Mourinho orecchio
Il gesto di Mourinho rivolto ai tifosi della Juventus ha aperto un dibattito sul comportamento in campo che è utile approfondire.

Il percorso delle squadre italiane in Champions League ad oggi si sta rivelando positivo, con tutte le quattro rappresentanti del nostro calcio (Juventus, Napoli, Roma ed Inter) che hanno almeno buone (in alcuni casi ottime) possibilità di passare il girone. Eppure per il momento l’episodio di cui maggiormente si è parlato a proposito della più importante competizione europea non è stato il successo di una delle nostre squadre – né il dominio della Juve, né le rimonte dell’Inter, né il calcio spumeggiante del Napoli – bensì il gesto di una vecchia conoscenza del nostro calcio: José Mourinho.


José Mourinho e il gesto incriminato

Anche il lettore meno informato saprà ormai che l’allenatore portoghese, al termine della sfida che ha visto il suo Manchester United ribaltare inaspettatamente il match contro la Juventus (vinto per 2-1), si sarebbe macchiato di un gesto secondo alcuni turpe, vile, perdente e miserabile (per citare alcuni aggettivi utilizzati): dopo il fischio finale ha portato la mano all’orecchio in risposta ad una lunga serie di insulti ricevuti sia all’andata che mercoledì al ritorno dai tifosi avversari, che non dimenticano il suo passato con i rivali dell’Inter. Da questo gesto è iniziato un processo mediatico il cui contenuto merita di essere approfondito.

Anzitutto è opportuno dire che un simile dibattito poteva essere scatenato solamente da José Mourinho, uomo che è sempre stato capace di spaccare in due l’opinione pubblica e di non lasciare indifferente nessuno, che sia in negativo o positivo. È bene sottolineare ciò perché di gesti ben più volgari, antipatici o eclatanti di quello del “Vate di Setubal”, ce ne sono stati molti altri.

Da Higuain a Boyd: la carrellata dei gesti più dibattuti

L’anno scorso, al termine di Barcellona-Juventus, Higuain si esibì in un gesto poco elegante nei confronti del pubblico catalano.

higuain_dito_medio

Bonucci, che mercoledì è stato il primo ad andare contro Mourinho per il gesto incriminato, esulta sempre con un generico “sciacquatevi la bocca”, particolarmente eclatante l’anno scorso quando segno proprio alla Juve durante la sua parentesi milanista.

Bonucci esultanza

Una delle scene cult della Serie A, invece, resta la corsa di Mazzone verso i tifosi dell’Atalanta dopo un’incredibile rimonta del suo Brescia contro i bergamaschi. Per quanto divertente ed iconico, sicuramente una reazione molto veemente.

Si potrebbe fare una rassegna infinita, ma menzioniamo in ultimo una chicca recente: il calciatore Kris Boyd (classe ’83), attaccante del Kilmarmock (campionato scozzese), attualmente miglior marcatore della storia della Scottish Premier League, preso in giro per i suoi chili di troppo dai tifosi avversari, dopo aver segnato risponde esultando così.

In nessuno di questi casi è partita una requisitoria aspra come quella che stiamo vedendo nei confronti di Mourinho e questo si spiega proprio per la capacità del portoghese di monopolizzare l’attenzione con gesti anche molto semplici, ma di grande impatto.


Mourinho vs tifosi: chi ha ragione, dunque?

Se da una parte è giusto dire che l’allenatore dello United ha ribadito che a freddo non avrebbe compiuto quel gesto, dall’altro è bene sottolineare l’assoluta esagerazione di polemiche e critiche a tal proposito. Sicuramente un professionista, in quanto oggetto di emulazione, ha una responsabilità maggiore rispetto a quanto fa un normale tifoso, ma allo stesso tempo non lo si può costringere ad essere una statua di cera. Vengono proposti tanti pistolotti sul calcio che non è più quello di una volta, che è ormai un freddo business, e quando poi un allenatore mostra del trasporto per ciò che accade (in maniera assolutamente non volgare) lo critichiamo. Manager e giocatori devono avere la libertà di esprimersi, sempre nei limiti dell’educazione e del rispetto (a differenza, dunque, di Higuain e di come altre volte lo stesso Mourinho).

Più grave probabilmente, come sottolineato anche da Spalletti ed Ancelotti (anche lui protagonista di un battibecco con i tifosi juventini), è l’insulto sistematico, continuato e premeditato dei tifosi, di qualunque colore nessuno escluso, giustificato dall’assioma “il tifoso paga perciò può fare quello che vuole”, versione calcistica 2.0 de “il cliente ha sempre ragione”. Ovviamente non si può vedere una partita senza trasporto e rispondendo a qualunque regola del miglior bon ton; anche l’insulto, quando spontaneo, fa parte della partita di un tifoso ed è difficile da trattenere (difficilmente io termino una partita immacolato sotto questo punto di vista). Quello che non deve esserci è, come detto, l’insulto sistematico e premeditato, andare a vedere la partita col primo pensiero di insultare in maniera becera qualcuno, giocatore o allenatore che sia.

La questione è principalmente culturale

Lo stadio sta diventando come “lo sfogo” nella serie di film (e recentemente serie tv) de “La notte del giudizio” (in lingua originale “The Purge”, tradotto nelle pellicole proprio come “lo sfogo”): un momento in cui tutto è permesso e nessun crimine ha conseguenze. Peccato per tutti i pedagogisti che hanno criticato Mourinho che l’esempio negativo lo possano dare anche i tifosi, per quanto meno esposti rispetto ai professionisti. Pedagogisti improvvisati che però avrebbero agito con punizioni corporali contro il portoghese (vedi l’ex portiere Tacconi), anche se l’uscita più bella è stata quella del giornalista Carlo Nesti (uno che ha scritto un libro intitolato “Il mio allenatore si chiama Gesù”). Ha detto che Bonucci (quello dell’AftaGen) è stato addirittura “eroico” a non colpire Mourinho; se lo avesse picchiato probabilmente il portoghese sarebbe stato così stronzo da non porgere l’altra guancia come il suo allenatore.

Basterebbe dire che, entro i giusti confini, tanto ha il diritto Mourinho ad una reazione quanto il tifoso di provocare, perché il discorso del rispetto e dell’educazione, spettatori paganti o meno, deve poggiarsi su un principio di reciprocità che sembra totalmente dimenticato.

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