Modric Pallone d'Oro

Il croato Modric ha vinto il Pallone d’Oro 2018 e, come spesso accade, l’assegnazione è contestata. Inutilmente, vediamo perché.

Finalmente il verdetto sul Pallone d’Oro 2018 è arrivato e la giuria si è pronunciata, assegnando l’ambito premio al croato Luka Modric, autore di una stagione memorabile durante la quale ha vinto la terza Champions di fila della sua carriera e ha condotto la Croazia alla sua prima finale in un Mondiale, impresa enorme considerando anche le dimensioni della nazione balcanica (comunque ricchissima di talento). Tuttavia mai come quest’anno le polemiche sull’assegnazione del premio si sono inasprite, sia perché molti speravano che Cristiano Ronaldo (2° classificato) riuscisse a portare il Pallone d’Oro nel campionato italiano, sia perché ancora una volta il vincitore di un Mondiale non ha potuto alzare il più importante trofeo individuale del mondo del calcio: non c’è riuscito Griezmann (3°), candidato più solido forse, che ha segnato con i suoi gol non solo il Mondiale della Francia, ma anche l’Europa League vinta dall’Atletico Madrid; non c’è riuscito Mbappé (4°), straripante astro nascente francese, la cui investitura sarebbe stata forse troppo precoce; non c’è riuscito Varane (7°, dato inizialmente sul podio), difensore capace di una rarissima doppietta Champions League-Mondiale che non poteva passare inosservata.

Anzitutto bisogna precisare che il Pallone d’Oro è un premio ontologicamente contestabile; le prime polemiche le ricordo già nel 2001, quando vinse Owen e non Totti (che non finì neanche sul podio) nonostante quasi tutta l’Italia lo ritenesse il degno vincitore. In un gioco come il calcio, in cui i compiti dei giocatori sono estremamente diversi, solo il giudizio personale può stabilire se sia stato più importante il lavoro di un difensore o di un attaccante nel corso di una stagione. Chiaramente prediligiamo il gol come principale indicatore di merito e la tecnica come stella polare da non tradire, tuttavia in alcuni casi la difesa è un’arte non meno bella né meno complessa né – soprattutto – meno importante dell’attacco. Il Pallone d’Oro del 2006 assegnato a Cannavaro lo dimostra, come il fatto che i protagonisti di quel Mondiale furono principalmente i difensori, da Materazzi a Grosso, senza dimenticare Buffon, secondo dietro a Cannavaro e che avrebbe potuto vincere il premio senza che nessuno avesse niente da ridire (unico portiere insieme a Neuer nel 2014 di cui possiamo dire ciò). Proprio per questo il Pallone d’Oro, quantomeno dai tifosi, dovrebbe essere preso più come un gioco che come una questione di Stato (discorso che potrebbe valere per il calcio tutto): impossibile che un Pallone d’Oro sia assegnato all’unanimità, facciamocene una ragione.

Bisogna poi considerare che gli anni in cui si tengono i Mondiali sono inevitabilmente condizionati dall’esito di queste competizioni, anche se proprio Cannavaro è stato l’ultimo Campione del Mondo a vincere il Pallone d’Oro. Questo non significa che il Mondiale abbia perso peso, ma semplicemente che Spagna, Germania e Francia non hanno avuto un campione in grado di essere riconosciuto come trascinatore assoluto e per questo in grado di assicurarsi il premio (con i parametri attuali probabilmente neanche Cannavaro lo avrebbe vinto). Sembra strano a dirsi ma questo ce lo dicono proprio i voti del Pallone d’Oro: nel 2010, anno in cui vinse Messi, Iniesta (2°) e Xavi (3°) insieme presero di gran lunga più voti di Leo, mentre i giocatori spagnoli, in classifica per il Mondiale e non per altro, insieme fecero registrare grossomodo il doppio dei voti dell’argentino; quest’anno i voti di Griezmann, Mbappé e Varane superano di gran lunga quelli di Modric. Se tutti i voti fossero confluiti su un unico “rappresentante” della squadra Campione del Mondo, il risultato sarebbe stato diverso tranne che nel 2014, anno in cui Cristiano Ronaldo vinse la prima Champions League col Real e fece cose mirabili ed il solo Neuer fra i tedeschi campioni spiccò nettamente (ma, come detto, raramente un portiere può arrivare al Pallone d’Oro).

In ultimo bisogna considerare i criteri per l’assegnazione, chiari nell’esposizione ma non nell’importanza: se ad influire il voto devono essere le prestazioni individuali e di squadra, il valore del giocatore, i titoli vinti nel corso dell’anno, la leadership ma anche la carriera più in generale (che probabilmente, per fare un esempio, quest’anno ha tolto parecchi voti a Mbappé e ne ha garantiti molti a Modric), non viene detto quale sia il peso specifico di ogni singolo parametro. Se volessimo dare più importanza al valore assoluto dei giocatori, la strada da percorrere sarebbe quella del duopolio Messi-Ronaldo fino al loro ritiro ed il premio perderebbe valore. Se contassero maggiormente i titoli, il vincitore dovrebbe essere scelto esclusivamente in base alla vittoria della Champions e, ogni quattro anni, dei Mondiali (e quest’anno Varane non avrebbe avuto rivali). Se invece contassimo maggiormente le prestazioni individuali al di là dei risultati, forse, Salah sarebbe più in alto in classifica. In realtà quest’anno il bilanciamento dei diversi criteri adottato dai giurati è apparso molto più equilibrato che in passato. Con questi parametri forse avremmo visto un paio di Palloni d’Oro diversi (non di più, visto lo strapotere di Messi e Ronaldo): con il metro adottato dalla giuria quest’anno probabilmente nel 2010 avrebbe trionfato Wesley Sneijder, che quell’anno con l’Inter vinse tutto da protagonista assoluto e trascinò i Paesi Bassi in finale mondiale da capocannoniere.

Sneijder quell’anno avrebbe deciso anche la finale con un magnifico assist se Robben (anche lui autore di una grandissima annata) non lo avesse sprecato malamente. 

In un paio di occasioni Iniesta non è sembrato meno decisivo di Messi né ha incantato di meno, seppur poi giocoforza il tabellino premiasse di più l’argentino che non lo spagnolo, più rifinitore che finalizzatore. 

Non è un caso che proprio a questi giocatori Modric abbia dedicato il suo trionfo:

Questo premio è anche per quei giocatori che probabilmente meritavano di vincerlo e non l’hanno fatto. Penso a Xavi, Iniesta, Sneijder. […] Ripeto, questo è un premio anche per quei giocatori che non ci sono riusciti.”

Alla fine della fiera, insomma, è difficile gridare allo scandalo ed al complotto quando si parla di individualità di questo livello, come fatto da Cristiano Ronaldo (e famiglia) che ha disertato la premiazione, nonostante abbia vinto cinque volte il premio, circostanza che non fa pensare di certo ad una persecuzione ai danni del portoghese. Basterebbe prende il Pallone d’Oro per quello che è: un soggettivissimo premio individuale che nel calcio dovrebbe contare molto poco. Tantissimi grandi giocatori non lo hanno vinto ma non per questo il loro valore e la loro carriera sono stati messi in discussione.

Chiudiamo con un piccolo tributo video al vincitore del Pallone d’Oro 2018.

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