junk food patatine fritte

Mentre vi raccontavo di Bruxelles, nel mio ultimo articolo (se non l’avete letto –male, malissimo!– fate un click qui), ho scoperto che le patatine fritte sono state inventate proprio dai Belgi e, per curiosità, ho deciso di indagare meglio su questa invenzione culinaria, tra le più… golose.

Le patatine fritte

A dirla proprio tutta l’invenzione delle “frites“, termine con cui vengono identificate le patate tagliate a bastoncino e fritte nell’olio, viene contesa tra belgi e francesi. E la cosa non mi stupisce, visto che, da sempre, tra questi due paesi c’è una sorta di amichevole (poco) rivalità in diversi campi, figuriamoci in quello del junk food.

patatine fritte

I belgi fanno riferimento ad un manoscritto del 1781, in cui si racconta che i valloni fossero soliti friggere dei piccoli pesci della Mosa. Poiché d’inverno la Mosa gelava rendendo impossibile la pesca, gli abitanti sostituivano l’alimento con le patate, fritte allo stesso modo e tagliate a forma di piccoli pesci.
I francesi sostengono invece che le patate fritte siano state inventate a Parigi nel 1789 durante la rivoluzione francese, in seguito ad una campagna voluta dal medico Antoine Parmentier per la promozione delle patate in Francia.

Tra i due litiganti…

Una terza paternità viene attribuita, dal belga Paul Ilegems, professore di storia dell’Arte, nientepopodimeno che a Santa Teresa d’Avila. Tale ipotesi si basa su una lettera, datata 19 dicembre 1577, che la santa inviò alla madre superiora del convento del Carmelo di Siviglia per ringraziarla dell’invio di patatine ed altri cibi:

Ho ricevuto la sua lettera, e con questa le patatine, il ventriglio e sette limoni. Il vino è molto buono.

Il giornalista e critico gastronomico Cristiano Alvarez afferma in un articolo di non credere all’attendibilità di questa teoria, sostenendo:

Non ha mai provato questo tubero, visto che la patata a cui si riferisce la santa è la cosiddetta patata di Malaga, un tubero portato da Colombo da Haiti dopo il suo primo viaggio, mentre si dovette attendere mezzo secolo per avere notizie della patata propriamente detta.

Ciò che è certo è che ci sono dati, a partire dal 1573, nei libri contabili di un ospedale che registrano la ricezione di questo tubero nutriente con tante proprietà alimentari e curative da uno dei conventi delle Carmelitane Scalze, ordine fondato appunto da Santa Teresa d’Avila.

Personalmente sono più propensa a sostenere la paternità belga, perché, abitando qui in Vallonia da oltre un anno, ho potuto constatare dal vivo quanto questo tubero sia presente nei piatti e nelle ricette della zona, oltre che come prodotto in vendita al mercato, in ogni variante possibile ed immaginabile (bianca, gialla, rossa, novella, da friggere, farinosa… ogni volta ho l’imbarazzo della scelta).

Il museo

Friet Museum: il palazzo storico
Friet Museum: il palazzo storico

Altro motivo per cui “parteggio” per i belgi è il Frietmuseum, uno spazio espositivo unico nel suo genere, dedicato appunto alla storia delle patate e alla produzione di patatine fritte belghe. È ubicato a Bruges, nel palazzo Saaihalle, ex “Loggia dei mercanti genovesi“.
Questo magnifico edificio, che risale al XIV secolo, contiene ancora un certo numero di resti originali che sono riusciti a sopravvivere e sono stati preservati. È anche l’edificio più antico di Bruges ad avere una data sulla sua facciata.

È composto da due parti. La prima parte fu costruita alla fine del XIV secolo, risalente precisamente al 1399, ed è l’edificio in cui la città di Genova ospitava la sua rappresentanza commerciale e dove i suoi rappresentanti vivevano ed immagazzinavano le loro merci, che importavano da Genova e vendevano a Bruges. Un secondo edificio fu annesso nel XV secolo, costruito originariamente per il console di Genova.

