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Sabato è cominciato il campionato di Serie A. Diamo un occhio alle prime indicazioni date dal campo, in attesa che il calciomercato si chiuda per poter fare un bilancio definitivo.

Dopo una lunga attesa fatta di snervanti notizie di calciomercato, è finalmente ricominciata la Serie A. La prima giornata di campionato, per quanto vada sempre presa con le pinze, ha dato qualche indicazione che cercheremo di illustrare qui, vedendo punti di forza e carenze delle varie squadre per quel poco che abbiamo visto.

Con qualche giorno di mercato ancora a disposizione possono succedere e cambiare molte cose, perciò dopo la prossima giornata di Serie A e dopo la chiusura ufficiale del mercato faremo nuovamente il punto della situazione, per vedere se, dopo un altro turno di campionato e dopo gli ultimi trasferimenti, le sensazioni di questa prima giornata saranno confermate o ribaltate.


Surprise surprise: la Juventus è la squadra da battere

Cominciamo da una banalità: la Juventus resta la squadra da battere in questa Serie A 2019/20. Il suo esordio contro il Parma (vinto per 1-0) ha mostrato luci e ombre. Il primo tempo è stato dominato, mentre nel secondo la squadra ha fatto un passo indietro ed è apparsa timida ed impacciata, faticando ad applicare con continuità i dettami del nuovo allenatore Maurizio Sarri. D’altronde, il gioco dell’ex tecnico di Chelsea e Napoli, richiede tempo per essere assimilato.

Ciononostante, non bisogna aspettarsi che la Juve offra una proposta di gioco uguale a quella già mostrata dallo stesso Sarri nelle sue ex squadre: il toscano ha sempre mostrato grande elasticità nel proporre accorgimenti al proprio impianto, in relazione al materiale umano a disposizione, pur rimanendo fedele ai suoi princìpi-cardine.

La rosa, per l’appunto, resta decisamente superiore a quella delle rivali in Serie A: nella prima giornata di campionato la Juventus aveva in panchina gente come Buffon, Bernardeschi, Bentancur, Can, Cuadrado, De Ligt, Dybala, Mandzukic e Rabiot (con Ramsey indisponibile). La settimana prossima, però, la rosa potrebbe essere sfoltita per necessità di bilancio, con la Juve costretta a cedere qualcuno per alleggerire il bilancio, in sofferenza per gli sforzi economici fatti per Cristiano Ronaldo e De Ligt.

Cosa serve: rodaggio e sfoltire la rosa.

La scommessa: se l’integrità fisica lo assisterà, Douglas Costa potrebbe essere il valore aggiunto negli schemi di Sarri.


Il Napoli non è più solamente un buon collettivo

Per anni abbiamo sentito dire (a ragione) che la forza del Napoli era nel gruppo e non nelle individualità, mancando in rosa dei fuoriclasse per poter vincere la Serie A. Dopo anni in cui gli azzurri hanno costantemente lavorato per crescere un gradino alla volta, possiamo dire che attualmente il Napoli è composto da grandi giocatori alcuni dei quali, fino a qualche anno fa, erano solo interessanti promesse.

Koulibaly è probabilmente il miglior difensore del campionato e con Manolas forma una coppia di centrali di livello internazionale; il centrocampo Allan-Ruiz-Zielinski è quello meglio assortito della Serie A; Insigne e Mertens hanno numeri da primi della classe e Callejon, per quanto un po’ meno talentuoso (nonostante la sua tecnica sia comunque alta), non può essere relegato a mero comprimario, forte di un’intelligenza tattica superiore alla media. Non a caso la partita contro la Fiorentina (uno spettacolare 4-3 per gli azzurri) è stata decisa più dalle giocate dei singoli che non dall’organizzazione di gioco.

Al momento manca esattamente quello che abbiamo elogiato della Juventus, ossia una rosa più lunga. Lozano ed Elmas sono due giovani estremamente interessanti che, se si consacreranno, potranno essere più di semplici alternative (come Milik). L’arrivo di un altro top player (James Rodriguez o Icardi) avvicinerebbe il Napoli alla Juve nella lotta per la Serie A.

