Margaret Court Arena - Australian Open 2021
L’Australian Open 2021 sarà un torneo molto particolare, fra quarantena, calendario serrato ed incognite di campo.

Già in passato avevamo sottolineato le peculiarità degli Australian Open, un torneo che ha sempre offerto spunti interessanti tanto in campo quanto fuori. L’edizione 2021 dello Slam australiano non farà eccezione e, anzi, probabilmente è stata consegnata alla storia ancor prima di iniziare. Facciamo dunque una piccola rassegna di tutte le circostanze che hanno già reso particolari e degni di attenzione questi Australian Open 2021.

Australian Open 2021: la situazione sanitaria

Potrebbe sembrare quasi superfluo parlarne, ma la prima situazione che rende sfortunatamente memorabili gli Australian Open 2021 è, ovviamente, quella dettata dal coronavirus. Non sono il primo torneo dello Slam ad essere giocato durante la pandemia, tuttavia le misure di sicurezza adottate sono state assolutamente inedite nel panorama tennistico. Per comprendere però meglio la mentalità dietro i provvedimenti adottati dagli organizzatori, è bene tenere presente l’approccio di tutta l’Australia nei confronti del COVID-19. Le misure adottate da marzo sono state improntate al massimo rigore.

Misure anticovid rigorose

Da marzo sino a fine ottobre l’Australia non ha mai abbassato la guardia; niente zone colorate o mesi estivi più permivissivi, ma un lockdown estremamente rigooroso che non ha conosciuto interruzioni. La strategia è stata quella di azzerare il numero di contagi per poi tornare a vivere in maniera più o meno normale, sempre prendendo le giuste precauzioni. Durante il lockdown sono stati erogati sussidi ai cittadini in difficoltà (e tuttora vengono riconosciuti a chi si trovi in difficoltà economica a causa del coronavirus). Alla fine di questo periodo, la strategia ha portato i suoi frutti, con un numero di positivi abbattuto che ha permesso a cittadini e attività di recuperare una certa normalità. Tuttavia la guardia è rimasta comunque alta e le misure sono rimaste ferree laddove si sono verificati nuovi contagi.

Per rendere l’idea, pochi giorni fa l’intera città di Perth (circa due milioni di abitanti) è andata in lockdown per cinque giorni perché è stato registrato un singolo di positività in città. Inutile fare confronti con le politiche dei Paesi europei (ci sono differenze anche solo geografiche che rendono impossibile qualunque comparazione, per non parlare di quelle politiche), ma questo breve quadro rende l’idea del rigore adottato e di come questo non potesse che essere applicato anche all’organizzazione degli Australian Open 2021. Ciononostante, a fronte di quanto vedremo, l’azzeramento dei nuovi positivi ha permesso di aprire il torneo al pubblico, elemento al quale non siamo più abituati e che restituisce un piccolo pezzettino di una normalità che qui dall’altra parte del mondo appare ancora lontana.

Sin dal primo momento le regole imposte ai partecipanti al torneo sono apparse piuttosto stringenti: i giocatori provenienti dall’estero (anche australiani che avevano partecipato a tornei altrove, come Alex De Minaur) sono stati costretti a osservare due settimane di isolamento durante le quali venivano date loro cinque ore al giorno per allenarsi in campo e in palestra. Inoltre, il numero dei componenti dello staff da poter portare al seguito è stato estremamente ridotto e, per evitare eccessivi contatti fra i giocatori, ognuno di loro ha dovuto scegliere un solo collega col quale allenarsi durante il periodo di isolamento (Sinner, beato lui, ha avuto la possibilità di allenarsi con Nadal). Proprio a causa di queste regole le qualificazioni dell’Australian Open 2021 sono state giocate a Doha, in modo da evitare ai giocatori le restrizioni australiane.

Jannik Sinner - Australian Open 2021
Jannik Sinner ha avuto la fortuna di allenarsi con Nadal.

Mamma ho preso l’aereo

Se già questo standard poteva risultare problematico per preparare uno Slam, la fortuna non ha assistito i partecipanti ed ha punito l’organizzazione laddove si è rivelata meno attenta, vale a dire nei viaggi in aereo. Sui voli presi dai giocatori, infatti, sono stati trovati alcuni positivi (i voli non erano riservati, quindi la possibilità che ciò avvenisse non era improbabile), circostanza questa che ha costretto ben 72 giocatori ad un isolamento ancor più rigido. I malcapitati entrati a contatto con i positivi, infatti, sono stati costretti a rimanere in quarantena nelle loro camere di hotel senza poterle lasciare e senza dunque potersi allenare in campo ed in palestra.

