ponte di pietra - ponti

Per collegarmi al topic del mese, nulla di più ovvio di un viaggio alla scoperta dei ponti, naturali o artificiali che siano, sparsi nel mondo. Del resto, cosa più di un ponte potrebbe rappresentare al meglio il concetto di “passaggio” o “transizione”?

I ponti sono delle strutture utilizzate per superare un ostacolo: un corso d’acqua, una vallata, una via che interseca. Sono composti da:

  • fondazioni, ossia la parte dove appoggiano i piloni e le spalle, scaricandone peso e sollecitazioni a terra;
  • piloni (o pile), le strutture verticali che danno sostegno alla travata in punti intermedi;
  • spalle, le strutture che danno sostegno all’impalcato alle sue estremità e che costituiscono elemento di transizione tra il ponte ed i tratti di strada adiacenti;
  • travata, l’insieme di “travi”, appunto, che costituisce la struttura del ponte e sorregge l’impalcato;
  • impalcato, la struttura orizzontale che sorregge il piano viabile.

Il tratto di ponte tra due appoggi, siano essi piloni o spalle, si chiama campata, mentre la sua lunghezza si chiama portata (o luce).

I Ponti naturali

Queste strutture non sono altro che il risultato di fenomeni della natura, la quale, come abbiamo già visto in un precedente articolo (I Camini delle Fate) è capace di opere di ingegneria tali da lasciarci a bocca aperta.

Il ponte rinato dalle acque

Iniziamo da un “ponte” redivivo, ossia l’Adam’s Bridge: un ponte di terra emerso che collegava l’India e lo Sri Lanka, almeno fino al 1480 quando fu travolto ed ingoiato dalle acque dell’Oceano Indiano durante un ciclone. Il tratto di mare, chiamato Stretto di Palk, non era transitabile con le navi, a causa dei fondali bassi ed ora, a distanza di secoli, questa sottile striscia di terra è riemersa dall’acqua formando tante piccole isole e banchi di sabbia.

Secondo gli studiosi potrebbe trattarsi dell’innalzamento della crosta terrestre dovuto allo spostamento delle placche continentali. Alcuni ricercatori, però, hanno ipotizzato che possa trattarsi di un’opera fatta dall’uomo, risalente a oltre tredicimila anni fa.

ram-setu ponti

La leggenda Indù del Rāmāyaṇa racconta che fu costruito da un esercito di scimmie per volere di Rama, l’incarnazione di Vishnu, a cui serviva per facilitare il passaggio del proprio esercito dall’India a Ceylon, per andare a salvare la moglie Sita, che era stata rapita.

Realtà o leggenda poco importa. Fatto sta che, se finora si pensava che lo Sri Lanka fosse un’isola, è stato invece provato che le diciotto miglia nautiche che lo separano dall’India in realtà sono un unico pezzo di terra che fa parte del continente asiatico.

Podul lui Dumnezeu, il Ponte di Dio

L’unico ponte naturale al mondo sul quale si può viaggiare ha una lunghezza di 30 metri, una larghezza di 13 metri, è alto 22 e spesso 9. Il ponte di Ponoarele è il più grande della Romania e il secondo in Europa. Questa opera della natura, che attira ogni anno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, è costituito da una roccia calcarea, formatasi in seguito ad un crollo del soffitto di una grotta.

podul-lui-dumnezeu ponte di Dio

Ponti - Complesso carsico di Ponoarele
Complesso carsico di Ponoarele

Perché viene chiamato “Ponte di Dio”?
Una leggenda biblica dice che il ponte del distretto di Mehedinti sia stato creato da Dio per San Nicodemo, che doveva andare a Tismana. Questo santo voleva costruire un monastero, ma fu cacciato dalla gente di Ponoarele.

Un’altra leggenda racconta che nella Grotta di Ponoarele abitava il Diavolo. La gente del posto, disperata, avrebbe chiesto a Dio di salvarli, pertanto Dio colpì il soffitto della grotta, facendola crollare e formando così il ponte. Il Diavolo riuscì però a fuggire, aggrappandosi con gli artigli alla cima della Collina Pesterii e formando così dei fossati calcarei, altro fenomeno unico in Europa.

