cinema horror

Ho da sempre avuto una certa predilezione per il cinema horror. Ricordo da piccola tante notti d’estate passate a guardare di nascosto film dell’orrore. Scusa mamma! E se c’era un bel temporale estivo in sottofondo tanto di guadagnato, in più mettici che villeggiavamo in una casa di campagna grande e isolata e il gioco è fatto. La mia passione per il cinema horror è nata così, tra un sussulto di paura e lo sgranocchiare patatine mangiate di fronte a un vecchio Mivar, guardando film datati mandati in onda ad orari improbabili.

Ma da cosa nasce questa attrazione per il cinema horror? Alcuni lo amano, molti lo odiano, altri lo amano e lo odiano insieme. In quanti nelle scene più cruente si coprono gli occhi con le mani?

Il mondo del cinema horror è nato e cresciuto sulla scia di forme culturali e artistiche che lo hanno preceduto nel corso dei secoli precedenti: a partire dalla mitologia, con tutti i suoi scenari spaventosi e divinità spesso violente, pronte a far soccombere gli esseri umani; per passare attraverso l’universo delle fiabe, ricche di draghi e mostri (a volte anche umani); fino ad arrivare alla letteratura gotica, massicciamente diffusa nel Settecento e nell’Ottocento, con i suoi racconti cupi, dalle atmosfere inquietanti.

Il mito, la fiaba e la letteratura, sono stati utilizzati come mezzi per conoscere a fondo paure primitive e ossessioni dell’animo umano. Attraverso la lotta tra il bene e il male, raccontata nelle diverse storie, l’uomo tenta di superare queste paure inconsce.

Il cinema horror sfrutta queste angosce, tanto quanto le forme espressive sopraccitate, ma fa di più: grazie alla potenza dell’immagine in movimento può dare espressione all’immaginario come nessun altro mezzo comunicativo. La grande forza del cinema sta proprio in questa possibilità di dare forma concreta all’immaginazione. Spesso le forme espressive e artistiche hanno sfruttato l’attrazione paradossale degli esseri umani nei confronti di ciò che incute timore e provoca repulsione, ciò che Freud definì il “perturbante”.

In questo utilizzo consistente del “perturbante”, vi è la chiave di lettura perfetta per comprendere il successo della letteratura gotica e del cinema horror. Ma, mentre il lettore di un’opera letteraria si crea uno spazio mentale nel quale proiettare le proprie visioni su uno schermo interiore, lo spettatore di un film è testimone diretto di ciò che accade sullo schermo, che questa volta non è interiore, ma reale, e può essere osservato concretamente con i suoi occhi. Questa “concretezza” del cinema comporta un impatto drammatico superiore a quello possibile in letteratura.

Il cinema è in grado, in modo esemplare, di catturare psicologicamente il pubblico, che si ritrova a “partecipare” alle vicende sullo schermo grazie al meccanismo di identificazione con i protagonisti del film. Nel cinema horror le fobie e le angosce, anche le più cupe e segrete, trovano forma, setacciate dalle scelte registiche, frutto dell’individualità e sensibilità di ogni cineasta. Paure comuni, incubi collettivi, fobie di ogni genere, si concretizzano sugli schermi, e vengono filtrate oltre che dagli occhi del regista, anche da quelli degli spettatori.

Ogni spettatore partecipa all’opera cinematografica attraverso la propria storia personale, la propria emotività, interagendo in modo inconscio con le immagini. La pellicola diviene involucro dei fantasmi psichici di chi la osserva.

Il cinema horror risponde alla perfezione alla necessità umana di affrontare le proprie ansie, sperimentando sì la paura, ma attraverso un’esperienza che permette di farlo in totale sicurezza. Possiamo ritrovarci ad osservare qualunque atrocità, qualunque scena terrificante, ma rimarremo consapevoli che si tratta di finzione e che una volta riaccese le luci tutto svanirà. Anche se, in alcuni istanti la consapevolezza della finzione può notevolmente attenuarsi, facendo percepire le emozioni in modo più intenso.

Il cinema horror dunque si fonda su un bisogno psicologico, cioè quello di rappresentare le proprie paure e di trovare gli strumenti adatti per affrontarle.

Ancor prima del cinema, la mitologia e il mondo fiabesco sono stati gli ambiti principali in cui le ossessioni e le fobie dell’animo umano venivano espresse. Rappresentando l’immaginario della paura attraverso le storie dei miti e delle fiabe, gli uomini hanno da sempre cercato di conoscerla e vincerla.
Il cinema horror è, in questo, il perfetto erede del mito e della letteratura gotica: con un linguaggio universale rappresenta e rielabora gli archetipi che strutturano la psiche e ci consente di esorcizzare anche le paure più temibili.


[Per la stesura di questo articolo mi sono ispirata alla pubblicazione di Aldo Carotenuto, Il fascino discreto dell’orrore, Psicologia dell’arte e della letteratura fantastica, Bompiani, Milano.]

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Written by

Antonella Morleo

Nata nel pieno dei fantastici anni ’80 tra gli argentei ulivi pugliesi. Vedo più film e serie tv che persone! Per questo ho scelto di parlarne su Inchiostro Virtuale. Potete contattarmi inviando una mail a a.morleo@inchiostrovirtuale.it