Questa circostanza ha creato un doppio standard fra chi è stato libero di avere le sue cinque “ore d’aria” per preparare gli Australian Open 2021 e chi ha passato due settimane al chiuso. Questa seconda sfortunata categoria ha mostrato sui social delle trovate per trascorrere il tempo fra il divertente ed il surreale, oltre che a testimoniare problemi con la fauna del luogo e con il menù proposto. La disparità di trattamento, per quanto motivata, ha creato più di un malumore fra i giocatori.

Scene comuni di tennisti che, costretti alla quarantena, si arrangiano come possono nelle loro camere.

Le altre novità: i tornei pre-Slam e i giudici di linea

Ulteriore conseguenza di ciò è stato il radicale cambiamento del calendario dei tornei australiani. Oltre ad uno slittamento dell’inizio degli Australian Open stessi (inizio l’8 febbraio, quando di solito il torneo termina intorno alla fine di gennaio), gli altri tornei che anticipano il primo Slam dell’anno sono stati condensati tutti nella settimana che si sta concludendo, immediatamente prima del torneo, e nella stessa location, quella del Melbourne Park.

Non è difficile immaginare i problemi di programmazione che sono sorti: alcuni giocatori impegnati oggi nelle finali (come i nostri Sinner e Travaglia) saranno costretti a giocare già domani il loro primo turno degli Australian Open 2021. Nel circuito femminile, inoltre, la finale del Grampians Trophy non si giocherà proprio per non sovrapporsi con il torneo. Le due finaliste (Kontaveit e Li) si sono spartite equamente punti e montepremi in palio per l’ultimo atto del finale (per essere più chiari, si sommano punti e montepremi di finalista e vincitrice e si divide il tutto per due). L’altra novità che il coronavirus ha solamente accelerato riguarda i giudici di linea.

Nuove tecnologie al posto dei giudici di linea

Negli ultimi anni ha avuto luogo la sperimentazione di una tecnologia che chiamasse le palle dentro o fuori in tempo reale al posto dei giudici di linea (sotto questo punto di vista le Next-Gen Finals di Milano sono state un ottimo laboratorio). Già durante gli US Open questi giudici automatizzati erano stati impiegati su tutti i campi di Flushing Meadows tranne i due campi centrali (sfortunatamente per Djokovic). Gli Australian Open 2021, spinti dalla necessità di ridurre ulteriormente il numero di addetti al lavoro, hanno deciso di adottare tali strumenti su tutti i campi di gioco, diventando il primo torneo totalmente “automizzato” (giudici di sedia a parte).

Questa svolta è destinata a diventare il nuovo standard dei tornei, tuttavia è bene precisare che la tecnologia utilizzata, che è la stessa di “Hawkeye” (quella specie di moviola che vedete chiedere dai giocatori in campo), potrebbe essere destinata ad essere soppiantata in un futuro abbastanza vicino. Hawkeye, infatti, seppur molto preciso, ha da sempre un piccolo margine di errore, poiché non si basa su immagini vere e proprie ma su una stima delle traiettorie catturate dalle telecamere.

Tuttavia alcuni tornei stanno iniziando ad adattare la tecnologia di FoxTenn, che cattura invece le immagini reali del rimbalzo della pallina, rendendo nullo o comunque irrilevante il margine di errore. Inoltre la strumentazione fornita da FoxTenn sembrerebbe essere più economica e più semplice da installare sul campo. Immaginare che in un futuro non molto lontano il giudice automatizzato sia la “volpe” piuttosto che il celeberrimo “falco” non è utopia.

Australian Open 2021: il campo

A fronte di tutte queste novità extra-tennistiche, rimane da vedere cosa offriranno gli Australian Open 2021 sul campo. La situazione molto particolare rende estremamente difficile farsi un’idea delle condizioni dei partecipanti.

