venom - la furia di carnage

Il nuovo film con protagonista Venom, il simbionte più famoso di casa Marvel, ha confermato tutti i dubbi ed i timori che avevano accompagnato il lancio.

Recensione di “Venom – La furia di Carnage”

Quando parlo di film che mi hanno lasciato nervoso alla fine della proiezione, solitamente faccio due nomi: “Inferno” e “Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald” (qui recensito). Non i film più brutti che abbia mai visto, sia chiaro, semplicemente due opere irritanti per motivi diversi. “Inferno”, oltre ad essere mediocre nella messa in scena, stravolgeva il finale del libro di Dan Brown (a mio parere la cosa migliore che lo scrittore americano abbia partorito), snaturando il significato di tutta la storia; “Animali Fantastici”, come già detto su queste pagine, avvilente per l’assoluto nulla che raccontava la pellicola.

Ho sempre pensato che la leadership di questo inscalfibile duo sarebbe rimasta intaccata, invece il nostro duo diventerà un trio (semicit.). Già, perché purtroppo all’allegro gruppetto devo aggiungere mio malgrado “Venom – La furia di Carnage”, film che risulta deludente sotto diversi punti di vista.

Un film deludente

La pellicola è il sequel del primo Venom, film accolto tiepidamente dalla critica ma calorosamente dal pubblico (l’incasso complessivo è stato di oltre 850 milioni di dollari). Per chi non conoscesse la storia, Venom è un simbionte, una sorta di parassita gelatinoso alieno che vive attaccandosi alle persone e che trova nel giornalista Eddie Brock l’ospite ideale.

Se nel primo episodio la nemesi era rappresentata da un altro simbionte proveniente dallo spazio, in questo caso l’antagonista è la progenie di Venom, vale a dire Carnage, nato dall’unione fra il “figlio” dell’alieno e il sadico e spietato serial killer Cletus Kasady. Nel film la genesi dell’antagonista avviene in occasione di un’intervista che lo psicopatico criminale concede ad Eddi Brock. Da quel momento, la pellicola è tutta tesa al raggiungimento dello scontro finale fra i due mostri.

Nonostante le apparenti similitudini, nel materiale originale i due personaggi sono molto differenti. Venom è mosso principalmente dall’odio di Spider-Man, reo a suo dire di avergli rovinato la vita; non ama uccidere innocenti (ma, se necessario, lo fa) ed ha una morale contorta. Carnage invece non ha alcuna morale, uccide per il gusto di farlo e senza un fine particolare. Il confronto che potrebbe scaturire da queste due diverse personalità potrebbe essere molto interessante e ricco di spunti, ma nella trasposizione del regista Andy Serkis non avviene niente di tutto ciò.

Venom vs Carnage

Difetto strutturale

Di base c’è un difetto strutturale della serie dedicata a Venom, vale a dire slegare le origini del personaggio da quello di Spider-Man. Questo non perché ci sia la necessità di collegare tutti i personaggi della Marvel gli uni agli altri, ma perché parte della complessità del simbionte risiede proprio nella sua origin story.

Nella versione originale, il costume alieno viene portato sulla Terra da Spider-Man che, una volta scopertane la natura parassitaria, lo respinge e fa di tutto per staccarsene, nonostante le resistenze del simbionte. Una volta separatosi da Peter Parker, il simbionte si comporta come un amante ferito (e sempre lo farà) e trova come nuovo ospite Eddie Brock, giornalista che odia Spider-Man perché gli ha rovinato uno scoop e, conseguentemente, la carriera. Allo stesso tempo, Peter Parker si sente responsabilità per aver portato sul pianeta una creatura di questo tipo. Tutta questa complessità viene inevitabilmente meno nel momento in cui si decide (per fretta e voglia di monetizzare la licenza) di togliere dall’equazione l’Uomo Ragno.

Un’occasione mancata

Ciononostante, con un lavoro attento si potrebbe superare questa lacuna (che magari interessa più ai fan del personaggio che allo spettatore medio) mettendo su schermo il conflitto interiore del personaggio, diviso fra la sua religiosità e l’insita letalità del simbionte. Da questo punto, purtroppo, iniziano i problemi più prettamente cinematografici che non fumettistici della pellicola.

