VAR copertina

Il Var, che sembrava un incontestabile strumento di giustizia sportiva, nonostante stia adempiendo al proprio compito, ha suscitato le critiche (incomprensibili) di molti. Vediamo quali.

Spesso nella letteratura viene tessuto l’elogio dell’errore: le imperfezioni sono forse la principale peculiarità degli esseri umani, senza le quali la vita sarebbe una tavola piatta priva di qualunque sussulto. D’altronde erano proprio queste imperfezioni – in particolare la caducità della vita – che provocavano l’invidia già degli antichi dèi nei confronti degli esseri umani. Nella narrazione calcistica degli ultimi anni questo fallace elemento è salito prepotentemente alla ribalta: la perfezione di Cristiano Ronaldo e la trascendenza di Messi annoiano, così come ogni gesto tecnico la cui bellezza avvicini l’uomo a qualcosa leggermente al di sopra della mortalità. Anche l’epica di vere e proprie battaglie sportive, dalle quali sembra dipenda la vita dei contendenti, è diventata sin troppo retorica.

Ovviamente, anche il meno assiduo fra i lettori di cronaca calcistica, avrà ben capito che gli errori ai quali si sta alludendo sono quelli compiuti dagli arbitri e non dagli atleti.

Se però fino all’anno scorso gli errori arbitrali erano già centrali nel racconto sportivo, ma come componente polemica, adesso una schiera ben nutrita di addetti ha attivato un perverso meccanismo secondo il quale quegli stessi errori, un tempo causa di polemica e sdegno, sono oggi diventati oggetto di una sorta di nostalgia. Tutto questo avviene, come è noto, a causa dell’introduzione del VAR (Video Assistant Referee), l’Assistente al Video dell’Arbitro che segnala dalla sua postazione video delle situazioni che solamente dopo un più attento replay possono essere valutate. Ovviamente, per non oberare il gioco di continue interruzioni per la verifica video, il VAR interviene solamente per quegli episodi che hanno un grosso peso specifico sulla partita (riassumibili, senza entrare nel dettaglio, con rigori, espulsioni e gol).

Pur essendo in fase sperimentale il VAR ha scongiurato una serie di errori impressionanti, al che sarebbe lecito immaginarsi il giubilo del popolo del calcio per questa stupenda (ma migliorabile, sia chiaro) innovazione che sembra aver tolto peso all’influenza dell’arbitro, così come già accaduto in molti altri sport. Invece, quando uno pensa di averle viste tutte, ecco che all’improvviso sorge un fronte (già ribattezzato No-VAR) che osteggiano il VAR.

Riassumiamo le principali critiche che vengono mosse da questa curiosa frangia.

La prima accusa mossa nei confronti del VAR è quella di spezzare il ritmo del gioco, di far perdere troppo tempo. Curioso che non ci sia nessuna sommossa popolare analoga per le perdite di tempo dei simulatori o delle squadre che sono avanti nel punteggio. Quelle causate dal VAR sono insopportabili, però. Peccato che, andando a vedere il tempo effettivo giocato quest’anno in Serie A, questo sia addirittura aumentato, dal momento che sono diminuite le simulazioni in area di rigore e le proteste, oltre che episodi violenti che prima potevano sfuggire all’occhio dell’arbitro. Insomma, sembra difficile trovare una controindicazione in tutto questo.

Disinnescata la prima polemica, i No-VAR si sono così aggrappati al fatto che il VAR non corregga tutti gli errori arbitrali, sia perché non può intervenire in tutte le situazioni sia perché delle volte anche lui valuta male degli episodi comunque incerti. Tanto vale, dice il fronte, rimanere con i quattro (quattro?) errori con cui si stava prima. Sinceramente, se la critica iniziale poteva avere, se valutata superficialmente, una sua logicità, qui iniziamo ad entrare nell’irrazionale. Posto che il VAR deve diminuire gli errori e non eliminarli (cosa impossibile), ma dove sarebbe il peggioramento nell’avere decine e decine di errori in meno rispetto agli scorsi campionati? Con questo ragionamento allora sarebbe da dare alle fiamme il nostro codice penale perché la gente continua a delinquere.


A proposito di polemiche, qui parliamo del problematico biotestamento della FIGC.


L’attacco più fantasioso, però, è l’ultimo elaborato dal Fronte.

Perché il VAR non solo farebbe perdere tempo, non solo è imperfetto, ma ci priva della cosa per il quale guardiamo il calcio: le emozioni. Intollerabile, infatti, dover aspettare due minuti per avere conferma della validità di qualche gol e dover aspettare per esultare. Si potrebbe anche opinare che dopo due minuti di attesa l’esultanza potrebbe essere ancora più bella, ma sarebbe un’opinione personale. Semplicemente, se bisogna parlare delle emozioni che il VAR potrebbe aver tolto, bisogna vedere di quali emozioni ci avrebbe privato. Ne alleghiamo un esempio, scientemente estrapolato da una partita europea per non aizzare sterili polemiche di tifo che non ci interessano assolutamente.

Nel caso di specie, i giocatori del Chelsea protestarono per un arbitraggio che obiettivamente fece pensare alla malafede del direttore di gara.


La bellezza e l’emozione di subire una serie di torti arbitrali mi sembrano tafazziane.

In ultimo bisogna evidenziare che, nelle ultime gare, gli arbitri stiano ricorrendo meno al VAR. Inoltre in alcune circostanze, dopo aver visualizzato il replay dell’azione incriminata al monitor, sono state prese decisioni che lasciano più di un dubbio sulla capacità di intendere e di volere di alcuni arbitri. La percezione (che probabilmente non corrisponderà alla realtà) è che gli arbitri si sentano esautorati dal VAR e si ribellino ad esso, per mantenere quel ruolo da protagonista che il nostro calcio ha saputo ritagliare loro (ma che non dovrebbero avere).

Scrivere un articolo sul VAR è una cosa che mi avvilisce parecchio, sia perché ho sempre preferito parlare di avvenimenti di campo sia perché non pensavo che si potesse arrivare a contestare un mezzo che limita i torti, mentre negli altri sport strumenti analoghi sono invece accolti con enorme favore. Non si capisce neanche per quale motivo ci siano queste polemiche, e al solo ipotizzarlo mi assale una tristezza infinita.  Purtroppo le componenti del calcio, gli interessi di parte, stanno prevalendo sul calcio stesso, ormai ridotto più ad una questione politica che sportiva.

Agli italiani, evidentemente, piace così, ma il rischio che queste polemiche allontanino qualcuno dal gioco c’è.

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Scritto da:

Lorenzo Picardi

Avvocato e pubblicista, non giudicatemi male. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
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