra “ricca di erbe medicamentose”. L’erbario degli Etruschi era effettivamente ricco: per esempio, usavano l’alloro come antiemorragico, la camomilla come calmante, il salice come antireumatico e il melograno contro i vermi intestinali; bruciavano piante come il ginepro per scacciare le zanzare.

Fu un popolo che si interessò molto della bonifica delle paludi (pensiamo alla Maremma Toscana) prima che questo diventasse motivo di vanto, e dell’igiene in generale, conoscevano i benefici delle acque termali; e di sorgenti ne avevano in abbondanza, basti pensare alle acque di Chianciano o ai Bagni di Lucca.

Altra cosa che merita di essere ricordata è la bravura degli Etruschi in Odontoiatria. Al museo di Villa Giulia a Roma è custodita una protesi fantastica formata da quattro anelli in oro, un ponte, con due denti falsi posti al centro. La corona dei denti falsi poteva essere fatta in conchiglia, oppure in legno o pietra.

Medicina dello Stival e dell'Età Romana - Protesi etrusca
Medicina dello Stivale: protesi etrusca (Museo Villa Giulia, Roma).

Medicina dell’Età Romana

Finito il tempo dei re, un aspetto caratteristico della Repubblica Romana fu la figura del pater familias, letteralmente un sovrano su piccola scala: comandava sui suoi familiari e sui dipendenti in pari maniera, e suo era il compito di mantenere in salute persone e animali.

“Non si rinchiuda il padrone di casa quando viene la sera, senza prima aver ben guardato che nessuno dei suoi operai sia ferito o malato: in tal caso lo curi, e lo faccia ricoverare nel valetudinario”.
(Lucio Giunio Moderato Columella)

Peraltro la salute del popolo dipendeva anche dalle leggi della Repubblica. Si prestava attenzione agli alimenti che andavano nelle tavole, alla pulizia dell’acqua; lo smaltimento dei rifiuti era ben organizzato e preso molto sul serio.

I Romani, infatti, costruirono degli impianti fognari sotterranei per la raccolta dei liquami che in alcuni casi si usano tuttora (come a Pavia). Roma aveva un esercito di netturbini e spazzini: i rifiuti solidi venivano ammassati in discariche situate fuori città. Esistevano dei magistrati che si occupavano solamente di far funzionare tutto questo. 

Dato l’amore degli Antichi per l’acqua, nacquero bagni pubblici, i balnea, e complessi termali che erano delle autentiche Spa. Ad ogni modo, studiando attentamente le leggi romane scopriamo l’altra faccia della medaglia.

Sappiamo, infatti, che esistevano leggi contro i minctores ed i cacatores, ciò vuol dire che molte persone avevano l’abitudine di urinare e/o defecare nei luoghi pubblici. E le testimonianze raccontano dell’inquietante possibilità di imbattersi in qualche cadavere abbandonato per la strada. Per la cronaca, secoli innanzi il corpo di San Sebastiano verrà gettato senza troppi complimenti nella Cloaca Maxima.

La cultura Greca entra nell’Antica Roma

La Storia di Roma cambia radicalmente a seguito della distruzione di Corinto (146 a.C.), a seguito della quale la Grecia diventa una provincia romana.

Capite tutti che cosa vuol dire: la cultura dei Greci entra a Roma, e lo fa per mezzo dei suoi dèi – l’Esculapio dei Romani non è altro che l’Asclepio dei Greci – e tramite i suoi medici. A lungo il mestiere di medico non fu considerato cosa da “gentili uomini” (appartenenti a una gens) ma un mestiere da stranieri, molti approdati nella penisola come schiavi. Ad esempio, Cicerone ebbe per medico uno schiavo di nome Alessio. 

I medici greci immigrati a Roma operavano nelle tabernae medicinae e confezionavano da sé i farmaci procurandosi le materie prime grazie a raccoglitori esperti.

Le migrazioni portarono giocoforza anche ciarlatani, i quali facevano grossi danni a spese dei malati minando la reputazione della professione…

“I medici imparano a nostro rischio e pericolo e fanno esperimenti con la morte; soltanto il medico gode di impunità completa quando ha provocato la morte di qualcuno”.
(Plinio il Vecchio)

Ciò non impedì a Giulio Cesare di donare la cittadinanza romana ai medici stranieri.

I medici Greci e le loro scuole

I medici Greci, com’era loro abitudine, crearono delle scuole che fiorirono nell’Età Imperiale. Uno dei più famosi fu Asclepiade di Bitinia (129-40 a.C.) che fondò la Scuola Atomista; nulla di nuovo essendo la “teoria degli atomi” risalente a Democrito. 

