Pakistan peace walk

Il Pakistan ha introdotto una legge contro la violenza sessuale che creerà tribunali speciali per processare gli imputati in massimo quattro mesi.

Il 16 dicembre il Presidente del Pakistan, Alrif Alvi, ha firmato una legge che introduce importanti modifiche in materia di violenza sessuale e che dovrà essere approvata dal Parlamento entro i prossimi 120 giorni.

La legge è arrivata come risposta da parte del governo alla mobilitazione nazionale occorsa in Pakistan nei mesi scorsi a seguito di uno stupro che ha suscitato particolare scalpore nel Paese, in particolare per le affermazioni vergognose del commissario a capo delle indagini. 

Il fatto si è verificato in un’autostrada a Lahore, la capitale del Punjab, seconda città per popolazione in Pakistan, dove una donna, rimasta senza benzina, è stata vittima di uno stupro di gruppo. 

Stando a quanto affermato dal commissario, la donna “avrebbe dovuto assicurarsi di non dover fare benzina di notte”.

Stando a quanto riportato da War Against Rape, un’organizzazione no-profit pakistana fondata a Karachi, meno del 3 per cento dei casi di violenza sessuale si traduce in una condanna.

Al fine di dare un segnale forte in merito, nella prima bozza della nuova legge, si era optato per l’introduzione dell’impiccagione pubblica per i reati di violenza sessuale. Tuttavia, il Primo Ministro, Imran Khan, ha sollevato perplessità circa le possibili ripercussioni che una simile scelta avrebbe potuto determinare da parte dell’Unione Europea, e proposto in alternativa la castrazione chimica.

Il Cabinet Committee on Legislative Cases aveva originariamente proposto la castrazione tanto per coloro che commettono reati sessuali per la prima volta, quanto per i recidivi, come opzione “volontaria e riabilitativa”, nel rispetto del diritto internazionale, che prevede come obbligatorio il consenso del condannato. 

Contrariamente alla bozza approvata dal CCLC, il consenso del condannato non sarà richiesto per eseguire la castrazione, ma sarà a discrezione del giudice. Qualora un imputato non dovesse prestare il consenso alla castrazione chimica, in conformità con il codice penale pakistano, potrebbe essere condannato a 25 anni di reclusione, all’ergastolo o alla pena capitale.

Il disegno definitivo prevede che il ministero della Giustizia stabilisca le regole per lo svolgimento della procedura di castrazione, che sembra resterà una scelta discrezionale del giudice. 

Entrando nel merito della nuova legge, questa prevede l’istituzione di nuovi parlamenti speciali, l’obbligo di concludere i processi entro quattro mesi e l’istituzione di un registro statale per i condannati per reati sessuali. 

Inoltre, viene istituita anche una unità di crisi per svolgere esami medico-legali sulle vittime di violenza sessuale entro sei ore dalla presentazione della denuncia e viene resa illegale e perseguibile penalmente la divulgazione di informazioni sull’identità delle vittime.

Per di più, la nuova legge introduce anche sanzioni a carico dei funzionari della polizia e del governo che indagheranno con negligenza o che forniranno false informazioni.

Questa legge ci aiuterà a rendere più efficienti i processi per abusi sessuali. I tribunali speciali in tutto il Paese ci saranno utili per smaltire i casi e per farlo il prima possibile col massimo risultato – Arif Alvi, Presidente del Pakistan.

La nuova legge è stata accolta in maniera contrastante dalle varie  organizzazioni pakistane che lottano per i diritti delle donne. 

Anis Haroon, presidente della Commissione Nazionale sullo Stato delle Donne, ha definito questa legge un passo avanti contro la violenza sulle donne, ma ha anche espresso riserve sull’effettiva fungibilità dei servizi previsti nei centri di crisi, dato che mancano sufficienti infrastrutture mediche, soprattutto nelle aree rurali.

Sadia Bokhari, della Commissione per i Diritti Umani in Pakistan, ha, invece, affermato che questa legge non è altro che “fumo negli occhi”, che il governo usa per tacitare l’opinione pubblica. L’attivista sostiene infatti che la castrazione chimica non aiuterà concretamente le vittime di violenza quanto una applicazione puntuale e rigida delle leggi già esistenti.

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Scritto da:

Virginia Taddei

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
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