Rivoluzione Xinhai: la fine dell'impero cinese
Ogni Paese ha vissuto una fase o un momento di transizione più o meno epocale. In Italia possiamo ricondurla al periodo compreso tra la caduta del regime fascista e il referendum costituzionale. In Cina possiamo invece riconoscerla nella Rivoluzione Xinhai.

La Rivoluzione Xinhai, iniziata nel 1911, fu l’avvenimento che portò di lì a poco alla nascita della prima repubblica cinese. La sola nuova forma di governo non basta però a spiegare l’importanza dell’evento. Bisogna quindi fare un passo indietro a circa 4.000 anni prima, quando salì al potere la dinastia Xia (夏朝). Si trattava infatti della prima dinastia cinese ereditaria, alla quale ne seguirono molte altre nel corso dei secoli. Non solo, dal 221 a.C., sotto la dinastia Qin (秦朝), ci fu l’unificazione della Cina, con la conseguente nascita dell’impero cinese.

Perciò, seppur con diverse dinastie, l’impero è rimasto in vita per circa 2.000 anni, in cui l’arte, la cultura e le tradizioni segnarono inevitabilmente la vita del Paese. Ma come si arrivò quindi alla rivoluzione?


Gli ultimi imperatori

Nel XIX secolo. la Cina si trovava da un lato a contrastare le mire espansionistiche occidentali, dall’altro a contenere le rivolte interne contro l’impero. Ci furono le guerre dell’oppio (1839-42/1856-60), la rivolta dei Taiping (1851-64), la prima guerra sino-giapponese (1894-95) e la rivolta dei Boxer (1899-1901). La sconfitta in quest’ultima alimentò sempre più il malcontento nella popolazione nei confronti della famiglia imperiale.

Nel 1895, in seguito alla sconfitta nella guerra sino-giapponese, venne creato il Nuovo esercito, un corpo militare organizzato secondo lo standard occidentale, grazie all’aiuto tedesco. Venne poi rinominato in esercito Beiyang nel 1902 con Yuan Shikai al comando. La forza crescente dell’esercito, unita alle idee rivoluzionarie del politico Sun Yat-sen, sarà una delle cause principali dell’abdicazione dell’imperatore.

Nel 1898 l’imperatore Guangxu promulgò la Riforma dei cento giorni, una serie di politiche di modernizzazione del Paese. Tuttavia l’imperatrice madre Cixi, con un colpo di stato, bloccò il progetto, che si realizzò solo in parte qualche anno dopo.

L'ultimo imperatore prima della rivoluzione Xinhai
L’imperatore Pu Yi in piedi sulla destra. Suo fratello minore è tenuto in braccio dal principe Chun

Nel 1908, però, morirono entrambi gli imperatori. Il trono venne quindi affidato all’imperatore Pu Yi, il quale all’epoca non aveva ancora compiuto 3 anni.

Il reggente fu dunque il padre, il principe Chun. Questi aveva deciso di portare avanti le politiche di modernizzazione del Paese, tra cui il passaggio ad una monarchia costituzionale. A questo proposito rimpiazzò il Gran consiglio, organismo di potere della dinastia Qing, composto in larga parte da cinesi di etnia manciù, con il Gabinetto imperiale. Tuttavia questo apparato non fece altro che generare ulteriore delusione. Prima di tutto perché venne nominato il principe Qing come primo ministro; in secondo luogo perché l’etnia manciù rappresentava ancora la netta maggioranza. Insomma, era cambiato il nome ma non la sostanza.


La rivoluzione Xinhai

Tutti questi episodi diedero inizio, il 10 ottobre 1911, alla Rivoluzione Xinhai con la Rivolta di Wuchang. Questa in realtà nacque da un episodio fortuito, ma la città venne comunque conquistata in meno di una giornata. I rivoltosi informarono subito le altre province meridionali, desiderose di ribellarsi, chiedendo di dichiarare anch’esse l’indipendenza. Nel giro di un mese e mezzo la secessione venne proclamata da quindici province. Il 1° gennaio 1912 ci fu invece la dichiarazione di indipendenza della prima Repubblica di Cina, con Nanchino come capitale e Sun Yat-sen come presidente.

Bandiera della Repubblica di Cina, proclamata dopo la rivoluzione Xinhai
Prima bandiera della Repubblica di Cina

Ma l’imperatore era ancora in carica nei territori sotto il suo controllo. Per fronteggiare la rivolta, il principe Chun si affidò all’esercito Beiyang, ed in particolare a Yuan Shikai. Quest’ultimo, infatti, il 1° novembre 1911 venne nominato primo ministro. Tuttavia, consapevole della forza dell’esercito e della debolezza dell’imperatore, Yuan fece il doppio gioco. Dopo aver ripreso alcuni territori, trovò un accordo con i repubblicani. Chiese, e ottenne, di diventare presidente della Repubblica in cambio dell’abdicazione dell’imperatore.

La Rivoluzione Xinhai terminò il 12 febbraio 1912 insieme all’impero cinese. Dopo oltre 2000 anni, quindi, Pu Yi fu l’ultimo imperatore.


La Cina proseguì il suo percorso di modernizzazione nei decenni successivi, grazie anche al regime di Mao Zedong. A questo proposito bisogna fare una precisazione. La Cina odierna è la Repubblica Popolare Cinese, non la Repubblica di Cina. Quest’ultima, sebbene esista solo de facto, è invece quella che solitamente chiamiamo Taiwan. Ma questa è un’altra storia.
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Written by

Mauro Bruno

Classe 1986. Sono laureato in Scienze dell'Amministrazione e ho conseguito un Master in "Relazioni Industriali nel lavoro privato e pubblico".
All'università ho scoperto la lingua cinese ed è stato amore a prima vista, tanto che da allora ho continuato a studiarla da autodidatta.
Nel blog, oltre a parlarvi della cultura cinese, cercherò di rendervi più familiare una delle lingue più incomprensibili per antonomasia.
Potete contattarmi scrivendo a: m.bruno@inchiostrovirtuale.it