Copertine originali Diabolik, Kriminal, Satanik
Nel mio precedente articolo vi ho parlato del fumetto nero italiano: ne abbiamo visti gli albori; spiegato per quali motivi questo genere fa capolino proprio negli anni ’60; delineatone le armi vincenti; parlato degli artefici delle storie; chiarito le cause dell’inevitabile declino.

Bene. Ora, però, sarebbe il caso di andare alla ciccia della questione.

Chi sono questi eroi? Come si chiamano? Come sono fatti? Che storia hanno alle spalle? Che vogliono?

Ok, basta chiacchiere!
Silenzio: vi presento il gruppo delle K.


Diabolik: il “Re del terrore”

Con la nascita di Diabolik, la storia del fumetto italiano non sarà mai più come prima. Non si parlerà più di un passatempo per bambini e adolescenti ma di un prodotto destinato esclusivamente a un pubblico adulto. Diabolik delinea, quindi, una rottura definitiva con il passato. Per la prima volta abbiamo un criminale in costume che diventa l’eroe anziché l’antagonista.

Unico superstite di un naufragio, ancora in fasce, Diabolik viene salvato da un’associazione delinquenziale che ha base su un’isola; capo indiscusso è l’enigmatico King.
Con il passare del tempo, il giovane sviluppa e perfeziona capacità criminali. L’allievo cresce, supera il maestro e lo uccide, fuggendo dall’isola con il tesoro accumulato dalla scellerata congrega.
Diabolik è diventato, quindi, un delinquente impietoso e ora opera nell’immaginario stato di Clerville. È scaltro, audace e indossa una calzamaglia nera che lascia scoperti solo gli occhi di ghiaccio, come quelli dell’attore Robert Taylor.

Il suo unico obiettivo è, insieme alla sua fedele compagna Eva Kant, rassomigliante a Grace Kelly, quello di rubare soldi e gioielli. Le loro vittime sono banche, imprenditori facoltosi e altre famiglie arricchitesi loscamente. I bottini serviranno loro per vivere nel lusso e per finanziare nuovi e ricercati metodi per i futuri colpi, spesso tecnologicamente al limite dell’assurdo ma, comunque, di grande impatto emotivo.

Diabolik possiede accurate conoscenze tecniche grazie alle quali architetta trucchi per i suoi tiri mancini, per la sua auto (una Jaguar E-Type Coupé) e per i suoi rifugi.
Interessanti sono le armi, rigorosamente bianche, che Diabolik utilizza: pugnali dotati di torce elettriche, gas narcotizzanti e congegni lancia-aghi avvelenati; droghe e veleni in grado di provocare dalla confusione momentanea all’annullamento della volontà del malcapitato di turno, fino a condizionarlo per mezzo dell’ipnosi; botole mortali, esplosivi, lanciafiamme abbondano, invece, nei rifugi disseminati ovunque e nelle Jaguar.
Può creare, inoltre, maschere che replicano alla perfezione la pelle e le fattezze (grazie alla pregiata resina dell’isola di Bo-Tang), di cui si serve per impossessarsi delle sembianze di chiunque.

Il rivale numero uno di Diabolik è il povero Ginko, un lealissimo ispettore di polizia ma astuto quasi quanto il suo nemico. Riesce anche a catturarlo, di tanto in tanto, ma l’esito non sarà mai dei migliori. È costantemente amareggiato per la capacità dei due di farla franca in modi sempre più singolari.

Diabolik è tanto spietato nella vita da criminale quanto uomo d’onore: egli non verrebbe mai meno alla parola data ed è disposto a qualunque sacrificio per Eva.
Se nei primi numeri riscontriamo un Diabolik più incarognito e una Eva più soggiogata al partner, con l’andare del tempo assisteremo a una smussatura dell’indole dell’eroe (eviterà, per quanto possibile, di uccidere limitandosi a narcotizzare le vittime) mentre l’eroina diventerà indispensabile, personificando la controparte ideale: avremo un romanticissimo e criminosissimo rapporto di perfetta uguaglianza.

