marinare scuola copertina
Alzi la mano chi non ha mai marinato la scuola almeno una volta nella propria carriera da studente. Per questo appuntamento col tema del mese vi consiglio i posti migliori dove “infrattarsi”. Pronti?

Partiamo dalla linguistica: il significato più credibile di “marinare la scuola” sembra essere legato alla tecnica della marinatura degli alimenti, che venivano trattati con sale e aceto per essere conservati.
L’idea sarebbe, quindi, quella di “conservare” la scuola per un altro giorno, senza essere obbligati a “mangiarla” o a “consumarla” subito.

Sono molti i modi di dire alternativi a marinare e variano da regione a regione. L’elenco è lungo e sono sicura di averne tralasciato qualcuno: tagliare, bucare, fare schissa, schissare, fare forca, fare sega, segare, scavallare, bigiare, jumpare, far cavalletta, impiccare, brasare, bruciare, cabottare, tajé da scola, attaccare, salare, fare sgrich, fare blau, andare in marina, fare lipe, lippa, far manca, far berna, buco, fare plao, bossare, conigliare, fare il ponte, forcare, fare fuoco, fare fuga, fughino, fare focaccia, focaccine, fare fogone, fugarola, fare puffi, fare cabò, chianciano, fare chiodo, chiocchino, moia, fare salina, fare sgarraticcio, fare cuppo, cuppare, fare cavetta, fare spago, fare filone, fare fruscio, asso, fare zumpo, saltare la piomba, fare friana, scioperare, zumpare, sciampalè, zizza, nargiare, addrazzare, allazzare, far Sicilia, fare calia, caliarsela, calliare, allunare, fare luna, fare l’ora e fare vela.

Marinare la scuola non è una pratica solo nostrana, alla faccia di chi pensa che solo i ragazzi italiani siano fannulloni. Viene ampiamente “applicata” anche all’estero e riferita con i seguenti termini:

  • Giappone: Saboru (fuggire dal lavoro) – ebbene sì, anche nel solerte giappone si “brucia” scuola;
  • Inghilterra: To play truant (fuggire dal lavoro);
  • Francia: Faire l’école buissonnière;
  • Germania: Blau machen;
  • USA: Staying home from school, to play hooky;
  • Brasile: Enforcar aula.

Dove si va?

Ah, questa sì che è una bella domanda. Così come ogni zona ha un proprio codice per identificare questa “pratica”, ogni zona ha anche una destinazione speciale, il posto d’élite, quello in cui ci si dà appuntamento con altri studenti scapestrati e, ovviamente, si tratta di un luogo segretissimo, talmente segreto che tutti, professori e genitori inclusi, lo conoscono perfettamente e sanno dove andare a beccare i furbetti.

Ad ogni modo, per rispondere a questa domanda mi sono avvalsa dell’aiuto dei miei colleghi Inchiostrati, che ringrazio fin da subito per la mole di materiale fornito.

A Brescia si brucia

Partiamo dal “marinare” che conosco meglio: quello della mia città d’origine.
Forse perché carenti di mare, più abituati a spiedo e polenta, qua si usa poco il termine classico. A Brescia la scuola si brucia direttamente, un bel falò come spiedo e grigliata richiedono. Noi bresciani abbiamo due mete fondamentali quando si tratta di “bruciare” scuola: i portici di Corso Zanardelli – via X Giornate e il Castello.

Ci trattiamo bene, voglio dire… non è da tutti avere non una, ma ben due destinazioni diverse dove infrattarsi.

Marinare in Castello

Prima o poi vi parlerò in dettaglio del Castello di Brescia, luogo che amo al di sopra di ogni altro nella mia città. Per questa occasione mi limiterò a darvi qualche veloce notizia.

