midterm elections trump
Una settimana fa le midterm elections, questa volta seguendo le previsioni dei sondaggi, hanno fatto riconquistare la Camera ai Democratici, con un margine molto ampio, mentre i Repubblicani hanno consolidato la maggioranza al Senato.

A due anni da quell’8 novembre 2016 che, tra lo stupore generale, ha visto Donald Trump catapultato nello studio ovale ed ha segnato il fallimento politico dei Democratici, le midterm elections sono riuscite a far traballare l’agenda del Presidente, che non ha più i voti necessari alla Camera per poter portare avanti le sue promesse elettorali con tranquillità.

In cosa consistono le midterm elections?

Vengono definite midterm elections perché si tengono ogni quattro anni, a due anni di distanza dalle elezioni presidenziali, il primo martedì del mese di novembre.

In questa occasione vengono eletti:

  • i 435 membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato (alternativamente 33 o 34);
  • i governatori di 34 Stati membri degli Stati Uniti, che resteranno in carica per un mandato quadriennale (diversamente dal Vermont e dal New Hampshire, i quali eleggono i propri governatori per un mandato biennale, che quindi coinciderà una volta con le midterm elections e una volta con le elezioni presidenziali);
  • i membri delle assemblee legislative degli Stati membri e degli organi di contea per un mandato di due anni.
Perché quest’anno le midterm elections hanno avuto così tanta risonanza mediatica?

Le midterm elections assumono sempre un’importante dimensione politica dell’operato del Presidente e in base al loro esito è possibile fare previsioni in merito alle scelte politiche per il successivo biennio.

In particolare perché in America una legge, per essere approvata, deve essere votata nella stessa forma sia dalla Camera che dal Senato.

Proprio per tale ragione, i media, sulla scia delle previsioni dei sondaggi (rivelatesi corrette) che davano la Camera in mano ai Democratici, hanno messo in risalto le difficoltà che si troverà ad incontrare Trump per i prossimi due anni nel portare a termine la sua agenda elettorale e a come questo condizionerà anche la campagna elettorale del 2020.

Peraltro, la Camera ha il potere di aprire indagini parlamentari, votare la procedura di impeachment, ottenere atti e documenti interni del governo e chiamare a testimoniare funzionari dell’amministrazione. Tutte cose che potrebbero creare parecchi problemi all’attuale inquilino n. 1 del 1600 di Pennsylvania Avenue.

I democratici riconquistano la maggioranza alla Camera dopo 8 anni.

In queste midterm elections la votazione per la Camera era l’unica nazionale: l’unica, cioè, per la quale potessero votare tutti i cittadini americani.

La vittoria alla Camera è, dunque, un risultato significativo, anche perché arriva in un momento di grande crescita economica del Paese e, quindi, di relativo vantaggio del Partito Repubblicano di Trump.

Le donne fanno la storia.

Mai così tante donne si erano candidate ad una elezione e il risultato è che per la prima volta alla Camera ci saranno più di 100 deputate.

Tra i Democratici sono state elette la più giovane deputata di sempre, Alexandra Ocasio-Cortez, 29 anni, a New York; la prima nativa americana, Sharice Davids, in Kansas; le prime deputate musulmane nella storia degli Stati Uniti, Rachida Tlab, in Michigan e Ilhan Omar in Minnesota.

Cosa hanno significato queste midterm elections per l’elettorato democratico?

Per prima cosa, i risultati di queste elezioni di medio termine hanno dimostrato che Trump è vulnerabile. Questo vuol dire che il voto di protesta sta lentamente scemando? Assolutamente no, sarebbe un errore sottovalutarlo di nuovo. Piuttosto, ciò che è utile per i Democratici è ripartire dai due dati più significativi di queste elezioni.

Da una parte l’elettorato sempre più giovane (hanno votato i millenials) che, per la stragrande maggioranza, si è apertamente scontrato con Trump, e dall’altra le donne. Le tante candidate e le neo-elette deputate lanciano un segnale molto forte: un’alternativa a quella Hillary Clinton, che per ben due volte non ha funzionato, nella nuova generazione c’è.

I democratici devono, quindi, avere una sola missione: Make America Blue Again!
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