Landscape Arch, il più sottile

Questo arco è situato in una zona denominata Devil’s Garden (Giardino del Diavolo, N.d.A.) a nord dell’Arches National Park, Utah, ed è lungo quasi 90 metri. La sezione più sottile è larga solo 2 metri e lo spessore è di appena 3,35.

Può essere raggiunto dopo una breve escursione di circa 2,4 chilometri lungo un percorso battuto, ma sappiate che, per motivi di sicurezza, il sentiero che una volta passava sotto l’arco è stato chiuso.

Landscape Arch ponti

Oltre al Landscape Arch, in questo parco nazionale se ne trovano molti altri, oltre duemila, alcuni dei quali davvero notevoli, come il Delicate Arch, il Double Arch e il Double O Arch.

Xiānrén Qiáo, il più lungo

Si chiama Fairy Bridge, è un arco naturale creato dall’acqua fluente e si trova in Cina. Scolpito nel calcare carsico, la formazione collega le sponde del fiume Buliu nella provincia settentrionale del Guangxi.

Xianren Bridge ponti

Si tratta di un arco decisamente speciale. È quello con la campata più lunga del mondo (122 metri) e, paradossalmente, non è una meta turistica frequentata, anzi, è proprio l’opposto! A causa della sua posizione remota, accessibile solo da un viaggio di rafting di tre ore, è stato scoperto poco tempo fa e rimane relativamente sconosciuto.

Shipton’s Arch, il più alto

Shipton's Arch pontiLo Shipton’s Arch è un arco naturale conglomerato nella regione autonoma cinese dello Xinjiang Uiguro. Si trova nella prefettura autonoma di Kizilsu Kirghiz, a circa un’ora e mezza da Kashgar, vicino al villaggio di Artux, ad un’altitudine di 2.973 metri, nel deserto Taklimakan, in Cina.

Deve il suo nome all’alpinista inglese Eric Shipton, che lo visitò nel 1947 durante il suo mandato come console britannico a Kashgar, e lo rese noto in Occidente grazie al suo libro “Mountains of Tartary“.

Ha un’altezza stimata di 366 metri e una campata di 65 metri, anche se le sue misure sono un po’ controverse. La sua altezza dipende infatti da ciò che viene considerata la base dell’arco, che può essere o la base del cumulo di macerie (situata parzialmente sotto l’arco e dove la campata raggiunge la sua larghezza massima) o il pavimento della testa del canyon del lato ovest, 270 metri più in basso.

Aloba Arch, nel deserto

È il più largo ed il più grande nel deserto del Sahara, con una altezza di 122 metri e una campata di 76 e si trova nel Chad.

Aloba Arch ponti

I grandi archi naturali sono piuttosto rari al di fuori delle regioni meridionali e occidentali della Cina e dell’Altopiano del Colorado, ma il Chad’s Ennedi Plateau, situato all’interno del deserto del Sahara, nella parte Nord-Est del paese vicino a Libia e Sudan, ha una geologia simile all’Altopiano del Colorado e perciò ha prodotto un certo numero di archi naturali e forme simili.

Di tutti, Aloba Arch è considerato l’ottavo arco naturale più lungo e, in ogni caso, il più lungo al di fuori della Cina e dello Utah. È veramente uno dei più grandiosi al mondo, ma resta uno dei meno visitati, a causa della sua posizione.

Pont d’Arc, il primato europeo

Questo ponte attraversa il fiume Ardèche, nel comune di Vallon-Pont-d’Arc nel sud della Francia, e, con i suoi 58 metri di estensione ed i 54 di altezza, è il più grande arco naturale in Europa. È visitato spesso, così come il fiume è popolare per gòli appassionati di canoa e kayak.
È anche detto “porta d’ingresso naturale” dei gorges de l’Ardèche.

