museo 2.0

È di questi giorni la polemica esplosa sul web a proposito dei contenuti pubblicati sui propri social da Chiara Ferragni, in visita alla Galleria degli Uffizi. Museo 2.0
La polemica è stata rilanciata dal marito della Ferragni, Fedez, che sul suo profilo Twitter ha scritto:

https://twitter.com/Fedez/status/1284448298020077575

Già, perché gli Uffizi non sono stati l’unico museo ad aprire le proprie porte a una celebrità: sempre in questi giorni è uscito il videoclip di Dorado, ultimo lavoro dell’artista italiano Mahmood (con Sfera Ebbasta e Feid), diretto da Attilio Cusani.

La domanda sorge quindi spontanea: è questo il futuro dei musei? Siamo di fronte a un Museo 2.0?


Museo 2.0: il caso Uffizi

Indipendentemente da quale sia la risposta, la domanda non deve scandalizzare.
Infatti, al netto di questo clima di indignazione un tanto al chilo, che è esploso sui social dopo che Chiara Ferragni ha pubblicato le proprie foto mentre era in visita a Firenze e agli Uffizi, sono i musei stessi che, in più occasioni, hanno virato la propria comunicazione.

È proprio il caso della Galleria degli Uffizi: Chiara Ferragni non è la prima influencer venuta in visita di questo museo. Qualche settimana fa, Martina Socrate, giovanissima e popolarissima creator che, su TikTok, vanta quasi un milione di follower, ha fatto visita al museo fiorentino.
A pubblicare il video della sua visita è stata la Galleria degli Uffizi che, su TikTok, ha un canale ufficiale. Un canale il cui taglio è decisamente quello dell’intrattenimento, con statue e dipinti impegnati a rispondere alle challenge del momento.

https://www.tiktok.com/@uffizigalleries/video/6834861750823701766


Non solo Firenze

E spostiamoci poi al Museo Egizio di Torino, all’interno del quale sono state girate alcune scene del videoclip del nuovo singolo di Mahmood,Dorado”. Christian Greco, direttore del Museo, ha così dichiarato:

«Sono davvero lieto che un luogo dedicato a una cultura millenaria, qual è il Museo Egizio, possa rappresentare una fonte d’ispirazione per le forme espressive contemporanee, divenendo uno spazio capace di stimolare la creatività di giovani artisti. L’accostamento fra la nostra collezione e la musica di Mahmood esprime appieno il senso di universalità che caratterizza i vari linguaggi della cultura, portatori di messaggi in grado di raggiungere e arricchire chiunque.»

https://twitter.com/Mahmood_Music/status/1283734622396915714

Facciamo poi un passo indietro, quando il lockdown era una faccenda globale e i musei si erano visti costretti a chiudere i battenti. Non solo visite virtuali: in quel periodo esplosero le challenge. Come quella del Getty Museum di Los Angeles, che invitava gli utenti a imitare celebri opere d’arte. Ricorderete tutti l’hashtag #BetweenArtAndQuarantine.


I musei come creator

Dunque, sembrerebbe proprio che siano i musei stessi i primi a voler togliersi di dosso la nomea di luoghi bui, noiosi, polverosi ergendosi, anzi, a creatori di contenuti, di intrattenimento, di occasioni sociali.
Alla pruriginosa domanda con cui si è aperto questo articolo vogliamo quindi rispondere sì: siamo di fronte a una forma di Museo 2.0.
Con buona pace degli hater.

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Scritto da:

Roberto Gessi

Classe 1992, vivo in provincia di Novara e mi occupo di social network, scrittura testi e produzione contenuti per il web.
Ho delle passioni molto semplici: mi piace leggere, scrivere e fotografare. Nel 2020, per La Torre dei Venti, ho pubblicato "La Ragazza Gazzella", il mio romanzo d'esordio.