Si tratta di una fortezza arroccata sul colle Cidneo, a ridosso del centro storico. Lo si raggiunge, a piedi, in dieci minuti.

marinare - colle Cidneo
Una panoramica del Colle Cidneo
Breve storia

marinare - i giardini del CastelloI primi insediamenti sul Cidneo risalgono all’età del bronzo, IX secolo a.C., ma la prima vera costruzione fu un piccolo tempio dedicato al dio celtico Bergimus, ad opera dei Galli Cenomani. I romani, alla fine del I secolo a.C., inserirono il perimetro del colle all’interno delle mura cittadine e, nel I secolo d.C., eressero un tempio monumentale che doveva corrispondere quasi perfettamente alle dimensioni del mastio visconteo, di cui ancora oggi si possono osservare le antiche murature di sostegno e le fondazioni della scalinata.

Con il passare dei secoli e con l’avvento del cristianesimo, l’area del Cidneo assunse sempre più il ruolo di area sacra: viene costruito un martyrium paleocristiano dedicato a Santo Stefano, poi sostituito da una grande basilica, demolita nel XVIII secolo dopo che lo scoppio di una polveriera l’aveva gravemente danneggiata. Della basilica rimane oggi solo una delle due torri di facciata, nota come torre Mirabella, probabilmente costruita a sua volta su una torre scalare di epoca romana.marinare - i giardini del Castello

Varie aggiunte, modifiche e ricostruzioni successive tra Longobardi, Francesi, Veneziani, Austriaci e via discorrendo, hanno portato alla realizzazione della struttura così come la si vede oggi.
Occupando un’area di circa 300×250 metri, è uno dei Castelli più grandi d’Italia, e ricopre completamente il colle Cidneo. Non avendo mai avuto specifica funzione come castello feudale, né tanto meno residenza signorile, la rocca è più ricca di edifici di culto e di carattere militare, piuttosto che di strutture residenziali e direzionali.

Il Castello oggi

Attualmente ospita il Museo del Risorgimento, il Museo delle armi Luigi Marzoli, contenente armature e armi del periodo medievale, la Specola Cidnea e due ampi plastici ferroviari. E, sul vasto piazzale sopra il bastione di San Faustino, una caratteristica vera locomotiva a vapore, giusto per non farci mancare nulla.

marinare - Locomotiva a vapore
La famosa Numero 1 della Ferrovia Brescia-Edolo, posta in questa sede dal CFB nel 1961.

Va da sé che non si brucia in Castello con l’idea di visitare i musei o la Specola, anche se i plastici ferroviari, in scala HO e perfettamente funzionanti dal 1969, hanno un loro certo fascino (ma sono aperti solo la domenica, n.d.A.).

Il Castello ha il suo perché nei giardini, nelle mura, nei torrioni… Il posto giusto per un appuntamento “romantico” in orario scolastico. L’ideale per le prime pomiciate, a dirla schietta.

Corso Giuseppe Zanardelli e via X Giornate

Per quelli che non avevano intenzione di amoreggiare, la destinazione unica della “bruciata” erano i Portici: due vie lungo le quali fare le famose “vasche“, avanti e indietro, per passare il tempo, chiacchierando con i compagni o guardando le vetrine.

marinare - Corso Zanardelli
i Portici di Corso Zanardelli

Via Dieci Giornate attraversa il centro storico cittadino in direzione nord-sud da corso Giuseppe Zanardelli a Piazza della Loggia, costeggiando a est i portici e a ovest gli edifici che perimetrano Piazza della Vittoria. Corso Zanardelli è il seguito naturale di via X Giornate, ed è situato a sud di piazza del Duomo, tra corso Palestro e corso Magenta, che ne costituiscono il prolungamento rispettivamente a ovest e a est.

Insieme le due vie formano una grande L e sono collegate fra loro appunto da una serie di portici, a una o due campate, lungo i quali si affacciano negozi, bar e servizi commerciali.

marinare - via X Giornate
I Portici di via X Giornate

Una capatina da Ricordi (ora Feltrinelli), una sosta in gelateria, oppure una rifocillata da Birbes, forneria storica con la mitica pizzetta, e poi via di camminate infinite, chilometri su chilometri dal punto A al punto B e poi di nuovo da B ad A, manco ci si stesse preparando per la maratona. Roba che l’ora di educazione fisica al confronto diventa una bazzecola.
E, mi raccomando, senza passare dalla porta dello studente, accanto all’ingresso del Teatro Grande, altrimenti la bocciatura è assicurata!


