replayability nel gioco da tavolo

Se ti sei chiesto almeno una volta quanto valesse la pena giocare di nuovo ad uno dei party games che fanno capolino dal tuo scaffale o che uno dei tuoi amici ha proposto di portare per una serata di giochi e intrattenimento, allora hai avuto a che fare in prima persona con il grande dilemma della rigiocabilità nel gioco da tavolo.

Oggi ti parlerò proprio di questo aspetto così legato alla scelta del gioco da tavolo. Avere un’idea di quante volte possa far piacere utilizzare un gioco prima che questo venga messo su uno scaffale e relegato alle grandi occasioni, può aiutare quando si va a fare un acquisto di una certa importanza economica -ad esempio, quando si acquistano le edizioni speciali-.

Cosa si intende per rigiocabilità?

Faccio una premessa: ogni gioco da tavolo è rigiocabile. 

Se però è vero che si può giocare più volte allo stesso board game bisogna considerare, come ho già accennato, quante volte vorremo aprire nuovamente quella scatola per immergerci nel suo mondo di cartoncini e pedine. 

La rigiocabilità coincide infatti con la quantità di volte in cui è divertente replicare una partita. Ci sono giochi da tavolo ai quali si può tornare anche a più riprese nella stessa giornata o settimana, mentre altri potrebbero risultare così lenti o privi di varietà che verranno ridotti ad un appuntamento da una o due volte l’anno.

Ecco perché, prima di prendere un gioco nuovo, ti consiglio di cercare qualche recensione online che includa anche un punteggio di rigiocabilità.

Pensa alle persone con cui lo andrai a giocare e le occasioni nelle quali lo proporrai ai tuoi amici e parenti: farsi un’idea su come lo vorrai utilizzare ti aiuterà a capire quanto vuoi che sia rigiocabile.


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Gli elementi della rigiocabilità in un gioco da tavolo

Quali sono, quindi, i fattori che ti invogliano a tornare allo stesso gioco da tavolo anche dopo poco tempo?

La ricetta per una buona rigiocabilità si compone principalmente di 4+1 ingredienti:

  • L’elemento umano: la componente più imprevedibile di tutte.
  • La complessità: sempre meglio se equilibrata.
  • La varietà: nei ruoli, negli obiettivi, nelle meccaniche.
  • L’originalità: anche se non sempre necessaria, di certo aiuta.
  • Più uno! Lo storytelling: quando presente, rende il gioco più misterioso e imprevedibile.

L’elemento umano

Bisogna ammetterlo, il gioco “su binari” è perfetto per una partita rilassante, ma quando uno dei perni della meccanica è l’imprevedibilità dei giocatori, è tutta un’altra storia. 

Prendiamo ad esempio Room 25: non solo è il mio gioco da tavolo preferito, ma penso che in questo contesto calzi più che a pennello. 

In room 25 il fattore umano manda avanti e rivoluziona costantemente la partita. I players hanno la possibilità di fare il doppio gioco spingendosi a vicenda dentro le stanze misteriose; inoltre chi ha il ruolo segreto della guardia può fingere di essere un prigioniero per tutto il tempo che vuole. Se poi aggiungiamo la possibilità per i giocatori di modificare costantemente il misterioso tabellone composto da tessere-stanze, scopriremo che tutto si interseca alla perfezione per dare totale libertà ai partecipanti e rendere l’esperienza sempre nuova.

Complessità… ma non troppa!

Si potrebbe pensare che più regole contribuiscano ad una maggiore varietà del gioco; tuttavia, se queste ultime sono davvero troppe e troppo complicate, c’è la possibilità che la rigiocabilità nel gioco da tavolo sia compromessa e quest’ultimo messo da parte e ripreso ad intervalli lunghissimi.

Ho avuto questa esperienza con This War of Mine. Pur avendo trovato il gioco originale e accattivante, infatti, ogni volta che io e il mio ragazzo dobbiamo riprendere la partita da dove l’abbiamo lasciata siamo stati pervasi da un sottile timore per l’immensità di tempo da dedicare a sistemare tokens, pedine e carte in perfetto ordine.

Il risultato? Ogni volta che vogliamo giocare nuovamente dobbiamo fissare un giorno e avere tanto -tantissimo- tempo a disposizione, il che ci scoraggia dal riprenderlo spesso. 

