Babbo Natale con la slitta. Foto di Tumisu da Pixabay.

Dal mito di Odino “L’errante” alle leggende su San Nicola, scopriamo le origini di Babbo Natale e come si è evoluto il suo personaggio nel tempo.

La notte tra il 24 e il 25 dicembre molti bambini attendono con gioia e trepidazione l’arrivo di Babbo Natale, speranzosi di ricevere in dono i giochi più amati: infatti, nella tradizione occidentale egli distribuisce i regali ai bimbi buoni, a bordo di una slitta volante trainata da nove renne, deponendoli sotto l’albero dopo essersi calato dal camino, mentre a quelli che si sono comportati male nell’anno appena trascorso lascia il carbone.

Nell’immaginario collettivo, il latore dei doni natalizi è un anziano corpulento dalla lunga barba bianca e l’espressione bonaria, abbigliato con pantaloni, giacca e cappello rossi orlati di candida pelliccia, cinturone e stivali neri, recante un sacco ricolmo di dolciumi e giocattoli. Sebbene la Coca Cola abbia contribuito notevolmente a diffondere questa versione di Babbo Natale, inserendola nelle illustrazioni pubblicitarie ad opera di Haddon Sundblum fin dal 1931, il primo a rappresentarlo con le fattezze a noi note fu il tedesco Thomas Nast – il fumettista che ideò anche l’icona dello Zio Sam – sulla rivista “Harper’s Weekly” del 1863.

Nast disegnò un Babbo Natale rassicurante e gioviale, capace di incoraggiare l’esercito unionista a superare l’inverno più rigido della Guerra civile americana. A tale scopo prese ispirazione sia dai Nisser, i folletti del folklore nordico (tant’è che nei Paesi scandinavi Babbo Natale si chiama “Julenissen“, cioè “Nisse di Natale”), sia dalla poesia del 1823 di Clement Clark Moore, “Una visita da San Nicola“:

I suoi occhi – come scintillavano! Le sue fossette, che allegria!
Le sue guance erano come rose, il suo naso come una ciliegia!
[…]
Aveva un viso largo e una pancia un po’ rotonda
che tremava quando rideva, come una ciotola piena di gelatina.

Santa Claus by Thomas Nast.
Thomas Nast, Public domain, via Wikimedia Commons.

In origine era San Nicola

Prima delle vignette di Nast, Babbo Natale veniva rappresentato in abiti vescovili, con tanto di mitra e pastorale. Il personaggio natalizio per antonomasia, infatti, deriva sostanzialmente da San Nicola di Bari. Nato a Patara (antico porto della Licia, nelle coste meridionali della Turchia), Nicola fu vescovo di Myra (oggi Demre) nel IV secolo d.C. Della sua vita si sa poco, sennonché partecipò al primo Concilio di Nicea nel 325 d.C. e godeva della reputazione di persona molto altruista.

Ciò diede adito a varie leggende, per esempio quella secondo cui avrebbe resuscitato tre bambini rapiti e uccisi da un oste, che intendeva rifornire di carne la sua taverna, donando loro tutto il necessario per una vita dignitosa. Nell’Europa medievale questo episodio veniva ricordato con lo scambio di doni il 6 dicembre, usanza tuttora vigente in alcune regioni italiane (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Veneto, Puglia e Basilicata), Austria, Germania e Paesi Bassi.

In Olanda si narrava che Sinterklaas (San Nicola in nederlandese) arrivasse dalla Spagna in piroscafo con Zwarte Piet (il servitore Pietro il Moro) e volasse sui tetti in groppa a un cavallo bianco, mentre i suoi aiutanti si calavano dai comignoli per deporre i regali nelle scarpe dei piccoli, lasciate apposta vicino al caminetto.

In seguito la tradizione sbarcò a Nuova Amsterdam (New York), dove Sinterklaas divenne Santa Claus, la sua provenienza il Circolo polare artico e il suo mezzo di trasporto una slitta trainata dalle renne Saetta, Ballerino, Schianto, Guizzo, Cometa, Cupido, Tuono, Lampo e Rudolph, in grado di volare da una parte all’altra del mondo.

Sinterklaas, Il Babbo Natale olandese,
Sinterklaas. CrazyPhunk at nl.wikipedia & Gaby Kooiman, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Le radici pagane di Babbo Natale

Prima di convertirsi al Cristianesimo, i popoli germanici credevano che i regali li portasse il dio Odino (Wodan) “L’errante”, in cambio di carote, paglia o zucchero per il suo destriero volante; in tal modo avrebbe avuto i rifornimenti necessari per affrontare la grande battuta di caccia in occasione dello “Yule“, il solstizio d’inverno.

Il dio Odino in groppa al suo destriero. Immagine di pubblico dominio.
Il dio Odino in groppa al suo destriero. Ólafur Brynjúlfsson[2], Public domain, via Wikimedia Commons.
Consigli di lettura

Se l’articolo vi è piaciuto, leggete anche quello sulla Befana: storia, leggende e tradizioni.

Crediti fotografici

Foto di Tumisu da Pixabay.

Scritto da:

Redazione IV

Siamo persone a cui piace lasciare tracce d'inchiostro su tanti argomenti. Scriviamo per passione, per condividere e per... lasciare qualche macchia a chi ha voglia di leggerci!
Per contattarci scrivete a: redazione@inchiostrovirtuale.it!