Anche Stendhal apprezzava i nostri Portici

Lo scrittore ottocentesco, nato a Grenoble nel 1793 e morto a Parigi nel 1842, giunse in Italia con le truppe francesi nel 1800. Restò a Brescia per tre mesi come aiutante di campo del maresciallo Michaud, ospite nei palazzi delle maggiori famiglie nobiliari.
Nei suoi diari ha scritto della sua partecipazione alla vita mondana dei salotti bresciani e, tra gli altri, compare anche il racconto della violenta gelosia d’un conte bresciano.

8 agosto 1801

Brescia è una città abbastanza gradevole, di media estensione, situata ai piedi di una montagnola. Il forte, su un poggio del monte, la ripara dal vento del nord. La città è più o meno rotonda, con 600 tese di diametro. Il passeggio si svolge in via Milano, un semplice sentiero privo di alberi.

A Brescia le famiglie hanno numerosi rami. Si calcolano sette o otto grandi case Martinengo, tre o quattro Gambara. La più bella donna della città, è la signora Calini, che abita nei pressi della porta di Milano, casa Calini alla Pace. La signora Martinengo… è una donna abbastanza bella.

I portici di Brescia sono il suo Palais-Royal. Sono molto estesi, vi si trovano un gran numero di caffè e diversi casini…


A Cagliari si fa vela

Grazie a Mauro scopriamo che una vela tipica nel capoluogo sardo prevede: partenza da via Roma, salita per Largo Carlo Felice fino a Piazza Yenne e poi giro per negozi in Via Manno e Via Garibaldi.

Lascerò che siano le immagini a spiegare i mille motivi della scelta di questo percorso. Posso dirvi che… lo farei anche io!

Via Roma - Cagliari - marinare
Via Roma – Cagliari
Largo Carlo Felice - Cagliari - marinare
Largo Carlo Felice – Cagliari
Piazza Yenne - Cagliari - marinare
Piazza Yenne – Cagliari

Due parole su Piazza Yenne, di cui mi ha incuriosito il nome, oltre che la bellezza. È una delle piazze storiche più importanti di Cagliari, situata al termine di Largo Carlo Felice. Deve il suo nome al viceré, il marchese Ettore Veuillet d’Yenne, che ne volle la costruzione, iniziata nel 1822, anche se in un primo momento era stata dedicata al re di Sardegna Carlo Felice (piazza San Carlo).
A testimonianza del vecchio nome resta una statua, opera di Andrea Galassi, su basamento progettato dall’architetto Gaetano Cima.

Nella piazza si trova la colonna miliare posta dal marchese di Yenne sempre nel 1822, per indicare il punto di inizio della Strada Reale per Porto Torres (attuale strada statale 131 Carlo Felice).
Oggi la piazza è una zona pedonale, frutto di un restauro degli anni ’80 e di uno recentissimo di quest’anno, che l’ha riportata ad uno stile simile all’originale.

Via Manno - Cagliari - marinare
Via Manno – Cagliari
Via Garibaldi - Cagliari - marinare
Via Garibaldi – Cagliari

 

 

 

 

 

 


Tortolì panoramica - marinare
Tortolì panoramica

Più a nord invece, nella costa orientale, troviamo Tortolì dove, pur non essendo una metropoli, c’è un bel po’ di movimento. Qui arrivano studenti dai vicini paesi e si fa vela soprattutto per vedere un po’ di gente.

Secondo Jessica, nostra referente di zona, il Bar dello Studente (e chissà poi a cosa si deve questo nome…) è molto gettonato dagli appassionati di biliardino, ma le zone predilette per il dolce veleggiare sono Corso Umberto e Via Monsignor Virgilio.
Che dire… agli studenti piace camminare.

C’è però un posto che consiglio di visitare, se passate da Tortolì: il sito archeologico San Salvatore (Nuraghe di S’Ortali ‘e su Monti, o Nuraghe San Salvatore).
Il complesso comprende un nuraghe con antemurale e annesso villaggio, una tomba di giganti, tre menhir e una seconda cortina muraria. Nel versante nord del rilievo archeologico, inoltre, è scavata una tomba ipogea.