Dire che il successo del re del terrore sia travolgente, è riduttivo: le edicole impazziranno, la gente inizierà a vestirsi di nero, Johnny Dorelli si farà chiamare Dorellik e le altre case editrici si mangeranno le mani.
Per non parlare della risposta nelle altre arti: Mario Bava ne fa una trasposizione cinematografica discreta (Diabolik, 1968) ed Ennio Morricone ne scrive la colonna sonora; Betty Curtis e Graziano Romani si lasciano influenzare dalle atmosfere del fumetto; nel 2000 la Saban Entertainment produce una serie TV animata; vengono trasmessi radiofumetti e prodotti videogiochi; Diabolik ed Eva sono protagonisti di spot e campagne sociali atte a sensibilizzare il pubblico su temi quali la velocità stradale e l’abbandono degli animali, la droga, il divorzio, la pena di morte.

Un successo che continua tuttora, con i suoi 3 milioni e mezzo di copie vendute ogni anno (fra ristampe, serie regolare e novità, esce in edicola ogni dieci giorni, tralasciando tutta l’ampia produzione di merchandising).
110 e lode per tutti i fumettisti che nel corso dei decenni hanno saputo esaltare le storie, i personaggi, le atmosfere: ricordiamo specialmente Giuseppe Palumbo, il duo Enzo Facciolo–Glauco Coretti e Sergio Zaniboni.
Tra coloro che si sono dedicati alle copertine, menzioniamo i lavori di Gabriele Pennacchioli, Alessandro Giordano e Raffaela Busia.

Curiosità: il valore di una copia originale del primo numero si aggira attorno ai 7000 euro. Per il nome di Ginko, la Giussani si ispira a quello del marito, aggiungendo la tanto affascinante K; la cravatta del detective è rosso/nera per rendere omaggio alla fede calcistica dell’editore milanese.


Kriminal: il “Re del delitto”

Kriminal esordisce nel 1964, ad agosto, ed è la creatura dello scrittore Max Bunker (Luciano Secchi) e delle tavole di Magnus (Roberto Raviola).

Anthony Logan ha un background straziante, fatto di suicidi/omicidi di parenti, corruzione e riformatorio, dal quale fugge. Una volta libero, non trova esattamente un paradiso idilliaco: la realtà è perlopiù costituita da degrado, vizio e immoralità. Tutto ciò lo porta velocemente ad “adeguarsi” all’ambiente circostante, diventando egli stesso un criminale e vendicatore solitario del gesto estremo del padre ridotto sul lastrico.
Si avvale di un singolare travestimento: una calzamaglia gialla (suo vecchio costume di quando era trapezista) repellente alla corrente, ignifuga e paraurti, con impresso uno scheletro stilizzato, e una maschera raffigurante un teschio. 

Autonomo e donnaiolo incallito, questa volta siamo di fronte a un personaggio ancora più violento e crudele di Diabolik, che diventa presto emblema inequivocabile di morte e vendetta.
Il Ginko di turno è Patrick Milton, un ispettore diversamente ossessionato dal suo avversario: arriverà a sacrificare la vita della propria compagna, Gloria Farr, che viene rapita e sfigurata dallo stesso Kriminal con dell’acido, incidente che la lascerà tormentata per tutta la durata della serie; lo aiuterà addirittura in più di un’occasione.

I disegni sono più accurati rispetto a quelli del suo predecessore, grazie anche alle copertine concise e visionarie di Luigi Corteggi, che si occuperà anche di quelle di Satanik.

Le storie sono un mix di adrenalina, horror e humor, introducendo con raffinatezza anche l’elemento erotico e dando molto più spazio alle psicologia del personaggio. La censura vigente romperà le uova nel paniere anche a Kriminal, ottenendo profonde modifiche per quanto riguarda il lato sadico del personaggio, riducendo il tutto a un giallo. L’avventura del nostro eroe dura 10 anni.


Anche Kriminal ottiene la sua trasposizione cinematografica ad opera di Umberto Lenzi (Kriminal, 1966) e Fernando Cerchio e Nando Cicero (Il marchio di Kriminal, 1968).

