Medicina dell'Antico Egitto

Terza parte della rubrica “Storia della Medicina del Vecchio Mondo“, dedicata alla Medicina dell’Antico Egitto.

Storia della Medicina dell’Antico Egitto

“Io possiedo formule che sono state fatte dal Maestro Universale per allontanare il dolore causato da un Dio o da una Dea, da un morto o da una morta, nelle mie vertebre, nelle mie spalle, in questa mia carne, in queste mie membra, e per castigare il calunniatore, il capo di coloro che fanno entrare il disordine in questa mia carne e la malattia nelle mie membra. Io appartengo a Ra”.
(Papiro Ebers)

La Medicina esercitata nell’Antico Egitto fu ricca di intuizioni, che vennero poi prese a prestito da popoli nientemeno che i Fenici e gli antichi Greci, e all’arrivo di Alessandro Magno (332 a.C.) aveva già una storia plurimillenaria alle spalle.

Questa citazione del papiro Ebers ci fa capire come la scienza medica fosse intimamente intrecciata alla religione e alla magia. Si partiva dal presupposto che un essere umano in salute era in armonia con l’universo ed era il deposito delle forze vitali che avevano creato quest’ultimo.

La malattia era il frutto dell’operato di una divinità malvagia o di un demone; la sofferenza dei malati tirava spesso in ballo la Dea Sekhmet, ostile e feroce, ma i medici potevano avvalersi di divinità benevole come Ra e Thot, il quale era considerato il Dio delle scienze e aveva guarito l’occhio di Horus secondo la teologia. 

Le ricerche archeologiche ci hanno restituito i luoghi e i reperti di una civiltà straordinaria, che aveva un gran culto della vita dopo la morte; e forse speravano di poter dimorare nei Campi Aaru liberi dai disagi fisici della vita terrena.

La tradizione di mummificare i morti delle classi sociali elevate ci ha restituito un’immagine tutt’altro che edificante di quella vita: segni di tumori maligni, aterosclerosi, gotta, calcolosi biliare e urinaria, infestazioni da vermi come la Bilharzia, lebbra e altre  infezioni batteriche, peritoniti…

Oltre ai papiri ci sono altre fonti antiche che parlano di epidemie terribili, come quella di vaiolo.


A tal proposito, vi rimandiamo all’articolo “Pandemie nella storia: dalla peste a COVID-19“.


“Essi presero dunque della fuliggine di fornace e si presentarono al faraone; Mosè la gettò verso il cielo ed essa produsse ulceri che si trasformarono in pustole sulle persone e sugli animali. I maghi non poterono presentarsi davanti a Mosè, a causa delle ulceri, perché le ulceri erano sui maghi come su tutti gli Egiziani. Ma il Signore indurì il cuore del faraone e questi non diede ascolto a Mosè e ad Aaronne, come il Signore aveva detto a Mosè”.
(Esodo, Antico Testamento)

I medici egizi

Fortunatamente i medici Egizi erano dotati di manualità e senso pratico. Sappiamo che si chiamavano Sounou e che anche le donne potevano aspirare a questo titolo (famosa fu Peseshet, la “direttrice delle donne medico”).

Come ci è stato tramandato da Erodoto, esistevano medici specializzati, esattamente come noi siamo abituati: per esempio, gli oculisti erano detti Sounou Irty, i Sounou Khe si occupavano di gastroenterologia, i Sounou Grergetl curavano i braccianti agricoli e così via; esistevano anche i Nerou Pehout, dediti alla preparazione e alla somministrazione dei clisteri, e gli Hem Ka che eseguivano le circoncisioni. La circoncisione era un’abitudine per gli Egizi, esattamente come lo è per gli Ebrei.

I medici si tramandavano le conoscenze di genitore in figlio, ma era necessario che studiassero anche i papiri custoditi nelle Case della Vita, Per-Ankh, come quelle di Memfi e di Sais. Fortunatamente diversi papiri medici sono arrivati fino a noi.