Recanati e la salatura

Secondo la mia fonte diretta (Virginia: è sempre lei che mi passa le informazioni di prima mano sulla città di Leopardi), gli studenti svogliati possono, a loro insindacabile scelta, “fare sega a scuola” oppure “salare“. Modi diversi, stesso risultato.

La destinazione pare dipenda invece dalla scuola frequentata. In particolare, gli alunni delle scuole medie e del liceo scientifico o linguistico vanno al Giardino delle Parole Interrotte oppure in un bar nelle vicinanze, mentre chi è del liceo classico o del liceo socio-psico-pedagogico (per gli amici semplicemente “il socio“), che si trovano in centro, va ai “giardini” (nome in codice, questo, lo scoprirete tra poco, n.d. A.).

Sorpresa sorpresa, e questo proprio non me l’aspettavo, a Recanati quando si “sala” si va soprattutto sull’ermo colle, comodo e pratico, raggiungibile in due minuti a piedi e con le fermate dell’autobus a portata di mano.
Molto probabilmente vige una sorta di legge non scritta che conduce i salatori recanatesi nel luogo che il loro studioso concittadino considerava sacro per eccellenza, e non certo per il “naufragar dolce“. Ma tant’è, prendiamo atto.

Anche qui, entrambi i posti sono assolutamente segreti, tanto che “lo sanno tutti che chi fa sega va lì“. Virginia dixit.
Se volete conoscere meglio Recanati, vi rimando ad un mio articolo, pubblicato alcuni mesi fa.


Lucca e la forca

Nulla a che vedere con pratiche di sterminio degne delle migliori puntate di GoT (se vi siete persi qualcosa sull’argomento, leggete qui), semplicemente “fare forca” è il modo lucchese per indicare il “marinare scuola“.
Come tanti altri studenti italiani, anche il nostro Alessandro, originario di Lucca, aveva due alternative per “fare la forca“: ovviamente il mare, e, forse più gettonate, le Mura.

Un po’ di storia

Il primo perimetro fortificato fu eretto già nel 180 a.C. in perfetto stile romano, all’atto della deduzione della colonia di Luca. Ancora oggi si distingue, nelle vedute aeree, la tradizionale pianta rettangolare romana.
A seguito della crescita della popolazione, nel medioevo e fino all’inizio del 1200, una nuova cerchia fu integrata ai resti di quella romana. Le nuove mura erano spesse circa 2,45 metri, erette con la tecnica a sacco ed intervallate da numerose torrette rompitratta semicircolari (si ipotizza fossero circa 24).

Mura di Lucca - marinare
L’evoluzione delle Mura di Lucca

Per successivi accrescimenti si giunse infine, all’inizio del XV secolo, a racchiudere in una cinta formata di mura più basse delle mura urbane (circa 7 metri di altezza), prevalentemente rivestite in laterizi.
Solo nel 1504 iniziò il lungo processo, terminato nel 1650, che ha portato alle Mura così come le vediamo oggi.
Per coordinare l’immenso cantiere fu creato uno specifico organo denominato “Officio delle Fortificazioni della Città e dello Stato“, istituito il 7 maggio del 1504 e destituito solamente il 28 gennaio 1801.

Le mura rinascimentali sono state realizzate con la tecnica dei terrari, metodo decisamente innovativo rispetto alla tradizione. Il sistema utilizzava la vegetazione viva come materiale da costruzione, in combinazione con materiali artificiali e materiali organici morti. Una tale soluzione permetteva così di far svolgere alla struttura una funzione idrologica, di drenare il terreno contro smottamenti e slittamenti e infine di distribuire i carichi su ampie superfici.

Curiosità: tanto lavoro, investimenti, i migliori ingegneri e la consulenza di esperti militari (un nome a caso, Alessandro Farnese) per una costruzione di difesa contro un assedio mai avvenuto in tutta la storia lucchese. È però servito ad impedire che l’esondazione del fiume Serchio nel 1812 raggiungesse il centro abitato.

