freaks out - locandina

Freaks Out è uno dei film italiani più ambiziosi degli ultimi anni, vediamo quali sono i suoi punti di forza (e le sue imperfezioni)!

Freaks Out, un film italiano che punta all’internazionalità

Fra i vari generatori di tormentoni che spopolano sul web, la serie televisiva Boris è sicuramente uno dei più proficui. Ci sono tante espressioni che sono diventate di uso comune. Fra le più utilizzate, sicuramente quella di Stanis La Rochelle, attore che cerca di atteggiarsi a grande star dalle vedute internazionali e che si lamenta di diverse cose perché sono molto (quando non troppo) “italiane”, aggettivo con una chiara connotazione negativa.

Se il buon Stanis avesse avuto modo di far parte del cast di Freaks Out, secondo film del regista Gabriele Mainetti (dopo “Lo chiamavano Jeeg Robot”), non avrebbe avuto modo di lamentarsi dell’“italianità” della pellicola. Freaks Out è un prodotto con dichiarate ambizioni internazionali che però, a differenza di molte altre produzioni italiane, non si rivela un’imitazione macchiettistica di ben più noti film, anche perché ha una personalità e identità molto forti.

I protagonisti

I protagonisti di Freaks Out sono dei circensi dotati di particolari poteri e abilità che sfruttano per i loro numeri da circo. Questi particolari soggetti sono molto diversi fra loro: c’è un pelosissimo (e forzutissimo) “uomo bestia” (Fulvio, interpretato da Claudio Santamaria), un ragazzo in grado di controllare gli insetti (Cencio, Pietro Castellitto), un uomo-magnete (Mario, Giancarlo Martini) e una ragazza letteralmente elettrica, che per evitare di danneggiare il prossimo con i suoi poteri evita qualunque contatto fisico (Matilde, Aurora Giovinazzo). Questa singolare squadra è guidata da Israel (Giorgio Tirabassi), uomo normale che organizza l’attività del suo circo e presenta i suoi spettacoli.

A complicare l’attività dei protagonisti è il periodo storico in cui agiscono: Freaks Out è infatti ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, inserendosi in particolare nel contesto della Resistenza italiana. Tenendo conto delle velleità eugenetiche dei nazisti, è solo questione di tempo prima che individui così singolari possano far gola a uno di loro. Il riferimento, in particolare, è all’antagonista del film, Franz (Franz Rogowski), soldato mancato per colpa del suo essere anche lui “speciale”, essendo dotato di sei dita per mano. Questa mutazione lo ha inevitabilmente allontanato dall’ideale di perfetto ariano tanto caro ai nazisti, creandogli enorme sofferenza. Allo stesso tempo, però, proprio come i protagonisti, Franz ha fatto fruttare il suo dono, diventando un pianista eccezionale.

Freaks out - i protagonisti

I pregi

La sinossi di Freaks Out serve per capire come la pellicola sia un contenuto di generi molto diversi fra loro: c’è una componente fantasy, una con richiami ai cinecomics (con ponderate dosi di splatter), un’altra ancora bellica (senza particolari pretese di accuratezza storica). Il rischio di un polpettone male assortito era tangibile, eppure queste diverse anime si amalgamano molto bene fra di loro e rendono Freaks Out un film estremamente riconoscibile, come anticipato. Non sembra esserci alcuna forzatura in simil-eroi con superpoteri prendere a calci nel sedere quei cani dei nazisti.

La cosa che però fa veramente piacere di Freaks Out, che magari in produzioni estere non sarebbero sottolineate in questa maniera, è il comparto visivo del film. Oltre ad esserci una fotografia molto ispirata, che non si limita ad un compitino di interni e primi piani, gli effetti speciali sono finalmente credibili. Sotto questo aspetto i prodotti italiani sono sempre estremamente goffi e poco credibili, mettendo in scena (quando va bene) effetti che erano già vecchi negli Anni Novanta. Invece Freaks Out è esteticamente molto bello e credibile.

Alcune scene (in particolare con Matilde) sembrano tratte da cinecomics molto impegnativi economicamente. Il risultato non è assolutamente banale, considerando che il film è costato 12 milioni, cifra che per un film italiano è sicuramente alta ma che in un contesto internazionale che tenga conto della “concorrenza” fa sorridere per quanto sia contenuto l’investimento. Forse di questo aspetto la produzione dovrebbe essere particolarmente fiera.

I difetti

Freaks Out non è però perfetto. Pur avendo un ritmo che per lunghi tratti alterna bene momenti più incalzanti ad altri più ponderati, non si può non tener conto di alcuni momenti morti che sarebbero potuti essere accorciati. C’è inoltre da dire che nessuna delle tematiche affrontate sia particolarmente originali: le difficoltà del mostruoso Fulvio nel sentirsi accettato o quelle di Matilde nel gestire il suo immenso potere sono tematiche presenti in qualunque film degli X-Men degli ultimi vent’anni (e in molti altri, soprattutto della Marvel in generale). Semmai il merito è proporre questi temi a un pubblico diverso in un contesto che raramente li affronta.

Il cast

Poco da dire invece sul cast, altro punto di forza di Freaks Out. Santamaria era già stato rodato da Mainetti, essendo stato il protagonista di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, perciò c’erano pochi dubbi sul suo lavoro. Meno scontati erano i risultati ottenuti da Aurora Giovinazzo (vera protagonista del film), Pietro Castellitto (passato da Totti a Cencio con grande disinvoltura) e Giancarlo Martini, che sono riusciti nel compito di dare la loro impronta a questa versione circense dei Fantastici Quattro.

Anche Giorgio Tirabassi (che ha un minutaggio inferiore di quanto si potesse pensare) è molto credibile nei panni dello scaltro mentore del quartetto, mentre Max Mazzotta è un singolare e memorabile leader della Resistenza, ma la palma di “migliore in campo” non può che andare a Franz Rogowski. Il suo Franz era il personaggio che rischiava maggiormente di appiattirsi e di cadere in facili stereotipi, invece è stato fatto un lavoro certosino (sia dall’attore che dagli sceneggiatori) nel renderlo estremamente sfaccettato, alternando momenti di spietatezza, di follia e di empatia senza che la scrittura del pianista dalle dodici dita risulti fuori luogo o forzata.

Conclusioni

In definitiva Freaks Out è un film che potrebbe essere un trampolino di lancio per diverse pellicole italiane, nonostante il momento economico del settore sia quantomeno difficile. La dimostrazione è che si può realizzare un prodotto internazionale e valido (con tutte le imperfezioni del caso) anche senza disporre di un budget hollywoodiano.

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Scritto da:

Lorenzo Picardi

Avvocato e pubblicista, non giudicatemi male. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
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