Il circuito maschile

Al momento l’incognita maggiore riguarda Rafael Nadal, che ha rinunciato a giocare i suoi incontri all’ATP Cup per un problema alla schiena di cui non si conosce l’entità. Viene da pensare che lo stop sia soprattutto precauzionale, ma con problemi di questo tipo (per di più senza avere particolari dettagli) non si può escludere nessuno scenario, nonostante lo stesso Nadal abbia cercato di tranquilizzare i suoi tifosi. Djokovic, forse il favorito n.1 per la vittoria finale, ha vinto due partite di spessore contro Shapovalov e Zverev all’ATP Cup (anche se la sua Serbia è stata comunque eliminata), ma non basta questo per farsi un’idea sulla sua forma.

Per assurdo, i giocatori che hanno ben figurato nella settimana che sta terminando rischiano di accusare un po’ di stanchezza per le numerose partite giocate a ridosso degli Australian Open 2021. Sinner ha vinto il suo secondo titolo in carriera proprio stanotte contro un altro italiano, Stefano Travaglia (una finale tutta italiana non si vedeva dal 1988, quella di Firenze fra Narducci e Claudio Panatta, mentre Sinner è entrato nel ristretto e prestigioso club di teenager ad aver vinto due tornei), ma è apparso piuttosto stanco dopo le oltre 10 ore di partite disputate in questi cinque giorni. Inoltre il sorteggio gli ha riservato un avversario estremamente ostico, Denis Shapovalov; in una stagione normale, con un ranking su base annuale Sinner sarebbe stato tranquillamente testa di serie ed avrebbe avuto un primo turno più semplice, ma tant’è (sì, è il terzo articolo di fila che viene criticato l’attuale sistema della classifica ATP).

Berrettini e Fognini sono arrivati in finale all’ATP Cup, un torneo a squadre che sta cercando di soppiantare la vecchia Coppa Davis e con la quale potrebbe fondersi, anche qui, in un futuro non molto lontano. Gli italiani sono stati spazzati via dai russi Medvedev e Rublev, due dei giocatori più in forma dell’ultimo anno e che sicuramente rientrano nel novero dei giocatori destinati ad arrivare in fondo al torneo. Le sensazioni che hanno lasciato gli italiani sono state comunque positive, con Berrettini che era arrivato alla finale di stanotte senza perdere un set (dopo aver battuto avversari come Thiem, Monfils e Bautista Agut) ed è sembrato straripante, ma Medvedev lo ha incartato nel suo tennis assolutamente singolare, forse l’avversario peggiore possibile da incontrare per lui; potrebbe fare anche lui un bel po’ di strada se confermerà il livello dei giorni precedenti.

Il circuito femminile

Per quanto concerne il circuito femminile, sappiamo molto bene che la sua predisposizione alle sorprese è molto più grande rispetto a quella del circuito maschile, motivo che rende anche più avvincenti determinate partite femminili rispetto a quelle maschili, in cui l’esito finale è molto spesso ampiamente prevedibile. La giocatrice su cui sembra si possa puntare maggiormente è Naomi Osaka, l’unica tennista che ad oggi ha dimostrato di poter avere una certa continuità in carriera, che però ha un tabellone decisamente ostico. Le prime due teste di serie sono Ash Barty e Simona Halep, ma la prima non gioca praticamente da un anno (e sì, è ancora numero uno al mondo grazie all’attuale sistema di ranking), mentre la Halep è nel novero di giocatrici da mettere subito dietro l’Osaka, insieme ad una ritrovata Azarenka, alla Kvitova e forse alla Muguruza.

Discorso a parte merita Serena Williams, che sta cercando di raggiungere il record di 24 Slam vinti in singolare da Margaret Court (è ferma a 23 da diverso tempo). Potenzialmente la Williams resta la giocatrice più forte in circolazione ancora oggi, ma negli ultimi tempi ha mostrato problemi e limiti fisici ai quali neanche la sua potenza è riuscita a sopperire. Se imbrocca le due settimane giuste potrebbe ancora regalarsi un acuto Slam e l’agognato record, ma ogni torneo che passa diventa più complicato.

A questo punto non resta che munirsi di una sveglia, settarla sul fuso orario di Melbourne e passare due settime di (si spera) bel tennis in compagnia di questi Australian Open 2021, nella speranza che questi non vengano ricordati solamente per le vicende extra-campo.

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Scritto da:

Lorenzo Picardi

Avvocato e pubblicista, non giudicatemi male. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
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