Codice civile cinese: una breve storia
Esiste un codice civile cinese? A quale diritto si ispira? E da quanto tempo è in vigore? Scopriamolo in questo articolo!

Probabilmente non vi siete mai chiesti se esista, oppure no, un codice civile cinese. Eppure è importante capire in che modo vengono regolamentati i rapporti tra privati in un Paese, in quanto ci permette di capirne meglio la storia e l’evoluzione.

Le idee illuministiche della Rivoluzione francese, ad esempio, hanno portato alla nascita del codice napoleonico, il quale ha rappresentato il modello per i codici civili di mezzo mondo, compreso quello italiano. Oppure pensate al diritto degli Stati Uniti o dell’Australia che, per via dell’influenza britannica, è basato sul common law.

E in Cina? Viene adottato il civil law o il common law? E nel primo caso, si basa sul diritto romano, napoleonico, sovietico o che altro? Non ci resta che scoprirlo!


Codice civile cinese

Per capire meglio l’origine del codice civile cinese è necessario dare uno sguardo al passato. Ripercorriamo brevemente, quindi, la storia della codificazione del diritto civile cinese dai tempi dell’Impero fino ai giorni nostri.

I codici civili prima del 1949

Per l’argomento che ci interessa è necessario tornare indietro alla prima metà del XIX secolo. All’epoca il sistema giuridico cinese era del tutto indipendente rispetto a quello degli altri Stati e, anzi, rappresentava un modello di riferimento per quelli vicini.

L’impero cinese, però, si apprestava a vivere un periodo di crisi senza precedenti. In seguito alla guerra dell’oppio, infatti, i Paesi occidentali iniziarono a occuparne il territorio e a imporre la propria influenza.

Pertanto, nel 1907, nel tentativo di rafforzare il Paese salvandone la sovranità e la cultura, il governo Qing decise di riformare il sistema giuridico nazionale. Per fare ciò si affidò a tre grandi studiosi del tempo i quali, basandosi sul codice civile tedesco che già aveva ispirato il Giappone, iniziarono la stesura di un moderno codice civile.

Tuttavia il testo finale, completato nel 1911, non entrò mai in vigore. Nello stesso anno, infatti, iniziò la rivoluzione Xinhai, la serie di eventi che portò alla caduta dell’Impero cinese e alla conseguente nascita della Repubblica di Cina.


Per ripercorrere questi eventi vi rimando all’articolo sulla Rivoluzione Xinhai!


Dopo diversi anni di incertezza politica, nel 1929 Chiang Kai-shek (蒋介石, jiǎng jièshí), rappresentante del Kuomintang (国民党, guómíndǎng) – il partito nazionalista – e presidente della Repubblica, decise di far redigere un nuovo codice.

Rivoluzione cinese: la nascita della Repubblica Popolare - Chiang Kai-shek (蒋中正)
Chiang Kai-shek

Nel 1931, anno della sua realizzazione, per la prima volta nella storia della Cina entrò in vigore un codice civile. Attenzione a non fare confusione però. La Repubblica di Cina (RDC) non corrisponde all’odierna Repubblica popolare cinese (RPC), che ancora non esisteva, bensì al territorio insulare meglio noto come Taiwan.


Se vi occorrono maggiori chiarimenti vi rimando all’articolo su Taiwan!


La necessità di un codice nella Repubblica popolare

L’1 ottobre 1949, in seguito a una guerra civile con i nazionalisti, il partito comunista salì al potere dando vita alla RPC.


Trovate una breve ricostruzione di tali eventi nell’articolo sulla Rivoluzione cinese!


Il nuovo governo, dal punto di vista giuridico, decise di fare tabula rasa per interrompere ogni legame con la RDC, per cui abrogò l’intera legislazione precedente. Queste norme restarono in vigore nella sola Taiwan in seguito all’esilio dei nazionalisti nell’isola.