Il museo si sviluppa su tre piani. Nella prima parte, al piano terra, è spiegata la storia del noto tubero, cominciata più di 10.000 anni fa in Perù, con l’addomesticamento di patate selvatiche, e della sua diffusione in Europa. Il primo piano dettaglia la storia delle patatine fritte e le loro origini in Belgio. Il piano interrato dell’edificio ospita diverse tipologie di macchine per sbucciare e tagliare le patate e un chiosco di frites. È presente anche una raccolta di fotografie, opere d’arte con soggetti legati alle patatine e una collezione di friggitrici retrò. Dopo la visita, nella cantina medievale del palazzo, si possono assaggiare patatine fritte insieme a diverse carni e salse.

museo delle patatine fritte
Alcuni macchinari esposti al Friet Museum

Questo è il sito: www.frietmuseum.be

La cucina

Come ben sapete, le patatine fritte accompagnano una miriade di piatti diversi (basti pensare alla combo “hamburger e patatine”) e sono apprezzate da tutti, grandi e piccini.
Se però avete provato qualche volta a cucinarle in casa, spesso i risultati sono stati alquanto deludenti. Ecco qualche dritta per soddisfare i più esigenti!

  • Pelare le patate e sciacquarle bene, almeno cinque volte per ogni pezzo, per rimuovere l’eccesso di amido, altrimenti si attaccheranno le une alle altre. Questa procedura aiuta anche a ottenere patatine croccanti.
  • Asciugarle molto bene con uno strofinaccio.
  • Scaldare una buona quantità di olio. Per cuocere correttamente le patatine, queste vi devono essere completamente immerse.
  • Cucinarle due volte. Per la prima cottura la temperatura dell’olio deve oscillare tra i 120°C e i 150°C. Friggerle, toglierle dal fuoco e lasciarle raffreddare per qualche minuto, e poi cucinarle di nuovo, stavolta con olio più caldo, a 175°C. Per capire quale sia la temperatura giusta, mettete un pezzetto di pane nella padella. Se resta sul fondo si è a circa 150°, se sale rapidamente a 175°.
  • Salare le patatine fritte appena uscite dalla padella. Questo aiuta a far assorbire l’olio in eccesso e a farle rimanere croccanti. Se aggiungete il sale prima della cottura correte il rischio che le patatine si ammorbidiscano.
Moules et Frites: piatto tipico belga
Moules et Frites: piatto tipico belga

Da studi recenti si è scoperto che anche il “taglio” della patata ha il suo perché. Scopritelo nell’articolo di Pasquale!

Le chips

Da non confondere assolutamente (pena l’indigestione!) con le “frites” sono le chips, ossia le patatine fritte rotonde e sottili. E nessun dubbio sulla loro invenzione, avvenuta con certezza grazie al cuoco americano di origini indiane George Crum.

Era il 24 agosto 1853 quando il magnate dei trasporti ferroviari e marittimi Cornelius Vanderbildt, detto il Commodoro, entrò al Moon’s Lake House, nuovo ristorante di Saratoga Spings a New York. Dopo una lunga giornata di lavoro, il Commodoro scelse di consumare il suo pasto con un bel piatto di patate alla francese, allora conosciute come “french fried potatoes”. Vanderbildt non era proprio “di bocca buona”: lamentandosi della mollezza e dell’insapidità delle patatine servite, mandò indietro il piatto non una, ma ben due volte!

Per tutta risposta George Crum, che sicuramente non aveva un carattere pacifico, decise di vendicarsi. Prese le patate rimaste, le tagliò sottili come un foglio di carta e le gettò nell’olio bollente fino a farle quasi bruciare. La sua improbabile vendetta non sortì l’effetto sperato: non solo il Commodoro apprezzò il piatto appena ricevuto, ma addirittura elogiò così tanto la nuova pietanza da convincere anche gli altri commensali ad ordinarne una porzione. Erano nate le Saratoga Chips, ancora oggi presenti nel menù dello storico Moon’s Lake House.

chips patatine fritte


Il viaggio alla scoperta di questa golosità si conclude qui. Conoscete qualche altra “invenzione” da leccarsi i baffi? Lasciatemi un commento!
E adesso scusate, ho una porzione di patatine fritte che mi attende! Buon appetito!

Annalisa A.

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Written by

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita riparo pc e mi occupo di grafica pubblicitaria e comunicazione (che vuol dire tutto e niente). Sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente in un’altra vita ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
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