Oscar 2019
La novantunesima edizione degli Oscar e la ricetta per un (probabile) insuccesso: polemiche a non finire, ascolti in bilico, niente host e con la neve che non si vedeva dal ’62.

A poche ore dall’inizio del red carpet della novantunesima edizione della Notte degli Oscar, aumenta la schiera dei disfattisti che parlano di disastro annunciato perfettamente confezionato dall’Academy.

La storia si ripete: non ci sarà un presentatore.

Nella storia degli Oscar è già accaduto nelle edizioni del 1939, 1942, 1948, 1969, 1970, 1971 e in quella del 1989, un’edizione così tremenda, che il giorno dopo Paul Newman, Julie Andrews e altri membri scrissero una lettera all’Academy per manifestare il loro imbarazzo.

In realtà, a fare il consueto monologo iniziale e a cercare di svecchiare una cerimonia sempre troppo lenta, noiosa e soporifera, doveva esserci, come accade ormai da diversi anni, un comico, e la scelta era ricaduta su Kevin Hart.

Internet, però, non dimentica. E non fa sconti a nessuno.

In perfetta linea con il terrorismo psicologico a cui, per fortuna o purtroppo, siamo sottoposti grazie ai social network, lo scandalo era dietro l’angolo: poco dopo l’annuncio ecco riemergere diversi tweet pubblicati sul suo account dal 2009 al 2011 che attaccavano in maniera indifendibile la comunità Lgbtq.

Dopo le scuse arrivate via social e l’invito nella propria trasmissione di Ellen DeGeneres, icona gay e host degli Oscar nel 2014, edizione più seguita dell’ultimo decennio, che dava la sua benedizione a Hart per condurre gli Oscar, la questione sembrava archiviata.

E invece no. Il comico si ritira e l’Academy prova a metterci una pezza: non trovando un sostituto, annuncia che non ci sarà un presentatore e che la decisione è frutto di una strategia pensata appositamente per dare vita ad una cerimonia meno ingessata, gestita dai vari ospiti che saliranno sul palco di volta in volta per annunciare i vincitori e, per questo, più corta.

Dal momento che la Notte degli Oscar dell’anno scorso, condotta da Jimmy Kimmell, fece ascolti pessimi (26 milioni, contro i 32 del 2017) i dirigenti della ABC, dopo aver desistito nella ricerca di un presentatore, hanno avanzato strampalate idee per alzare gli ascolti e accorciare la diretta.

Una idea era di consegnare quattro premi, che sarebbero stati scelti a rotazione di anno in anno, durante le pause pubblicitarie, quindi non in diretta tv, e così velocizzare la cerimonia. Le quattro categorie individuate per quest’anno erano: montaggio, cinematografia, cortometraggio live-action, trucco e acconciatura. Ovviamente le polemiche non si sono fatte attendere e l’Academy ha fatto subito dietrofront.

Sempre per ovviare al problema della durata della cerimonia, si era pensato di non far esibire, come accade di consueto, tutte e cinque le canzoni candidate come best song. Neanche a dirlo, hanno protestato tutti ed è arrivato un altro dietrofront.

Ad aprire la cerimonia sarà l’attesissima esibizione dei Queen con Adam Lambert, poi seguiranno Bette Midler, che canterà The Place Where Lost Things Go, da Il Ritorno di Mary Poppins; Lady Gaga e Bradley Cooper duetteranno su Shallow, da A Star Is Born; Jennifer Hudson canterà I’ll Fight, dal documentario from RBG sul giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg; Gillian Welch e David Rawlings duetteranno su When a Cowboy Trades His Spurs for Wings, da The Ballad of Buster Scruggs. A causa di problemi logistici, l’unica canzone esclusa sarà quella di Kendrick Lamar e SZA, che avrebbero dovuto esibirsi con All the Stars da Black Panther.

Per aumentare gli ascolti, invece, l’idea fenomenale balenata in testa a quelli dell’Academy era stata quella di smettere con la consuetudine di far presentare le categorie agli attori vincitori dell’ultima edizione e chiamare solo quelli “abbastanza famosi”. Non c’è bisogno di dire che, sommersi dalle polemiche dei cosiddetti “non abbastanza famosi”, anche questa idea è stata cestinata.

Con delle premesse così poco promettenti, non ci resta che puntare sui contenuti. Partendo dalle nominations, lasciamo spazio a quelli che sembrano i papabili vincitori delle categorie più blasonate, tenendo conto dei premi già assegnati durante i Golden Globes, i Critics’ Choise Awards e i BAFTA.
  • Miglior Film: favoritissimi Roma e Green Book.
  • Miglior Regista: favorito Alfonso Cuaron.
  • Miglior attrice protagonista: favorita la sette volte candidata all’Oscar, Glenn Close (The Wife).
  • Miglior attore protagonista: favorito Rami Malek (Bohemian Rapsody).
  • Miglior attrice non protagonista: favorita Regina King (The Favourite).
  • Miglior attore non protagonista: favorito Mahershala Ali (Green Book).
La diretta con il Dolby Theatre di Hollywood per il red carpet della Notte degli Oscar, che, come di consueto, sarà tramessa dalla rete americana ABC, in Italia inizierà alle 22.50 su Sky Cinema Oscar (canale 304).
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