Pont d'Arc ponti


Tra quelli più spettacolari, fino allo scorso anno era molto gettonato Azure Window, a Gozo, sull’isola di Malta. Ottimo posto per le immersioni e utilizzato come location per molti film e serie TV, tra cui Game of Thrones. Purtroppo, come già raccontato in questo articolo, Tieqa tad-Dwejra è crollata e non esiste più.


I Ponti viventi

In uno dei luoghi più umidi e caldi sulla terra, a Cherrapunjee, una regione verdeggiante dello stato indiano nord-orientale del Meghalaya, tra lo stato indiano dell’Assam e del Bangladesh, ci si imbatte in un fenomeno insolito.

Questa zona è ricca di piante di ficus elastica, palme di betel e bambù. Il Ficus (meglio noto come albero della gomma indiana), in particolare, produce una serie di radici secondarie nella parte più alta del suo tronco, che si diramano tutt’attorno, ancorandosi anche agli enormi massi lungo le rive dei fiumi, o nel mezzo dei fiumi stessi.

La gente della tribù che da tempo vive nella zona delle isolate valli di Khasi, nel corso degli anni, ha pensato bene di “addomesticare” queste radici, creando così delle opere d’arte viventi, veri esempi di bio-ingegneria ecocompatibile, in alternativa ai “banali” ponti di legno che hanno il difetto di assottigliarsi precocemente a causa delle elevate precipitazioni tipiche di questa terra.

Umshiang Double Decker Root Bridge

Come raggiungerli

Il più famoso è il Umshiang Double Decker Root Bridge, un ponte a due piani distante tre chilometri che si trova nei pressi del Tyrna Village. Il ponte si trova ad un’altezza di 2400 piedi. Arrivare al ponte superiore, che è lungo 20 metri, è un compito arduo ma meritevole. Sappiate però che è necessario essere fisicamente in forma per raggiungerlo.

cartelli d'indicazione per ponti viventiQueste strutture hanno bisogno di circa 15 anni per diventare funzionali. Nel giro di poco tempo, però, le radici diventano ancora più forti e possono sopportare fino al peso di 50 persone alla volta. Si ritiene che alcuni abbiano più di cinquecento anni.

Arrivare in questi luoghi per visitare i “ponti viventi” non è facile. La zona si trova a sei ore di auto dall’aeroporto oltre il confine dalla capitale Assamese di Guwahati. Dalla strada principale si prosegue in direzione del piccolo villaggio di Tyrna, dove inizia il sentiero lungo circa sei miglia. Da lì è una ripida e vertiginosa discesa nel cuore di una valle della foresta fluviale, fino ad arrivare al villaggio Nongthymmai. La maggior parte necessita di lunghe scarpinate (o, se preferite il termine più inglese, “trekking”), partendo da questi villaggi.

Oltre al Umshiang Double Decker Root Bridge, altri popolari e visitati ponti di radici sono:
  • Ummunoi Root Bridges, noto per essere il più antico della regione, questo ponte è lungo 74 metri.
  • Ritymmen Root Bridge, nei pressi del villaggio di Nongthymmai, è lungo 30 metri ed è raggiungibile dal villaggio di Tyrna.
  • Umkar Root Bridge, raggiungibile dal villaggio di Siej. Si tratta di un ponte breve, ma spettacolare durante la stagione dei monsoni, poiché una cascata sgorga lungo il ponte a causa delle forti piogge in quel periodo.
  • Mawsaw Root Bridge, raggiungibile partendo dal ponte Umshiang con una camminata di 30 minuti. La sua attrazione principale è la piscina naturale sottostante.
Mawsaw Root Bridge
La “piscina naturale” sotto il Mawsaw Root Bridge

Si conclude qui la prima parte di questo viaggio alla scoperta dei ponti. Prossimamente vi racconterò delle principali opere di “passaggio” create dall’ingegno dell’uomo.

Vi aspetto!
Annalisa A.

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Scritto da:

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente nella precedente ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
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