Fuori gioco

Una parte del mondo del calcio sta mettendo in discussione la regola più efficiente del gioco, quella del fuorigioco. Vediamo come nasce e come si articola.

Uno dei problemi che attanaglia da sempre il gioco del calcio è l’interpretabilità delle sue regole. Per quanto queste vengano costantemente aggiornate, spesso non si riesce ad evitare una certa soggettività nella loro interpretazione. Questo porta ad applicazioni difformi del regolamento, variando a seconda dell’idea che il singolo arbitro ha di una data disposizione. Nel campionato corrente, l’esempio lampante è quello del fallo di mano: arrivati a gennaio, non è ancora chiaro quando ci siano gli estremi per sanzionare un tocco col braccio.

Nel regolamento attuale, solo il fuorigioco è arrivato ad essere ritenuto una situazione oggettiva, soprattutto grazie alla precisione degli strumenti utilizzati per rilevare l’esatta posizione dei giocatori al momento dell’ultimo passaggio. Tuttavia questa regola è al centro di un forte dibattito, che è sorto in particolare in Inghilterra, e che rischia di stravolgere il fuorigioco così come lo intendiamo oggi. Il pericolo che ciò accada forse non è così elevato, ma sicuramente è qualcosa di cui si discuterà. Per capire da dove nasce questa disputa è necessario procedere con ordine.

Fuorigioco: come è nata la polemica

Come detto, la polemica sulla regola attuale nasce in Inghilterra ed è il naturale prosieguo dell’antipatia che il Paese nutre nei confronti del VAR. La Premier League è stato il campionato nel quale è stato più difficile introdurre questo strumento, mal visto dagli Inglesi fondamentalmente per motivi di cui abbiamo già parlato.

Partendo da questo presupposto, il caso ha voluto che nelle ultime partite del campionato d’oltremanica ci sia stato un certo numero di gol annullati per pochissimi centimetri di fuorigioco, che gli strumenti del VAR possono rilevare molto meglio dell’occhio umano. Ebbene, la maggior parte dei tifosi e anche degli addetti ai lavori inglesi (ma anche alcuni commentatori italiani, come quello che ha definito il VAR “macchina infernale”, neanche parlasse di uno strumento di morte) ha attaccato questo tipo di chiamate arbitrali.

Le motivazioni dell’attacco al fuorigioco

Una delle motivazioni sarebbe che, quando il fuorigioco è di pochi centimetri, il giocatore che attacca non trarrebbe un effettivo vantaggio da quei pochi ciuffi d’erba che lo pongono oltre la linea della difesa. Inoltre, sempre secondo questo nutrito fronte, l’odiato VAR dovrebbe intervenire solo per chiari ed evidenti errori.

Fa niente se la regola del fuorigioco è chiara e può essere applicata con grande oggettività. La Bellezza di un’esultanza che sarebbe un peccato cancellare, la Tradizione e il Buonsenso – mistiche entità superiori alle quali spesso ci si appella per giustificare le proprie posizioni – sono più importanti del regolamento e del regolare svolgimento della gara.

Questo ragionamento, di pancia più che di cervello, se applicato ad altre regole o anche ad altri sport, mostra tutta la propria debolezza. Immaginate di spiegare ad un tennista che il colpo dell’avversario era fuori però era così vicino alla linea e, perché no, così bello che era un peccato annullarlo per una pignoleria, perciò lo diamo per buono.

Ora che avete immaginato questo tennista che spacca la racchetta, prende un penalty point, chiama il supervisor e butta giù dalla propria sedia l’arbitro, potete intuire perché quest’idea non può funzionare, tanto nel tennis quanto nel calcio. A chi andrebbe bene una cosa così folle, a parte qualche tifoso meno brillante o qualche giornalista che, sapendo poco di calcio, preferisce sguazzare nelle polemiche più becere? La risposta a questa domanda è il motivo per il quale questo articolo viene scritto.

