lui è tornato

Er ist wieder da (Lui è tornato)

Lui è tornato è un film satirico che non può lasciare indifferenti,  una geniale commedia tedesca il cui protagonista è niente poco di meno che Adolf Hitler, senza dubbi uno tra i personaggi storici più discussi del secolo scorso, se non il più discusso in assoluto. Hitler, il dittatore per antonomasia, il cattivo più cattivo di sempre, in questo caso, credetemi, vi farà fare delle grasse, grassissime risate.

Er ist wieder da, questo il titolo originale, è un film del 2015, ispirato all’omonimo romanzo di Timur Vermes, un bestseller tradotto in ben 41 lingue.  Lui è tornato è una commedia tedesca sofisticata, che sa essere tanto divertente quanto riflessiva. Il regista David Wnendt  guida con ironia lo spettatore in un viaggio affascinante e surreale attraverso la Germania contemporanea, permettendo al pubblico di osservare l’attuale quotidianità da un originale ed inaspettato punto di vista, quello del Führer in carne ed ossa, risvegliatosi come per magia nella moderna e multietnica Berlino.

L’Hitler di Wnendt, interpretato da un meraviglioso Oliver Masucci, un attore tedesco dalle chiare origini italiane, è un personaggio geniale, decisamente grottesco, in grado di regalarci una satira pungente.  Non è una semplice caricatura del Führer, non è una macchietta atta esclusivamente a far sorridere, è molto di più. Adolf Hitler diviene un mezzo, un espediente ingegnoso ed acuto che il regista riesce a sfruttare brillantemente per mostrarci la realtà e i difetti della nostra democratica e moderna società. Quanto i mezzi di comunicazione sono portatori, più o meno volontari, di messaggi poco edificanti? Quanto il malcontento della gente comune può generare intolleranza e a volte addirittura odio?

Veniamo alla trama.

La storia è pressoché questa: il Führer si risveglia nel 2015, in perfette condizioni di salute, ma chiaramente spaesato dal notevole sbalzo temporale. Durante alcune riprese viene scovato casualmente da un aspirante regista di poco successo di nome Fabian Sawatzki. Quest’ultimo credendolo un attore dall’impressionante abilità comica, e stupito dall’incredibile somiglianza con l’originale, posta un suo filmato online, ottenendo un notevole numero di visualizzazioni. Grazie al successo del video, convince un’emittente televisiva privata, da cui era stato precedentemente licenziato, a riassumerlo. Il vice direttore e la direttrice dell’emittente, comprendono lo straordinario talento comunicativo del Führer, diventato in pochissimo un fenomeno mediatico e sono decisi a sfruttarne ogni potenzialità. Hitler partecipa a svariate trasmissioni televisive e conquista sempre più spazio nel cuore dei tedeschi.  Ma a causa di un video trasmesso in tv, che lo vede protagonista di un episodio sconcertante (su cui non vi anticipo niente, ma sappiate che ho riso con le lacrime), finirà per suscitare un notevole clamore negativo. In conseguenza a questo filmato, Hitler, Sawatzki e la direttrice dell’emittente vengono licenziati. Il Führer  ormai fuori dalle scene, ospitato a casa di Fabian, decide di scrivere il suo secondo libro dal titolo Lui è tornato, testo che verrà accolto positivamente dall’ex direttrice dell’emittente televisiva, tanto da indurla a scegliere di utilizzarlo per la sceneggiatura di un film, che avrà come attore protagonista proprio lo stesso Führer  nei panni di se stesso. L’esperienza di Hitler, il vero Adolf Hitler, nella deludente (ai suoi occhi) Germania contemporanea, non potrà che appassionarvi, in un susseguirsi di episodi e dialoghi esilaranti, che lasciano sempre ampio spazio alla riflessione.

In cosa Lui è tornato è sorprendente?

L’originalità di questa sorprendente commedia tedesca sta soprattutto nell’uso di una doppia tecnica registica, se da un lato abbiamo lo scorrere della trama, dall’altro, il sapiente uso di improvvisazione e stralci di candid camere ci portano ad osservare le reazioni genuine della gente comune, che ignara interagisce spontaneamente con Oliver Masucci alias Hitler. Tralasciando le, se pur esilaranti, richieste di selfie col dittatore, la cosa che più colpisce e inquieta è che un considerevole numero di persone si è rivelato sorprendentemente pronto ad assecondare le opinioni e le vedute di un uomo che interpreta zelantemente, in tutto e per tutto, i panni di Adolf Hitler.

David Wnendt,  riesce con ironia  a mostrate sottilmente delle similitudini tra la nostra epoca e il triste passato, di cui Hitler è, nel film,  simbolo vivente. In quanti, ancora oggi, sarebbero pronti a farsi conquistare dall’ideologia nazista? Sembrerebbe una domanda retorica la mia, eppure non lo è. È chiaro da diversi interventi nel corso della pellicola (che a tratti è quasi documentaristica), che la gente pronta ad assecondare ideali, se non nazisti, di certo non propriamente positivi, esiste eccome. L’intolleranza, spesso drammaticamente concreta, nei confronti degli immigrati ad esempio, è una forma di odio che conosciamo bene anche in Italia. Mi chiedo: chissà, se si facesse un esperimento sociale simile nel nostro Paese, quante persone parlerebbero fiere con un finto-vero Mussolini? A giudicare dall’imbarazzante quantità di gruppi inneggianti al Duce su facebook, direi che non gli mancherebbe la compagnia.

In conclusione…

Credo che il più grande merito di questa commedia tedesca sia quello di sottolineare l’importanza della memoria.  Tutto ciò senza riportare fedelmente i fatti storici, senza ricostruire sul grande schermo la vita di Hitler e senza farci commuovere riproponendo il dramma dell’Olocausto (tema, se pur secondariamente, presente nel film), ma in una chiave del tutto originale. Il regista ci ricorda, attraverso il confronto tra le reazioni del passato e le reazioni attuali in presenza del dittatore più temuto di sempre, che il male non è mai incarnato in una sola persona: il male può essere in ognuno di noi, il male, si sa, è tristemente banale. Lui è tornato, o forse Lui non se ne è mai andato, perché vive ancora nelle opinioni cariche d’intolleranza e negli estremismi di ogni genere; non solo, vive ancora nell’indifferenza di chi non si sente mai colpevole, nell’ipocrisia di chi non vuole vedere, di chi non farebbe (o almeno pensa) mai del male al prossimo, ma finisce per assecondare chi è in grado di farlo. Lui è in tutti noi quando scegliamo, senza volerlo, di stare dalla parte del più forte.

Sawatzki: Lei è un mostro!

Adolf Hitler: Pensa questo? Allora dovrebbe condannare tutti coloro che votarono questo mostro, erano tutti mostri? No! Era gente comune che decise di votare un uomo fuori dal comune e di affidargli il destino del proprio paese… Lei si è mai chiesto perché il popolo mi segue? Perché in fondo siete tutti come me, abbiamo gli stessi valori…

In troppi sembrano aver dimenticato a cosa può portare l’odio e l’insofferenza nei confronti di chi, per qualunque ragione, è diverso da noi; eppure la storia ce lo ha insegnato a caro prezzo. David Wnendt ce lo ricorda con la sua satira irriverente, facendoci ridere di Adolf Hitler e soprattutto di noi stessi.

Vi lascio alla visione del trailer e vi ricordo che potete trovare Lui è tornato su Netflix!

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