Fototerapia o elioterapia - copertina
In questo articolo, abbiamo visto come proteggere la pelle dalla luce del Sole, soprattutto dalla componente ultravioletta, con i prodotti solari. 

Ma sapevate che la luce UV viene usata con successo contro la psoriasi, nella fototerapia? Ebbene, è ciò di cui parleremo nell’articolo. Seguiteci!


Innanzitutto, cosa è la fototerapia?

La fototerapia è l’uso della luce a scopo curativo, che riconosce nell’elioterapia (cioè la terapia con la luce del Sole) la sua forma più semplice. Descritta per la prima volta nel 1892, dal medico e scienziato italiano Antonino Sciascia, questa tecnica si è evoluta col passare del tempo e, ad oggi, viene usata per trattare molteplici patologie, da quelle dermatologiche a quelle del tono dell’umore e dei ritmi circadiani. Poiché approfondirle tutte sarebbe troppo faticoso, sia per noi che scriviamo, sia per voi che leggete, in questo articolo ci soffermeremo sui benefici in caso di psoriasi. Prima di vederli in dettaglio, però, ci sembra doveroso aprire una piccola parentesi per chi non conoscesse questa malattia.

Cosa è la psoriasi?

La psoriasi è una malattia infiammatoria e autoimmune, che si manifesta nel 2-3% della popolazione. È caratterizzata da lesioni (le cosiddette placche) che possono essere stabili oppure andare incontro a remissione (scomparsa) e riacutizzazione (ricomparsa). Nella psoriasi volgare, che rappresenta il 90% dei casi, le placche si localizzano a livello di gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e regione lombosacrale; più raramente possono comparire in corrispondenza delle pieghe cutanee e, in tal caso, si parla di psoriasi inversa.

Ma come si presentano le placche?

Nella psoriasi volgare e inversa, le placche sono pruriginose, possiedono contorni netti e un colore dal rosa al salmone, oltre a essere rivestite da squame di colore bianco o argenteo, ben aderenti alla cute. Le squame sono costituite da corneociti (cioè le cellule più superficiali dell’epidermide) che tendono ad accumularsi, a causa dell’elevato tasso di proliferazione delle cellule site in profondità.

Nel 30% dei casi, inoltre, la malattia può colpire le unghie, che appaiono brune, ispessite e sfaldate; esse presentano anche depressioni, increspature e tendono a staccarsi dal letto dell’unghia.



Qui potete approfondire le tipologie, le cause e la terapia della psoriasi.


Tornando a noi, la fototerapia rappresenta un trattamento sicuro ed efficace contro la psoriasi e può essere usata da sola, nei casi da lievi a moderati, o in associazione ai farmaci nelle forme più severe, dei quali migliora l’efficacia. È importante sapere, inoltre, che esistono diverse varianti di questa tecnica, che si differenziano in base alla luce utilizzata e la cui scelta dipende dalle caratteristiche della psoriasi e del paziente. Questi aspetti sono stati approfonditi in una revisione clinica, pubblicata su Lasers in Medical Science, della quale ci accingiamo a descrivere i punti salienti.

Fototerapia di prima linea

Consiste nell’irradiare le aree psoriasiche con UVB a banda stretta (NB-UVB, 311nm) o con quelli emessi dalle fonti a eccimeri (Excimer laser/lamp, 308nm), in base alla loro estensione. NB-UVB, infatti, è l’ideale per trattare le placche psoriasiche stabili, con un’estensione superiore al 10% della superficie corporea, mentre l’Excimer è utile per placche meno estese, come quelle palmoplantari, purché non pustolose. La fototerapia con UVB non solo porta alla scomparsa delle lesioni, ma ritarda anche i tempi di ricomparsa, con una efficacia e sicurezza superiori rispetto alle altre tecniche.

Ma come agiscono gli UVB?

Benché il meccanismo sia ancora poco chiaro, sembra che gli UVB modulino le risposte immunitarie del paziente, l’alterazione delle quali è reputata alla base della psoriasi. Essi, in particolare, agirebbero sui linfociti T, inibendo quelli responsabili della risposta autoimmune (Th17) e attivando, invece, quelli che la sopprimono (Treg).

La fototerapia con UVB è efficace nelle forme lievi, moderate e persino in quelle severe, qualora venga utilizzata in associazione ai farmaci. Tra i più comuni abbiamo il calcipotriolo e l’acitretina, che rallentano il ricambio dell’epidermide; il primo è assunto per via topica, la seconda per via orale.

