Storia della Medicina in Mesopotamia: Sumeri, Babilonesi e Assiri.

Quarta parte della rubrica “Storia della Medicina del Vecchio Mondo“, dedicata alla Medicina in Mesopotamia.

Storia della Medicina in Mesopotamia

“Enkidu giaceva, il suo corpo malato. Tutti i suoi pensieri egli riferì al suo amico: […] Questa notte ho fatto dei sogni: il cielo tuonò, la terra rispose; in mezzo a loro stavo io. Vi era un giovane, il suo viso era scuro, […] le sue zampe erano di leone, le sue unghie artigli di aquila. […] Come un toro mi calpestò; mi aveva tutto circondato con una presa. (Gridai) Salvami, amico mio! Ma tu non mi salvasti; avesti paura e non venisti in mio aiuto…”
(Epopea di Gilgamesh)

Mesopotamia, terra tra i due fiumi. È forse uno dei nomi che più rimane impresso nella testa degli studenti. Già nel 9000 a.C., in quest’area del Medio Oriente, si seminavano i cereali e, nel tempo, si sono avvicendate numerose popolazioni: i Sumeri, gli Accadi, gli Assiri, i Babilonesi che avevano le loro idee sulla Medicina e sull’origine delle malattie.

Lo sviluppo culturale mesopotamico avviene su di un supporto etnico e linguistico che è misto sin dall’inizio.
(Mario Liverani)

Medicina in Mesopotamia: i Sumeri

La cultura Sumera, pervenutaci grazie alla scoperta di tavolette d’argilla vergate con scrittura cuneiforme, era di carattere mitico. Se ti ammalavi era perché avevi trasgredito il codice morale; potevi rimediare con i sacrifici offerti alle divinità, si usavano incantesimi, ma ancora una volta i medici usavano farmaci di natura vegetale, minerale e anche animale.

Il Trattato Accadico di prognosi e diagnosi mediche

Successivamente all’invasione della mezzaluna fertile da parte degli Accadi di re Sargon, la cultura accadica non si lasciò scappare l’occasione di assorbire quella sumerica; essa ci ha lasciato un reperto di grande rilievo, l’insieme di tavolette che formano il Trattato Accadico di prognosi e diagnosi mediche (2350-2150 a.C.). Nel trattato si considerano le malattie procedendo dalla testa ai piedi, con speciali menzioni su pediatria, ginecologia e convulsioni. 

Il trattato testimonia conoscenze molto accurate. Descrive la gonorrea, l’ictus, le emorroidi e molto altro.

“Il malato tossisce continuamente, l’escreato è denso e talora contiene sangue. Il rumore del respiro è come quello di un flauto…”
(La tubercolosi nel Trattato Accadico)

La Medicina dei Babilonesi

Anche la civiltà Babilonese viveva in un immaginario nel quale i demoni si aggiravano senza sosta in attesa di qualcuno di cui impadronirsi. E i medici Babilonesi erano anche sacerdoti: associavano i sintomi a varie divinità, interpretavano i sogni delle persone. I Baru della terra tra i due fiumi salivano sulle Ziggurath e studiavano gli astri, cercando delle relazioni tra i movimenti astrali e i fatti terreni come le malattie dei mortali. Loro non potevano saperlo, ma hanno dato origine a una tradizione lunghissima; e ancora nella cultura occidentale del Medioevo i medici erano anche astrologi. 

I tentativi di interpretare il futuro portarono all’evoluzione di un’altra scienza – loro la consideravano tale – ossia la divinazione sul fegato di pecora. Per farvi capire quanto fosse importante, sappiate che nella regione di Mari furono ritrovati dei modellini di fegato in argilla, suddivisi in vari campi contrassegnati da lettere cuneiformi.

Sacrificando una pecora a un Dio, il medico-sacerdote avrebbe letto nei vari campi del fegato il suo pensiero e le sue volontà circa quel preciso paziente.

Il Codice di Hammurabi

Il documento più importante della Storia Babilonese è il celeberrimo Codice di Hammurabi (1700 a.C.), una raccolta di leggi, che disciplinava anche il lavoro di medici e veterinari. 

“Se il medico aprirà con un coltello un ascesso o guarirà un occhio malato riceverà 10 sicli d’argento. Se il paziente è uno schiavo liberato ne riceverà 5. Se è uno schiavo il suo padrone pagherà per lui 2 sicli. Se invece durante l’operazione il paziente perderà la vita o la vista, al medico verranno amputate le mani.”
(Codice di Hammurabi, par. 215)

Va detto che la legge non faceva menzione di chi invece commetteva errori non chirurgici. Merito dei Babilonesi della stirpe Hammurabi fu la creazione della scuola medica di Nippur, dedicata alla Dea della salute Gula.

Medicina in Mesopotamia - il codice di Hammurabi
Medicina in Mesopotamia: il Codice di Hammurabi.

Medicina in Mesopotamia: gli Assiri

La cultura Assira fu fiorente, nonostante si trattasse di un popolo bellicoso e militarista, e non distrusse la sua sorella Babilonese.

I medici assiri disponevano di una ricca farmacopea: usavano salnitro e olio di trementina per intervenire sui calcoli urinari, la belladonna per curare l’asma, l’ipersalivazione, i crampi alla vescica; applicavano cataplasmi di semi di lino, immersi magari in un decotto caldo di finocchio, per trattare bronchiti e polmoniti.

A Ninive, la capitale, il re Assurbanipal fondò una grande biblioteca, che custodiva centinaia di tavolette con scritti di Medicina, e sempre a Ninive sono stati rinvenuti strumenti chirurgici, alcuni fatti in bronzo e altri in ossidiana.

Sappiamo che i chirurghi in Mesopotamia curavano la cataratta – si usava un ago di bronzo per reclinare all’indietro il cristallino opacizzato – e in un documento assiro del II millennio a.C. si cita la sutura di un testicolo rotto. Si eseguivano anche operazioni di chirurgia estetica: per esempio, impiantavano un innesto osseo nelle donne che desideravano un naso aquilino. Ci fa capire come i canoni di bellezza di ogni tempo siano puramente arbitrari.

Giada Zanza


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Bibliografia
  • Giacomo Tasca – Storia della Medicina: dalla Preistoria alla fine dell’Ottocento
  • Cordua.org – La Medicina Mesopotamica
  • Mediterraneoantico.it – L’epopea di Gilgamesh
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Scritto da:

Redazione IV

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