sportivi big brother is watching you

Recensione fittizia di una realtà vera che ha perso il senso della misura come nelle peggiori distopie, come nel controverso rapporto fra sportivi e social.

Forse ancora non lo sapete, ma il celeberrimo libro di George Orwell, “1984”, ha recentemente avuto un seguito. Il titolo dell’opera, che ricalca in pieno stile l’originale, è “2017”. La storia del primo volume è ben nota: attraverso le vicende di Wilson Smith, viene descritta la società distopica dove tutto è controllato dal Partito del fantomatico Big Brother (notoriamente tradotto come Grande Fratello, ma che in realtà vuol dire Fratello Maggiore), figura probabilmente fittizia.

Nel sequel vengono analizzati ulteriori aspetti di questa società.

Inizialmente ci viene mostrato come si è evoluto il contesto storico e politico: anzitutto l’Oceania, governata proprio dal Partito del Big Brother, ha conquistato l’Eurasia. In secondo luogo viene però evidenziato come i membri del Partito, nel più classico dei contrappassi danteschi, abbiano iniziato a mal sopportare la monotonia generata dalla loro stessa società. Un viatico contro la noia era però stato trovato: lo sport, l’unica fonte di imprevedibilità che non poteva nuocere all’ordine del regime. Il desiderio di controllo del Partito, però, contamina anche lo sport. Gli sportivi, infatti, dovendo garantire ogni volta la miglior prestazione possibile, dovevano rifuggire da qualunque distrazione potesse inficiare il loro rendimento sportivo. In breve la questione divenne: come controllarli ancora meglio per averli perfettamente concentrati in campo? Il Partito ricorrerà al suo nuovo strumento di controllo delle masse: i social, uno spazio virtuale in cui permettere alle persone di mostrare se stessi così da poter scovare ogni pensiero dissidente, ogni idea non accettata dal bipensiero del regime. Una tecnica diversa dalle telecamere utilizzate dal Partito, ma forse ancor più penetrante.

A questo punto dell’opera viene quindi esplorato quello che è il rapporto fra gli sportivi e i social, attraverso il punto di vista di diversi atleti.

Vengono anzitutto mostrati i lati positivi di questa interazione. La vita degli sportivi, infatti, era spesso rimasta misteriosa agli occhi del popolo (non del Big Brother, giammai!), lasciando insoddisfatta la curiosità degli spettatori sulla vita dei loro beniamini, che venivano così contornate da leggende metropolitane su interessi, relazioni e passatempi; spesso questi miti risultavano molto più interessanti e divertenti della realtà. Con i social invece gli sportivi entrano in contatto direttamente con i propri tifosi, appaiono soprattutto per quello che sono: esseri umani come gli altri, spesso con i nostri stessi interessi; viene così demitizzata una figura che spesso è eccessivamente divinizzata.

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Talvolta, anzi, è un modo per gli sportivi di entrare in contatto fra di loro più facilmente, dando vita a simpatici siparietti.

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Gli aspetti positivi di questa interazione, però, cedono ben presto il passo a quelli negativi.

Nella società di (e del) 2017, infatti, si viene ad instaurare un meccanismo di controllo ancora più subdolo di quello che viene mostrato in 1984: non solo i social mostrano i pensieri e la vita degli sportivi, ma sui social non c’è neanche bisogno della psicopolizia presentataci nella prima opera, incaricata di punire ogni psicoreato non in linea col bipensiero. In 2017, infatti, sono i cittadini stessi che, sulle piattaforme virtuali, rivestono il compito di modelli agenti del regime. Non permetterebbero mai una trasgressione degli atleti, neanche la più piccola, perché rischierebbe di rovinare il divertimento e la resa di quell’unica panacea contro la monotonia della società, ovvero lo sport. Così se uno sportivo dovesse concedersi uno svago non autorizzato, saranno gli stessi cittadini i primi a segnalare l’accaduto.

Un caso molto particolare di 2017 è quello di Roberto Gagliardini.

Roberto è un calciatore che milita nell’F.C. Internazionale da poco, forse non è abituato alle attenzioni che vengono rivolte ai giocatori che militano in squadre blasonate. Anzi, anche lui è affascinato da quel mondo che prima poteva guardare solo negli schermi del regime. Così, siccome adesso può permetterselo, decide di vedere una partita fra due grandi squadre del calcio eurasiatico, ovvero Juventus e Barcellona. Ma il problema sorge immediatamente: la Juventus è la rivale storica dell’Internazionale e il bipensiero non permette di mostrare segni di interesse verso le avversarie. Gli occhi del Big Brother sono ovunque e Roberto viene presto individuato fra il pubblico.

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L’occhio del Big Brother pt.1

Proprio sui social molti sostenitori dell’Internazionale compiono una spedizione punitiva contro il proprio giocatore, reo per quanto fatto di essere un nemico; lui che ha sempre e solo tifato per la squadra della sua città. Roberto non capisce cosa possa aver fatto di male e ignora gli insulti. Pochi giorni dopo, infatti, compie un gesto ancora più folle: mette un “Mi piace” sulla foto di un giocatore della Juventus, nella quale festeggiava il trionfo contro una squadra straniera. Sportività di Roberto? Giammai, tradimento! Roberto ormai viene ritenuto uno juventino in pectore e vessato da molti psicopoliziotti improvvisati (ma in questo caso il suffisso “psico” è un’abbreviazione di “psicopatico”).

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L’occhio del Big Brother pt.2. Infallibile.
Ma non è l’unico caso in cui gli psicopoliziotti del web si sono fatti valere in 2017.

Un’altra delle attività predilette nella società distopica dell’opera è quella di scommettere sugli avvenimenti sportivi. Un modo per dare un po’ di aria alle casse del popolo quando va bene, a quelle dell’agenzia di  scommesse quando va male. Accade talvolta che in alcuni incontri (soprattutto di tennis) il giocatore favorito si faccia battere contro pronostico da quello meno quotato. Questo, in quella società distopica, in cui si è indottrinati al rifiuto totale di sorprese e fatti non previsti, è un venir meno del modo di essere che il regime ha insegnato. Così, ancora una volta, gli psicopoliziotti con più iniziativa si recano sulle bacheche social dei giocatori sfortunati, violentando verbalmente lo sportivo che si sia macchiato di tale onta. Bisogna cancellare quella macchia.

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Le spedizioni punitive degli psicopoliziotti del web, sempre efficaci.

Questo dunque il canovaccio ripetuto in tutti i numerosi capitoli di 2017.

Ci viene mostrato come interagirebbero gli sportivi con i social, diventandone inconsciamente ed inevitabilmente vittime. Un contesto, quello virtuale, dove ancora una volta viene mostrato come le persone, al sicuro dietro il proprio monitor, siano capaci delle più aspre prese di posizione, salvo perdere ogni spavalderia una volta usciti dalla dimensione virtuale, caratteristica tipica degli psicopoliziotti dell’opera. Elemento, questo, che mi ricorda la pessima figura che fece Demostene con Filippo II di Macedonia: dopo fior fior di Filippiche contro il sovrano macedone, infatti, Demostene si ritrovò a dover pronunciare un discorso direttamente davanti al nemico e non solo al popolo; l’oratore però si imbarazzò a tal punto da proferire poche parole, non pronunciando l’orazione che aveva preparato a casa da bravo scolaretto.

Fortunatamente, 2017 è solo un libro che parla di una società distopica. D’altronde, pensare ad un paese dove una persona venga insultata per un “Mi piace”, è assolutamente un’esagerazione letteraria!
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Written by

Lorenzo Picardi

Laureato in Giurisprudenza ed iscritto all'ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it