Nauru copertina
Dal blog Eco Internazionale, questa volta, abbiamo scelto di segnalarvi un pezzo che riguarda una questione che, ahimè, ci tocca molto da vicino, e che occupa giornalmente le prime pagine dei nostri giornali.

Stiamo parlando della questione migranti. Per sottolineare quanto la problematica non riguardi solo il nostro Paese, lasciamo la parola a Martina Costa, che racconta le sconcertanti scoperte, denunciate da Amnesty International, avvenute nell’isola di Nauru, una prigione a cielo aperto che attende, dopo l’odissea per la salvezza, chi cerca di rifugiarsi nella lontana Australia.


Immersa tra le onde del Pacifico, appena sotto l’equatore, l’isola di Nauru è la Repubblica indipendente più piccola al mondo. Conta appena 10 mila abitanti, su di un territorio vasto 21,4 chilometri quadrati. L’isola dell’arcipelago della Micronesia ha conosciuto tempi d’oro durante il ‘900, quando vennero scoperti diversi giacimenti di fosfato.

Per anni, cave e miniere hanno irrimediabilmente sfruttato queste risorse, al punto che ad oggi l’isola è per lo più inabitata e incoltivabile. È proprio a partire dal suo successo economico che cominciano le sventure. Chiuse le miniere e sfruttato fino all’osso il territorio, dal 2001 una considerevole fonte di entrata per il governo locale è diventato il campo d’accoglienza commissionatogli dall’Australia.

Che l’Australia sia sempre stata protesta a difendere i propri confini con le unghie e con i denti era già visibile nel 2001, quando rifiutò il permesso di entrare nelle sue acque alla nave norvegese Tampa con a bordo diversi profughi, che nel frattempo aveva dichiarato lo stato di emergenza.

Quando la nave entrò in acque territoriali australiane, il governo prese il controllo del mercantile e decise di trasferire i migranti a Nauru.

Da quel momento venne ufficializzato il Pacific Solution il quale prevede che i richiedenti asilo intercettati via mare che intendano fare richiesta in Australia, siano trasportati in centri detentivi nelle adiacenti isole del pacifico sino all’approvazione dello status. Attraverso questo Programma, quindi, i richiedenti asilo non entrano in territorio australiano, ma vengono dirottati nelle isole vicine. I centri offshore, situati a Nauru e a Manus in Papua Nuova Guinea, devono quindi vagliare le richieste di asilo, offrendo allo stesso tempo accomodazioni e assistenza. Con questo Programma, Nauru accettava di bloccare e accogliere tutti quei migranti che arrivano illegalmente via mare, in cambio di aiuti economici, riducendo così il numero dei richiedenti asilo che mettono piede nel territorio australiano.

Vorreste saperne di più? Continuate a leggere su Eco Internazionale!
Ti è piaciuto? Condividilo!