Le dichiarazioni di Lukas Brud (IFAB)

Non più tardi di un paio di giorni fa sono state rilanciate alcune dichiarazioni del segretario generale Lukas Brud dell’IFAB (International Football Association Board) che avrebbe detto di voler introdurre una soglia di tolleranza, dal momento che, nel valutare un fuorigioco, la scelta di un frame piuttosto che di un altro potrebbe variare la posizione dei giocatori di alcuni e decisivi centimetri.

Questione questa della fallibilità della macchina che altri sport hanno già affrontato e serenamente accettato: sempre rimanendo al tennis, è noto che l’hawkeye abbia un piccolissimo margine di errore, ma rimane uno strumento uguale per tutti, comunque estremamente preciso e che ha abbattuto le polemiche nel mondo del tennis; sarebbe folle privarsene.

Fortunatamente la portata delle dichiarazioni di Brud, forse anche un po’ travisate, è stata ridimensionata. La ricostruzione di quanto detto originariamente dal segretario generale è stata ben riportata dall’ex arbitro Luca Marelli (al quale vi rimandiamo per non dilungarci troppo). Inoltre lo stesso Brud ha tenuto a ribadire che:

Offside is offside […] even if it is only a centimetre.

Questa è la posizione ufficiale dei vertici del calcio ed è quella che ci interessa maggiormente. Si consideri, inoltre, anche le affermazioni di qualche tempo fa di Pierluigi Collina, ex arbitro di fama internazionale ed oggi responsabile degli arbitri per la FIFA, che è stato molto chiaro:

It doesn’t matter if it is 2 cm or 20 cm, there isn’t a small offside and a big offside.

Le dichiarazioni dell’ex arbitro Rosetti

A riaccendere la polemica è stata un’intervista dell’ex arbitro Rosetti, attuale presidente della Commissione Arbitri della Uefa. In realtà, anche in questo caso le parole sono state un po’ distorte da qualche titolone. Rosetti infatti ha dichiarato:

Teoricamente, un millimetro basta. Ma, per il Var, in alcune situazioni al limite è complicato determinare i pochissimi centimetri. Se per valutare un offside di pochissimi centimetri occorrono svariati minuti per posizionare le linee, ed esiste una difficoltà reale nel determinare se è fuorigioco, sempre meglio lasciare la decisione del campo. Il protocollo dell’Ifab insiste su questo concetto: la decisione va cambiata solo se le immagini provano una chiara evidenza.

Rosetti non apre ad alcuna soglia di tolleranza, ma parla di casi limite in cui si ha difficoltà ad individuare il momento preciso del passaggio ed a tracciare le linee del fuorigioco. Appare evidente come, col continuo miglioramento della tecnologia, casi come quelli descritti dall’ex arbitro saranno sempre più rari. Già attualmente il Var è in grado di tracciare linee e scegliere il frame esatto con grande precisione. Rosetti, insomma, sembra dare un contentino a chi osteggia il fuorigioco millimetrico senza in realtà promettere alcuna particolare svolta nel regolamento attuale.

In conclusione…

Non è detto che la battaglia per cambiare la regola del fuorigioco si concluda qui. Il fronte di chi vorrebbe una soglia di tolleranza resta comunque agguerrito e numeroso e non va sottovalutato. Al momento questa fazione non porta una soluzione che concretamente risolverebbe il (presunto) problema. Se si adottasse una soglia di tolleranza misurata precisamente, le polemiche non cambierebbero molto (superare di 1 cm la soglia di tolleranza sarebbe come superare di 1 cm l’attuale linea del fuorigioco).

Fare riferimento ad una tolleranza generica lascerebbe un certa discrezionalità di scelta ad arbitri e guardalinee che (per la gioia di alcuni) alimenterebbe le polemiche ed aumenterebbe l’incertezza. In ultimo, anche introdurre il concetto di luce fra i corpi dell’attaccante e del difendente porterebbe a problemi di individuazione di non poco conto. La speranza è che si metta da parte questa inutile crociata e si pensi a migliorare regole oggettivamente problematiche come quella del fallo di mano.

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Written by

Lorenzo Picardi

Laureato in Giurisprudenza ed iscritto all'ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
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