Curiosità: nel 2005, in occasione del 40° anniversario dall’uscita del primo albo, sono state scritte due nuove storie: Ritorno dalla zona buia e Ritorno dalla zona buia (parte seconda), pubblicate in Max Graphic Novel. Il numero d’esordio di Kriminal è il primo lavoro completo di Magnus come disegnatore di fumetti.

 


Satanik: la “Rossa del diavolo”

Il primo numero di Satanik lo troviamo nelle edicole nel dicembre del 1964, poco dopo l’uscita di Kriminal e sempre figlio del sodalizio Bunker-Magnus.

Marny Bannister è una venticinquenne con la sola “colpa” di non essere attraente come le ragazze della sua età: ha il volto orribilmente deturpato a causa di un angioma. Vive con i genitori e le due sorelle e le cose non vanno certo bene perché è costretta a subire vessazioni per il suo aspetto fisico anche dalla famiglia.

L’unica consolazione la trova nel lavoro – è insegnante di chimica – e proprio grazie alle sue competenze arriverà la svolta: riesce, infatti, a preparare una pozione magica in grado di trasformarla in una sventola, tutta curve e capelli rossi. Marny, diventata ormai Satanik, in abiti rossi e neri, non esita a sfruttare proprio questa sua nuova immagine per placare la sua sete di vendetta: come prima cosa, uccide la sua famiglia, dopodiché si servirà degli uomini, raggirandoli, per estorcere loro denaro e fare la bella vita.

Ciò che la contraddistingue dai suoi colleghi, Diabolik e Kriminal, è il fatto che le sue peripezie arrivano ad avere anche dei toni horrorifici ed erotici: l’elemento “soprannaturale” è inserito di tutto punto, con chiari rimandi a R. L. Stevenson, H. P. Lovecraft, J. W. Goethe, O. Wilde, E. A. Poe; la sessualità è fondamentale per la buona riuscita dei piani di Satanik, pur essendo sempre velatamente raffigurata.
Satanik è la prima eroina di un fumetto italiano – noir, per giunta – a raggiungere un successo che durerà 10 anni. È un personaggio innovativo in quanto si tratta di una donna estremamente libera ed emancipata, ma anche per il sadismo per mezzo del quale si sbarazza degli uomini dopo averli irretiti.

In realtà, Marny cela una profonda debolezza perché la sua metamorfosi in vamp è passeggera e legata all’assunzione dell’elisir, i cui benefici sono di breve durata e che le ridanno presto le sue originarie sembianze.
La protagonista risulta in contrasto con la morale dell’epoca in quanto i buoni non vincono mai, ma muoiono uccisi allo stesso modo dei cattivi e l’unica che vince sempre è una donna che ha rinunciato alla morale per raggiungere i propri fini.

Anche per Satanik non mancano denunce e sequestri. Questo spinse i suoi ideatori a modificarne alcuni aspetti, arrivando a mettere Satanik al servizio della legge, addolcendo gli aspetti più horror delle sue vicissitudini.
Dal fumetto è stato tratto un film nel 1968, Satanik, diretto da Piero Vivarelli e con Magda Konopka come protagonista. A differenza della serie a fumetti, Satanik muore.

Curiosità: Satanik incontra Kriminal nell’albo n° 90, Quello che non ti aspetti, che risulta essere, a noi, il primo esempio di crossover in un fumetto italiano. Dino Buzzati confessò di leggere Satanik & company, affermando che «Tecnicamente parlando, non sono male» e che fossero quantomeno dotati del dono «della rapidità e della sintesi»; Leonardo Sinisgalli approvava l’«umorismo particolare» e il senso per il grottesco di Bunker, sottolineato dallo stile originale di Magnus.


Epigoni

Viene spontaneo figurarsi che le case editrici abbiamo pensato bene di sfruttare l’onda di entusiasmo che ha travolto il genere. Di lì a poco, sono state molte le “imitazioni” dei tre capostipiti del noir, anche se non è giusto etichettarli come tali, quasi a snobbare il fenomeno: tutti questi fumetti hanno una propria dignità, nonostante la maggior parte di essi abbiano subito la cancellazione dopo pochi numeri (es.: Super Woman, Masokis, Cobrak, Terror, Samantha, Spiderman, Jnfernal, Spettrus, La Jena, Mister-X, etc.).