I papiri medici

Un esempio è il Papiro di Kaohun (2000 a.C.), un trattato scritto in geroglifici di ginecologia, ostetricia e veterinaria. Molto importanti e famosi sono il Papiro Ebers e il Papiro Smith, perché gettano luce su quanto fossero progrediti gli Egizi.

Il Papiro Ebers

Nel Papiro Ebers (1555 a.C.), redatto in scrittura ieratica, sono descritte malattie come le ernie addominali, l’insufficienza cardiaca e l’emicrania.

Papiro di Ebers - Medicina dell?Antico Egitto
Medicina dell’Antico Egitto: papiro Ebers.

Inoltre nel Papiro sono riportate ben 88 ricette mediche. I principi vegetali erano assai diffusi:

  • si usavano i fichi come purganti;
  • il coriandolo come carminativo;
  • l’aglio come antibatterico;
  • il finocchio per l’appetito, per facilitare la digestione e il flusso mestruale;
  • il papavero come sedativo;
  • il timo come anticatarrale e il melograno contro le infestazioni da vermi, solo per citarne alcuni. 

Erano usati anche i principi minerali, per esempio si usava l’antimonio grigio per produrre pomate. Ma i minerali erano altrettanto apprezzati per la produzione di cosmetici, come i rossetti a base di antimonio rosso.

Si trovano ricette per i colliri, fondamentali a causa del sole e della sabbia del deserto, e anche ricette per dei contraccettivi.

Il Papiro Smith

Il Papiro Smith (1550 a.C.) è un trattato di chirurgia. Infatti gli archeologi hanno rinvenuti molti strumenti chirurgici, i professionisti dell’epoca sapevano trattare le fratture, medicare le ferite con miele, resine e foglie di salice, pure quelle che guarivano per seconda intenzione – cioè con l’emissione di pus – praticavano le suture, e nel papiro è descritto anche il trauma cranico.

“Se devi curare un uomo che ha la tempia ferita con l’osso intaccato e la perforazione dell’osso temporale, i cui occhi sono iniettati di sangue e che perde sangue dalle narici a goccia a goccia; se, quando posi le dita sui bordi della ferita freme a lungo, se, quando l’interroghi su cosa sente, non ti parla, ma lacrime abbondanti scendono dai suoi occhi, e porta frequentemente la mano al viso e si asciuga incoscientemente gli occhi con il dorso della mano come fa un bambino, di’ […] è una malattia che non posso guarire…”
(Papiro Smith)

Grazie a questo scritto abbiamo scoperto che la palpazione dei polsi arteriosi corrisponde a quella praticata oggigiorno, e che gli Egizi sapevano che il cuore funziona come una pompa.

Papiro mith - Medicina dell'Antico Egitto
Medicina dell’Antico Egitto: Papiro Smith.

Ahimè, avevano anche i loro limiti… Pensavano che esistessero dei canali corporei che il cuore sfruttava per far circolare il sangue, oltre che l’aria, lo sperma, i prodotti di scarto, etc. Servendosi di questa teoria campata per aria somministravano farmaci per il cuore nel retto, o magari introducevano nelle orecchie farmaci per gli occhi.

Si ritiene che l’autore del Papiro Smith sia stato il leggendario medico e architetto Imhotep, vissuto al tempo della III Dinastia (Antico Regno). In seguito questo medico è stato divinizzato e ribattezzato Amenhotep; la sua figura influenzò anche gli antichi Greci, che lo identificarono con Asclepio, l’Esculapio degli Antichi Romani.

Giada Zanza


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Bigliografia
  • Giacomo Tasca – Storia della Medicina: dalla Preistoria alla fine dell’Ottocento
  • Alessandro Riva – Lezioni di Storia della Medicina all’Università di Cagliari
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Scritto da:

Redazione IV

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