Presidente Turchia Erdogan

Il presidente Recep Tayyip Erdogan continua a portare avanti un vero e proprio attacco a chi, in Turchia, cerca ancora di fare opposizione all’inesorabile deriva autoritaria.

La Turchia contro i diritti umani

Lo scorso venerdì si è diffusa la notizia che Ozturk Turkdogan, presidente dell’Associazione per i diritti umani (Ihd), la più nota organizzazione non governativa della Turchia, è stato arrestato, insieme ad altre 10 persone, fra politici e attivisti curdi, accusati di aver collaborato con l’organizzazione separatista.

La Ihd, definita dal Ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, una “associazione maledetta”, ha evidenziato che l’arresto di Turkdogan costituisce una violazione dei diritti umani e ne ha richiesto il rilascio immediato.

Turkdogan e il Piano d’azione sui diritti umani

Turkdogan aveva criticato la politica di Erdogan e le operazioni dell’esercito turco in Iraq contro il Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, eppure compariva tra le personalità che il ministero della Giustizia aveva consultato per redigere le 128 pagine del “Piano d’azione sui diritti umani”, per l’adozione di una nuova Costituzione, da attuare in due anni.

Il Presidente Erdogan ha affermato:

Il principale fattore determinante nella preparazione del piano d’azione per i diritti umani sono state le esigenze e le richieste della nostra nazione.

Il piano, che dovrebbe portare ad una democratizzazione della Turchia, è basato su 11 principi fondamentali, tra cui spiccano:

  • i diritti umani, garantiti e protetti dallo Stato;
  • l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione alcuna di lingua, razza, sesso, opinioni politiche, opinioni filosofiche, religione;
  • l’indipendenza della magistratura e il rafforzamento di un processo equo;
  • la libertà d’espressione.

Libertà di espressione notoriamente garantita dal presidente turco, come dimostra il deputato curdo Omer Faruk Gergerlioglu, privato del seggio parlamentare e condannato a due anni di carcere per alcuni post pubblicati sui social.

Anche in ragione di ciò, Amnesty International ha richiesto l’immediata scarcerazione di Turkdogan e la fine della criminalizzazione nei confronti dei difensori dei diritti umani, sottolineando che il Piano d’azione sui diritti umani ha già dimostrato di essere carta straccia.

Omer Faruk Gergerlioglu è stato arrestato in Turchia
Omer Faruk Gergerlioglu è stato condannato a due anni di carcere per alcuni post pubblicati sui social.

La reazione dell’UE

L’Unione Europea ha chiesto un colloquio con Erdogan, ma la la Turchia ha ammonito Bruxelles affinché non intervenga negli affari interni dello Stato, forte dell’asso nella manica costituito dai migranti intrappolati nella rotta dei Balcani.

Se la situazione non fosse drammatica, potremmo ironizzare sul fatto che nel 1999 Erdogan, decaduto dalla carica di sindaco di Istanbul, scontò quattro mesi in carcere per incitamento alla violenza e all’odio religioso e razziale, e fece ricorso proprio alla Corte Europa dei diritti dell’uomo affinché accertasse la violazione dei suoi diritti. 

Inoltre, a dare manforte a questo braccio di ferro costante con l’Europa, nella giornata di ieri la Turchia ha lasciato la Convenzione di Istanbul, firmata nel 2011 da Erdogan, allora primo ministro, e ratificato dal Parlamento di Ankara, ma mai formalmente applicato.

La Convenzione di Istanbul impone ai governi di adottare una legislazione che contrasti la violenza sulle donne e le mutilazioni genitali femminili. 

Erdogan contro le donne

Secondo i conservatori del partito di Erdogan, tale Convenzione minerebbe i costumi islamici, l’unità familiare, incoraggiando il divorzio e dando spazio alla comunità Lgbtq. 

Il governo turco è sinceramente impegnato nel portare la reputazione e la dignità delle donne al livello che meritano, ma non è necessario cercare rimedi esterni o imitare gli altri per questo obiettivo fondamentale. La soluzione, invece, è nelle nostre tradizioni e costumi, in noi stessiFuat Oktay, vicepresidente turco.

La garanzia dei diritti delle donne sono le normative vigenti nel nostro statuto, in primo luogo la nostra Costituzione. Il nostro sistema giudiziario è dinamico e abbastanza forte da attuare nuove normative secondo necessità. La violenza contro le donne è un crimine contro l’umanità e combattere questo crimine è una questione di diritti umani. Ciò che conta davvero sono i principi – Zehra Zumrut Selcuk, Ministro della Famiglia, del Lavoro e dei Servizi sociali.

Le reazioni dell’opposizione

Il provvedimento del governo turco ha invece sollevato aspre critiche da parte del Partito Popolare Repubblicano (Chp), il principale partito di opposizione in Turchia. 

Abbandonare il trattato significa considerare le donne cittadine di seconda classe e permettere che vengano uccise – Gokce Gokcen (CHP).

Secondo l’associazione “Noi Fermeremo il Femminicidio“, che monitora i casi di violenza contro le donne, nell’ultimo anno in Turchia ci sono stati almeno 300 femminicidi, oltre a 171 donne decedute in circostanze sospette. Inoltre, soltanto nei primi 65 giorni del 2021 in Turchia ci sono stati 65 femminicidi.

La leader di “Noi Fermeremo il Femminicidio“, Fidan Ataselim, ha richiamato le donne alla protesta su Twitter, sottolineando che il governo sta mettendo in pericolo la vita di milioni di donne.

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Scritto da:

Virginia Taddei

Avvocato e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it