Fototerapia di seconda linea

Viene usata nelle forme di psoriasi refrattarie agli UVB, come quella pustolosa o dell’unghia. Le tecniche più quotate sono la PUV (Psoralen Ultraviolet) e il PDL (Pulsed Dye Laser). Vediamole in dettaglio!

PUV (PUVA e PUVB)

La PUV è una tecnica che sfrutta i raggi UVA o UVB e gli psoraleni. Questi ultimi sono farmaci che, attivati dagli UV, si legano al DNA delle cellule epidermiche, causando errori di duplicazione e, dunque, la morte cellulare. Il ricorso alla PUV è limitato al trattamento della psoriasi pustolosa palmoplantare (refrattaria alla fototerapia con UVB) perché aumenta il rischio di sviluppare tumori cutanei a lungo termine.

PDL (Pulsed Dye Laser)

Il Pulsed Dye Laser è la tecnica più efficace contro la psoriasi ungueale, benché venga usata soprattutto nelle lesioni vascolari superficiali. Il suo bersaglio, infatti, è l’emoglobina (la proteina che lega e trasporta l’ossigeno nel sangue) che, assorbendo le radiazioni del PDL, si degrada a causa della loro energia; in tal modo, dunque, l’ossigeno non arriva alle cellule epidermiche che, perciò, muoiono, con riduzione delle lesioni psoriasiche.


Ma la fototerapia è sicura? Scopriamolo!

Reazioni avverse e controindicazioni della fototerapia

In precedenza abbiamo affermato che la fototerapia, oltre a essere efficace contro la psoriasi, è sicura. Ciò, tuttavia, non significa che sia scevra da rischi ed è per questo che bisogna rivolgersi al dermatologo, per valutare l’idoneità al trattamento. I pazienti che assumono farmaci fotosensibilizzanti o che abbiano avuto un tumore, ad esempio, non possono ricorrervi.

Il lato positivo è che questa tecnica è consentita in gravidanza, perché non provoca danni al feto, e in età pediatrica, a patto che i bambini siano capaci di accettare la procedura e indossare le protezioni adeguate.

Abbiamo detto, però, che la fototerapia non è completamente priva di rischi. In seguito al trattamento, infatti, si possono manifestare reazioni avverse sia a breve, sia a lungo termine. Vediamole!

Reazioni avverse a breve termine

Si tratta di manifestazioni lievi e temporanee, che possono manifestarsi durante la terapia o nelle 24 ore. Tra queste vi sono:

  • arrossamento,
  • gonfiore,
  • dolore,
  • prurito,
  • bolle,
  • petecchie, cioè piccole emorragie puntiformi, causate dalla rottura dei piccoli vasi.

Reazioni avverse a lungo termine

Compaiono a distanza di settimane, mesi se non, addirittura, anni. Tra queste vi sono:

  • fotoinvecchiamento, cioè la comparsa di rughe sottili e macchie brune a causa degli UV;
  • cataratta, che si manifesta a causa di una protezione oculare inadeguata;
  • tumori cutanei, il cui rischio è più alto nella PUV e trascurabile nella fototerapia con UVB.

E con questo siamo agli sgoccioli, cari lettori, mancano solo…

Alcune informazioni utili prima di salutarci

Non potevamo concludere il nostro articolo, senza fornirvi alcune informazioni pratiche. Se soffrite di psoriasi, e siete interessati alla fototerapia, dovreste rivolgervi al dermatologo, che valuterà innanzitutto l’idoneità al trattamento e, in caso di esito positivo, redigerà il piano terapeutico. In quest’ultimo, che dovrà essere visionato dal vostro medico, sono indicati il tipo di fototerapia, il dosaggio delle radiazioni, la frequenza e il numero di sedute.

Affinché la terapia faccia effetto, occorrono almeno 20-30 sedute da distribuire nelle settimane. Per quanto riguarda NB-UVB, ad esempio, si effettuano 3 sedute alla settimana per 3 mesi. Ogni seduta ha una durata variabile da qualche minuto a 20 minuti.

Il medico, dunque, vi farà l’impegnativa da presentare in ospedale o negli ambulatori convenzionati con il SSN. E con questo è tutto, cari lettori. Nella speranza che l’articolo sia stato di vostro interesse, vi diamo appuntamento alla prossima. Non mancate!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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