La miriade di pezzi e regole, i piccoli oggetti, i mazzi di carte da sistemare sul tabellone e dividere, gli elementi da togliere o aggiungere a seconda della difficoltà e il libro a cui fare capo ogni volta che abbiamo un dubbio o passiamo una fase del gioco sono, almeno a mio parere, troppe, forse a causa del fatto che è nato come un videogame dove il calcolo di risorse e punti è affidato al gioco stesso e non al giocatore.

È quindi un bene che sia così originale, perché è proprio questo suo punto di forza a farcelo amare nonostante tutto!

Varietà

La varietà è un altro dei fattori che rende un gioco da tavolo dinamico e imprevedibile. Si tratta di quel mix di componenti e meccaniche che, se orchestrati al meglio, lo rendono altamente rigiocabile.

Prendiamo ad esempio Bang!. In questo gioco ambientato nel far west hai la possibilità di ricoprire uno tra i 4 ruoli disponibili -sceriffo, vice, bandito, rinnegato- e creare la tua strategia in base all’obiettivo assegnato al tuo ruolo.

Potrai poi scegliere tra tanti personaggi, ognuno con la sua abilità specifica, e utilizzare carte con effetti diversi per aiutare od ostacolare gli altri giocatori.

È proprio questa varietà di ruoli, personaggi ed effetti, tutti semplificati e spiegati sulle stesse carte per non rallentare il gioco e mettere in difficoltà il giocatore, che mi fanno tornare su Bang! anche tre volte nella stessa serata.

gioco da tavolo e rigiocabilità

Originalità

Non a caso ho citato This War of Mine nel precedente paragrafo. Quando un gioco è originale -preciso: non di recente pubblicazione, semplicemente originale- il giocatore sarà spinto inesorabilmente verso di esso ogni volta.

L’originalità è per me la sorella stretta della varietà, ma non è la stessa cosa. Un gioco da tavolo può essere originale e avere pochissime regole o elementi, è in sostanza quel “qualcosa” che ci sorprende, diverte o incuriosisce ogni volta.

Un esempio di originalità sono le divertentissime carte di Munchkin o i disegni mozzafiato di Dixit: chi non vorrebbe rigiocarci per il gusto di leggere le esilaranti carte del primo o per rifarsi gli occhi con i disegni presenti nelle carte secondo?

Bonus: lo storytelling

Da ormai diverso tempo ha preso piede il gioco da tavolo arricchito da vere e proprie storie e finali differenti.

Il tasso di rigiocabilità in un gioco da tavolo narrativo è piuttosto alto se questo non si riduce a meccaniche troppo lente, specialmente se la scelta sul come procedere all’interno della storia viene affidata ai giocatori. 

Ne sono un esempio giochi come Tales of the Arabian Nights o Above and Below, dove ogni azione del giocatore porta inevitabilmente ad un outcome diverso nell’avanzamento della storia, che può essere il raggiungimento o meno dell’obiettivo, nuove scoperte e incontri di personaggi e così via. Se le meccaniche del gioco non rallentano la narrazione, non vedrai l’ora di rigiocare quel gioco da tavolo per scoprire cosa sarebbe successo se avessi preso una scelta differente!

la rigiocabilità nei giochi da tavolo

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Written by

Benedetta Piras

Classe 1995, sono un'inguaribile amante dell'arte laureata in Beni Culturali e reinventata blogger e marketer.
Un po’ taciturna ma grande ascoltatrice e osservatrice, la scrittura è il mio mezzo di espressione prediletto. Probabilmente in un’altra vita sono stata un filosofo, di quelli che cadono nelle buche ammirando il cielo, ovviamente!
Adoro i giochi da tavolo e di ruolo, leggo libri, fumetti e manga e sono una patita di videogames. Quando non sono a casa a godermi una tranquilla serata di relax, sono nei luoghi più verdi e romantici della mia città e dintorni, a respirare l'aria del mare e lasciarmi trasportare dal panorama in innumerevoli viaggi mentali.
Su Inchiostro Virtuale vi parlerò dei giochi da tavolo raccontandovi i generi, gli eventi, le novità e i momenti di ordinaria -e divertente!- follia che costituiscono il mondo del tempo libero e dei passatempi virtuali e non.
Potete contattarmi inviando una mail a b.piras@inchiostrovirtuale.it