La scelta del partito comunista portò, però, a un’ovvia conseguenza: il Paese era di nuovo senza un codice civile. Nel frattempo i princìpi giuridici erano da ricercare nel “Programma comune della conferenza politico consultiva del popolo cinese” (中国人民政治协商会议共同纲领).

Programma comune della conferenza politico consultiva del popolo cinese
Programma comune della conferenza politico consultiva del popolo cinese

Il primo progetto di codice civile della Repubblica popolare, formato da 433 articoli, risale al 1957. Tuttavia venne presto accantonato poiché, essendo ispirato al sistema legale sovietico, mal si conciliava con le sopraggiunte tensioni con l’URSS.

Nel 1964, dopo due anni di lavoro, ecco la seconda proposta: un nuovo codice composto da 263 articoli e con un’impronta meno sovietica. Ciononostante il progetto fallì nuovamente per via delle critiche legate alla posizione giuridica dei cittadini che, secondo alcuni esponenti del partito, non era definita adeguatamente nel testo.

Negli anni Ottanta, superato il clima di tensione della Rivoluzione culturale, vennero prodotte nuove bozze. Nel 1980 gli articoli previsti erano 501, ridotti a 426 nell’anno successivo. Comunque si continuò a lavorare anche in seguito per arrivare all’approvazione finale. Ma, ancora una volta, ci si ritrovò punto e a capo.

Intorno ai primi anni Novanta, infatti, la società cinese era profondamente cambiata. L’importante crescita economica del Paese, ad esempio, richiedeva regolamentazioni in termini di proprietà ed economia di mercato. I progetti di pochi anni prima, quindi, erano già superati.


Il primo codice civile cinese

Alla luce dei nuovi cambiamenti, ci si rese conto che un codice civile era ancor più necessario. Scartata l’ipotesi di adottare il common law, venne deciso che la base del nuovo codice civile sarebbe stato il diritto romano.

Per realizzare il progetto, a partire dal 1998 fino alla sua conclusione, il governo cinese si avvalse di due importanti giuristi italiani: Sandro Schipani e Oliviero Diliberto. I due, oltre ad aver tradotto il Corpus iuris civilis dal latino al cinese, hanno anche contribuito a formare la classe di giuristi cinesi che avrebbe poi redatto il testo.

Codice civile cinese: Oliviero Diliberto
Oliviero Diliberto

Dopo molti anni di duro lavoro, il codice civile cinese (中华人民共和国民法典) venne approvato il 28 maggio 2020 dall’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese. Dall’1 gennaio 2021, invece, per la prima volta nella storia della Repubblica popolare, è entrato ufficialmente in vigore.


A proposito di parlamento, scoprite quali sono i nomi degli altri partiti politici in Cina!


Il testo finale è formato da 1.260 articoli suddivisi in 7 libri, i quali fanno riferimento a:

  1. 总则 (disposizioni generali);
  2. 物权 (diritti di proprietà);
  3. 合同 (contratti);
  4. 人格权 (diritti della personalità);
  5. 婚姻家庭 (matrimonio e famiglia);
  6. 继承 (successione);
  7. 侵权责任 (responsabilità civile).

Il codice civile cinese, quindi, basato sul diritto romano, è entrato in vigore solo il primo gennaio 2021. Per la sua realizzazione, però, è stato fondamentale il contributo dei due professori italiani. Detto questo non mi resta che salutarvi: alla prossima!
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Scritto da:

Mauro Bruno

Classe 1986. Sono laureato in Scienze dell'Amministrazione e ho conseguito un Master in "Relazioni Industriali nel lavoro privato e pubblico".
All'università ho scoperto la lingua cinese ed è stato amore a prima vista, tanto che da allora ho continuato a studiarla da autodidatta.
Nel blog, oltre a parlarvi della cultura cinese, cercherò di rendervi più familiare una delle lingue più incomprensibili per antonomasia.
Potete contattarmi scrivendo a: m.bruno@inchiostrovirtuale.it