Vogliamo ricordare quelli più particolari, tra cui Zakimort – alias Fedra Garland – una bella ereditiera che decide di vendicare la morte del padre combattendo i cattivoni a colpi di karate nella sua aderentissima tutina. L’ispettore che non le dà tregua è proprio il suo fidanzato, Gary Norton di Scotland Yard, ignaro della doppia identità della ragazza.
Pier Carpi, l’autore, si avvicina molto alle atmosfere di Diabolik, per contenuti e grafica. Flavio Bozzoli disegnerà la maggior parte dei numeri. Sarà pubblicato dal ’65 al 72′ e dal 73′ al ’74, da C.E.A. (Gino Sansoni).


Fantax
(successivamente Fantasm) è John Marquall, uno stimato detective privato che soffre di doppia personalità: indossata la calzamaglia, è uno spietato volto al sadismo. Ad affiancarlo, c’è Cleò.
Anche qui, componente sexy e sadismo, ad opera di Furio Arrasich e Vittorio Corte ed edito da Cofedit (’64-’67).

 

Killing, diretto discendente di Kriminal e Fantax per costume e vicende, è una serie a fumetti realizzata con la tecnica del fotoromanzo. Ha una fidanzata, Dana, sua perversa complice.
L’avventura dura tre anni, dal ’66 al ’69, per mano di Pino Ponzoni e Luigi Navaglio. Neanche a dirlo, la magistratura ne bloccò la distribuzione sospendendone la produzione a causa delle presenza di foto troppo osé. Nonostante abbiamo un soggetto non originale, il fotoromanzo gode di una discreta fama, grazie a una maggiore disponibilità di mezzi e alla violenza proposta nella storia, oltre a qualche scena di nudo.


Sadik
è Eddy Castle, carnefice, anticipatore della giustizia, sopprime gli altri criminali che ritiene degni di tale destino. Veste una calzamaglia blu resa invincibile e imperforabile se immersa in un prodotto segreto di sua invenzione. Ipertrofia mandibolare almeno quanto Ridge di Beautiful. Loona è la fedele amante.
Nino Cannata ne racconta le vicende dal ’65 al ’67 (Ugo Dal Buono Editore).


Demoniak
, il più simile a Diabolik (la compagna si chiama anche lei Eva) ma con risvolti parapsicologici.
Anche lui tutina nera (sembra essere stato investito da una bicicletta!).
Edito da Cofedit (’65-’67, ’72, ’73-’74), scritto da Furio Arrasich (autore che sarà, poi, molto attivo nel fumetto erotico) e disegnato da Franco Verola ed Edoardo Morricone.


Genius
è Lon Flag, agente FBI che di notte porta la morte nei modi più bizzarri e spericolati. Al collo indossa un cappio, lo stesso con cui era stato impiccato ingiustamente il padre (“Grooooovy”, esclamerebbe Ash Williams). Ha Mirna e Love come complici.
Per Genius (’66-’70), Furio Viano e Mario Gomboli sfruttano sia il fotoromanzo che il fumetto (qui vedremo un giovane Milo Manara).
Censuratissimo anche questo.


C’è un mondo al riguardo.
Potrei continuare per secoli scendendo nei dettagli dei personaggi, delle storie, anche di quelli meno “fortunati”.
Ma vi lascio la curiosità: vi rimane solo l’imbarazzo di quale K scegliere, ora!

 

Annamaria Marraffa

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Written by

Annamaria Marraffa

Hai presente quelle tipe total black, dai capelli rossi? Immaginami estasiata tra dischi, fumetti, film, serie TV, libri, violoncelli. Tra citazioni e suoni, ti farò compagnia, con una tavola di Magnus e una canzone di Fiumani. Se vuoi contattarmi, scrivi a a.marraffa@inchiostrovirtuale.it