Le Mura oggi

La struttura fu convertita da “zona riservata militare” in passeggiata pedonale aperta ai civili da Maria Luisa di Borbone-Spagna (in carica dal 1815 al 1824), in modo da svolgere il ruolo di grande parco pubblico.
Il percorso sopra la cinta muraria viene attualmente utilizzato per passeggiare e fare attività fisica, ma nella bella stagione diventa palcoscenico naturale per spettacoli e manifestazioni. E come rifugio per gli studenti, che si confermano grandi camminatori (vi ricordo che le mura superano in lunghezza i 4 chilometri).

Tutti i dettagli e l’intera storia sulle Mura di Lucca si trovano nel sito ufficiale: www.lemuradilucca.it

Ho trovato moltissime fotografie delle Mura, ma quelle del fotografo Marco Puccinelli mi hanno colpito parecchio. Ho preso in prestito uno scatto da questa gallery, che rappresenta la loro versione autunnale, stagione che si sta avvicinando e, in ogni caso, quella più “vicina” agli studenti forcaioli. Consiglio di dare un’occhiata anche alle altre.

Le mura di Lucca - marinare
Passeggiata vicino al baluardo della libertà, ph. Marco Puccinelli

E poteva forse mancare una celebrazione poetica? Ecco l’omaggio di Gabriele D’Annunzio:

Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi […]
dalla sezione “Le città del silenzio”, raccolta Elettra, 1903


I filoni di Caserta

Il parco era il rifugio quando, da liceale, si faceva “filone”. Così racconta Pasquale.
Ovviamente si parla del parco della Reggia di Caserta. Onestamente, come dare torto agli studenti?

La reggia di Caserta è un palazzo reale, con annesso un parco, più grande al mondo per volume. Progettata da Luigi Vanvitelli, la prima pietra fu posta, in pompa magna, il 20 gennaio 1752 ed i lavori terminarono nel 1845. I proprietari storici sono stati i Borbone di Napoli, oltre ad un breve periodo in cui fu abitata dai Murat, e nel 1997 è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Reggia di Caserta - marinare
Reggia di Caserta, vista dalla fontana di Venere e Adone
Il Parco Reale

Il parco reale di Caserta si estende per 3 chilometri di lunghezza, con sviluppo sud-nord, su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del Giardino all’italiana, collegano a questo il Giardino all’inglese, tipico della moda del settecento.

I lavori, con la delimitazione dell’area e la messa a dimora delle prime piante, iniziarono nel 1753, contemporaneamente a quelli per la costruzione dell’Acquedotto Carolino, le cui acque, dalle falde del Monte Taburno avrebbero alimentato le fontane dei giardini reali.

Il giardino così come oggi si vede, è solo in parte la realizzazione di quello che Luigi Vanvitelli aveva ideato: alla sua morte, nel 1773, l’acquedotto era stato terminato, ma nessuna fontana era stata ancora realizzata. I lavori furono completati dal figlio Carlo (1740-1821), il quale, pur semplificando il progetto paterno, ne fu fedele realizzatore, conservando il ritmo compositivo dell’alternarsi di fontane, bacini d’acqua, prati e cascatelle.

Trovate in questo sito una dettagliata descrizione della struttura e delle fontane presenti nel Parco.

Il Parco Reale - marinare

Aneddoto curioso: i funzionari sabaudi addetti al censimento di quanto contenuto nella Reggia, a seguito della nascita del Regno d’Italia nel 1861, registrarono uno “strano oggetto a forma di chitarra“. Avevano scoperto il bidet.


Chiudiamo qui la rassegna dei posti più gettonati per chi volesse marinare la scuola. Sappiamo che ce ne sono molti altri, ma elencarli tutti sarebbe impossibile. Intanto accontentatevi di questi: sono “caldamente” consigliati.

Parola di Inchiostrati!

Alla prossima!
Annalisa A.

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Written by

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita riparo pc e mi occupo di grafica pubblicitaria e comunicazione (che vuol dire tutto e niente). Sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente in un’altra vita ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
Mi potete contattare direttamente scrivendo: a.ardesi@inchiostrovirtuale.it