Ping pong in Cina
Il ping pong in Cina è lo sport nazionale. Ma sapevate che, in passato, divenne un inaspettato strumento di diplomazia? Conosciamo questa storia!

In Italia il ping pong – o meglio, il tennistavolo – è uno sport di nicchia, praticato più per svago che per agonismo. La situazione del ping pong in Cina, invece, è decisamente diversa. Come il calcio da noi, infatti, lì il gioco con le racchette è lo sport più importante e popolare.

Di ciò possiamo rendercene conto dai risultati delle manifestazioni mondiali e olimpiche. Dire che gli atleti cinesi vincono molte medaglie d’oro sarebbe addirittura riduttivo poiché, in molte occasioni, occupano l’intero podio.


Di tennistavolo e altre discipline ne ho parlato quando ho fatto una panoramica generale sugli sport in Cina!


Ma il ping pong in Cina ha avuto, in piena guerra fredda, anche un ruolo fondamentale nella distensione dei rapporti con gli Stati Uniti. Si devono ad esso, infatti, alcuni eventi epocali di quegli anni, come la visita dell’allora presidente Nixon nella Repubblica popolare cinese.


Ping pong in Cina

Prima di conoscere – o, per chi ha vissuto in quegli anni, di rivivere – la storia che ha avvicinato la Cina agli Usa grazie al tennistavolo, è importante porsi una domanda: perché in Cina questo sport è così popolare? Per rispondere a questa domanda dobbiamo ripercorrere le tappe che hanno reso il ping pong lo sport nazionale cinese.

Un po’ di storia

Nonostante la popolarità attuale, l’origine del tennistavolo non è da ricercare in Asia, bensì, come tanti altri sport, nel Regno Unito. Nel 1884, anno della sua invenzione, veniva visto come un gioco riservato alle classi sociali più elevate.

L’ingresso del ping pong in Cina viene fatto risalire al 1904, anno in cui Wang Daowu (王道午), proprietario di una cartoleria a Shanghai, acquistò dal Giappone dieci set da ping pong. Nella stessa città cinese, nel 1916, nacque la prima “ping pong house” in cui, come in Europa, giocavano solo le persone più benestanti.

La sua popolarità divenne man mano sempre più crescente e nemmeno le guerre (civile e mondiale) riuscirono ad arrestarla. Negli anni Trenta, infatti, sia i militari nazionalisti che quelli comunisti amavano distrarsi con questo gioco.


L’odierna Repubblica popolare è nata proprio in seguito alla guerra civile. Scoprite quegli eventi nell’articolo sulla Rivoluzione cinese!


Con la nascita della Repubblica popolare, Mao Zedong (毛泽东) promosse lo sviluppo dello sport per migliorare il fisico della popolazione (“发展体育运动,增强人民体质”). Per molti cinesi il ping pong fu la scelta più ovvia.

I motivi legati alla sua diffusione sono molteplici:

  • attrezzatura minima richiesta: il campo di gioco è semplicemente un tavolo;
  • possibilità di giocare all’aperto o al chiuso: rendendolo praticabile in qualsiasi area del Paese;
  • accessibile a tutti: può essere giocato da uomini e donne di qualunque età, fisico e ceto sociale. Rispetto ad altri sport, infatti, non c’è contatto fisico;
  • benefico per la salute: rafforza il corpo e la mente.

Nel 1959, invece, il pongista Rong Guotan (容国团) vinse per la prima volta una medaglia d’oro nella disciplina. Non solo, questa fu anche la prima volta che un rappresentante della Repubblica popolare salì sul gradino più alto del podio in qualsiasi sport.


La diplomazia del ping pong

Da quanto detto finora risulta evidente che il ping pong in Cina non sia solo uno svago estivo da condividere con gli amici, bensì un vero e proprio sport nazionale. A questo punto possiamo capire meglio ciò che avvenne in quella che viene definita la “diplomazia del ping pong“.

Negli anni ’70, nel bel mezzo della guerra fredda, i rapporti tra gli Stati Uniti e la Cina, appartenente al blocco sovietico, erano ostili. In quegli anni i leader di entrambi i Paesi stavano riflettendo sulla possibilità di avviare dei contatti con l’altro ma, data la diffidenza reciproca, si preferiva rimandare.

