viaggio copertina

Inizio il 2018 con uno dei miei articoli a tema un po’ particolare, raccontandovi il mio viaggio verso una nuova residenza, lontano dalla mia città d’origine.

Non starò a tediarvi sui motivi che mi hanno spinto a fare il cosiddetto “cambiamento radicale“, vorrei solo spendere due parole sull’avventura vissuta da poco.

Come doveva andare

Il programma prevedeva: trasloco dal punto A al punto B, con furgone, con roba adeguatamente e precedentemente imballata. Scarico, restituzione del mezzo (preso a noleggio) e viaggio in aereo per il trasferimento definitivo. Chiaro, semplice, lineare.

Com’è andata

Inutile dire che anche i piani migliori presentano una falla. Nel mio caso il primo problema s’è presentato al ritiro del mezzo, che mi è parso subito più piccolo di quanto avessi previsto. Essendo un “noleggio tramite conoscenti”, avevo semplicemente richiesto un furgone con capacità di carico “almeno” di X in lunghezza (il piano della cucina, pezzo unico NON smontabile, misura 3 metri), pertanto non ho potuto sindacare più di tanto.

Al momento del carico però, nonostante le mie capacità da campione di tetris ed impilamento che mattoncini lego levatevi, metà della roba resta a terra. Soluzione: tocca fa’ due viaggi. E non due viaggi da un paio d’ore, ma da oltre 900 chilometri.

Oltre quattromila chilometri e cinque giorni dopo (sei se contiamo l’ultima trasferta in aereo), sono arrivata a destinazione, non vi dico in che condizioni, potete tranquillamente immaginarvele.
Ed ecco cosa (non) è accaduto in questo viaggio.

Strade e autostrade

viaggio - alba lungo la stradaPremetto che a me piace guidare, non mi pesa per nulla percorrere tanti chilometri e, anzi, lo trovo rilassante.
L’averne fatti così tanti mi ha permesso di fare alcuni paragoni. Ci si lamenta spesso dell’Italia e delle sue infrastrutture, però posso tranquillamente affermare che oltre il confine NON è tutto rose e fiori.

In Svizzera, nonostante le abbondanti e recenti nevicate, non c’era mezzo metro di asfalto che fosse innevato, nemmeno le aree di sosta. Gran bella cosa, direte. Per poter circolare però è necessario pagare una sorta di permesso di circolazione, del costo di 50 franchi svizzeri (48 euro al cambio attuale). Va incollato sul parabrezza e grazie a quello si può usufruire di tutta la rete stradale ed autostradale svizzera, fino a gennaio del 2019.

Lo si acquista direttamente alla frontiera, dove solerti agenti di dogana forniscono il bollino (senza ricevuta), dando simpaticamente il resto in franchi svizzeri nonostante il pagamento avvenga in euro. Tranquilli, se vi siete domandati cosa farne delle monetine lo scoprirete a breve.
La cosa… stramba, se vogliamo, è che il bollino, una volta applicato, non si leva. E se avete un mezzo a noleggio… Ecco, avete capito: 48 euro per “attraversare” la Svizzera. Il “pedaggio” per passare dal paese di Heidi diventa dispendioso. Le caprette vi fanno ciao, ma ciao proprio.

E non è tutto: vi lamentate del costo dei pedaggi in Italia? Bene: Rovato – Milano € 6,00. In direzione Como Chiasso due tratte da € 1,80 e € 2,30. Per un totale di € 10,10 (Pasquale mi confermi, vero?).
Oltralpe, dai cugini francesi, due pedaggi: Strasburgo – Metz € 13,30 e Metz direzione Lussemburgo altri € 7,60. E sorvoliamo sulla “manutenzione del manto stradale“, perché ho ancora mal di schiena. Lamentatevi ancora, mi raccomando.

Rifornimenti

Croce e delizia del viaggiatore, ma tant’è, senza non ci si muove d’un metro, men che meno col furgone carico alla fantozziana maniera.

Per quanto se ne racconti, il carburante è caro ovunque. Il diesel oscilla tra 1,350 e 1,550 euro. Dieci a uno che non indovinerete mai dove si paga di meno.
D’accordo, ve lo dico: prima della partenza ho fatto il pieno: 1,349 euro in una modestissima stazione di servizio (di cui non dirò la marca, per correttezza) poco lontano dal casello.

Il posto più caro? Mais oui, mes amis, en France! Stazione Total a 1,549, sul tratto Strasburgo – Metz succitato. A quanto pare quella strada è fatta d’oro.

Cartelli, segnaletica e tom tom

Da che mondo è mondo si è sempre viaggiato, anche prima dell’invenzione del navigatore. Oltretutto, non so voi, ma io odio cordialmente la signorina “so-tutto-io” che indica la strada con quella vocina isterica. Sono quindi stata ben felice di ritrovarmi col furgone sprovvisto di GPS.

Il problema è che se poi non si trova un cartello che è uno, nemmeno a pagarlo, la faccenda si fa complicata. A meno di non incontrare, nel pieno centro di Charleroi, un gruppo di spazzini e chiedere indicazioni a loro. Il tipo che si è gentilmente prestato, a parte il difetto di parlare in francese stretto e ad una velocità da Formula Uno, è riuscito tuttavia a fornirci le istruzioni in maniera così accurata che in meno di dieci minuti ho parcheggiato a destinazione.

Caffè

Quando si è in viaggio il caffè è una scusa per fare una sosta. Non solo per il caffé (che a me non dà alcun effetto sveglia), ma per sgranchirsi le gambe, andare al bagno o, che so, fumare una sigaretta.