Cosa serve: almeno un giocatore internazionale che allunghi ulteriormente la rosa.

La scommessa: difficile etichettare come scommesse Ruiz o Zielinski, per questo scegliamo il meno quotato Elmas, che sembra godere della considerazione di Ancelotti.


Conte ha le idee chiare

Libera dai vincoli del Fair Play Finanziario, l’Inter ha iniziato una nuova fase del suo percorso di riavvicinamento ai piani alti della Serie A. Il primo investimento serio fatto è stato proprio Antonio Conte, fra i migliori allenatori in circolazione. A vedere il precampionato e lo straripante esordio contro il Lecce (4-0) la fiducia nell’ex ct della Nazionale appare ben riposta. Non tanto per la vittoria in sé, che arriva comunque contro una neopromossa, quanto piuttosto per aver mostrato idee chiarissime (cambi di gioco, verticalizzazioni, ampiezza per permettere l’inserimento dei centrocampisti) ben applicate dai suoi giocatori, anche quelli che negli ultimi anni sono stati più deludenti (su tutti Candreva).

I nuovi acquisti sembrano azzeccati, su tutti il dirompente Lukaku e il tecnico Sensi, tanto diversi quanto utili alla causa nerazzurra, alla quale mancavano proprio le caratteristiche dei due giocatori (fisicità davanti e tecnica in mezzo). Sia chiaro: il rendimento di molti giocatori può aumentare ma nessuno può diventare un fuoriclasse dall’oggi al domani (si veda proprio Candreva) eppure la base della squadra inizia ad essere importante. Inoltre, come giustamente ha detto Conte, al momento l’Inter più che rinforzarsi ha (tecnicamente e numericamente) sostituito alcuni punti di riferimento dell’Inter del passato (Perisic, Nainggolan e il “reietto” Icardi).

Per questa stagione l’obiettivo deve essere quello di recuperare terreno sul Napoli; allo stesso tempo l’Inter non deve credere che Atalanta, Milan, Roma e Lazio siano automaticamente dietro in classifica. Con un paio di innesti di cui si parla proprio in questi giorni (Biraghi è praticamente ufficiale, Sanchez è molto vicino e potrebbe arrivare anche un centrocampista) la rincorsa può procedere spedita.

Cosa manca: qualche alternativa di qualità dal centrocampo in su.

La scommessa: Sensi potrebbe superare lo scetticismo di alcuni con la sua tecnica cristallina.


Il Milan ha bisogno di tempo

La situazione del Milan non è delle più semplici: con l’esclusione dall’Europa League e con la necessità di mettere a posto i conti (ancora scossi dalla sciagurata gestione del presidente Li) i rossoneri hanno dovuto ponderare ogni mossa di mercato e fare acquisti mirati. La panchina è stata affidata a Marco Giampaolo, allenatore meticoloso e fautore di un calcio propositivo ma alla prima esperienza in un club blasonato come il Milan.

La sconfitta di domenica contro l’Udinese (1-0 per i friulani) non può fare molto testo: il Milan giocava con un centrocampo estremamente rimaneggiato, dovendo impiegare Calhanoglu come regista e Borini mezzala, e senza una punta di ruolo da affiancare a Piatek. Queste difficoltà di formazione si sono tramutate in una grande difficoltà nella costruzione del gioco, testimoniata dagli zero tiri in porta con cui il Milan ha chiuso il match.

I rossoneri hanno comunque molte carte da giocarsi: Bennacer (miglior giocatore dell’ultima Coppa d’Africa) potrebbe essere il regista ideale per Giampaolo, Kessié resta un giocatore di presenza superiore rispetto all’adattato Borini e il recupero del jolly Bonaventura potrebbe aggiungere parecchia qualità al rombo dei rossoneri con Suso vertice alto. In avanti si aspetta di vedere le risposte che darà il giovane Rafael Leao (classe ’99) e se saprà trovare l’intesa con il suo compagno di reparto.