Glenn Cowan e Zhuang Zedong

In questo contesto, nel 1971, erano in programma i mondiali di tennistavolo a Nagoya, in Giappone. Il giocatore americano Glenn Cowan, trattenutosi in palestra per allenarsi con alcuni avversari locali, scoprì suo malgrado, una volta uscito dall’edificio, che il pullman della sua squadra era partito senza di lui.

L’unico mezzo rimasto era quello della selezione cinese, la quale acconsentì a farlo salire con loro. A bordo, come si può pensare, i giocatori orientali erano diffidenti nei confronti del giovane americano – considerato alla stregua di un nemico – per cui lo ignorarono.

Solo uno di loro, Zhuang Zedong (庄则栋), si dimostrò aperto nei suoi confronti. Dopo 10 minuti di esitazione, il cinese lo salutò e, dopo averci scambiato qualche parola grazie a un interprete, gli offrì in regalo un ritratto serigrafico dei monti Huangshan, oggetto non legato alla propaganda comunista. Potete immaginare lo stupore dei giornalisti, all’arrivo del pullman, nel vedere quella scena così inaspettata per quegli anni.

Ping pong in Cina: incontro tra Zhuang Zedong e Glenn Cowan
Zhuang Zedong e Glenn Cowan con in mano il regalo del cinese

Cowan, che con sé aveva solo un pettine, desiderava ricambiare il gesto con qualcosa di più adatto. Poiché era un esponente della cultura hippie, regalò al cinese una maglia su cui era raffigurato il simbolo della pace insieme alla scritta “let it be”. Questo gesto convinse Mao Zedong ad aprirsi nei confronti degli Stati Uniti: invitò formalmente la squadra americana per esibirsi a Pechino.

Gli americani in Cina

La delegazione americana – composta da 14 persone tra giocatori, mogli e ufficiali – arrivò in Cina il 14 aprile 1971. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica popolare cinese – al di là di un invito alle Pantere nere, considerati, comunque, come un’ambasciata americana – dei cittadini statunitensi mettevano piede sul suolo cinese.

Da qui iniziò un momento di distensione nei rapporti tra i due Paesi, tanto che l’anno dopo avvenne un fatto altrettanto epocale. Richard Nixon, infatti, fu il primo presidente americano a visitare la Cina. Nella settimana della sua visita, Nixon ebbe l’opportunità di incontrare il presidente Mao Zedong oltre che, in più di un’occasione, l’importante dirigente Zhou Enlai (周恩来).

Ping pong in Cina: incontro tra i presidenti di Usa e Cina
Incontro tra Richard Nixon e Mao Zedong

In questo nuovo contesto, Nixon annunciò, tra le altre cose, la volontà di ritirare le forze militari americane presenti nell’isola di Taiwan, riconoscendo la Repubblica popolare come un unico Paese indivisibile.


A proposito, vi invito a leggere l’articolo su Taiwan!


Il ping pong in Cina con Forrest Gump

Avete mai visto Forrest Gump, il film capolavoro in cui un uomo con deficit cognitivo – interpretato da Tom Hanks – vive, nella sua ingenuità, gli eventi epocali della storia americana? Forse non lo sapete, ma tra i riferimenti della pellicola c’è anche la “diplomazia del ping pong”.

Come in altri casi, Forrest non si rende pienamente conto di ciò che accade intorno a lui e prende tutto con molta leggerezza. D’altronde “tutto quello che stava facendo era giocare a ping pong”.


Avreste mai pensato che due Paesi nemici potessero allacciare dei rapporti grazie al pullman perso da un giocatore di ping pong? In ogni caso ora potete cogliere anche la citazione di Forrest Gump qualora vi fosse sempre sfuggita. Detto questo non mi resta che salutarvi: alla prossima!
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Scritto da:

Mauro Bruno

Classe 1986. Sono laureato in Scienze dell'Amministrazione e ho conseguito un Master in "Relazioni Industriali nel lavoro privato e pubblico".
All'università ho scoperto la lingua cinese ed è stato amore a prima vista, tanto che da allora ho continuato a studiarla da autodidatta.
Nel blog, oltre a parlarvi della cultura cinese, cercherò di rendervi più familiare una delle lingue più incomprensibili per antonomasia.
Potete contattarmi scrivendo a: m.bruno@inchiostrovirtuale.it