Ritrovandomi in Svizzera più o meno all’ora di colazione è stato quasi obbligatorio fermarsi per un “cappuccino”. Le aree preposte sono tutte uguali: arredamento, sistemazione dei locali, divise, servizio… perfino la dislocazione della costruzione. Si può tranquillamente affermare che “vista una, viste tutte“. Niente di più sbagliato, perché il mio motto è diventato: “vista una, non ne voglio più vedere manco se mi pagano“.

Per due cappuccini ho speso la misera cifra di 9,60 franchi svizzeri.

Ve lo traduco: due cappuccini € 9,20.

Sì, avete letto bene. Due tazze di latte bollente da far schifo, con un po’ di caffè e schiuma, al bancone. Manco avessero usato le tazze con decori in filigrana d’oro del servizio Ming e latte munto dieci minuti prima nella baita del nonno di Heidi a duemila metri di quota.

Altrove il dilemma non si pone. Il caffè espresso, di fatto, non esiste. Sono tutti forniti con macchinette a cialda, da banco. La macchina del caffè dei nostri bar non sanno cosa sia, forse alcuni di loro l’hanno vista in cartolina. I punti di ristoro più attrezzati hanno i distributori automatici, tipo quelli che si trovano negli uffici, per capirci.

Una lattina di coca (fanta, sprite… quello che ve pare) da 33cl costa non meno di tre euro. In alcuni market anche 3,50.
Risultato: se volete del caffè per il viaggio, munitevi di thermos e preparatevelo a casa.

Di bagni, WC e toilette

Ricordate le famose monetine di franchi svizzeri ricevute per resto alla frontiera? Le avete conservate? Ottimo, perché sono il lasciapassare verso i servizi igienici in tutte, e dico proprio tutte, le stazioni di servizio oltralpe.

Anzitutto c’è da dire che i bagni pubblici sono più lindi e disinfettati che quello di casa mia. Costano un pochino, ma è un investimento che vale la pena fare e rigorosamente PRIMA di qualsiasi altro acquisto. Eh sì, perché per incentivare le vendite questi hanno avuto un’idea davvero geniale, ossia presentare il ticket WC (1 euro o 1 franco) come buono sconto da utilizzare nel market o nella caffetteria. Considerato il costo di alcuni articoli, è una cosa che va presa in considerazione.

E, comunque, sappiate che fare una pisciata liberatoria in un ambiente decorato in simil foresta o canneto, con sottofondo musicale di uccellini cinguettanti, NON HA PREZZO. Altro che master etc.

Colonna sonora

Viaggio e musica, si sa, van di pari passo. Impossibile guidare senza avere una bella compilation da cantare a squarciagola all’occorrenza.

Per chi mi conosce i nomi Jack Savoretti e Boy Epic non saranno una novità. Nella mia compilation però c’è un po’ di tutto, da pop a discomusic, colonne sonore, Abba, anni ’80, 2Cellos e via discorrendo.

Una menzione speciale va alla radio Bleu Alsace, dove trasmettono hit anni 70/80 di cui nemmeno ricordavo l’esistenza. Per il resto beh… ho rimpianto caldamente i deejay italiani: sembra che i francesi, di qualsiasi emittente, abbiano un forte innamoramento della propria voce. Sono capaci di parlare ininterrottamente per non meno di cinque minuti consecutivi ed intervallare i loro sproloqui con della musica (pessima, tra l’altro).

Il viaggio in aereo

Tutto considerato l’esperienza dell’ultima parte del viaggio è stata la parte più “divertente”. Ryanair è la soluzione migliore e indubbiamente la più economica per chiunque debba fare un viaggio senza valigie o, comunque, col bagaglio a mano ridotto ad una semplice borsa portadocumenti.

Il problema è stato ritrovarsi in aeroporto col cellulare quasi morto. Ed avere la carta d’imbarco, comodità pura, sull’app apposita. Una volta c’era la possibilità di ricaricare i dispositivi nell’attesa. Ebbene è ancora possibile, a pagamento, tramite le apposite stazioni di ricarica, nelle quali con un euro si ottiene una ricarica da 15 minuti.

Peccato che, a secco di monetine, abbia potuto farne solo una e che la mia batteria dall’1% è arrivata a malapena al 14% e che, al momento dell’imbarco non solo il mio cellulare abbia deciso di abbandonarmi, ma anche il pc del gate fosse impallato. Risultato, ho rischiato di restare a terra.

Un grazie alle operatrici di terra che sono riuscite in extremis a risalire alla mia prenotazione, tramite documento d’identità e, pur non potendo stampare il boarding pass, hanno confermato alla hostess del volo che avessi tutto il diritto di stare su quell’aereo.
A questo proposito, suggerisco una dose di Valium® alla suddetta Miss Rottermeier prima di ogni imbarco, perché l’avrei presa a schiaffi quando s’è messa ad urlare “No boarding pass, no entry“, manco avessi ucciso il pilota e senza darmi il tempo di spiegare, in educatissimo inglese condito da insulti all’italiana maniera, che il personale di terra le avrebbe a breve confermato la mia prenotazione (cosa avvenuta dopo nemmeno dieci minuti, ad imbarco completato).

Capisco i discorsi sulla sicurezza e tutto il resto, ma non è colpa mia se loro fanno affidamento alla tecnologia per fare prima e NON c’è modo di far funzionare un cell attaccandolo al buco del…ehm, ecco.


Termino qui le mie dis-avventure e vi lascio con lo spettacolo delle alpi viste da sopra le nuvole.

Al prossimo viaggio!
Annalisa A.

viaggio - panorama dall'aereo

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Scritto da:

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente nella precedente ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
Mi potete contattare direttamente scrivendo: a.ardesi@inchiostrovirtuale.it