La cosa che preoccupa, semmai, è che dopo un’estate intera passata a provare l’amato rombo, alla prima sconfitta Giampaolo ha già messo in dubbio il suo schema di riferimento e sembra pronto a virare verso altri moduli, scontento del lavoro delle punte (Piatek e Castillejo) più che del trequartista (Suso, comunque, più a suo agio sull’esterno).

Non è detto che lo farà né, nel caso, che sia un male, ma appare una decisione affrettata. Col rientro di alcuni possibili titolari potrebbe non esserci bisogno di alcun cambiamento, ma è evidente come Giampaolo non voglia iniziare questo campionato di Serie A con un handicap che potrebbe pagare caro nella corsa al quarto posto, che anche quest’anno si preannuncia estremamente combattuta.

Cosa manca: una punta con caratteristiche diverse da quelle già in rosa (si parla di Correa dell’Atletico Madrid), ma ancor di più tempo e pazienza.

La scommessa: Bennacer potrebbe prendere per mano il centrocampo del Milan.


Roma: anno zero?

La mancata qualificazione alla Champions League è stata una mazzata per i conti e per le ambizioni della Roma, mentre gli addii di De Rossi e Totti hanno scosso un ambiente che già di suo potremmo definire eufemisticamente frizzantino. Tecnicamente, inoltre, la perdita di Manolas, vero leader della difesa giallorossa, ha lasciato una lacuna che al momento dovrebbe coprire il giovane Mancini (basterà?).

Per il resto, l’ossatura della squadra è rimasta grossomodo la stessa; in particolare, la conferma di Dzeko potrebbe essere fondamentale per ritornare in Champions League (l’importanza del bosniaco è emersa già nel pareggio casalingo con il Genoa per 3-3). Dal centrocampo in su la squadra ha una grande qualità che ben si sposa con le richieste offensive del nuovo allenatore Fonseca. Tuttavia al momento non sembra facile capire se questa filosofia di gioco saprà compensare le lacune difensive mostrate sia in estate che nella prima giornata di Serie A.

Cosa manca: almeno un difensore. Anche con questo, però, a mancare al momento è un equilibrio tattico.

La scommessa: il calcio propositivo di Fonseca potrebbe esaltare le doti di Under (già in gol contro il Genoa).


Atalanta e Lazio: il blasone non scende in campo

Spesso diamo per scontato che a contendersi i primi posti della Serie A debbano essere, quasi per diritto regio, i club più blasonati del campionato. Come ci ha insegnato l’anno scorso l’Atalanta, non sempre va così. Per questo motivo, sia i bergamaschi che la Lazio vanno tenuti in estrema considerazione nella lotta al quarto posto.

Le due squadre, senza grosse rivoluzioni, hanno disputato un ottimo precampionato e sono partite entrambe con una vittoria (cosa importante soprattutto per l’Atalanta, che di solito inizia malissimo la stagione per poi tenere a lungo un ritmo praticamente da scudetto). Il livello mostrato in queste settimane deve allarmare Inter, Milan e Roma, che devono assolutamente guardarsi da due delle compagini più frizzanti della Serie A. L’importante è che Atalanta e Lazio non cedano le loro punte di diamante in questi giorni (rispettivamente, su tutti, Zapata e Milinkovic-Savic, che dovrebbero entrambi rimanere).

Cosa manca: onestamente le squadre sembrano complete.

Le scommesse: parlare di scommesse è molto improprio in squadre così rodate, ma ci aspettiamo una conferma di Zapata ed i riscatti di Immobile e Milinkovic-Savic dopo un’annata altalenante dei due.


Bonus track: il nuovo regolamento del fallo di mano è una cagata pazzesca

Ci siamo già dilungati abbastanza, perciò ci limitiamo a dire che fischiare fallo ad ogni minimo contatto della palla con gli arti superiori, anche nei casi di movimenti composti, è una follia regolamentare (applicata non solo in Italia). Vedere i rigori assegnati a Fiorentina e Brescia per capire.

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Written by

Lorenzo Picardi

Laureato in Giurisprudenza ed iscritto all'ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it