
Perché in Sardegna si prepara “su trigu cotu” (grano cotto) e si augura “saludi e trigu!” (salute e grano) il primo dell’anno? Riscopriamo le origini e il significato di queste tradizioni.
Fin dall’antichità il grano (“su trigu”) ha rivestito un ruolo cruciale nell’economia sarda, non solo perché rappresentava la principale fonte di sostentamento per molte famiglie (da esso, infatti, si ricavavano le farine per il pane e la pasta e il mangime per gli animali) ma anche perché veniva accettato come mezzo di scambio e salario al pari del denaro.
Dunque, non dovrebbe sorprendere che in Sardegna il grano sia simbolo di prosperità e pertanto protagonista di rituali propiziatori come la preparazione de “su trigu cotu“, che nelle zone del Sulcis-Iglesiente, Campidano e Marmilla, si usa consumare a colazione la mattina di Capodanno,
Tradizioni beneauguranti dalla Sardegna: la colazione del 1° gennaio con “su trigu cotu”
La preparazione de “su trigu cotu” inizia generalmente la mattina del 31 dicembre, all’alba, con la mondatura del grano: in questa fase i semi si separano dalla pula e dalle pietruzze, dopodiché si lavano sfregandoli tra le mani. Seguono dodici ore di ammollo nella “scivedda“, la tipica ciotola di terracotta dai bordi alti, e la cottura fino al rigonfiamento dei semi (guai ad assaggiarli, è considerato un atto di sfida!).
Dopo una notte di riposo all’interno di una pentola avvolta con paglia e coperte, il grano cotto si serve in una scodella con un mestolo di latte caldo (solitamente di pecora) e si dolcifica con zucchero, miele o saba (il mosto d’uva cotto). La tradizione vuole che questa pietanza si offra a parenti, amici, vicini di casa, persino agli animali domestici e agli uccelli, augurando “saludi e trigu!” (buona salute e ricchezza), quale portafortuna per l’anno nuovo.
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Pubblicista, ex collaboratrice de L’Unione Sarda.
Sono cofondatrice e caporedattrice di Inchiostro Virtuale.
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