Asclepiade vedeva il corpo umano formato da atomi, che potevano muoversi grazie a degli spazi vuoti chiamati pori, e dalla dimensione dei pori dipendeva lo stato di salute: la malattia era provocata dall’ostruzione dei pori, e bisognava far sì che restassero aperti in modo normale. Ci è stato tramandato che Asclepiade fu il primo a eseguire una tracheotomia – creando un passaggio alternativo per l’aria – in un caso di difterite.

Figlia di Asclepiade fu la Scuola Metodica, fondata dall’allievo Temisone di Laodicea. Oltre ad applicare i metodi della “teoria dei pori”, questa Scuola rifiutò la teoria degli umori di Ippocrate; descrisse malattie come la lebbra e la rabbia (idrofobia). 

L’epoca imperiale ci ha lasciato quel piccolo tesoro che è il De Medicina di Auro Cornelio Celso (25 a.C. – 45 d.C. circa), che raccoglie informazioni sulla dietetica, l’igiene, la farmacologia e la chirurgia. Pare che la chirurgia estetica venisse praticata anche nell’Impero Romano, e Pompei ha restituito alla luce un gran numero di strumenti chirurgici.

Galeno di Pergamo

Chiudiamo con il gigante di quell’epoca, il medico Galeno di Pergamo (130-210 d.C.) colui che ha influenzato la medicina occidentale per qualcosa come 1300 anni. Ancora oggi si chiamano galenici i farmaci preparati nel laboratorio di una farmacia.

“Quante, spesso assurde cose sono state accettate in nome di Galeno… Tra queste, quel mirabile plesso reticolare, la cui esistenza viene costantemente sostenuta nei suoi scritti e di cui i medici parlano continuamente. […] Ma le arterie carotidi non formano affatto il plesso reticolare descritto da Galeno”.
(De Humani Corporis Fabrica Libri Septem)

Galeno arrivò a Roma a 33 anni. Era stato medico dei gladiatori; ma sembra avesse un ottimo occhio clinico, e fece carriera, tanto che il suo paziente più illustre fu l’imperatore Marco Aurelio

Galeno di Pergamo - Medicina dello Stivale e dell'Età Romana
Medicina dello Stivale e dell’Età Romana: Galeno

L’opera di Galeno è fatta di brillanti intuizioni e buonsenso, e al tempo stesso di errori colossali. Sostenne che “contraria contrariis curantur”, cioè che una malattia si combatte con farmaci dall’effetto opposto (quindi un sedativo per l’eccitazione nervosa, un antiacido per l’acidità gastrica etc.). Scrisse un trattato monumentale sui “semplici”, nome con cui si iniziò a chiamare le erbe medicamentose. Definì il pus “bonum et laudabile”, e oggi noi sappiamo che il pus si forma perché il sistema immunitario reagisce contro i batteri piogeni.

Al tempo stesso elaborò delle teorie sull’Anatomia e la Fisiologia del corpo umano che non trovano riscontro nella realtà: Galeno studiò l’anatomia soprattutto dissezionando gli animali, addirittura definendo il maiale l’animale più simile all’uomo; la sua teoria sul funzionamento del corpo abbraccia la teoria degli umori, e considera il fegato l’organo più importante (non il cuore, come Aristotele).

Al fegato arrivano gli alimenti, nel quale vengono trasformati in sangue arricchito dello spirito naturale. Attraverso le vene il sangue giunge alla periferia e qui viene consumato; una parte arriva al cuore attraverso la vena cava, e nel ventricolo sinistro si arricchisce dello spirito vitale. Il sangue deve attraversare poi una “rete mirabile” di vasi situati nel collo, prima di arrivare al cervello.

Il cervello dota il sangue dello spirito animale, e il sangue attraverso i nervi può scorrere nel corpo e dare la vita. Attraverso la lamina cribrosa passava uno spurgo che poi dava le lacrime, la saliva e il sudore.

Il concetto di spirito animale di Galeno, esattamente come le teorie di Aristotele, si sposò bene con il pensiero Cristiano.

Questo sistema fisiologico contiene degli errori grossolani, tra gli altri, i nervi non sono affatto cavi e il sangue è presente nel corpo in una quantità ben definita.

Galeno fu anche l’inventore di una curiosa medicina, che anche durante il Medioevo veniva venduta nelle farmacie; era chiamata Teriaca, e per fortuna non funzionava.

Conteneva talmente tante cose malsane, come pezzi di mummia, lo sterco, la carne di vipera, che l’unica cosa che poteva salvare i poveri malati era che veniva fatta bollire a lungo!

Giada Zanza


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Bibliografia
  • Giacomo Tasca – Storia della Medicina: dalla Preistoria alla fine dell’Ottocento
  • Alessandro Riva – Lezioni di Storia della Medicina all’Università di Cagliari
  • Andrea Augenti – Immondizie, archeologia di noi stessi
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Scritto da:

Redazione IV

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