La complessa morale di Venom viene ridotta ad espediente comico per ridicolizzare le interazioni fra il simbionte ed Eddie Brock, esasperando la chiave ironica già adottata dal primo capitolo, scadendo più volte nel demenziale (c’è in particolare una scena in cui Venom indossa dei cerchietti fluorescenti che grida vendetta).

Serkis non riesce a bilanciare l’umorismo come avviene in molte pellicole dei Marvel Studios e, soprattutto, lo utilizza in un contesto completamente sbagliato. Questa ironia sostituisce in toto qualunque sviluppo del protagonista, talmente piatto che fra l’inizio e la fine del film non si notano evoluzioni particolari del personaggio o messaggi di fondo da cogliere.

Carnage e Shriek

Se il trattamento riservato all’(anti)eroe della pellicola non è particolarmente lusinghiero, non va assolutamente meglio all’antagonista. Anzitutto c’è un focus inspiegabilmente rosa su Carnage, in quanto viene posto l’accento principalmente sul rapporto di Casady con Shriek, folle donna col potere di emettere potenti onde sonore (punto debole dei simbionti) e soprattutto vecchissimo amore mai dimenticato del serial killer. Fra i tanti elementi distintivi del villain di casa Marvel, si è posto l’accento su quello meno peculiare del personaggio.

Il rapporto con Shriek non rientra certamente fra le prime cinque cose che rendono memorabile Carnage, eppure si è scelto di renderlo l’elemento principale della trama. L’impressione che si ha per larghi tratti del film è che Sony abbia cercato di scimmiottare un po’ il rapporto fra Joker e Harley Quinn, con risultati deludenti.

Per quanto sia una relazione fra psicopatici, questo amore fra due pazzi, che non si vedono dall’infanzia e che non si sono mai dimenticati l’uno dell’altro, proprio come loro non ha alcuno sviluppo logico e lascia quantomeno perplessi. Un peccato, perché l’impressione è che Woody Harrelson sarebbe stata un’ottima scelta per interpretare Carnage, ma la sua vena istrionica non ha potuto sopperire ad una scrittura e ad una gestione del personaggio assolutamente scadente.

Il cast

Proprio sul cast c’è, probabilmente, il rimpianto maggiore. Oltre Harrelson, infatti, anche Tom Hardy (Venom) sembra un interprete tanto indovinato quanto sprecato per mettere in scena un protagonista così iconico in una pellicola così approssimativa. Anche i comprimari sono probabilmente ben scelti: Naomie Harris porta su schermo una versione in teoria convincente della folle Shriek, Stephen Graham interpreta bene quello che forse è il personaggio con il background costruito meglio della pellicola, vale a dire il poliziotto Mulligan, mentre Michelle Williams riprende il buon lavoro fatto nel primo capitolo.

Il valido cast, comunque, non salva “Venom – La furia di Carnage”, che rimane ampiamente insufficiente. Il film non approfondisce i personaggi e le loro relazioni e sembra essere un percorso (fortunatamente non molto lungo) verso l’inevitabile scontro finale fra i due simbionti. Scontro finale, che, fra l’altro, non risulta neanche avvincente o spettacolare, non tanto per la realizzazione tecnica quanto per l’assenza di pathos e per scelte coreografiche piuttosto brutte.

Conclusioni

L’impressione che si prova dopo i titoli di coda è quello di aver assistito ad un film di vent’anni fa, con tutti i limiti strutturali che i primi cinecomics moderni avevano, oggi assolutamente inaccettabili. Il botteghino, tuttavia, sembra aver dato ragione a Sony, che ha in mano una licenza talmente forte che riuscirebbe a monetizzare anche proponendo una pellicola di tre ore che mostra in loop un uomo colpito da una pallonata.

Probabilmente nel futuro di Venom non è previsto un cambio di rotta, visto che la direzione attuale si sta rivelando redditizia, ed è un peccato. La speranza è che gli altri prodotti targati Sony in lavorazione non seguano l’esempio di questa saga ma sappiano proporre qualcosa di diverso e, soprattutto, migliore.

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Scritto da:

Lorenzo Picardi

Avvocato e pubblicista, non giudicatemi male. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
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